lunedì, 10 marzo 2008

10.000 AC

Dal regista Roland Emmerich (“Independence Day”, “The Day After Tomorrow-L’alba del giorno dopo”) una travolgente incursione nella mitica età delle profezie e degli dei, quando gli spiriti dominavano il mondo e giganteschi mammut facevano tremare la terra.

In una tribù isolata tra le montagne, il giovane cacciatore D’Leh (Steven Strait) ha trovato l’amore della sua vita, la bella Evolet (Camilla Belle). Ma quando una banda di misteriosi signori della guerra attacca il suo villaggio e rapisce Evolet, D’Leh si mette alla testa di un piccolo gruppo di cacciatori per inseguire gli aggressori fino alla fine del mondo e salvare la ragazza. Inoltrandosi per la prima volta in terre sconosciute, il gruppo scopre che esistono altre civiltà e che il genere umano è andato molto oltre le loro conoscenze. Ad ogni incontro i cacciatori diventano più numerosi, a loro infatti si uniscono i membri di altre tribù che sono state attaccate dai mercanti di schiavi, fino a diventare un esercito.

Gli insoliti guerrieri si trovano ad affrontare predatori preistorici e situazioni climatiche durissime, ma alla fine del loro eroico viaggio scoprono una civiltà perduta e vengono a sapere che il loro destino è in un impero oltre ogni immaginazione, dove enormi piramidi arrivano a sfiorare il cielo.

Qui dovranno combattere contro un dio tiranno che li rende schiavi e qui D’Leh capisce di essere stato chiamato a salvare non solo Evolet, ma la civiltà.

Warner Bros. Pictures, in associazione con Legendary Pictures, presenta una Centropolis Production, “10.000 AC” di Roland Emmerich, con Steven Strait, Camille Belle e Cliff Curtis.

Diretto da Roland Emmerich da una sceneggiatura di Roland Emmerich e Harald Kloser, il film è prodotto da Michael Wimer, Roland Emmerich e Mark Gordon. Harald Kloser, Sarah Bradshaw, Tom Karnowski, Thomas Tull e William Fay sono i produttori esecutivi. 
 
 

Nel team il direttore della fotografia Ueli Steiger, lo scenografo Jean-Vincent Puzos, le costumiste Odile Dicks-Mireau e Renee April, al montaggio Alexander Berner. Le musiche sono di Harald Kloser e Thomas Wander. 
 
 
 

LA PRODUZIONE 

Il viaggio di un eroe

La storia e il cast di “10.000 AC”

Dopo aver affrontato scontri epici contro astronavi aliene e catastrofi ambientali nei film di maggior successo degli ultimi dieci anni, come “Independence Day” e “The Day After Tomorrow”, il regista Roland Emmerich punta ora la sua macchina da presa su un passato lontano per “10.000 AC”, forse la sua sfida più coraggiosa e ambiziosa.

Con la creazione di un nuovo mito su un eroe che lascia la sua tribù per sfidare un impero, Emmerich ha voluto trascinare il pubblico in un’avventura senza precedenti, ampliando i confini di quello che si definisce film. “Sono sempre stato attratto dall’idea classica del raccontare, come si è fatto per generazioni, tutti attorno a un fuoco”, dice Emmerich. “E quando il protagonista è l’uomo primitivo hai l’opportunità di raccontare storie di miti e di eroi che devono compiere imprese quasi impossibili. Ho voluto realizzare un film che permettesse al pubblico di entrare in questo mondo lontano, totalmente diverso da quello che conoscono”.

Per accompagnare il pubblico in questo viaggio in un altro mondo e in un’altra epoca, Emmerich, il cast e la troupe hanno dovuto spostarsi da un capo all’altro della terra. Dai gelidi inverni della Nuova Zelanda al clima caldo e umido di Città del Capo in Sud Africa, fino al deserto della Namibia. 

“Un regista come Roland Emmerich è sempre alla ricerca di qualcosa di originale”, afferma il produttore Michael Wimer, “ma non è facile trovare qualcosa di nuovo. E’ stata una sfida straordinaria a tutti i livelli e infatti Roland ha detto che questo è stato il film più impegnativo che abbia mai girato. Ma credo che un regista come lui ami proprio le sfide”.

Harald Kloser, che ha scritto la sceneggiatura con Emmerich (oltre a essere stato produttore esecutivo e aver composto la colonna sonora con Thomas Wander), sottolinea che “10.000 AC” è un viaggio a ritroso nel tempo, quando i poteri occulti e il mondo degli spiriti erano parte integrante della vita. Roland ed io non abbiamo mai pensato a “10.000 AC” come a un documentario”, afferma Kloser. “Ma alla  grande avventura del genere umano nel suo viaggio verso l’ignoto e in rapporto a quelle forze che non sa spiegarsi. Ci è piaciuta l’idea di allargare al massimo i confini”.

Al suo terzo film con Emmerich, il produttore Mark Gordon dice: “Roland è un regista che non si ripete mai. La sua fantasia gli permette di raggiungere posti che nessun altro conosce. Con il tipo di storie che ama raccontare e con la sua visualità, era perfetto per girare questo film”.

Il film ha tutti gli elementi di uno spettacolo d’azione, con cacce a giganteschi mammut, battaglie epiche e spettacolari immagini di enormi piramidi e civiltà scomparse, miti e misteri. Camilla Belle, che interpreta il ruolo di Evolet, dice: “Al centro del film c’è la storia di due persone, D’Leh e Evolet, che vengono separati e vogliono ritrovarsi. Per loro e per il pubblico questa è veramente una fuga in un altro mondo”.

“C’è qualcosa di molto bello nel fatto che la condizione umana non è cambiata nella sostanza nel corso dei millenni”, dice Steven Strait, l’attore che interpreta D’Leh. “Ciò che ci rende esseri umani non è cambiato dai tempi della preistoria, amore, compassione, coscienza, simpatia. Sono sentimenti che nel film vediamo e cui ci sentiamo vicini, al di là dell’epoca in cui si vive”. 
 

“Nel film leggende e profezie si mescolano a emozioni profonde”, commenta Cliff Curtis, che interpreta il ruolo di Tic’Tic. “Appaiono uccelli da preda e tigri dai denti a sciabola, oltre naturalmente ai mammut, ma la storia è tenuta insieme da una soffusa spiritualità”.

La storia inizia in una valle sperduta, dove la tribù Yagahl sopravvive cacciando i mammut che attraversano le loro terre durante le loro migrazioni annuali. “I membri della tribù sono conosciuti come cacciatori di mammut, fonte della loro sopravvivenza”, dice Emmerich, “come lo sono stati i  bisonti per i nativi americani. Cacciano i mammut, ma li onorano, sono la loro benedizione. E’ un rapporto cacciatore/preda molto naturale”.

“Gli Yagahl vivono al limite della sussistenza”, dice Kloser. “Sono alla fine dell’Era glaciale, il clima sta cambiando e loro sono consapevoli che i mammut non arriveranno più con regolarità come in passato”.

La tribù è tenuta insieme dal suo leader spirituale, Old Mother, interpretata da Mona Hammond, e dal cacciatore che impugna la Lancia bianca, che ha la responsabilità di nutrire e proteggere la comunità. Old Mother ha visto il futuro degli Yagahl e ha profetizzato che apparirà un grande cacciatore che, con Evolet, guiderà la sua gente verso una nuova vita, prima che i mammut scompaiano dalla terra. Nessuno crede che possa essere D’Leh, il cui padre ha misteriosamente abbandonato la tribù quando lui era ancora un bambino. Lo chiamano figlio di un codardo.

“D’Leh è un emarginato”, dice Steven Strait. “E’ stato bandito dalla tribù a causa del padre. Secondo loro abbandonare la tribù è la cosa più disonorevole che un uomo possa fare e D’Leh deve vivere con questo peso. Solo in seguito saprà che il padre aveva un motivo per comportarsi così”.  

Dopo una serie di casting negli Stati Uniti, in Europa, in Sud America e in Nuova Zelanda, Emmerich ha trovato l’attore che cercava sul manifesto di un film indipendente, “Undiscovered”. “Ho visto il volto di Steven e ho detto ‘Chi è?’”, ricorda il regista. “Poi abbiamo fatto dei provini a lui e ad altri attori, ma  

tornavo sempre a Steven. Allora aveva 18 anni e quando abbiamo iniziato era bravo, ma non molto sicuro di sé. Sono molto orgoglioso di lui perché, come D’Leh, si è trasformato completamente. Doveva sostenere tutto il film e lo ha fatto: è stato incredibile da vedere”.

