giovedì, 31 gennaio 2008

Realizzato dal visionario regista Tim Burton (“Batman”, “La fabbrica di cioccolato”) e interpretato dal candidato agli Oscar® e ai Golden Globe Johnny Depp (“La fabbrica di cioccolato”, la trilogia di “Pirati dei Caraibi”) il nuovo thriller, “Sweeney Todd-Il Diabolico Barbiere di Fleet Street”, è una storia insolita e stupefacente basata sul pluripremiato musical di successo scritto dal leggendario musicista e paroliere Stephen Sondheim.

Johnny Depp interpreta Benjamin Barker, un uomo ingiustamente condannato a 15 anni di prigione, che fugge per tornare a Londra con un proposito di vendetta, al fianco di Helena Bonham Carter nei panni della sua complice ossessivamente fedele, Mrs. Nellie Lovett.

Assumendo l’identità di Sweeney Todd, Barker torna alla sua vecchia bottega da barbiere posta sopra i locali in cui Mrs. Lovett prepara le sue torte, per tenere d’occhio il Giudice Turpin (Alan Rickman) che, con l’aiuto del suo scellerato aiutante Beadle Bamford (Timothy Spall), lo aveva spedito lontano sulla base di un’accusa inventata per potergli rubare la moglie, Lucy (Laura Michelle Kelly), e la sua bambina.

Mrs. Lovett racconta a Todd che sua moglie si era avvelenata dopo che il Giudice Turpin aveva approfittato di lei. Ma quando un barbiere concorrente, l’esuberante italiano Pirelli (Sacha Baron Cohen), minaccia di rivelare l’ identità di Sweeney, Todd lo uccide tagliandogli la gola. Non sapendo cosa farne del corpo, Mrs. Lovett scorge una possibile soluzione per i suoi affari in difficoltà, e suggerisce di utilizzare carne umana per farcire le sue torte e i suoi pasticci.

Sweeney scopre che il Giudice ha ora rivolto le sue attenzioni amorose verso Johanna (Jayne Wisener), sua figlia ormai adolescente, che è ora sotto la tutela di Turpin. Prigioniera nella sua casa, Johanna viene notata un giorno da Anthony (Jamie Campbell Bower), il giovane marinaio che aveva salvato Sweeney dal mare. Disperatamente innamorato, Anthony giura di salvare Johanna e di sposarla.

Intanto le torte di Mrs. Lovett diventano rapidamente famose a Londra e a mano a mano che i suoi affari cominciano ad andare a gonfie vele, lei comincia a sognare una vita rispettabile in un posto di mare come moglie di Sweeney e come figlio adottivo il giovane ex assistente di Pirelli Toby (Edward Sanders).

Ma Sweeney ha in mente solo la vendetta, e qualsiasi altra cosa o chiunque altro non hanno importanza per lui.

 

 

 

 

 

PROLOGO: LA STORIA DI “SWEENEY TODD”

 

“Penso che la ragione per cui ‘Sweeney Todd’ abbia resistito per 150 anni è che si tratta di una storia davvero buona …un racconto avvincente. E’ la storia di una vendetta e di come la vendetta finisce col consumare se stessa”, afferma Stephen Sondheim, il creatore dell’apprezzato musical teatrale “Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street”, adattato per lo schermo in un film diretto da Tim Burton. “In questo senso è una tragedia che si iscrive nella tradizione classica, narrando di qualcuno che cerca vendetta e finisce col distruggere se stesso”.

“Oltre al fatto di avere probabilmente la migliore colonna sonora di qualunque altro musical negli ultimi 50 anni, la ragione per cui Sweeney è un  classico è che tratta di omicidio e di distruzione, e di un amore perduto” aggiunge Walter Parkes, uno dei produttori del film. “Combina i nostri impulsi più violenti con quelli più teneri. E’ proprio dal contrasto tra questi elementi che deriva la sua forza straordinaria”.

Ciò che rende la storia di “Sweeney Todd” diversa dalle altre storie è il suo solido nucleo emozionale. “La chiave di ‘Sweeney Todd’ è l’emozione” afferma lo sceneggiatore John Logan. “Si tratta della storia piena di passione di un uomo che è stato maltrattato, che cerca vendetta. E, nel tentativo di ottenere questa vendetta, perde la ragione. Tratta anche di una donna innamorata di lui, che soffre per lui ma che non può legarsi a lui. E tratta di una ragazza, cresciuta con un brutale patrigno, alla ricerca dell’amore e della felicità. Tutti questi temi si intersecano in ‘Sweeney Todd’, e il fatto che tutto venga enfatizzato dalla musica e dal canto lo rende ancora più romantico. Ma fondamentalmente si tratta di una storia d’amore molto cupa e appassionata”.

Sebbene secondo alcuni Sweeney Todd sia realmente esistito e sia stato responsabile di 160 omicidi nella Londra del XVIII° secolo, è più generalmente accettato il fatto che si tratti di una vicenda inventata, inizialmente apparsa in una storia dal titolo “The String Of Pearls: A Romance”, scritta da Thomas Peckett Prest e pubblicata dal People’s Periodical nel novembre 1846. Secondo la leggenda, Todd avrebbe tagliato la gola ai suoi clienti, mentre questi erano seduti sulla sua sedia da barbiere, poi avrebbe calato giù i loro corpi sanguinanti attraverso uno scivolo in un locale sottostante, dove sarebbero stati macinati e utilizzati come ripieno per pasticci di carne preparati dalla sua complice criminale, la vedova del fornaio Mrs. Nellie Lovett; pasticci che venivano poi venduti ad ignari clienti.

Un anno più tardi la storia di Prest veniva adattata in una pièce per il palcoscenico recante il sottotitolo: “The Demon Barber of Fleet Street”. Presto la fama di Todd cominciò a rivaleggiare con quella di un altro noto serial killer della Londra del XIX° secolo: Jack lo squartatore.

Mentre la storia di Todd fu fonte di ispirazione per numerosi spettacoli teatrali, oltre che per diversi film per il cinema e la televisione, fu la pièce teatrale del commediografo inglese Christopher Bond del 1973, “Sweeney Todd”, ad introdurre per la prima volta la questione della vendetta Barker/Turpin ora considerata parte integrante della leggenda di Sweeney. Poi, nel 1979, usando la pièce di Bond come riferimento, Stephen Sondheim, il leggendario compositore e paroliere americano — uno tra i pochissimi ad aver vinto un Academy Award®, un Tony, un Emmy, un Grammy e un premio Pulitzer — propose la storia di Sweeney Todd ad un pubblico più vasto, con il musical scritto da lui e da Hugh Wheeler, “Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street”.

Al suo debutto a Broadway il 1° marzo 1979, con Len Cariou nei panni di Sweeney Todd e Angela Lansbury in quelli di Mrs. Lovett, “Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street” di Sondheim si presentò come qualcosa di completamente diverso da quanto visto fino ad allora sul palcoscenico. Sanguinario e spaventoso, con una musica ispirata al lavoro del leggendario compositore di colonne sonore Bernard Herrmann (“Psycho”, “Gli uccelli”), inizialmente lasciò interdetto il pubblico, ma poi venne subito riconosciuto come il capolavoro di Sondheim, e la produzione si trasferì in un batter docchio a Londra per tornare poi a Broadway nel 1989 e nel 2005.

“Era davvero insolito” osserva uno dei produttori del film, Laurie MacDonald. “Arguto, e cupo, eppure commovente e tragico, e con una musica singolare e stupenda”. Lei e il suo socio nella produzione, Parkes, ne rimasero talmente colpiti che, quando erano a capo della produzione alla DreamWorks Pictures, se ne assicurarono i diritti da Sondheim.

“C’è una strana affinità tra i fan di Sweeney Todd che sconfina nel fanatismo” aggiunge Parkes. “E’ quasi un barometro immediato di una sensibilità affine”.

“Ho visto tre volte lo spettacolo originale a Broadway con Angela Lansbury e Len Cariou” ricorda Logan. “Non avevo mai visto niente di simile in vita mia. Me ne innamorai, e da allora fa parte di me”.

Sebbene il regista Tim Burton non avesse visto la produzione originale a Broadway, andò a vedere uno dei primi spettacoli a Londra quando era uno studente. “Non sono un appassionato di musical, ma mi piacque moltissimo” ricorda. “Non sapevo niente di Stephen Sondheim. E’ solo che il poster era bello, e sembrava interessante. E’ come un vecchio film horror ma la musica crea un contrappunto molto affascinante, visto che è una musica stupenda che accompagna immagini da vecchio film horror ed era anche interessante vedere il sangue sul palcoscenico. Andai a vederlo due volte perché mi piacque moltissimo”.

Una versione cinematografica di “Sweeney Todd” sembrò a Sondheim un ulteriore passaggio logico, dato che in origine era stato, almeno in parte, un film – con una colonna sonora di Bernard Hermann. “Sono un appassionato di cinema fin da bambino” ammette Sondheim. “Mi sono sempre piaciuti i melodrammi e i film pieni di suspense. C’era un film che avevo visto quando avevo 15 anni, ‘Nelle tenebre della metropoli’, con la colonna sonora di Bernard Hermann. Si tratta di un sontuoso melodramma edoardiano che narra di un compositore che diventa pazzo quando sente un certo suono ed esce per uccidere la prima bella ragazza che incontra. Ricordo che quella musica mi piaceva moltissimo, e pensavo che sarebbe stato davvero divertente spaventare il pubblico e vedere se riuscivo a farlo mentre gli attori cantano”.