Strait era emozionato all’idea di lavorare con Emmerich. “Ammiro moltissimo i suoi film ed ero eccitato al pensiero di avere la possibilità di lavorare con lui”, dice l’attore. “Roland è soprattutto un narratore di storie, anche i suoi film più spettacolari sono centrati sui personaggi. Quando ho letto la sceneggiatura, ricordo di aver pensato che era una avventura straordinaria e realizzare il film è stata un’avventura oltre ogni immaginazione”.

L’avventura di D’Leh inizia conoscendo un’altra emarginata, Evolet, rifugiata di una tribù che è stata rapita da quelli che loro chiamano “demoni a quattro zampe”. “Evolet viene trovata tra le montagne, aggrappata a una donna morta”, dice Emmerich. “Prima di trovarla, la tribù credeva di essere sola al mondo, lei è il primo segnale dell’esistenza di altre civiltà”.

Old Mother crede che Evolet sia la chiave della profezia, perché è legata strettamente al cacciatore che erediterà la Lancia bianca e guiderà il popolo verso una nuova terra. Anche se nessuno pensa che sarà lui quest’uomo, D’Leh instaura un legame segreto con Evolet. “Evolet è orfana ed è entrata nella tribù da bambina”, dice Camilla Belle. “E’ innamorata di D’Leh e lui è innamorato di lei. Lei vorrebbe che fuggissero insieme, ma lui sa che non possono. Sono come Romeo e Giulietta, perché Old Mother crede che Evolet sia destinata a sposare un altro”.

Michael Wimer fa notare che Camilla Belle possiede quelle caratteristiche esotiche che loro cercavano per il personaggio e ricorda quanto sono rimasti sorpresi durante il loro primo incontro. “Quando Camilla è entrata per sostenere il provino, indossava dei gioielli molto interessanti e ho pensato che lo avesse fatto per noi. Poi ho capito che era il suo stile. E’ bellissima e ricca di talento, ma infonde anche tanta forza al personaggio da toglierti il respiro”. 

Mark Gordon è d’accordo e aggiunge: “Camilla è vulnerabile, ma nello stesso tempo la senti capace di essere all’altezza della situazione e diventare eroica. Malgrado quello che le succede, non è una vittima”.

Belle afferma che il percorso del personaggio mostra la sua forza interiore. “A volte mi ha portato a pensare come far emergere la sua forza. Volevo che le ragazze potessero considerarla un modello di comportamento piuttosto che una damigella in pericolo, perché lei lotta non solo per se stessa, ma anche per il suo popolo”, dice.

L’uomo che eredita la Lancia bianca dal padre di D’Leh e deve passarla al prossimo capo della tribù è Tic’Tic, interpretato dal neozelandese Cliff Curtis. “Tic’Tic ha due obiettivi: uno è trasmettere la leadership a D’Leh, l’altro è adempiere alla profezia che D’Leh e Evolet guideranno la tribù verso la salvezza”, dice Curtis. “Tic’Tic è un tradizionalista, crede nella mitologia e nelle profezie. Crede anche in questo giovane uomo e nel suo amore per Evolet e che i loro destini siano strettamente legati. L’aspetto divertente del personaggio per me è stato che non l’ho interpretato come un fosse un vecchio saggio che possiede tutte le risposte, ma come un terribile brontolone. E’ molto più di un mentore riluttante”.

Emmerich nota che, come il suo personaggio, Cliff Curtis è diventato una sorta di mentore per il giovane Steven Strait. “D’Leh è un personaggio che non è sicuro di sé, non ha chiaro cosa deve fare e questa avventura lo costringe a scoprire chi è veramente e qual è il suo destino. E’ stato sorprendente come Cliff Curtis, che è un attore di grande esperienza, ha preso Steven sotto la sua ala. Hanno recitato magnificamente insieme, perché il rapporto tra i personaggi rifletteva quello che succedeva nella vita reale”.

L’unico amico di Evolet e D’Leh, Baku, è interpretato dall’attore inglese esordiente Nathanael Baring. “Baku è molto giovane”, dice Baring. “Cerca in tutti i modi di impressionare D’Leh e Tic’Tic perché vuole entrare nel gruppo”. 
 

Quando i “demoni a quattro zampe”, i mercanti di schiavi a cavallo, attaccano la tribù e rapiscono i più giovani, tra cui Evolet, D’Leh giura di liberarli. “Arrivano a cavallo e sembrano dei demoni”, spiega Emmerich. “Sono troppo forti e gli Yagahl non possono far nulla. In un certo senso è il modo in cui D’Leh viene spinto all’azione, hanno preso Evolet e lui vuole salvarla”.

Anche se gli viene offerta la Lancia bianca, D’Leh non accetta di restare e a lui si uniscono Tic’Tic e il suo rivale Ka’ren (interpretato da Mo Zainal), e poi Baku, che non vuole essere lasciato indietro. Inizieranno così un viaggio irto di pericoli che li porterà ad attraversare montagne coperte di neve fino alla Valle Perduta, dove dovranno combattere non solo contro i mercanti di schiavi, ma anche contro misteriosi uccelli predatori. “Nella Valle Perduta vivono uccelli che sono tra i dinosauri e gli struzzi, ma che vanno a caccia come gli squali, apparendo e scomparendo tra l’erba alta”, dice Emmerich.

Nel corso del viaggio conoscono una nuova tribù, quella dei Naku, e il suo capo, Nakudu (interpretato da Joel Virgel), il cui figlio è stato rapito dai mercanti di schiavi.

Affamati, disidratati e in conflitto, alla fine raggiungono una pianura deserta dove si ergono piramidi gigantesche e legioni di schiavi lavorano terrorizzati da un essere che si autodefinisce dio. “Per me le piramidi sono un simbolo di assoluta arroganza”, dice Emmerich. “Sono in perfetto contrasto con lo stile di vita dei cacciatori di mammut, che nutrono profondo rispetto per gli animali di cui si cibano”.

Per rovesciare la brutale civiltà che ha reso schiavo il suo popolo, D’Leh deve smettere di essere cacciatore e diventare leader, adempiendo così al suo destino. “D’Leh deve arrivare alla fine del mondo per salvare Evolet”, dice Emmerich, “ma durante questo viaggio impara che deve assumersi tante responsabilità, non solo quella della ragazza”.

Nel cast del film troviamo anche Marco Khan, nel ruolo del mercante di schiavi One-Eye, e Ben Badra in quello del capo degli schiavisti, Warlord. “Abbiamo  

voluto attori di ogni parte del mondo”, continua Emmerich. “Vengono dall’Asia, dall’America Latina, dall’India, dall’Africa, questo è un film di volti e paesaggi”.

I realizzatori hanno voluto che il narratore del film fosse il leggendario attore egiziano Omar Sharif. “Ha portato tutto il peso della sua esperienza, la sua storia e la sua umanità per raccontare la storia, è stato magnifico averlo con noi”, afferma Wimer.

Per interpretare i cacciatori, molti attori hanno seguito un periodo di addestramento a Città del Capo, in Sud Africa, sotto la guida del coordinatore stunt Franklin Henson. Oltre a raggiungere una perfetta forma fisica, gli attori hanno dovuto imparare movenze e movimenti adatti ai loro personaggi. Per Nat Baring, questo ha significato arrampicarsi sugli alberi per avvistare gli uccelli predatori, mentre per Strait e altri imparare a cacciare.

Strait, che era ingrassato per un film girato in precedenza, ha perso oltre 15 chili, grazie alla dieta e all’allenamento. “Non ci sono elementi scritti che ci mostrino come erano le persone allora”, dice l’attore, “così ho osservato le culture tribali in tutto il mondo. Non solo ho scoperto come vivono, ma ho basato i movimenti del corpo sull’idea che devono cacciare per sopravvivere. Quindi molta dell’attività che ho fatto per perdere peso prevedeva la corsa”.

Per gli attori che interpretavano i mercanti di schiavi, l’addestramento fisico comprendeva imparare ad andare a cavallo. L’istruttore Peter White era responsabile non solo degli attori, ma anche dei cavalli, circa venti, ospitati in una scuderia nei pressi di Città del Capo. “Erano quasi tutti meticci, perché sono più resistenti alle malattie e meno emotivi dei purosangue”, afferma White. “Abbiamo passato molto tempo a farli familiarizzare con il set, le macchine da presa, le luci, il fumo, il fuoco”.

Poi White ha dovuto insegnare agli attori a cavalcare usando le redini con una sola mano, perché con l’altra dovevano impugnare spade, bastoni, reti, e con indosso costumi e armi. “I costumi avevano corpetti rigidi che rendevano  

difficile piegarsi”, spiega White. “Le selle erano normali, selle leggere, confortevoli per cavalli e cavalieri, ma erano allestite con borse e pelli”.

Da Città del Capo i cavalli sono stati portati con un viaggio di quattro giorni in Namibia, dove sono stati tenuti in quarantena per ridurre al minimo i rischi di contrarre infezioni dai cavalli locali. Con l’ambiente secco del deserto, White ha dovuto anche controllare che i cavalli fossero sempre ben idratati.

White ha dovuto affrontare sfide diverse quando sono iniziate le riprese in Nuova Zelanda, dove ha usato cavalli con cui aveva già lavorato. “Abbiamo avuto un periodo di grazia di due settimane prima dell’inizio delle riprese, così ho portato i cavalli verso le montagne, per farli abituare al freddo e all’altitudine”. 

Un viaggio nel tempo

Far rivivere il mondo perduto

Nel corso della sua carriera, Emmerich ha spinto al massimo l’uso degli effetti visivi, creando immagini memorabili, come quella della esplosione della Casa Bianca in “Independence Day” e l’onda gigantesca in “The Day After Tomorrow-L’alba del giorno dopo”. I continui progressi tecnologici hanno permesso al regista di scatenare la sua immaginazione per l’esperienza epica che ha voluto creare per “10.000 AC”.

Per questo Emmerich ha voluto il supervisore degli effetti visivi Karen Goulekas, con cui aveva già collaborato in passato per “Godzilla” e “The Day After Tomorrow-L’alba del giorno dopo”. “Karen è una delle persone più ingegnose e inventive a livello visivo che abbia mai conosciuto”, afferma il regista. “Per lei niente è impossibile. So di poter contare su di lei per portare sullo schermo anche l’idea più ambiziosa, e ottenere qualcosa di ancor più spettacolare di quanto avessi immaginato”.

Il lavoro più vasto è stata la creazione delle creature più disparate, mammut, tigri dai denti a sciabola e uccelli predatori. Per queste creature Emmerich ha  

voluto movimenti realistici, riferiti ai loro parenti attuali. “Abbiamo studiato materiale sugli elefanti, le tigri e gli struzzi”, dice. “Il problema è stato che nessuno sa esattamente come si muoveva un mammut. Erano animali molto particolari”.

L’aspetto più complicato è stato ricreare il mantello dei grandi animali del Pleistocene: lungo e arruffato per i mammut, piumato per gli uccelli predatori e che interagisse con l’acqua per la tigre dai denti a sciabola. “In sostanza abbiamo dovuto rendere realistico il loro mantello”, commenta Emmerich, “e per questo ci siamo rivolti a due compagnie inglesi specializzate in questo settore”.

Goulekas è entrata nel progetto due anni prima che iniziassero le riprese, analizzando sulla sceneggiatura gli effetti necessari e trasformando ogni cosa in arte concettuale, maquette (sculture scannerizzate al computer) e modellini. Il suo obiettivo erano i tre momenti cruciali del film, la caccia al mammut, la sequenza degli uccelli predatori e l’incontro di D’Leh con la tigre dai denti a sciabola.

Goulekas ha messo insieme una gran quantità di illustrazioni, foto e immagini CG da programmi televisivi, ha visitato La Brea Tar Pits di Los Angeles, che ha fornito tanto materiale sui mammut, e la Tala Game Reserve di Durban, in Sud Africa, dove ha girato in HD una quantità di animali selvatici, tra cui leoni, leopardi, elefanti e struzzi. Le immagini raccolte hanno permesso agli animatori di studiare i movimenti degli animali da angolazioni diverse.

Uno dei progetti più impegnativi di Goulekas ha riguardato gli uccelli predatori dall’enorme becco, ispirati a creature che esistevano in Sud America. “Erano giganteschi”, dice Goulekas. “Sappiamo quanto corre veloce uno struzzo e quanti danni può provocare con le sue zampe, aggiungete poi il fatto che c’è un legame diretto tra gli uccelli da preda e i dinosauri. Abbiamo basato il loro aspetto su un ibrido di illustrazioni differenti”. 

Perfezionare i movimenti di tutte le creature ha richiesto vari passaggi. “E’ un processo di scoperta”, dice Goulekas. “Cambi e cambi ancora fino a che funziona. Il film era creativo e collaborativo e in continua evoluzione. Roland mi dava gli input di cui avevo bisogno e tanta libertà creativa”.

Una volta terminati i disegni delle creature, Goulekas e il suo team di 18 persone, tra animatori e asset makers, hanno iniziato la pre-visualizzazione, uno storyboard animato in 3D di tutte le sequenze degli effetti. “Ad esempio, per la scena in cui D’Leh attraversa il dirupo della tigre, abbiamo ricostruito in 3D l’ambiente, quindi gli artisti hanno animato la tigre che balzava da un punto di vista esterno”, dice Goulekas. “Poi abbiamo inserito degli angoli di ripresa e con il montatore, Steve Pang, e i supervisori abbiamo controllato tutti i tagli e discusso cosa era necessario che facesse ogni artista”.

La pre-visualizzazione si è rivelata uno strumento di grande importanza per il cast e la troupe. “Mostravo sempre agli attori la pre-visualizzazione prima di girare una scena, così erano consapevoli di cosa  stava succedendo intorno a loro”, commenta Emmerich.

Secondo il direttore della fotografia Ueli Steiger, ha fornito anche un aiuto inestimabile alle luci. “La pre-visualizzazione è una linea guida per girare una scena particolare”, conferma. “Ovviamente appare diversa quando è girata e ci sono sempre tanti imprevisti, ma è sempre una guida”.

Lo spirito collaborativo di Emmerich ha permesso agli artisti del team di Goulekas di scatenare la loro fantasia, sempre in stretto contatto con lei e con il regista. “Discutevamo i loro suggerimenti e spesso usavamo le loro idee”, nota Goulekas. “Questo ha aumentato la qualità del prodotto. Gli artisti sentivano loro quel lavoro, si sentivano parte del racconto”.

Durante la produzione, Goulekas e il suo team hanno lavorato sul set con gli attori e la troupe, armati di metri, bandierine e altri oggetti dipinti di blu, che poi sarebbero stati sostituiti dalle creature digitali. “Per la sequenza degli uccelli predatori, avevamo la testa blu di un uccello montata in cima a un’asta, così quando facevamo le inquadrature potevamo visualizzarlo”, spiega.  

“Per la sequenza della tigre, avevamo una tigre a grandezza naturale dipinta su una bandiera che facevamo passare davanti all’inquadratura. Così l’attore poteva vedere dove guardare e il regista girare quello che voleva”.

Interagire con gli effetti visivi è stato un esercizio interessante per i giovani attori. “E’ un modo per esercitare l’immaginazione”, dice Steven Strait. “Ti lascia spazio per recitare, perché non subisci nessuna restrizione fisica. Durante le riprese della caccia al mammut c’era un grande senso di libertà nell’interagire con qualcosa che non esisteva”.

Attraverso i continenti

Il mondo di “10.000 AC”

Emmerich ha collaborato con il suo team per creare il mondo in cui è ambientato il film, che doveva apparire primordiale e aspro e trasportare il pubblico in un tempo e in luoghi sconosciuti. Anche se nel film non si indica un luogo preciso, per Emmerich è sempre stato l’Africa. “E’ la culla del genere umano”, afferma. “Ma per la storia che dovevamo raccontare è diventata l’Africa che abbiamo ricostruito”.

Il film è stato girato in esterni soprattutto in Nuova Zelanda, a Città del Capo, in Sud Africa, e in Namibia.