 

 

 

PRIMO ATTO: ADATTARE “SWEENEY TODD” ALLO SCHERMO

 

Quando Parkes e MacDonald acquisirono i diritti cinematografici di “Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street”, si rivolsero al loro storico collaboratore, nonché sceneggiatore del film vincitore dell’Oscar® “Il gladiatore”, John Logan. Prima che Logan iniziasse a scrivere la sceneggiatura, trascorse sei mesi a studiare la colonna sonora di Sondheim, “da solo, per acquisire una familiarità assoluta con la materia” rivela. “Lessi anche il dramma originale di Chris Bond e lo paragonai al libretto di Hugh Wheeler per il musical, e imparai a conoscere le musiche da cima a fondo. Poi andai a New York, e Stephen ed io ci lavorammo sopra”.

Trasformare un musical di tre ore in un film di due ore significò ovviamente apportare dei cambiamenti. Alcune canzoni vennero completamente eliminate, altre solo accorciate. “Abbiamo tagliato alcuni versi, ma abbiamo anche allungato alcune parti” spiega Logan. “E’ stato fatto un bel po’ di lavoro per tagliare e rimodellare”.

Anche dal punto di vista della storia vennero fatti cambiamenti sostanziali. “Volevamo mantenere tutto fortemente incentrato sul percorso di Sweeney Todd, così che alcuni elementi secondari sono spariti. Nello spettacolo, Johanna, la figlia di Todd, canta molto di più; lei e Anthony sono personaggi più da musical, ma io sentivo che il fulcro della storia dovesse essere assolutamente incentrato su Sweeney Todd e Mrs. Lovett e, in parte, su Toby. Volevo concentrarmi su quel triangolo per quanto possibile”.

Per Stephen Sondheim, una versione cinematografica di “Sweeney Todd The Demon Barber of Fleet Street” offriva la possibilità di cambiare alcuni testi, così come di scriverne di nuovi più adatti ad alcuni cambiamenti strutturali e narrativi imposti dalla sceneggiatura. “Il ritmo del palcoscenico e quello del cinema sono diversi” spiega Sondheim. “Sul palcoscenico si accetta qualcuno seduto che canta per tre minuti la stessa cosa, invece al cinema ti fai velocemente un’idea di quello che succede e così ci sono improvvisamente circa due minuti e mezzo di troppo. Il problema è: come mantenere l’integrità della colonna sonora tagliando delle parti? Ma John ha mantenuto molto della colonna sonora, pur mantenendo la valenza cinematografica delle canzoni che si susseguono”.

Da contratto Sondheim aveva il diritto di approvare la scelta degli attori che avrebbero interpretato Sweeney Todd e Mrs. Lovett, così come la scelta del regista.

“E’ un tipo formidabile” osserva Burton a proposito del leggendario compositore. “E’ molto intelligente, appassionato, è un genio in ciò che fa, ma la cosa che ho ammirato di più e per la quale sento maggiore gratitudine è stata la sua generosità. Non si tratta di palcoscenico. Si tratta di un film. Fallo. Mi sono sentito molto confortato da questo.”

“L’altra cosa che mi ha colpito moltissimo, e ha fatto sì che lui mi piacesse subito, è stata che, quando l’ho incontrato per la prima volta, mi ha parlato di come l’ha scritta alla maniera di una colonna sonora di Bernard Herrmann” continua Burton. “E quello che è davvero interessante è che quando escludi il cantato, cosa che succede quando registriamo, somiglia ad una colonna sonora di Bernard Herrmann; è proprio incredibile. Non appena lo ha detto ho pensato ‘Ci sto, senz’altro’.”

“Lui è perfetto” dice Sondheim di Burton. “Per molti aspetti è il suo film più semplice, più diretto, ma si vede che sta raccontando una storia che gli piace molto. E’ una storia già abbastanza ricca di eventi da non richiedere l’invenzione di altro materiale. E’ entusiasta della pièce e va dritto —scusatemi— alla giugulare”.

“Tim è il regista perfetto per ‘Sweeney Todd’” concorda il produttore Richard D. Zanuck. “C’è una forte affinità tra la storia raccontata e lo stile e la sensibilità di Tim. Lui ha uno stile preciso ma in fondo è anche un narratore che vuole solo raccontare una semplice, umana storia d’amore. Tim Burton è nato per dirigere il film di ‘Sweeney Todd’.”

 

SECONDO ATTO: IL CAST

 

“’Sweeney ha avuto una lunga permanenza di successo sul palcoscenico eppure, in un certo senso, non c’era mai stata la possibilità di accostarsi emotivamente a Sweeney”racconta il produttore Parkes. “E’ la particolare natura del palcoscenico. Non ci sono primi piani. Ma quando aggiungi alla miscela Tim Burton, e ancora di più Johnny (Depp), hai la possibilità di accostarti emotivamente a Sweeney. In un certo senso viene ridefinito il modo che hai di interpretare la storia”.

Per il teatro Sweeney Todd e Mrs. Lovett sono sempre stati interpretati da attori sulla cinquantina o sulla sessantina, ma Burton era deciso ad avere un cast più giovane per il suo film. “Semplicemente sentivo che parte della loro energia si poteva ottenere rendendoli un po’ più giovani, sulla quarantina, con bambini che fossero bambini, così che le età fossero un po’ più appropriate alla storia, e non con un adolescente interpretato da un trentenne” spiega. “Per me si trattava di un’energia molto cinematografica, diversa da quella del palcoscenico, dove puoi fare a meno di queste cose”.

“Tim desiderava molto che ci fosse un potenziale per il romanticismo, due persone che hanno provato l’amore e poi lo hanno perduto” osserva il produttore Walter Parkes. “Penso che Helena sia importante quanto Johnny nel comunicare questo. C’è un momento verso la fine in cui lei canta una delle mie canzoni preferite, ‘By the Sea’, nella quale immagina la vita che lei e Sweeney e il piccolo Toby potrebbero avere se lasciassero perdere tutto. E’ molto emozionante e bella perché è semplice, diretta, senza fronzoli e giustamente commovente. E per noi lo è ancora di più perché sappiamo che la tragedia sta per abbattersi su queste tre persone”.

“L’aspetto essenziale di Mrs. Lovett è il suo amore per quest’uomo che non si accorge mai veramente di lei” racconta la Bonham Carter. “Non la guarda neanche, eccetto quando lei tira fuori l’idea geniale su cosa farne dei cadaveri e allora, improvvisamente, diventa visibile. E’ una buona compagna, ha un carattere complementare a quello di lui, infatti mentre lui è molto introverso, lei è estroversa. Lei ha senso pratico e, sinceramente, a me sembra più intelligente di lui. 15 anni prima, quando era sposata, era la padrona di casa di Sweeney. Così quando Sweeney torna dall’Australia e la ritrova, lei gli ridà la sua vecchia stanza, sopra il suo negozio di torte. Il fatto è che lei è sempre stata innamorata di Sweeney. Ma non credo che a lui interessi nulla di Mrs. Lovett. E’ troppo ossessionato dal desiderio di vendicare la morte di sua moglie. Ma c’è qualcosa di piuttosto importante che lei non gli dice …”

“Quando incontriamo per la prima volta Sweeney Todd, lui è un personaggio molto misterioso” dice Logan. “Non parla molto ma capisci dal suo sguardo che c’è qualcosa che lo tormenta, che ha un segreto, che assilla il suo passato e lo tortura. Man mano che la storia procede, capiamo cosa lo ha portato in questo luogo così oscuro. Sweeney è appena fuggito da una colonia penale di lavori forzati in Australia. Ha galleggiato con una zattera in mezzo all’oceano, cercando di tornare a Londra per una missione di vendetta e sente il desiderio di vendicarsi di quelle persone che, fondamentalmente, gli hanno distrutto l’esistenza”.

Come interprete del suo Sweeney Todd, il regista Tim Burton aveva un solo attore in mente. “Johnny Depp interpreta Sweeney Todd come solo Johnny Depp può fare” dice il produttore Richard Zanuck. “Parliamo di uno che rischia. Quanto maggiori sono i rischi, tanto più affascinante è la parte per Johnny. Ha costruito la sua intera carriera su immagini e ruoli che la maggior parte degli attori hanno rifiutato o avrebbero rifiutato. E’ il maestro dei travestimenti. E’ il più bravo nel rendere unico ogni volta tutto quello che fa. Ha un aspetto particolare, una personalità particolare e, in questo caso, una voce che sbalordirà la gente”.

Considerato come uno dei migliori attori della sua generazione, la fama di Depp è cresciuta negli ultimi anni grazie al suo ruolo di Jack Sparrow ne “La maledizione della prima luna”, uno straordinario successo al box office per il quale ha ottenuto una candidatura agli Academy Award® come migliore attore, seguito da due sequel che si sono rivelati ugualmente due enormi successi. “Ho sempre ammirato Johnny per le sue scelte artistiche, e perché le ha fatte sempre dando il meglio di sé” dice la Bonham Carter. “Non ha mai fatto niente secondo le convenzioni o seguendo gli schemi oppure allo scopo di fare carriera, o facendo affidamento sul suo aspetto. Credo che, curiosamente, ci somigliamo un po’, per il fatto che ad entrambi non importa molto del nostro aspetto, preferiamo camuffarci e sembrare diversi da ciò che siamo”.

“Sweeney Todd” è il sesto film per il quale Johnny Depp e Tim Burton collaborano, dopo “Edward mani di forbice”, “Ed Wood”, “Il mistero di Sleepy Hollow”, “La fabbrica di cioccolato” e “La sposa cadavere”. “Sono come una qualsiasi buona squadra che fa le cose quasi senza parlare, e possono praticamente leggere nel pensiero l’uno dell’altro” dice Zanuck. “Johnny guarda Tim per avere indicazioni e Tim guarda Johnny per cogliere quello che lui ha abbozzato e spingerlo oltre. Si vogliono molto bene e farebbero qualsiasi cosa uno per l’altro. E’ un’amicizia profonda, e sono entrambi persone adorabili, infaticabili e con i quali è divertente lavorare, e tutti e due all’apice della loro carriera. Perciò si tratta di una fantastica combinazione in termini di freschezza e di immaginazione”.

“Ogni volta che Johnny ed io lavoriamo insieme proviamo a fare qualcosa di diverso – e cantare per un film intero è una cosa alla quale non eravamo abituati” dice Burton. “Non vogliamo mai sentirci tipo: ‘Okay, questo era facile. Cosa viene dopo?’ Johnny ed io vogliamo sempre spingere al massimo le nostre capacità, e questo era un perfetto banco di prova per farlo”.

Alla fine del 2001, perfino prima che Burton venisse ingaggiato per dirigere “Sweeney Todd”, andò a trovare Depp a casa sua nel sud della Francia e gli diede una copia della produzione teatrale di Angela Lansbury su un CD. “Mi disse ‘Non so se l’hai mai sentita. Ascoltala’” ricorda Depp. “La ascoltai e pensai ‘Beh, è interessante’. Poi, cinque o sei anni dopo, arriva la domanda. ‘Pensi di poter cantare?’ La risposta che gli ho dato è stata ‘Non lo so. Vedrò se ci riesco.”

                 “So che è un tipo musicale” dice Burton, “perché era in una band. Ma in un certo senso lo immaginavo distintamente nei panni di Sweeney Todd. So che non avrebbe fatto una cosa con me tanto per farla. Era tutto quello di cui avevo bisogno e sapevo che ci sarebbe riuscito. Avevo semplicemente la sensazione che poteva farlo”.

Negli anni ‘80 Depp suonava la chitarra in un gruppo in Florida chiamato The Kids, sebbene lui dica di non aver mai effettivamente cantato un’intera canzone. “Ero quello che arrivava e cantava il motivo, molto velocemente” ride. “In tutto tre secondi, e quando avevo finito, me ne tornavo in fondo al buio e continuavo a suonare la chitarra. Perciò non avevo mai cantato una canzone, certamente no. Dissi a Tim ‘Andrò nello studio con questo amico mio e cercherò di scoprire se posso cantare le canzoni, e se ci vado vicino allora potremo parlarne, oppure ti chiamerò e ti dirò: sai cosa? Non posso farlo. E’ impossibile’.”

Per scoprire se poteva cantarle o meno, Depp ha chiamato il suo vecchio compagno della band Bruce Witkin, che era il cantante e il bassista dei The Kids, e i due sono andati nello studio di Los Angeles di Witkin per registare Depp che cantava “My Friends”. “Era la prima canzone che cantavo in vita mia” spiega Depp. “Era piuttosto strano ed avevo paura”. Ma Depp si fidava del fatto che il suo amico sarebbe stato abbbastanza sincero da giudicare se avrebbe potuto cantare oppure no. “ Sentivo ‘Vuoi la buona notizia o quella cattiva?’” ricorda Witkin. “Lui dice ‘Beh, dammi quella cattiva’. E io gli ho detto ‘La cattiva notizia è che dovrai farlo’.”

“Ero al telefono nel mio ufficio” ricorda Zanuck del giorno che ha sentito per la prima volta Depp cantare. “Tim entrò precipitosamente e tirò fuori un piccolo registratore con le cuffiette e uscì di nuovo. Così misi giù il telefono, mi misi le cuffiette, e ascoltai per la prima volta Johnny cantare. Andai nell’ufficio di Tim, ci fissammo entrambi con grande sollievo. Sorridevamo entrambi perché sapevamo di avere una grande voce con Johnny Depp, e sapevamo che lui poteva davvero tirarla fuori”.

“E’ molto sexy” dice Helena Bonham Carter della voce di Depp quando canta. “E’ un modo di cantare molto sexy, ed è come lui, ecco qual è la cosa emozionante. Canta davvero dalle viscere, ed è un personaggio molto passionale. Perciò è molto commovente e coraggioso e bello, bellissimo, e appassionato”.

Tim Burton è d’accordo: “Johnny ha un bel timbro di voce. Viene da dentro e questo lo rende straordinario”.

Per Depp, la chiave per Sweeney Todd era pensare a lui non come ad un assassino ma ad una vittima. “Il personaggio di Sweeney è ovviamente oscuro” osserva “ma penso che sia anche sensibile, iper-sensibile, che ha attraversato esperienze molto negative e traumatiche nella sua vita, una grave ingiustizia. Ma l’ho sempre visto come una vittima. Cioè non può essere solo quello, qualcuno che è stato talmente perseguitato da ribellarsi e diventare un assassino. L’ho sempre immaginato come un tipo un po’ lento. Non stupido, solo un mezzo passo dietro agli altri. La tranquillità è stata eliminata dalla sua vita perfetta, dal suo mondo perfetto. E’ stato all’inferno per 15 anni. La sola ragione per cui è tornato è quella di eleminare le persone che gli hanno fatto del male”.

“L’interpretazione di Johnny Depp è davvero notevole” dice Sondheim. “Il desiderio di vendetta di Sweeney la cocente rabbia e il dolore che prova sono il motore della storia, e Johnny tira fuori ogni sfumatura da questo limitata gamma di emozioni. Il livello di intensità è al massimo in ogni momento e lui non lo abbassa mai. E’ una vera furia”.

“Non può essere soddisfatto” dice Depp “fino a quando non avrà portato a termine il suo obiettivo, che è sempre più vicino. Massacrare tutti coloro che lo hanno fatto soffrire”.

Lo strumento di morte preferito di Sweeney sono i suoi rasoi tagliagole, gli scintillanti strumenti che sono anche gli arnesi del suo mestiere di barbiere, e che scopriamo essere stati conservati da Mrs. Lovett mentre lui era in prigione in Australia. “Credo che sia un segno di quanto lei lo ami, perché avrebbe potuto facilmente vendere quei rasoi” osserva la Bonham Carter. “Valgono molto. Ma non lo fa. Li custodisce. Credo che li tenga nella speranza che lui possa tornare. I suoi rasoi sono parte di lui”.

Una volta tornati nelle mani di Sweeney, diventano sia il mezzo per guadagnarsi da vivere che quello per vendicarsi, e lui li celebra nella canzone “My Friends”. “Queste lame sono la sua famiglia” spiega Depp. “Sono un’estensione di se stesso, il solo amore della sua vita, ora che ha perduto la sua famiglia”.

“Quando Johnny prende il primo rasoio e lo tiene in mano, è un momento di amore puro” osserva Logan. “E quando canta dei suoi rasoi, canta una canzone d’amore, e li considera molto cari. Li tiene in un astuccio speciale, uno speciale fodero, per tutto il film”.

Il solo contatto di Sweeney con il mondo reale è Mrs. Lovett, che “è uno dei più grandi personaggi drammatici creati dal teatro del XX° secolo” dice Logan. “Fa da contrappunto a Sweeney, che è molto arcigno e meditativo e molto, molto serio in relazione a quello che fa. Mentre Mrs. Lovett è piena di vita e di energia e ha una specie di scintillio nello sguardo. Insieme, lei e Sweeney formano una coppia irresistibile”.

“C’era un sacco di gente che voleva la parte” dice Richard Zanuck. “Alcune star sono arrivate e si sono proposte, cantando la colonna sonora accompagnate da un pianista. Ce ne sono state otto in tutto. Abbiamo fatto molte audizioni a Londra, molte a New York, e ci sono state delle attrici importanti che non sono venute ma hanno fatto delle registrazioni e le hanno spedite”.

Helena Bonham Carter (“Harry Potter e l’Ordine della Fenice”) si è innamorata del musical di Sondheim quando era ancora una ragazzina. “Mi ricordo che mi sedevo in salotto e studiavo la colonna sonora, analizzavo le parole e l’ascoltavo” racconta. “Ho sempre amato Sondheim. E’ un tale genio nello scrivere sia le parole che la musica”. Ma il suo amore è andato oltre la semplice ammirazione per le parole e la musica di Sondheim. “Ho desiderato essere Mrs. Lovett da quando avevo tredici anni” ride “e sono andata in giro, ovviamente, pettinata come Mrs. Lovett”.