Inizialmente la produzione doveva rimanere solo alcuni giorni in Nuova Zelanda, ma durante le ricognizioni in elicottero per le locations, appena sei settimane prima che iniziassero le riprese, Emmerich è stato affascinato dal proverbiale “Eden”. “Avevamo trascorso tutta la mattina in elicottero ed ero appena tornato in albergo quando ho ricevuto un messaggio che diceva ‘Torna in elicottero. Roland vuole vedere qualcosa’”, ricorda il produttore Wimer. “Io mi ero preparato un discorso, ‘Non possiamo cambiare le locations così a ridosso dell’inizio delle riprese’ e poi sono salito in elicottero e, arrivati a una certa altitudine, ho visto davanti a me il posto che veniva descritto nella  
 

sceneggiatura ed era apparso in tutti gli storyboard. Era talmente perfetto che  abbiamo deciso di girare lì”.

I paesaggi ghiacciati che si stagliavano contro le formazioni di rocce nere offrivano un contrasto mozzafiato con il verde cupo della giungla tropicale del Sud Africa che fa da sfondo nella parte centrale del film e l’arancio e il rosso delle vedute della Namibia, dove è stata girata la terza parte. E’ stato impossibile resistere alla bellezza dei paesaggi della Nuova Zelanda, malgrado i capricci del clima, che hanno costretto la troupe a fare i conti con nebbia, tempeste di neve e venti gelidi, che interrompevano sequenze di giornate dai cieli blu.

“Una delle cose di cui abbiamo dovuto tenere conto è di quanto fosse difficile la vita allora… ma anche bella e spirituale. Questa è una delle ragioni per cui abbiamo girato in quei posti: era tutto così irreale e magnifico”, dice Wimer.

Il paesaggio originario è protetto e la troupe ha lavorato duramente per cancellare ogni traccia della propria presenza. “Abbiamo usato macchine con quattro ruote motrici e carrelli leggeri, che potevamo far muovere sull’erba senza lasciare impronte”, dice l’ispettore di produzione Jared Connon. “Abbiamo usato molto l’elicottero per trasportare le attrezzature e gli arredi del villaggio dei cacciatori”.

Waiorau Snow Farm, situata a 5000 piedi sul livello del mare a South Island, vicino alla città di Wanaka (un centro usato da tutto il mondo per testare veicoli) ha fornito le cinque locations principali del film, tra cui quella del villaggio di cacciatori di mammut, Baku’ Rock e le praterie. Circa un terzo del film è stato girato in Nuova Zelanda, usando anche il Mount Aspring National Park e Poolburn Dam.

Per Emmerich, Snow Farm ha fornito lo sfondo perfetto per il film che aveva in mente. “E’ un paesaggio in cui puoi muovere come vuoi la macchina da presa e sembra di riprendere la superficie della luna”, ricorda.  
 

“Ha qualcosa di preistorico. I nostri personaggi viaggiano nel corso del film e avevamo bisogno di grandi vedute per mostrare il nuovo mondo in cui entrano”.

Prima di iniziare le riprese, la produzione ha chiesto ai Ngai Tahu (la principale tribù della regione meridionale) di visitare la zona per tenere una cerimonia tradizionale maori di benedizione. “I Maori vivono qui da tempo immemorabile”, dice Cliff Curtis, che è Maori. “Quindi evocare questo rapporto spirituale con la terra è importante. E la produzione riconosce che è positivo per tutti noi, soprattutto in relazione al film che stiamo girando”.

Per ricreare il villaggio Yagahl, i realizzatori hanno analizzato il loro stile di vita e la terra che li nutre. “I cacciatori di mammut hanno materiali limitati”, dice Emmerich. “Ossi, pelli e zanne di mammut che usano per costruire le loro capanne. Poiché li pensiamo come un popolo spirituale, mi ha fatto piacere che le loro dimore apparissero uniche e riflettessero la loro creatività”.

Lo scenografo Jean-Vincent Puzos ha quindi progettato capanne costruite con ossi e pelli, assolutamente straordinarie e credibili. “L’interno della capanna di Old Mother è fatta con 10000 ossi di mammut che pendono da uno scheletro dell’animale”, dice Puzos. “Si vede nella prima scena del film, quando Old Mother celebra una cerimonia e quindi volevamo che avesse un’atmosfera particolare”.

Dopo tante ricerche, in particolare su testi di archeologia, Puzos ha tracciato 20 diversi scheletri di mammut. “Gli ossi sono appena più grandi, per avere un impatto visivo maggiore”, dice Puzos. “Abbiamo scelto di decorare la capanna di Old Mother con ossi intarsiati con simboli tribali e teschi, e creare così un’atmosfera spirituale per la cerimonia di inizio”.

Usando il legno al posto degli ossi, il team di scultori di Puzos ha impiegato un mese per realizzare gli scheletri a Città del Capo, Sud Africa, mentre un’altra squadra creava la pelliccia e le pelli del mammut con pellame di animali locali.  
 

Il lavoro, una volta ultimato, veniva caricato su un cargo e spedito a Wanaka, in Nuova Zelanda, dove sono state necessarie cinque settimane per assemblarlo.

“Avevamo stanze piene di gente che levigava ossi di mammut di legno”, ricorda Wimer. “Venivano fabbricati a Città del Capo, poi inviati qui: abbiamo avuto qualche problema a convincere le autorità che non erano ossi veri. E’ stata un sfida logistica straordinaria, ma alla fine tutto è venuto benissimo”.

Quando si è trattato di decorare il resto del villaggio, il team ha usato una varietà di prodotti trovati in Nuova Zelanda. I contadini raccoglievano materiale per noi”, dice l’arredatrice Emelia Weavind, “e abbiamo trovato tante bellissime alghe che abbiamo usato per gli interni della capanna di Tic’Tic”.

Uno degli elementi chiave progettati da Puzos è stata la Lancia bianca che Tic’Tic deve passare al suo successore. La lancia doveva essere al contempo pratica e fare effetto visivamente, ne è risultata un’asta di circa sei piedi con la parte superiore d’avorio finemente intarsiata che si poteva togliere.

Come lo scenografo, anche le costumiste Odile Dicks-Mireaux e Renee April hanno fatto molte ricerche per i costumi, iniziando dal British Museum e dal Sud Africa. “Non c’è molto sugli abiti al British Museum”, dice la costumista. “Gli unici reperti di quell’epoca sono alcuni graffiti in Sud Africa, quindi ci siamo ispirate alla sceneggiatura. Abbiamo deciso i colori per le diverse tribù: i cacciatori di mammut hanno poco colore e sono più integrati con il paesaggio. Abbiamo usato soprattutto pelli di antilope”.

Per gli Yagahl sono stati necessari costumi adatti alle aspre condizioni ambientali in cui vivono. “Non avevano sandali ovviamente, ma strati di pelli e pellicce per stare al caldo, ma gli attori indossavano anche tessuti termici che permettessero loro di affrontare i rigori dell’inverno”, dice sorridendo April.

I costumi, le acconciature, il trucco e le locations hanno permesso a Strait di entrare più facilmente nel personaggio. “Trovarsi in cima a una montagna in Nuova Zelanda, con una massa di treccine in testa che ti scendono sulle spalle rende più facile l’idea di apparire un cacciatore di mammut”, dice l’attore. “La  

barba era la mia, mentre in testa avevo una parrucca e la pelle era più scura, per far apparire che ero vissuto sempre all’aperto. La mattina il trucco era piuttosto laborioso, ma ne è valsa la pena”.

Per i mercanti di schiavi, Dicks-Mireaux ha disegnato costumi che agli occhi dei cacciatori di mammut sarebbero apparsi favolosi, di un altro mondo. “Abbiamo usato colori completamente diversi dai toni della terra dei cacciatori”, dice la costumista. “Ci sono tessuti di lino e lana blu e rossi e per sottolineare il fatto che sono cavalieri, abbiamo inserito delle code di cavallo per decorare i loro costumi. Abbiamo anche disegnato delle maschere e delle armature primitive di cuoio, ispirate a quelle tribali africane”.

Dicks-Mireaux si è ispirata anche alle culture tribali africane per i costumi dei Naku, degli Hoda e dei River che i cacciatori di mammut incontrano nel corso del loro viaggio. “I Naku sono i più colorati e indossano anche collane di grani di argilla, per sottolineare che sono più raffinati dei cacciatori di mammut”, dice.

Per la scena finale in cui D’Leh si trova faccia a faccia con il dio e i suoi sacerdoti, April ha disegnato costumi color rosso scuro che si ispirano a varie culture, come la tibetana e l’egiziana. I gioielli i gli intricati tatuaggi tracciati dal truccatore Thomas Nellen completano il look.