Nonostante desiderasse interpretare Mrs. Lovett da quando era una ragazzina, la Bonham Carter non era sicura di poter effettivamente cantare la parte. “Ho sempre desiderato essere in un musical ma non ho mai pensato di poter cantare, tranne in bagno” dice. E così la Bonham Carter si è data tre mesi per imparare. “Sono andata da questo straordinario insegnante che si chiama Ian Adam” spiega. “E’ morto da poco, ma era piuttosto famoso per aver trasformato in cantanti degli attori che non necessariamente sapevano anche cantare. Il novanta per cento di quello che faceva era darti fiducia e l’autoconvinzione di poter aprire la bocca e produrre un suono. Da giugno a settembre del 2006, ho cantato ogni giorno e ho imparato abbastanza bene tutte le canzoni perché lo desideravo realmente. Pensavo che la mia sola possibilità fosse quella di farla il meglio possibile. Sapevo che a Sondheim era piaciuta molto l’interpretazione di Judi Dench in ‘A Little Night Music’ perché era recitata in modo eccellente. Pensavo ‘Raggiungere l’essenza delle parole, è la mia sola possibilità’.”

                Sebbene Burton avesse lavorato con Helena Bonham Carter in “Il pianeta delle scimmie - Planet of the Apes” e poi in “Big Fish” e in “La fabbrica di cioccolato” l’idea di ingaggiarla per il ruolo di Mrs. Lovett era un’ipotesi piena di complicazioni, non ultima la possibilità che si ritenesse che lui gli avesse dato la parte perché è la sua fidanzata. “La cosa mi rendeva molto nervoso, perché è un ruolo importante. E non si trattava solo di me. C’era anche Sondheim che doveva approvare” riflette. “Con una parte come questa, devi essere in grado davvero di dare il massimo”.

“Nonostante il rapporto tra Tim ed Helena, lui non si è fatto assolutamente influenzare” insiste Richard Zanuck. “Non ho mai visto nessuno avere a che fare con una persona così intima e restare comunque obiettivo”.

Senza sapere quale fosse la scelta di Burton, Sondheim ascoltò i nastri delle audizioni di tutte le candidate e optò ugualmente per la Bonham Carter. “Disse ‘Credo sia di gran lunga la migliore’” ricorda Zanuck. “Non per le capacità vocali, visto che c’erano delle cantanti davvero esperte, ma per la voce, la personalità e l’aspetto e tutto il resto, lei era Mrs. Lovett”.

“Ad essere sinceri, quello è stato probabilmente il giorno più bello della mia vita professionale” ricorda la Bonham Carter. “Ero totalmente sbalordita e, per la verità, lo era anche Tim”.

“E’ molto coraggiosa” dice Johnny Depp. “Perché senza dubbio si tratta della parte più difficile del film e lei l’ha resa sua meravigliosamente. Ha reso Mrs. Lovett vulnerabile e orrenda, divertente e tenera. Ci sono un sacco di aspetti che Helena ha tirato fuori da quella donna”.

“L’ho vista come un essere totalmente amorale, piena di entusiasmo e di vita, e anche come una sopravvissuta” dice la Bonham Carter. “Tanto lei è entusiasta e vitale, quanto Sweeney è deprimente e introverso.” Ma la cosa principale che la muove, e ciò che più definisce Mrs. Lovett, è il fatto di essere disperatamente innamorata di qualcuno che non la ricambia”.

“Penso che lei preferirebbe che lui non pensasse così tanto ad uccidere e che fosse un po’ più romantico, prestandole maggiore attenzione” dice Depp. “Ma gli occhi dolci non sono uno dei punti di forza di Sweeney”.

“C’è qualcosa di molto triste e affascinante, di commovente e di ingannevole in questo tipo di personaggio” spiega Burton. “Ecco perché in realtà formano una coppia così perfetta. E’ un film su una relazione”.

Ma l’affetto di Mrs. Lovett non è destinato esclusivamente a Todd. C’è anche Toby (Edward Sanders), il giovane aiutante di Pirelli del quale lei dovrà prendersi cura. “Penso che abbia un’ossessione materna” dice la Bonham Carter. “Pensa di essere Mamma Lovett, come se fosse Madre Natura, e ha un istinto materno nei confronti delle persone, un po’ nei confronti di Sweeney, e sicuramente nei confronti di Toby. E’ una madre frustrata. Ho immaginato che lei un tempo fosse stata una madre ma che avesse perso il suo bambino. Che questa cosa l’avesse spinta al limite. Ma lei è così con Toby perché è una madre frustrata e perché Toby ha bisogno di lei. Toby l’ ascolta. Sweeney invece no. E’ una donna molto sola. E  Toby pensa che lei sia una signora. E questa è l’altra cosa che lei ha sempre desiderato: essere una signora ed essere elegante. Toby la vede come lei vorrebbe essere vista”.

Per interpretare il Giudice Turpin, l’oggetto dell’insaziabile desiderio di vendetta di Sweeney Todd, Burton aveva bisogno di un attore di notevole statura.

“Il Giudice è un personaggio fondamentale” dice Zanuck. “E’ la ragione per cui Sweeney è stato mandato in prigione, e quando torna a Londra, è la sola persona che Sweeney desidera avvicinare. Avevamo bisogno di qualcuno che potesse essere un degno rivale di Johnny. Doveva cantare. Doveva essere malvagio. E nessuno riesce ad essere così cattivo, seppure con pochi tratti, quanto Alan Rickman”.

“Alan è sempre stato uno dei miei attori preferiti, e me ne sono reso conto solo dopo, ma ha un modo di cantare bellissimo” dice Burton. “Ha anche qualcosa di stranamente simile a Vincent Price. Non deve avere una battuta o dire qualcosa per esprimere una sensazione. E’ in grado di essere cattivo, eppure ti fa provare compassione perché è anche, in un certo senso, vulnerabile”.

“E’ straordinario” dice Depp “perché può essere incredibilmente spaventoso e poi, nella stessa sequenza, volta la testa ed è dolcissimo con uno sguardo da cucciolo. Rickman è davvero grande”.

Sebbene il canto abbia fatto parte della sua formazione alla Royal Academy of Dramatic Arts (RADA) di Londra, Rickman non aveva mai cantato in un film prima. “Ho interpretato il protagonista nel musical di fine anno accademico e, durante i miei primi anni di teatro, ero nel coro di ‘Guys and Dolls’” rivela. “Ho sempre desiderato poter cantare, ma non avrei mai immaginato che mi si presentasse un’occasione simile. E’ fantastico imbattersi in una Waterloo quando meno te lo aspetti”.

Per Pirelli, l’esuberante barbiere che scopre la nuova identità di Barker ma nasconde a sua volta un segreto, Tim Burton ha voluto nel cast l’attore comico di talento Sacha Baron Cohen, al suo primo film dopo il suo improvviso successo con “Borat”. “Pirelli è il barbiere concorrente nella città che ha un grosso scontro con Sweeney in una delle piazze della città” spiega il produttore Laurie MacDonald. “E’ un personaggio molto comico, perciò perfettamente in linea con le doti di Sacha, ma credo che quello che sorprenderà il pubblico è come lui canti meravigliosamente e quanto potente sia la sua recitazione in un contesto così diverso”.

“Lo abbiamo preso prima di vedere ‘Borat Studio Culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan’, e prima che diventasse un nome noto” osserva Zanuck. “Ci chiese di far parte del progetto. Lo incontrammo per la prima volta in uno studio di registrazione. Non immaginavo che fosse così alto, oltre un metro e novanta, e così bello. Ci disse che aveva sempre amato questo spettacolo, e che in passato nella sua vita aveva cantato nei cori, così gli chiedemmo di entrare in cabina. Non si era preparato per cantare pezzi di ‘Sweeney Todd’, ma cantò praticamente tutta ‘Fiddler on the Roof’, e lo fece in un modo tale che Tim ed io eravamo praticamente svenuti, sopraffatti. Era molto divertente ma, oltre il divertimento, ci rendemmo conto che aveva una voce stupenda. Ebbe la parte immediatamente, lì su due piedi,. Ed è meraviglioso. Sacha è straordinario nel film”.

Johnny Depp concorda e dice “Sacha è una persona che ho ammirato per anni, fin dall’epoca di Ali G. Quando è arrivato ci ha lasciato tutti stupefatti in un istante. E’ stato un piacere vederlo all’opera e lavorare con lui. E’ come incontrare il nuovo Peter Sellers. E’ senza dubbio un attore incredibilmente dotato”.

Ad interpretare l’abominevole aiutante del Giudice Turpin, Beadle Bamford, c’è Timothy Spall, uno tra i più rispettati attori inglesi di cinema, televisione e teatro, che ha lavorato nella serie dei film di “Harry Potter” interpretando Peter Minus. Come Rickman, Spall è diplomato alla RADA e lì cantava, così come nella commedia musicale di Mike Leigh su Gilbert & Sullivan “Topsy-Turvy”. “Il mio personaggio è davvero un tipo tremendo” dice Spall di Bamford. “E’ una specie di impiegatuccio che ha acquisito autorità grazie al suo legame col Giudice, che si è ingraziato in molti modi. E’ una specie di guardaspalle per lui, il suo aiutante. E’ un procacciatore di cose diverse, in modo palese o nascosto. E’ anche un tipo molto violento. Non è affatto buono”.

                A completare il cast c’è una serie di esordienti di talento, tutti al loro debutto cinematografico: uno studente bravissimo, Jamie Campbell Bower (Anthony), Jayne Wisener (Johanna), che è al secondo anno alla Royal Academy of Music and Drama di Glasgow, lo studente Edward Sanders (Toby), oltre a Laura Michelle Kelly, una veterana del West End di Londra, i cui lavori a teatro comprendono i musical “Mamma Mia”, “Mary Poppins” e “Il Signore degli Anelli”, in cui era Galadriel.