Indossare i costumi ha aiutato gli attori a entrare in relazione con il loro personaggio. “Avere indosso quegli abiti ti fa sentire parte di quel mondo”, afferma Camilla Belle. “Ti aiutano a entrare nel personaggio, ti muovi anche in modo diverso quando sei in costume”.

Oltre agli attori principali, le costumiste hanno dovuto vestire oltre 800 comparse per le scene finali in cui apparivano gli schiavi. Malgrado il numero, “non li abbiamo comprati pronti né cuciti a

macchina, si sarebbe visto, sono tutti fatti a mano. Avevamo un esercito nei laboratori che preparava grani di argilla e di vetro e li cuciva sui costumi e i copricapi”. 

C’erano sei diverse tribù, ognuna con il proprio stile, dalla testa ai piedi. Il team ha preparato oltre 1000 sandali con le misure delle comparse.

“Dovevamo anche assicurarci che i costumi, come tutti i costumi, non apparissero nuovi, quindi li abbiamo dovuti stropicciare e maltrattare un po’”, ricorda April. “Questo era un film molto ambizioso e lavorare in esterni lo ha reso ancora più duro. Ma sia in Namibia che in Sud Africa ho trovato troupe meravigliose, abbiamo lavorato con artigiani abilissimi che ci hanno fornito tutto quello che chiedevamo”.

Dalla Nuova Zelanda, il cast e la troupe si sono poi trasferiti a Città del Capo, Sud Africa, che ha una ottima infrastruttura cinematografica, capace di ospitare la quantità di riprese di Los Angeles. Qui, una fattoria e i Table Mountain Studios hanno fornito gli ambienti della Lost Valley, dove D’Leh e i suoi compagni affrontano i terribili uccelli predatori. A Città del Capo l’ispettrice di produzione Katy Fife e il suo team hanno passato tre mesi a piantare erba, alberi e cespugli nella fattoria per ricreare l’ambiente in cui gli uccelli si nascondono. Sempre a Città del Capo, la produzione ha girato a Thunder City, dove in un hangar è stata ricostruita la trappola della tigre dai denti a sciabola.

La parte finale del film è stata girata nei deserti della Namibia, tra cui il primitivo e storico Spitzkoppe, che Emmerich ricorda così: “Era perfetto, con le dune di sabbia, uno di quei luoghi incantevoli che puoi trovare solo in Namibia”. Il regista ha composto le riprese per stabilire un ponte tra le montagne e il deserto, ma in tutti e due i casi si è sentito mozzare il fiato dalla bellezza di quei paesaggi incontaminati.

Quel luogo ha colpito Emmerich anche per un altro motivo. “Spitzkoppe mi è caro anche perché è il posto in cui Stanley Kubrick ha girato la sequenza della scimmia in “2001 Odissea nello spazio”, rivela. “E’ un luogo magico”.

“Una delle caratteristiche di Spitzkoppe è che emana una grande energia che solo alcuni luoghi della terra possiedono”, dice il produttore Wimer.  
 

“E’ difficile dare una definizione precisa, ma è come se ci fosse una presenza tra quelle rocce”.

I realizzatori hanno avuto il permesso di girare a Spitzkoppe, con le sue insolite formazioni rocciose, le scene in cui i cacciatori Yagahl incontrano la tribù dei Naku e D’Leh inizia a capire quale sarà il suo destino. La tribù Naku vive di pastorizia e agricoltura nella savana e il direttore artistico Robin Auld afferma: “Il loro villaggio è fatto di abitazioni con una pianta rotonda o quadrata e i tetti di mattoni cotti al sole. Non è stato facile costruirle”.

Spitzkoppe è considerato monumento nazionale e le richieste di usarlo devono essere rivolte alla comunità locale. Centotrenta abitanti della zona sono stati assunti per costruire strade di accesso e recinti per le zebre e le antilopi portate per le riprese. Alla fine, tutti gli animali sono stati regalati alla comunità che sta programmando un parco naturale.

Non essendoci alberghi nella zona, il cast e la troupe sono stati ospitati in una sorta di tendopoli installata per l’occasione, con acqua calda, tv e accesso internet. Nel corso delle riprese sono stati usati 60000 litri di acqua portata al campo da una sorgente distante oltre 70 chilometri.

Uno dei misteri del film è l’identità della civiltà perduta che D’Leh scopre nel deserto. “Quando i nostri eroi arrivano in cima a una duna, vedono una civiltà gigantesca, le ‘montagne degli dei’, piramidi di dimensioni mitiche, che per loro sono inconcepibili. E parte del viaggio è capire come questa civiltà sia riuscita a rendere schiave tante persone e come sfidare un impero di quelle dimensioni”, dice Kloser.  

Le piramidi sono state costruite nella location di Dune 7, vicino a Swakopmund. Qui il team delle scenografie ha ricreato una cava, una enorme rampa e la facciata del palazzo di Dio. Avendo utilizzato riprese dall’elicottero per comunicare le dimensioni del viaggio del protagonista, Emmerich ha voluto dare lo stesso effetto ad alcune riprese delle piramidi e ha incaricato il team degli effetti di creare modelli giganti di piramidi che poteva riprendere usando  

una Spydercam, una macchina da presa appesa a dei cavi e controllata a distanza.

Il team ha costruito modelli in miniatura delle piramidi, del palazzo, delle zone in cui vivevano gli schiavi e del fiume Nilo accanto alle piramidi vere. Costruito in scala 1:24 a Monaco e poi trasportato in Namibia via mare in 15 containers, il set occupava circa 100 metri quadrati. La Spydercam ha permesso al regista di muoversi liberamente tra le riproduzioni in miniatura, fornendo riprese aeree a 360 gradi che si armonizzavano con le sequenze dall’elicottero.

“La Spydercam compie gli stessi movimenti di un elicottero”, dice Emmerich. E’ programmabile e in tempo reale. Le luci si adattano al set e hai vere dune di sabbia sullo sfondo. Sono molto orgoglioso di questa sequenza, perché unisce i modellini vecchio stile e la super tecnologia”.

Alla sua quinta collaborazione con Emmerich, il direttore della fotografia Ueli Steiger è tornato volentieri a lavorare con il regista con questa premessa: “E’ un grande collaboratore e ha una grande visione. Ha già pianificato tutto quello che vuole prima che tu entri nel progetto, ma è sempre disponibile ad adattarsi. Ed è aperto ai suggerimenti di tutti”.

Nello stile naturalistico del film, Steiger ha ridotto al minimo  trucchi di macchina da presa e illuminazione, scegliendo uno stile classico che facesse emergere l’aspetto epico della storia e si avvantaggiasse della luce naturale. “Spesso abbiamo usato molte macchine da presa per ottenere il massimo dal sole quando c’era”, afferma. “Devi lavorare molto velocemente. Provavamo per parecchie ore e poi giravamo con tre o quattro macchine, sperando di cogliere tutti gli angoli”.

Un altro elemento creativo di “10.000 AC” è stata la musica. Al suo terzo film, Harald Kloser ha lavorato insieme al compositore Thomas Wander per la colonna sonora e a stretto contatto con Emmerich per cogliere l’azione e l’emozione dal punto di vista musicale. 
 

“La storia è quella classica di un eroe mitico e la musica segue questo percorso. Ma ci sono anche elementi etnici, corni, vocalità e tamburi. Una delle cose che amo di più nella realizzazione di un film è vedere come la musica accompagna le immagini. E’ un momento magico quando registri un pezzo con l’orchestra e funziona”, fa notare il regista.

Per Emmerich, il mix finale di tutte le componenti creative è la ricompensa di tutto un processo, lungo e spesso difficile. “Mi diverte moltissimo fare film, perché sono complicati ed io adoro avere la testa piena di problemi da risolvere, come ad esempio cercare di inventare un modo nuovo di guardare a qualcosa. Ma oltre agli aspetti tecnici, tutto dipende dal protagonista, perché neppure la sequenza più elaborata funziona se il pubblico non si appassiona a quello che sta succedendo”.