 

TERZO ATTO: MUSICA E CANZONI

 

                “La musica è molto importante” dice Zanuck. “La storia è raccontata attraverso le canzoni. Eravamo decisi a fare in modo che ogni membro del cast utilizzasse la propria voce. Tutti cantano veramente”.

Eppure, a parte Laura Michelle Kelly, che interpreta la Mendicante, nessuno nel cast di “Sweeney Todd” era un cantante professionista.

                “Stephen Sondheim scrive le composizioni più complesse nella storia del teatro musicale, perciò per questi attori è come per un alpinista scalare l’Everest senza ossigeno e senza sherpa”, spiega John Logan.

                Per dare agli attori qualcosa su cui lavorare, il produttore musicale Mike Higham, che aveva già lavorato con Burton per “La sposa cadavere”, ha creato una versione della colonna sonora senza parti cantate.

“Sentire tutti i livelli, la sezione degli archi, i fiati, sentirli in modo quasi isolato, è stato davvero illuminante” ricorda Depp che ha eseguito tutte le sue canzoni in forma di demo a Los Angeles prima di registrarle di nuovo a Londra. “Non mi rendevo conto di quanto fosse complicato. Anche quando l’ho visto a teatro, ho ascoltato e non mi sembrava così complicato. Ma quando lo senti senza il cantato, ci sono accordi incredibilmente dissonanti”.

“Le melodie sono meravigliose perché sono molto originali” dice Helena Bonham Carter. “Ma quello che mi piace davvero è che c’è sempre un’emozione. Io canto ‘Wait’, una graziosa ninna nanna. Sembra piuttosto semplice, ma sotto sotto è terribile. Il piano ha un suono molto disturbato ma questa, ovviamente, è la caratteristica dello stato d’animo di Sweeney. I diversi motivi, e il disagio, e il fatto che non si risolva mai sono un riflesso della personalità di Sweeney, dei suoi sentimenti e del suo stato emotivo”.

La musica è stata registrata in quattro giorni agli Air Studios di Londra e l’orchestra di 64 elementi messa insieme per il film è la più grande orchestra che abbia mai suonato la musica di Sondheim. “Abbiamo aggiunto 30 violini, più corni, una tuba, solo per ottenere un suono più potente, deciso, ampio” spiega Higham. “Questa è in assoluto la sua particolarità”.

Le sessioni di registrazione sono state supervisionate da Stephen Sondheim e dirette dal suo supervisore musicale Paul Gemignani. “Stare lì seduto con Tim da una parte e Stephen Sondheim dall’altra è stata un’esperienza affascinante per tutti noi” ricorda Zanuck. “Questo era il suo campo, perché lui riesce a sentire un flauto leggermente fuori tono, allo stesso modo in cui Tim riesce a scorgere con la coda dell’occhio una comparsa a cento metri di distanza in fondo alla strada”.

                Una volta registrata la colonna sonora è stata la volta delle canzoni. Ma prima che una qualsiasi traccia potesse essere registrata, al cast è stato chiesto di provare per Sondheim che è volato a Londra per ascoltarli. “E’ stata una cosa da vero esaurimento nervoso” ricorda la Bonham Carter. “Ero stata ingaggiata da lui, e poi ho dovuto cantare per lui. Ma fortunatamente è stato buono”.

Aggiunge Timothy Spall “So cantare, ma non sono un cantante. Dover cantare di fronte a lui era un po’ come recitare ‘Amleto’ davanti a Shakespeare”.

Sebbene Sondheim fosse naturalmente preoccupato dall’adattamento musicale, si è lo stesso concentrato sugli attori. Spiega “Preferisco gli attori che cantano ai cantanti che recitano. Questo non sempre fa bene alla musica, ma consente alla storia di svolgersi ed è ciò che ritengo importante”.

Le canzoni sono state registrate in sei settimane nel novembre e dicembre del 2006 presso gli Air Studios e gli Eden Studios, a Londra. “Ho preparato la maggior parte delle canzoni in forma di demo in uno studio a Los Angeles” spiega Depp, “poi sono venuto a Londra e le ho registrate di nuovo con la musica dell’orchestra. Il processo mi è sembrato stranamente naturale, visto che la musica è stato il mio primo amore”.

E’ stata Helena Bonham Carter, comunque, ad avere non solo il maggior numero di canzoni da cantare, ma probabilmente anche le più complicate. Per la canzone caratterizzante il suo personaggio, “The Worst Pies in London”, non solo ha dovuto cantare, ma ha dovuto anche preparare mentre cantava un’intera torta dal nulla. “E’ una canzone magnifica” osserva. “Sondheim l’ha scritta come un pezzo di bravura per l’attore. E’ molto complicata. E’ incredibilmente veloce ed è straordinaria nel tratteggiare il carattere del personaggio come qualcuno che cambia improvvisamente idea, corre di qua e di là, frenetica, esprimendo quello che pensa. Ma allo stesso tempo, racconta il fatto che lei gestisce un negozio di torte, non sta facendo buoni affari e sta affrontando un periodo sfortunato. E prepara una torta mentre canta tutto questo, perciò è un lavoro piuttosto difficile”.

Helena Bonham Carter ha perfino preso lezioni per preparare torte da un pasticcere tradizionale, e ha dovuto realizzare i movimenti del suo personaggio che prepara la torta durante le sessioni di registrazione. “Nel cinema, quando fai qualcosa, devi rifarlo esattamente nello stesso modo per ragioni di continuità” prosegue. “Devi rifare ogni singolo gesto esattamente sulla stessa parte di testo. Credo di aver cantato quella canzone talmente tante volte, forse quasi 500, preparando la torta, da quando ho cominciato a cantarla, poi nelle audizioni, e poi registrandola e rifacendola per scegliere la versione giusta”.

Dato che la storia di “Sweeney Todd” è raccontata prevalentemente attraverso la musica e le canzoni anziché attraverso i dialoghi, le sessioni di registrazione sono state molto di più che un modo per ottenere che le canzoni venissero cantate in modo corretto dal cast. Dato che gli attori avrebbero cantato sul set sulle tracce da loro pre-registrate, hanno dovuto trovare la giusta interpretazione già nella cabina di registrazione e impegnarsi proprio lì a tenervi fede, piuttosto che mesi dopo durante le riprese. “E’ una discliplina molto diversa” dice Depp. “Nel momento esatto in cui canti la tua canzone hai fatto la tua scelta, ti sei impegnato con mesi di anticipo. Così, devi tenervi fede sul set, ma facendo di più, facendola meglio”.

Le riprese hanno avuto inizio il 5 febbraio 2007 nei Pinewood Studios in Inghilterra, dove Burton aveva già girato sia “Batman” che “La fabbrica di cioccolato”. Sul set al cast è stata richiesta la sincronizzazione dei movimenti delle labbra con il playback delle canzoni, un compito già abbastanza arduo anche per cantanti professionisti. “Dovevi recitare come se fosse stata una cosa nuova ma comunque dovevi tenere fede a qualcosa che avevi fatto in passato” rivela la Bonham Carter. “Non deve sembrare una cosa che stai ricordando, illustrando o dimostrando: devi esprimerti in quel momento o provare a fare qualcosa che lo mantenga vivo. In un certo senso pensavo sarebbe stato meglio farlo live, ma il suono non sarebbe stato altrettanto buono”.

“Quando guardo Helena e Johnny provo ammirazione” racconta Laura Michelle Kelly, una cantante professionista del palcoscenico che ha fatto il suo debutto cinematografico in “Sweeney Todd”. “Non avrei mai immaginato che era la prima volta che cantavano in pubblico. Erano così sicuri di sé. E questo aiuta ad esprimere un testo, anziché a cantarlo senza capirne il significato, e loro lo hanno fatto con una naturalezza straordinaria. La maggior parte della gente ritiene Sondheim come la cosa più difficile da cantare, a causa del ritmo dei cambiamenti e delle melodie, che sono tutte difficili. Ci sono persone che provano per anni a fare quello che loro hanno fatto con tanta naturalezza. Ho imparato molto osservandoli”.

Per il film, Burton era deciso ad eliminare qualsiasi cosa che ricordasse troppo apertamente “Broadway” sia nell’orchestrazione che nella recitazione. “A Broadway sei seduto nel pubblico e una canzone termina con un ta-da, un attacco per un applauso, e non ti va di fare la stessa cosa al cinema” osserva. “In un certo senso ti dici che stai facendo un film muto, perciò c’è un bel po’ di stile recitativo che si potrebbe definire un po’ calcato, ma allo stesso tempo cerchi di eliminare completamente qualsiasi riferimento al modo di cantare di Broadway, anche se ne conservi un paio di momenti. Perciò è una dinamica strana quella che devi trovare. Essere esplicito come si farebbe per un film muto o un vecchio horror, senza farlo sembrare però Broadway.”

“Non è la registrazione di uno spettacolo di Broadway, è un film” dice Logan. “Tim è stato ipercoscienzioso in relazione a tutto ciò che poteva sembrare troppo commovente, troppo omaggiante, troppo ‘grazioso’, come la recitazione degli attori sopra le righe, o rivolta “a quelli della piccionaia”, in quanto c’è un bel po’ di potenza nella colonna sonora che potrebbe portare un attore a strafare, ad esagerare nella recitazione; è una storia imponente, con molti momenti di commozione e una musica trascinante. Tim è stato straordinario nel mantenerlo reale, nel mantenerlo vero e nel fare in modo che si trattasse di persone vere che vivono questa storia così terribilmente difficile senza indietreggiare di fronte alle emozioni più strazianti. Come amante del teatro e del cinema, ritengo che faccia la cosa giusta dicendo ‘Rispettiamo l’opera teatrale, amiamo quest’opera, sarà sempre nei nostri cuori, ma questo deve essere innanzi tutto un lavoro cinematografico’.”

 

QUARTO ATTO: IDEARE IL MONDO DI SWEENEY

 

I film di Burton sono stati sempre apprezzati per i set dalle sorprendenti scenografie e per lo stile inconfondibile delle ambientazioni. Incaricato di riportare in vita la sua visione della Londra del XIX° secolo è stato lo scenografo vincitore di due premi Oscar® Dante Ferretti.

Tra i più grandi maestri nel suo campo, Ferretti ha cominciato ad essere riconosciuto a livello internazionale per il suo lavoro in sei dei film del compianto regista italiano Federico Fellini, prima di approdare a Hollywood, per collaborare con Martin Scorsese nella realizzazione di diversi film, tra i quali “L’età dell’innocenza”, “Gangs of New York” e “The Aviator”, con Brian De Palma per “The Black Dahlia” e con Neil Jordan per “Intervista col vampiro”.

“Conosco il lavoro di Dante fin dai giorni di Fellini e ti dà energia anche solo l’idea di lavorare con qualcuno che ha lavorato con Fellini” osserva Burton. “Ti costringe a pensare che stai girando un film e non a farlo come se si trattasse solo di business. E’ un artista. Mentre passeggi nella sua stanza lui disegna. In questo c’è autentica energia, e la sua storia e tutto quello che lui ha fatto, per me è stato emozionante”.

Da parte sua, Ferretti ha sempre pensato che Burton gli ricorda Fellini, non fosse altro che per la natura artistica di Burton, sempre lì a disegnare, a fare schizzi. “L’ho sempre pensato, ho sempre pensato che mi ricorda Fellini”, racconta lo scenografo italiano. “Perché è sempre molto creativo, fa sempre un piccolo schizzo, esattamente come Fellini. Si somigliano molto”.

Per “Sweeney Todd” Tim Burton non era interessato ad una ricostruzione della Londra del XIX° secolo che fosse storicamente accurata. “Decidemmo di non essere realistici a tutti i costi perché è una specie di favola ed è leggermente stilizzata” spiega. Spedì a Ferretti un DVD de “Il figlio di Frankenstein” come riferimento per l’atmosfera che avrebbe voluto per il film.

“Mi disse, ‘Voglio una Londra che sia un po’ come un vecchio film hollywoodiano in bianco e nero’” ricorda lo scenografo. “Non troppi dettagli, come in bianco e nero, solo pochi colori. E’ molto grafico. Tim è davvero creativo. Ha un’idea molto precisa di quello che vuole. E’ un grande, un grande regista, e in tutti i suoi film, l’atmosfera e la scenografia sono tra le cose più importanti”.

In aggiunta al look caratterizzante del film c’è stato l’uso di flashback con colori luminosi per spiegare le vicende passate dei personaggi o le loro fantasie. “La musica e i testi originali parlano di come Sweeney ha perso sua moglie e di come lei sia stata tragicamente portata via dal Giudice Turpin” dice il produttore MacDonald. “Ma il film ci dava la possibilità di mostrare queste cosa, in modo da poter vedere effettivamente chi fosse Sweeney prima, e come si fosse trasformato. Questi colpi vibranti creano un contrasto netto con il design austero di Ferretti e comportano una giustapposizione tra quello che Sweeney era e quello che è diventato”.

Conosciuto per la sua capacità di creare affascinanti mondi di fantasia usando le tradizionali tecniche cinematografiche - costruendo scene e fondali in teatri di posa anziché ricorrere alla computer grafica – Tim Burton aveva inizialmente pensato di girare “Sweeney Todd” alla maniera di “Sin City” e di “Sky Captain – Il mondo di domani”, utilizzando set e oggetti di scena minimalisti, e filmando i suoi attori davanti al green screen. “Il motivo in parte era il budget” spiega. “Ma quando ci ho riflettuto sul serio, so che essere su un set mi aiuta, aiuta gli attori, aiuta tutti. E in fin dei conti le persone cantano. E cantare davanti ad un green screen, ti pone così distante da qualsiasi realtà che sarebbe stato un incubo davvero spaventoso. Credo che fosse perfino più importante girare su un set in questo caso, proprio per il canto”.

Il produttore Zanuck dice che la differenza dei costi tra costruire le scenografie e usare il metodo del green screen era minima. “Ci accorgemmo che praticamente per la stessa somma che avremmo utilizzato per farlo in digitale, potevamo farlo in modo intelligente, usando estensioni del set e un po’ di green screen, costruendo le scene” rivela. “E Tim sicuramente si sente più a suo agio, così come gli attori”.

Nonostante Ferretti abbia accolto favorevolmente la decisione di costruire i set, questo significava più lavoro per lui e per il suo team. Secondo l’iniziale schema basato sull’uso del green screen, il set per la casa del Giudice Turpin sarebbe stato costituito da poco più di una semplice finestra e una porta davanti ad un green screen. Il passaggio ad un metodo più tradizionale ha significato invece dover costruire un’intera casa, oltre ad una strada alberata e ad un enorme fondale dipinto. In tutto Ferretti ha disegnato e supervisionato la costruzione di oltre una dozzina di set completi ai Pinewood Studios. Un limitato periodo di pre-produzione e un budget relativamente contenuto hanno richiesto molto ingegno da parte di Ferretti, non solo per ideare il gran numero di ambienti richiesti dalla sceneggiatura, ma anche per costruirli in un ristretto numero di teatri di posa disponibili per la produzione alla Pinewood. La soluzione di Ferretti è stata ingegnosa e straordinariamente efficace su un piano economico. Inserendo muri mobili e fondali intercambiabili, ha ideato scene che era possibile riciclare, così che il St. Dunstan’s Market, che era stato costruito nel teatro S dei Pinewood, si è trasformato facilmente in Fleet Street, facendo risparmiare alla produzione tempo e soldi.

“E’ la prima volta che lavoriamo con Dante e lui ha superato ogni nostra aspettativa” dice Zanuck. “Non avevamo molti soldi e non potevamo costruire tutto quello che volevamo. Lui ha preso alcune scene e ne ha ricavate altre, semplicemente cambiando la struttura. Ci sono scene dietro altre scene perché non potevamo permetterci di avere molti teatri di posa. E’ straordinario quello che ha fatto. Vi sentirete come se vi trovaste a Londra in quel periodo storico e, ovviamente abbiamo usato estensioni del set realizzate digitalmente, così che avrete la sensazione di un film girato in vasti esterni”.

“C’è qualcosa di miracoloso quando, da scrittore, scrivi INT. NEGOZIO DI TORTE e poi vedi quello che Dante e Tim hanno creato” spiega lo sceneggiatore Logan. “Conosco molto bene Dante perché ha lavorato a ‘The Aviator’ e sapevo che avrebbe portato il suo amore raffinato per il dettaglio anche in questo film. Nella sceneggiatura, ho scritto che il negozio del barbiere sembra stregato, e questo è ciò che sembra il set realizzato, in ogni centimetro quadrato. Sono scenografie tra le quali non è agevole camminare perché sono cupe e hanno strani angoli spezzati e non sai mai in chi potresti imbatterti dietro l’angolo, se in Sweeney Todd con un rasoio, in Mrs. Lovett con una torta o in Jack lo squartatore. Sono scenografie che incutono timore, cosa che va bene, visto che si tratta di un film horror”.

Per gli attori, il lavoro pieno di dettagli di Ferretti è stato niente meno che fonte di ispirazione. “Mi sono piaciute moltissimo le scene” afferma la Bonham Carter. “Mi è piaciuto moltissimo passeggiare per Fleet Street. L’atmosfera ti aiuta molto un ambiente che sprona la tua immaginazione. E mi piaceva moltissimo il mio negozio”.

Altro elemento fondamentale per gli attori sono stati i costumi di Colleen Atwood in quanto “l’abbigliamento è un altro protagonista del film” spiega Tim Burton. “Ho lavorato con Colleen moltissime volte, e lei lo capisce. Lei è importante quanto qualsiasi altro realizzatore in relazione al contributo che dà per dare uno stile all’insieme. I suoi costumi aiutano gli attori a capire chi sia il personaggio e questo li aiuta ad interpretarlo”.

Il lavoro per “Sweeney Todd” è stata una sfida particolare a causa della limitata gamma di colori usata per tutte le scene che si svolgono nel presente ma, giocando con i diversi materiali e con gli stili, la Atwood ha ottenuto quello che Burton voleva. “Sweeney e Mrs. Lovett sono forti” dice. “Quando vedi una foto del vecchio Frankenstein o di Dracula, o di qualsiasi altro mostro classico del cinema, desideri avere quel tipo di potenza dell’immagine. E perciò questo era l’obiettivo: quando vedi quei due hai l’impressione di una nuova versione di quelle immagini”.