Nel corso dello straordinario viaggio di un giovane, l’avventura di “10.000 AC” affronta tanti temi diversi, tra cui la natura dell’eroismo, della leadership e del potere. “Ogni uomo deve decidere quanto è grande la cerchia cui appartiene”, dice Emmerich. “Sono solo quelli che ama, la sua famiglia, o forse un gruppo più grande di gente? Il nostro eroe compie un viaggio di scoperta. Matura, da ragazzo egoista diventa un leader. E la chiave è quanto è ampia la cerchia… quanta gente ne fa parte”. 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

IL CAST 

CAMILLA BELLE (Evolet) a soli 21 anni è già un’attrice nota. Recentemente ha interpretato il remake del thriller del 1979 “Quando chiama uno sconosciuto”, che ha esordito al primo posto al box office nel febbraio del 2006. Poi è stata protagonista del thriller di fantascienza “Push”, con Djimon Hounsou, Dakota Fanning e Chris Evans.

Nel 2005 Belle ha recitato in tre film indipendenti molto diversi, “The Ballad of Jack and Rose” di Rebecca Miller, con Daniel Day-Lewis, “The Chumscrubber”, con Ralph Fiennes, Glenn Close, Jamie Bell, Allison Janney e Carrie-Anne Moss, e infine “The Quiet”, con Elisha Cuthbert e Edie Falco, presentato al Festival Internazionale di Toronto del 2005.

Belle ha fatto colpo anche a livello di moda. Il suo stile sofisticato è stato notato dalle riviste di moda di tutto il mondo ed è stata inserita da Vogue nella lista delle donne meglio vestite del 2006. Attualmente presta il suo volto alla campagna pubblicitaria del profumo Princesse di Vera Wang e, con Kim Basinger, è stata la testimonial della collezione primaverile di Miu Miu 2006.

Nata in California, Camilla Belle parla diverse lingue, tra cui lo spagnolo e il portoghese. Il padre è autore di canzoni e la madre viene dal Brasile, un paese che considera sua la giovane attrice. Con il suo aspetto esotico, Belle è apparsa nella sua prima pubblicità a soli nove mesi, poi ha lavorato per la televisione, iniziando con “Trapped Beneath the Earth”, con Kris Kristofferson.

E’ apparsa nei lavori televisivi “Empty Cradle”, “Deconstructing Sarah” e “Annie: A Royal Adventure”, prima di esordire nel remake di Alfonso Cuaron del film di Shirley Temple “La piccola principessa”. In seguito ha girato “Poison Ivy II” con Alyssa Milano e il telefilm “Marshal Law” con Jimmy Smits.

Nel 1997 Belle ha ottenuto un ruolo nel film di grande successo di Steven Spielberg “Il mondo perduto-Jurassic Park” e l’anno seguente ha girato, con Sandra Bullock e Nicole Kidman, “Amori & Incantesimi” di Griffin Dunne, conquistando una candidatura agli Young Artist Award.  

Tra i suoi film ricordiamo poi “The Patriot”, con Steven Seagal, “Verità apparente” con Cameron Diaz e “Back to the Secret Garden”. Ha interpretato anche i telefilm “Replacing Dad” e “Rip Girl”, che le hanno portato due candidature agli Young Artist Award.

Nel 2002 Belle ha frequentato la Royal Academy of Dramatic Arts di Londra, dove ha interpretato scene di “The Crucible” e “12 Angry Men”. 

STEVEN STRAIT (D’Leh) apparirà presto nel drammatico “Stop Loss”, scritto e diretto da Kimberly Peirce, con Ryan Phillippe.

Strait ha esordito nel cinema nel 2005 con “Sky High”, una commedia d’azione su un liceo per supereroi, con Kurt Russell e Kelly Preston, in cui interpretava Warren Peace, il ribelle della scuola.

Poi ha girato con Ashlee Simpson il film indipendente “Undiscovered”, nel ruolo dell’aspirante musicista rock Luke Falcon, e, recentemente, l’horror thriller “The Covenant”.

Nato e cresciuto al Greenwich Village, Strait ha iniziato a recitare sulla scena di New York e ha studiato al famoso Stella Adler Acting Studio e al Black Nexus Acting Studio. Poi ha lavorato come modello per fotografi del livello di Bruce Weber, Herb Ritts, Steven Klein e Tony Duran e infine si è trasferito in California per fare l’attore. Proprio mentre cercava casa a Los Angeles è stato scelto per “Sky High”.

Attualmente vive fra Los Angeles e New York. 

CLIFF CURTIS (Tic’Tic) è uno degli attori neozelandesi di maggior successo ed è diventato famoso per il ruolo in “La ragazza delle balene”, che gli ha portato il terzo New Zealand Award, come miglior attore non protagonista. Nel 2007 Curtis è apparso in tre pellicole: nel film d’azione “Live Free or Die Hard” con Bruce Willis, nel thriller “Fracture”, con Anthony Hopkins e Ryan Gosling, e nel thriller di fantascienza di Danny Boyle “Sunshine”. 

Tra i suoi film in uscita “Crossing Over” di Wayne Kramer, con Sean Penn, Harrison Ford e Ray Liotta, e il fantascientifico “Push”, con Dakota Fanning, Chris Evans e Camilla Belle.

Curtis ha esordito nel 1993 con il premio Oscar “Lezioni di piano” di Jane Campion, con Holly Hunter, Harvey Keitel e Anna Paquin, e quello stesso anno ha interpretato “Desperate Remedies”, che gli ha portato il suo primo New Zealand Film Award come miglior attore non protagonista. Il secondo l’ha vinto come protagonista di “Jubilee”. Nel 2005 ha ricevuto una candidatura per la sua performance in “The River Queen”.

Tra i suoi film ricordiamo “Once We Were Warriors-Una volta erano guerrieri” di Lee Tamahori, “Sei giorni, sette notti” di Ivan Reitman, con Harrison Ford, “Virus”, con Jamie Lee Curtis e Donald Sutherland, “Three Kings” di David O. Russell, con George Clooney e Mark Wahlberg, “Al di là della vita” di Martin Scorsese, “The Insider” di Michael Mann, con Russell Crowe e Al Pacino, “Blow” di Ted Demme, con Johnny Depp, “Training Day” con Denzel Washington e Ethan Hawke, “La giuria” con John Cusack, Gene Hackman e Dustin Hoffman, e “The Fountain” di Darren Aronofsky, con Hugh Jackman e Rachel Weisz.

Per la televisione ha interpretato il telefilm “Overnight”, che gli ha portato una candidatura come miglior attore ai New Zealand Television Award, mentre il pubblico americano l’ha visto nella miniserie di USA Network “Traffic”, per la regia di Stephen Hopkins.

Curtis lavora molto anche in teatro in Nuova Zelanda. Ha studiato alla New Zealand Drama School prima di frequentare la prestigiosa Scuola Teatro Dimitri in Svizzera. Tra i suoi lavori ricordiamo produzioni di “Macbeth”, “The Cherry Orchard”, “Le allegre comari di Windsor”, “Happy End”, “Fiddler on the Roof”, “Man of La Mancia” e “Porgy and Bess”. 
 

I REALIZZATORI 

ROLAND EMMERICH (regista/sceneggiatore/produttore) ha iniziato la sua carriera nella natia Germania. Ha studiato cinema alla Munich Film School e la sua tesi “1997-Il principio dell’arca di Noè” è entrata in concorso al Festival di Berlino del 1984. Il film è diventato un successo ed è stato venduto in oltre venti paesi. In seguito Emmerich ha fondato una sua compagnia di produzione, Centropolis Film Productions, e con lei ha prodotto e diretto “Making Contact”, “Ghost Chase” e “Moon 44”.

Il primo film americano di Emmerich è stato “I nuovi eroi” nel 1992, seguito nel 1994 da “Stargate”, con Kurt Russell e James Spader. Nel 1996 ha diretto, scritto con altri ed è stato produttore esecutivo del grande successo “Indpendence Day”, con Will Smith, che lo ha reso uno dei registi più importanti di Hollywood. Il film è stato campione di incassi quell’anno, con oltre 816 milioni di dollari, e ha vinto un Oscar per gli effetti visivi.

Nel 1998 ha girato “Godzilla”, nel 2000 “Il patriota”, sulla Rivoluzione americana, con Mel Gibson e Heath Ledger, e nel 2004 il grande successo “The Day After Tomorrow-L’alba del giorno dopo”, con Dennis Quaid e Jake Gyllenhaal.

Nel 2007 ha prodotto il film indipendente “Trade”, sul traffico di esseri umani tra Messico e USA. 