Nell’attenersi a quel genere di sensazione, Burton voleva che “Sweeney Todd” assomigliasse quasi ad un film in bianco e nero, virtualmente privo di qualsiasi colore. “La prima idea era quella di fare il film il più possibile simile ad un film in bianco e nero” spiega il direttore della fotografia Dariusz Wolski. “Tim mi ha fatto vedere un sacco ci vecchi film horror. Entrambi amiamo i noir. Ci piacciono i vecchi film in bianco e nero. Perciò questo è stato l’approccio generale, renderlo molto malinconico, molto dark, con un sacco di contrasto, molto grafico. Dante ha realizzato delle scene quasi monocromatiche, molto austere. Poi sono intervenuto io con le luci. Abbiamo guardato un sacco di foto della vecchia Londra. Abbiamo cercato di far sembrare il film un vecchio film, utilizzando la tecnologia moderna e un modo attuale di realizzare una pellicola vecchio stile”.

Poi, in post-produzione, il direttore della fotografia polacco ha usato il procedimento del Digital Intermediate per eliminare ancora di più il colore. “Quello che facciamo in questo film è utilizzare una combinazione di make-up, costumi, scene e anche del mio lavoro per il trattamento del film, cancellando il colore” spiega Wolski. “Proviamo a trasformare questo film in una pellicola che sia quasi in bianco e nero, ad eccezione di qualche colore sfumato qua e là. E del sangue”.

Dato che il modo di uccidere di Sweeney è quello di tagliare gole, era inevitabile che “Sweeney Todd” fosse inondato di sangue, anche se il film di Burton segue, ovviamente, le orme della produzione per il palcoscenico. “La prima volta che Tim ed io ci siamo incontrati, la prima cosa della quale abbiamo parlato è stata di quando abbiamo visto per la prima volta ‘Sweeney Todd’ e di quanto sangue ci ricordavamo” osserva Logan. “Al primo taglio di gola, il rasoio fa un ampio movimento, il sangue descrive un arco attraverso il palcoscenico, la luce lo illumina di un rosso particolarissimo.

“In realtà tagliare la gola di qualcuno è un affare piuttosto complicato e in questo noi non ci siamo tirati indietro” prosegue Logan. “Quello che fa Sweeney Todd non ci ha intimidito affatto perché per comprendere la sua tragedia devi vedere l’umiliazione che lui infligge a se stesso e agli altri. Devi capire che lui è, in effetti, un maniaco omicida e ciò nonostante provare dispiacere per lui. In questo consiste la genialità di ‘Sweeney Todd’, e noi abbiamo ritenuto che fosse molto importante non tirarci indietro di fronte alla realtà del sangue. Così quando lui taglia una gola, il sangue arterioso schizza ovunque e le persone ne vengono inondate”.

“Tim è cresciuto con i film horror” dice ridendo la Bonham Carter “era il suo divertimento del sabato pomeriggio e anche a Johnny piacciono moltissimo. Ed entrambi hanno sicuramente fatto riferimento ai loro vecchi film preferiti. Questo è’ un film horror. Ma Tim è piuttosto birichino. C’è un sacco di paccottiglia, cosa che lui trova molto divertente, e un sacco di sangue, anche questa una cosa che lui trova molto divertente. C’è molto umorismo nero. E speriamo che faccia paura ma che allo stesso tempo diverta in modo provocatorio e spiritoso”.

“’Sweeney Todd’ è, nel senso classico della drammaturgia, una tragedia sanguinaria” conclude Logan. “Ovviamente rende omaggio al Grand Guignol, rende omaggio ai ‘Penny Dreadfuls’ della Londra vittoriana. Ma è importante affermare che in ‘Sweeney Todd’ lo scorrere di fiumi di sangue non è per puro sadismo, ma è invece un aspetto necessario; fa assolutamente parte del mondo nel quale vivono questi personaggi, perciò rifuggire da esso sarebbe stato disonesto e vigliacco cosa che né questa storia né questo regista sono. La verità è che nel commettere i delitti, il protagonista è spinto da così tanto desiderio e così tanta passione che deve assassinarle con le sue stesse mani e il loro sangue deve spargersi sul queste e sul suo volto, e lui ne deve essere ricoperto, in senso metaforico e in senso letterale”.

 

EPILOGO

 

Il pubblico che per primo ha avuto un assaggio di “Sweeney Todd” è stato quello della Mostra del cinema di Venezia a settembre, dove Burton è stato premiato con il Leone d’oro alla carriera. Sono stati svelati otto minuti del film, compresa la sequenza in cui Depp canta la canzone “My Friends”. La reazione alla proiezione è stata ottima ed estremamente entusiasta.

“Spero che possa essere divertente, emozionante e pauroso almeno la metà di quanto lo è stato mentre lo giravamo” dice la Bonham Carter. “Sarebbe fantastico. E’ un connubio riuscito tra Sondheim e Tim, perché entrambi hanno sensibilità molto simili e lo stesso senso dell’umorismo un po’ macabro. E il romanticismo della musica, e la tenerezza anche, perché sia Tim che Johnny sono molto teneri”.

“C’è sempre una possibilità che deluda i puristi, in quanto non è lo spettacolo visto a teatro, e alcuni numeri non sono stati inseriti” ipotizza Burton. “Ho cercato di essere più fedele possibile all’originale, ma non so come reagiranno i puristi; ma poi, a pensarci bene, quanti puristi ci sono? Un film come questo è una strana scommessa perché è un musical vietato ai minori, c’è un sacco di sangue e la gente che va a vedere gli spettacoli a Broadway non va poi abitualmente a vedere film splatter così come la gente che va a vedere film splatter di norma non va a vedere gli spettacoli di Broadway”.

Per i fan delle musiche originali, Sondheim riconosce che parte del materiale è stato tagliato. Ma aggiunge “Raccomando loro, per quanto possibile, di dimenticare lo spettacolo teatrale perché, a differenza di qualsiasi altro film tratto da un musical che io conosca, questo è davvero un tentativo di prendere il materiale e trasformarlo completamente in un film. La cosa bella di ‘Sweeney Todd’ è che questo non è un film sullo spettacolo teatrale. E’ un film ispirato allo spettacolo teatrale”.

“Sono particolarmente eccitato per le persone che non hanno mai sentito parlare di Stephen Sondheim, che non sono mai stati ad uno spettacolo a Broadway nella loro vita, che potranno assistere a questo maestoso lavoro” dice Logan. “Potranno ascoltare musiche diverse da qualsiasi altra mai composta da un compositore americano. Potranno vedere una storia unica, che non conoscono. E potranno capire perché noi, che amiamo ‘Sweeney Todd’, lo abbiamo amato così a lungo e così appassionatamente. In un certo senso, potranno essere come John Logan o Tim Burton che lo vedono per la prima volta e vengono ispirati da una passione che dura ormai da 25 anni. In fondo ‘Sweeney Todd’ è un musical horror. E’ un film horror con la musica a sostenerlo. E’ anche, io credo, un avvincente dramma e una meravigliosa black comedy. E’ un omaggio al Grand Guignol. Ma, soprattutto, è puro divertimento. Si tratta del genio di Stephen Sondheim, il quello di Tim Burton, del mondo di Sweeney Todd, che si uniscono per creare qualcosa di unico e di estremamente divertente”.

 

LA LEGGENDA DI SWEENEY TODD

 

“Entrando a far parte di questa produzione dissi a quelli degli studios ‘Sapete, ragazzi, ci sarà un sacco di sangue in questo film’” ricorda il regista Tim Burton, che aveva compreso chiaramente che un racconto così perverso doveva essere infarcito di sangue quanto una delle famose torte di Mrs. Lovett; dopo tutto, Sweeney Todd era un personaggio davvero spaventoso.

Sebbene alcuni affermino che non sia mai esistito, altri hanno documentato una breve storia del leggendario “Barbiere diabolico” di Fleet Street del XVIII° secolo. Secondo il tabloid che lo adottò, il “Penny Dreadfuls” che sfruttò la sua storia e il palcoscenico, che lo rese immortale, “Sweeney Todd” è la prova concreta della massima (da ascrivere al film di John Ford “L’uomo che uccise Liberty Valance”): “Quando la leggenda diventa storia, pubblica la leggenda”.

Si presume che Sweeney Todd fosse nato nel 1748, figlio unico di operai tessili poveri e alcolizzati. In quell’epoca Londra era afflitta dalle malattie, dall’inquinamento, da povertà e corruzione, e il giovane Todd crebbe lavorando al fianco dei suoi genitori nei mulini per la fabbrica dei tessuti. Sua madre e suo padre sparirono nel corso di circostanze misteriose e, all’età di 14 anni, Todd venne arrestato per un furto insignificante e spedito alla prigione di Newgate; cosa questa considerata un atto di pietà, visto che la maggior parte dei giovani ladruncoli veniva impiccata per i suoi crimini.

Vivendo in mezzo ad assassini e criminali, Todd divenne presumibilmente l’apprendista di un barbiere della prigione, anche lui condannato, Elmer Plummer. Dato che i barbieri svolgevano anche alcuni compiti da chirurghi (da cui l’origine della striscia rosso sangue sul palo della loro insegna), Todd imparò il suo mestiere, alcuni elementi di anatomia e come rubacchiare nelle tasche dei suoi clienti sdraiati sulla sedia reclinabile. Queste capacità gli furono utili dopo il suo rilascio, ma l’avidità, l’invidia e una rabbia scatenata si impadronirono del giovane ed ebbe così inizio la sua scia di omicidi.