HARALD KLOSER (sceneggiatore/produttore esecutivo/compositore) è famoso nell’industria del cinema come compositore, infatti ha scritto  le colonne sonore di tanti film e progetti tlevisivi, tra cui “Dresden”, “Alien vs. Predator” e “The Day After Tomorrow-L’alba del giorno dopo” di Roland Emmerich. Ricordiamo anche “Il tredicesimo piano”, “The Harmonists” e il telefilm “Sins of the Father”.

Nato nel villaggio di Hard, in Austria, Kloser ha iniziato come insegnante di musica prima di diventare musicista professionista.  

La sua carriera è iniziata nel mondo della musica pop e rock, scrivendo per artisti come Elton John, Falco, Al Jarreau, Tom Waits e Jose Feliciano. Nel 1991 Kloser e la sua famiglia si sono trasferiti a Los Angeles, dove ha iniziato a comporre colonne sonore.

“10.000 AC” è la sua prima sceneggiatura. 

MICHAEL WIMER (produttore) è socio di Roland Emmerich nella Centropolis Entertainment. Recentemente è stato produttore esecutivo del drammatico “Trade”.

In passato Wimer è stato agente senior e partner del dipartimento cinematografico della CAA, un’agenzia di Beverly Hills. Nei 18 anni in cui ha lavorato alla CAA, Wimer ha rappresentato i migliori artisti del mondo, tra cui Emmerich, Michael Crichton, Pedro Almodovar, Tony Scott, Joel Schumacher, Alan Parker, John Hughes, Harold Ramis e Oliver Stone. Tra i film cui ha lavorato ricordiamo “The Day After Tomorrow-L’alba del giorno dopo”, “Independence Day”, “Man on Fire”, “Le ceneri di Angela”, “Twister”, “Terapia e pallottole” e “Stuart Little-Un topolino in gamba”, oltre alla serie televisiva “ER”.

Wimer si è laureato alla Harvard University e si è specializzato alla Stanford Business School. E’ stato Rotary Scholar e dopo la specializzazione ha lavorato in Spagna. Ha iniziato la sua carriera con la First Boston Corporation a New York e, dopo un internato alla Walt Disney Productions, nel 1986 è entrato nella CAA.

Membro del comitato direttivo di Environmental Media Association, Wimer ama il surf. 
 
 
 
 

MARK GORDON (produttore) ha al suo attivo oltre 60 film e progetti televisivi.

Tra i suoi ultimi film “Talk to Me” di Kasi Lemmons, con Don Cheadle, “The Hoax” di Lasse Hallstrom, con Richard Gere, e “The Painted Veil”, con Edward Norton e Naomi Watts.

Per la televisione, Gordon è attualmente produttore esecutivo del grande successo della ABC “Grey’s Anatomy”, che ha vinto due Golden Globe e ottenuto due candidature agli Emmy. E’ anche produttore esecutivo della serie derivata da “Grey’s Anatomy”, “Private Practice”, e delle serie “Criminal Minds” di CBS, “Army Wives” di Lifetime e “Reaper” di CW.

Agli inizi della sua carriera, Gordon ha ricevuto candidature agli Oscar e ai BAFTA  ha vinto un Golden Globe per il miglior film come produttore di “Salvate il soldato Ryan” di Steven Spielberg. Il film ha ottenuto premi dalla critica di New York, Los Angeles, Chicago e Londra e gli ha fatto ricevere il premio di Produttore dell’anno della Producers Guild of America.

Tra i film che ha prodotto ricordiamo “Casanova” di Lasse Hallstrom, con Heath Ledger, “Hostage” con Bruce Willis, “The Day After Tomorrow-L’alba del giorno dopo” con Jake Gyllenhaal e Dennis Quaid e “Il patriota” con Mel Gibson, di Roland Emmerich, “Paulie” che ha vinto un BAFTA come miglior film per bambini, “Broken Arrow” con John Travolta, e il film d’azione “Speed” di Jan De Bont, che ha fatto diventare due star internazionali Keanu Reeves e Sandra Bullock.

E’ stato produttore esecutivo di “Prime”, con Meryl Streep e Uma Thurman, “The Matador” con Pierce Brosnan, “Soldi sporchi” di Sam Raimi, “The Jackal”, con Richard Gere, Bruce Willis e Sidney Poitier. E’ stato anche coinvolto nel finanziamento e nella produzione di film come “Tomb Raider” con Angelina Jolie, “Wonder Boys” di Curtis Hanson, con Michael Douglas, “Man on the Moon” di Milos Forman, con Jim Carrey e “I colori della vittoria” di Mike Nichols, con John Travolta. 

Inoltre Gordon ha prodotto una dozzina di progetti televisivi. E’ stato produttore esecutivo di “Warm Springs” di HBO, con Kenneth Branagh, che ha ricevuto 16 candidature agli Emmy, vincendone cinque, tra cui quella per il miglior telefilm e, sempre per HBO, di “And Starring Pancho Villa As Himself” di Bruce Beresford, con Antonio Banderas, che ha ottenuto nove candidature agli Emmy. Poi ha prodotto “The War Between the Classes”, che gli ha fatto vincere un Emmy per il miglior programma per bambini, e ha diretto e prodotto “Children Remember the Holocaust”.

Il primo lavoro di Gordon è stata una produzione off-Broadway di “The Buddy System” al Circle in the Square a New York, poi ha prodotto e diretto numerose pubblicità per MTV, collaborando al lancio della rete nel 1981.

Gordon è nel comitato direttivo della Producers Guild of America, del Virginia Film Festival e di Teach for Amaerica, Los Angeles. Gordon si è laureato alla scuola di cinema della New York University. 

SARAH BRADSHAW (produttrice esecutiva) è stata recentemente produttrice associata e direttrice di produzione del film d’azione di Michael Mann “Miami Vice”, con Jamie Foxx e Colin Farrell, e del thriller “Syriana” di Stephen Gaghan, con George Clooney.

Tra i film di cui è stata direttrice di produzione ricordiamo “Alexander” di Oliver Stone, “The Golden Bowl” di Merchant Ivory e il fantascientifico “Il quinto elemento” di Luc Besson. E’ stata inoltre supervisore di post-produzione di “Spy Game” di Tony Scott, con Robert Redford e Brad Pitt, e di “Entrapment” di Jon Amiel, con Sean Connery e Catherine Zeta-Jones.

Bradshaw ha iniziato la sua carriera nel mondo del cinema come produttrice degli effetti visiv del thriller “Mary Reilly” di Stephen Frears, con Julia Roberts. 
 
 
 

TOM KARNOWSKI (produttore esecutivo) è stato di recente coproduttore e direttore di produzione di tre film: il thriller di grande successo

“The Illusionist”, con Edward Norton e Paul Giamatti, “Ogni cosa è illuminata” di Liev Schreiber, e della commedia “EuroTrip”. E’ stato inoltre direttore di produzione delle commedie d’azione “Due cavalieri a Londra” con Jackie Chan e Owen Wilson, e “I Spy”, con Eddie Murphy e Owen Wilson, e del drammatico “Behind Enemy Lines-Dietro le linee nemiche”, con Owen Wilson e Gene Hackman.

Nel corso della sua carriera Karnowski è stato produttore, primo aiuto regista, produttore associato e direttore di produzione. Nel 1982 ha ricevuto una candidatura ai Saturn Award per il primo film da lui scritto e coprodotto, “La spada a tre lame”. 

THOMAS TULL (produttore esecutivo) è fondatore, presidente e CEO di Legendary Pictures, una compagnia di produzione che recentemente ha rinnovato l’accordo quinquennale cdi coproduzione e cofinanziamento con Warner Bros. Pictures. Dal 2005, data dell’accordo, Legendary si è unita a Warner Bros. per film di grande successo come “Batman Begins”, “Superman Returns” e, più recentemente, il grande successo “300”. Tra i prossimi progetti citiamo un nuovo episodio della serie di Batman, “The Dark Knight” e “Where the Wild Things Are” di Spike Jonze.

Tull ha ideato la struttura di Legendary  ha ricevuto nel 2005 il prestigioso premio ‘Accordo dell’anno’ per l’industria cinematografica di IDD Magazine.

Tull è anche co-fondatore e vice presidente di Brash Entertainment, editrice di video giochi, per cui ha già raccolto 400 milioni di dollari di investimento. Fino ad ora, la compagnia si è assicurata accordi con i cinque maggiori studios e ha raccolto oltre 40 licenze.

In passato Tull è stato presidente e membro del comitato direttivo di The Convex Group, una compagnia di Atlanta, e nel comitato direttivo di How Stuff Works, del gruppo Convex, in seguito venduta a Discovery Networks. E’ stato anche presidente ddi Southeast Interactive Tecnology Funds. 
 

Tull è membro del direttivo dell’American Film Institute (AFI), del San Diego Zoo e della Zoological Society of San Diego. Si è laureato all’Hamilton College nel 1992. 

WILLIAM FAY (Produttore esecutivo) lavora come produttore e produttore esecutivo da oltre 20 anni ed è presidente di produzione di Legendary Pictures, che recentemente ha rinnovato l’accordo quinquennale con Warner Bros. Pictures. Il primo film di Legendary in partnership con Warner Bros. Pictures è stato il grande successo “Batman Begins”.

Recentemente Fay è stato produttore esecutivo di “Superman Returns” di Bryan Singer, “We Are Marshall” e di “300”. Tra i suoi film ricordiamo poi “Il patriota”, con Mel Gibson, e “Independence Day” di Roland Emmerich, che al momento della sua uscita è stato il secondo miglior incasso della storia del cinema, con 816 milioni di dollari al box office.

Per sei anni Fay è stato presidente di Centropolis Entertainment, una delle compagnie di produzione di maggior successo di Hollywood. In quel periodo Centropolis ha prodotto film che hanno incassato oltre 1,5 miliardi di dollari e sviluppato società digitali come Centropolis Effects, che si è fusa con Das Werk nell’aprile 2001. 

UELI STEIGER (direttore della fotografia) collabora con il regista Roland Emmerich fin da quando è stato fotografo aggiunto di “Independence Day”. Per Emmerich è stato direttore della fotografia di “The Day After Tomorrow-L’alba del giorno dopo” e “Godzilla” e direttore della fotografia della seconda unità di “Il patriota”.

Attualmente sta fotografando “The Lonely Maiden” di Peter Hewitt, con Morgan Freeman, Christopher Walken e William H. Macy. Tra I suoi film ricordiamo poi “110 e frode” con Jason Lee e Tom Green, “Rock Star” con Mark Wahlberg e Jennifer Aniston, “L’ultimo guerriero” con Jean Reno e Christina  

Applegate, “Bowfinger” di Frank Oz, con Steve Martin e Eddie Murphy, “Austin Powers-La spia che ci provava”, con Mike Myers, “Singles-L’amore è un gioco” di Cameron Crowe, “The Hot Spot-Il posto caldo” di Dennis Hopper, “Bolle di sapone”, “Some Girls” e “Terra promessa” di Michael Hoffman.

Nato in Svizzera, Steiger ha frequentato l’Università a Zurigo, poi ha studiato cinema alla London International Film School. 

JEAN-VINCENT PUZOS (scenografo) ha curato le scenografie di tanti successi internazionali, ricordiamo “Lord of War” di Andrew Niccol, con Nicolas Cage, “Dead Fish”, con Gary Oldman e Robert Carlyle, “The Wooden Camera”, “Paradise Found”, con Kiefer Sutherland e Nastassja Kinski, “The Cat’s Meow” di Peter Bogdanovich e “Fidelity” con Sophie Marceau.

Puzos ha studiato alla Scuola di Architettura di Parigi prima di dedicarsi al teatro. Ha creato le scene di lavori come “Les caprices de Marianne” di Lambert Wilson e “Morphine” di Patrick Sommier e ha curato le sfilate di stilisti come Miyake, Yamamoto e Galliano. Ha lavorato anche per molti spot pubblicitari. 

ALEXANDER BERNER (montaggio) recentemente ha montato “Profumo” del regista/scrittore Tom Tykwer, che gli ha portato un German Film Award per il montaggio. Tra i film che ha montato ricordiamo “Alien vs. Predator”, “Resident Evil”, che gli ha portato una candidatura ai German Camera Award, “The Calling” e “Il principe coraggioso”.

Nato e cresciuto a Monaco, Berner ha vissuto in Israele e a Londra, dove ha studiato computer grafica e ha lavorato al montaggio di video per New Decade Productions Ltd. Poi si è dedicato ai documentari, alla pubblicità e ai video musicali per MTV.

Dopo aver diretto un documentario su una rock band multiculturale di San Francisco nel 1988/1989, Berner è tornato in Germania per lavorare al montaggio. Nel 1996 ha vinto il suo primo German Film Award per il  

montaggio del film “Schlafes Buder” e del documentario “Wie die Zeit Vergeht”. 

THOMAS WANDER (compositore) è nato e cresciuto a Gratz, in Austria, dove ha studiato musica fin da bambino. Nel 1992 si è trasferito a Los Angeles per studiare con compositori di colonne sonore come Jerry Goldsmith e David Raksin alla University of Southern California. Completati gli studi, ha iniziato a comporre musiche per il cinema e la televisione.

Ha scritto le colonne sonore di “The Day After Tomorrow-L’alba del giorno dopo” di Roland Emmerich, “Il tredicesimo piano” e “Hostile Takeover”.

Per la televisione ha composto le musiche di oltre 40 episodi della serie “Buffy the Vampire Slayer” e dei telefilm d FX Network “Sins of the Father” e “RFK”. 

ODILE DICKS-MIREAUX (costumi) recentemente ha creato i costumi di “The Bank Job” di Roger Donaldson, presto sugli schermi, e di “Dean Spanley” con Peter O’Toole. Ricordiamo poi l’indipendente “Like Minds” con Toni Collette, “The Constant Gardener” di Fernando Meirelles, con Ralph Fiennes e Rachel Weisz, “Piccoli affari sporchi” di Stephen Frears, con Audrey Tautou e Chiwetel Ejiofor, “Buffalo Soldiers”, con Joaquin Phoenix, Ed Harris e Anna Paquin, e “Captives-Prigionieri”, con Julia Ormond e Tim Roth.

Dicks-Mireaux ha lavorato molto anche per la televisione inglese, ha vinto un Emmy e un RTS Award per i costumi del telefilm della BBC “The Lost Prince” e un BAFTA nel 1999 per “Great Expectations” di BBC. Ha ricevuto poi candidature ai BAFTA e ai RTS per “Gormenghast” e ancora ai BAFTA per “The Woman in White”. Tra i suoi lavori ricordiamo poi i telefilm “The Deal” di Stephen Frears e “The Summer House” con Jeanne Moreau, Joan Plowright e Julie Walters, e tanti episodi delle serie “The Black Adder” e “Doctor Who”. 
 
 

RENEE APRIL (costumi) ha collaborato con Roland Emmerich anche per “The Day After Tomorrow-L’alba del giorno dopo”. Recentemente ha creato  costumi del film d’avventura “Pathfinder”, della commedia “Una notte al museo” con Ben Stiller, “The Fountain” di Darren Aronofsky, con Hugh Jackman e Rachel Weisz, e “The Greatest Game Ever Played” di Bill Paxton. Sono suoi anche i costumi di “Blindness” di Fernando Meirelles, che uscirà alla fine dell’estate del 2008.

Tra i film cui ha collaborato ricordiamo “Confessioni di una mente pericolosa” di George Clooney, “Heist-Il colpo” di David Mamet, “Waking the Dead”, “Mother Night”, “Mrs. Parker e il circolo vizioso” e “The Moderns” di Alan Rudolph, “Avik e Albertine”, “Manto nero” di Bruce Beresford, “Figli di un dio minore”, con William Hurt e Marlee Matlin, e “Agnese di Dio”, con Anne Bancroft, Jane Fonda e Meg Tilly. April ha anche vinto te Canadian Genie Award per il suo lavoro in “Grey Owl-Gufo grigio”, “Il violino rosso” e “The Bat Boy”.

Ha poi vinto tre Gemini Award canadesi per i progetti televisivi “Tales from the Neverending Story”, “The Hound of the Baskervilles” e “Million Dollar Babies”. Ha inoltre disegnato I costume di telefilm come “The Audrey Hepburn Story” e “Pretty Poison”.

Attualmente April è in Giappone, dove sta lavorando ai costumi dello spettacolo del Cirque du Soleil che esordirà al Tokyo Disney Resort nell’ottobre del 2008.

   

postato da: cinemotore alle ore 23:07 | Permalink |
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