Todd aprì presto una bottega al 186 di Fleet Street accanto alla St. Dunstan's Church, sotto la quale si diramano gallerie dimenticate e catacombe che ospitano i parrocchiani morti. Todd promosse i suoi servizi disponendo nella vetrina barattoli di denti, capelli e sangue, mentre al centro della stanza c’era il suo strumento più ingegnoso e sinistro: la sedia da barbiere.

Per mascherare i suoi crimini, si narra che Todd avesse realizzato una botola girevole in grado di ruotare a 360 gradi. Fissò una sedia da barbiere su ciascun lato, così che quando una leva veniva tirata il peso del cliente faceva capovolgere sotto sopra la sedia occupata, facendo cadere la vittima a testa in giù nello scantinato, diversi piani più giù. Non appena il pannello completava la sua rotazione, rimettendo una sedia vuota da barbiere al suo posto, Todd si precipitava nello scantinato. Se la caduta non aveva ucciso il cliente, usava il suo rasoio per completare il lavoro. Todd poi spogliava il corpo di qualsiasi cosa di valore e lo nascondeva in mezzo agli antichi cadaveri sotto St. Dunstan’s. Questo piano funzionò per un po’ di tempo, ma dato che gli omicidi proseguivano, Todd cominciò ad uscire per nascondere le sue vittime.

Intanto Todd aveva incontrato la vedova Margery Lovett, avida di denaro. I due divennero amanti e soci in affari dopo che Todd mise in piedi il negozio di torte di Mrs. Lovett’s in Bell Yard, che era collegato alla sua bottega di barbiere per mezzo delle gallerie sotterranee. Todd utilizzò le sue abilità chirurgiche per macellare i corpi, consegnando la carne a Mrs. Lovett per le sue torte, nascondendo allo stesso tempo la pelle e le ossa nelle catacombe della chiesa.

Mentre aumentavano la brama di sangue di Todd e il successo nell’affare delle torte di Mrs. Lovett, un abominevole fetore cominciò a levarsi dalle profondità di St. Dunstan’s. Le autorità investigarono e non ci volle molto a collegare una scia di uomini spariti alle pile di cadaveri in decomposizione e ad un tracciato di impronte insanguinate dirette dal negozio di Todd a quello di Mrs. Lovett. E’ allora che ebbe inizio l’isteria collettiva.

 

I MEDIA E PENNY DREADFULS

 

Todd venne arrestato senza incidenti, ma quando le autorità giunsero a Bell Yard per Mrs. Lovett, i suoi clienti, mangiatori di torte, vennero a conoscenza sia degli omicidi che del fatto di aver mangiato alcune delle vittime. La folla tentò di linciarla sul posto, ma la Lovett venne rapidamente portata alla prigione di Newgate. Confessò i suoi oscuri traffici e quelli di Todd prima di suicidarsi, mentre a Todd venne garantito un processo, venne condannato, e alla fine impiccato; in totale sembra che Sweeney Todd abbia assassinato oltre 160 persone.

La curiosità morbosa del pubblico seguì questi terribili avvenimenti, e gli editori di giornali trassero vantaggio da questo improvviso interesse per aumentare le vendite. I reporter misero insieme pettegolezzi e fatti, sensazionalizzando la storia in modo tale che Sweeney Todd presto divenne primo nutrimento per i tabloid e materia di leggende metropolitane; anzi, proprio a causa di questi numerosi ripetuti resoconti, non esistono descrizioni accurate dell’effettivo aspetto di Todd.

L’ovvia popolarità di questi racconti tratti da storie di crimini realmente commessi, unita al crescente numero di lettori adulti, ispirò la creazione di riviste periodiche del costo di un penny, contenenti racconti a puntate venduti ad un centesimo. A causa del loro contenuto pittoresco e per la qualità dello stile con il quale erano scritti, presto divennero noti come Penny Bloods e, più tardi, come Penny Dreadfuls. Il più famoso di questi Penny Dreadfuls era una storia dal titolo “The String of Pearls”, scritta da Thomas Peckett Prest nel 1846, in cui compariva un Barbiere Diabolico chiamato Sweeney Todd. Tra la storia di Prest e quella di Todd viva nella cultura popolare, non ci volle molto perché questo racconto impregnato di sangue venisse adattato per il palcoscenico.

 

LA TRADIZIONE DEL GRAND GUIGNOL

 

“George Dibdin-Pitt era uno dei più famosi commediografi del suo tempo”, spiega Stephen Sondheim. “Trasformò Sweeney Todd in una pièce alla fine degli anni ’40 del XIX° secolo, che divenne un grande successo”. Sebbene la storia facesse sicuramente leva sulla passione del pubblico per l’horror e il macabro, lo Sweeney Todd di Pitt piaceva agli spettatori anche perché era nello stile francese del melodramma Grand Guignol.

Predendo il nome dal Teatro del Grand Guignol, fondato da Oscar Metenier nel 1897, il Grand Guignol era noto per le sue storie spaventose e per i suoi copiosi effetti speciali. Considerato oggi come una forma di intrattenimento antiquata, divenuta obsoleta con l’affermarsi dei film horror negli anni ‘60, all’epoca la produzione dello Sweeney Todd di Pitt era uno spettacolo magnifico per il pubblico. Il suo successo ispirò numerosi altri adattamenti nel corso degli anni, ma fu solo nei primi anni ’70 che il commediografo e attore Christopher Bond scrisse una versione con significativi cambiamenti. Bond inserì la questione della vendetta nei confronti del Giudice Turpin, trasformando Sweeney Todd da un semplice serial killer rapinatore in un uomo complesso, tormentato.

“Nel 1973 ero a Londra e quella è la versione che vidi” racconta Sondheim. “Mi è sempre piaciuto molto il melodramma e pensai subito che quella pièce sarebbe potuta diventare un ottimo musical. Così chiesi a Christopher Bond il permesso e poi scrissi il musical”.

 

IL CAST

 

JOHNNY DEPP, Sweeney Todd

Recentemente Depp ha interpretato di nuovo il ruolo per il quale aveva ottenuto una candidatura agli Academy Award®, quello del Capitano Jack Sparrow nel blockbuster dell’estate “Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo”. Il precedente capitolo, “Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma”, avendo incassato oltre un miliardo di dollari, è ora al terzo posto nella classifica dei maggiori incassi di tutti i tempi. Per il suo ritratto del Capitano Jack nel primo film della trilogia, “La maledizione della prima luna”, Depp aveva ottenuto anche una candidatura al Golden Globe e una ai British Academy of Film and Television Arts (BAFTA) oltre ad uno Screen Actors Guild Award.

Depp ha conquistato l’ammirazione sia della critica che del pubblico grazie al suo straordinario lavoro in numerosi film memorabili. Tra i più recenti, ha collaborato con il regista Tim Burton, per la quarta e per la quinta volta, in “La fabbrica di cioccolato”, per il quale Depp ha ricevuto una candidatura ad un Golden Globe come miglior attore in una commedia o un musical, e in “La sposa cadavere”, film candidato nel 2005 agli Academy Award® come miglior film di animazione. In “La fabbrica di cioccolato”,  Depp ha interpretato il ruolo dell’eccentrico fabbricante di cioccolata Willy Wonka, ispirato al popolare classico di Roald Dahl, rivelatosi un enorme successo di critica e di botteghino in tutto il mondo. Ne “La sposa cadavere” Depp ha dato la voce al protagonista Victor Van Dort; questo film incredibilmente fantasioso è stato uno tra i maggiori successi dell’anno. Depp ha anche recitato al fianco di John Malkovich e Samantha Morton in “The Libertine” di Laurence Dunmore, nel quale ha vestito i panni del licenzioso poeta del XVII° secolo John Wilmot, Conte di Rochester.

Depp ha ricevuto un’altra candidatura agli Academy Award®, al Golden Globe, allo Screen Actors Guild Award e ai BAFTA per la sua interpretazione di J.M. Barrie nel film di Marc Forster “Neverland”, nel quale ha recitato al fianco di Kate Winslet e Freddie Highmore.

Altre interpretazioni di Depp per lo schermo comprendono quelle in “Secret Window” di David Koepp, “C’era una volta in Messico” di Robert Rodriguez, “La vera storia di Jack lo Squartatore - From Hell” di Albert e Allen Hughes, “Blow” di Ted Demme, nella commedia romantica di Lasse Hallstrom “Chocolat”, in “Prima che sia notte” di Julian Schnabel, “L’uomo che pianse” di Sally Potter, “Il mistero di Sleepy Hollow” di Tim Burton, “La nona porta” di Roman Polanski e “Paura e delirio a Las Vegas” di Terry Gilliam.

Acclamato come “miglior attore” della sua generazione per la sua interpretazione in “Donnie Brasco” di Mike Newell con Al Pacino, Depp è stato anche il protagonista del film di Jim Jarmusch “Dead Man” e di quello di Jeremy Leven “Don Juan DeMarco maestro d’amore” nel quale ha interpretato il ruolo di un uomo convinto di essere il più grande amatore del mondo, al fianco di attori leggendari quali Marlon Brando e Faye Dunaway.

E’ stata la sua straordinaria interpretazione nei panni del protagonista in “Edward mani di forbice” di Burton a trasformare Depp in uno dei talenti più richiesti di Hollywood e a fargli ottenere la sua prima candidatura ai Golden Globe come miglior attore. Ha poi meritato una seconda candidatura ai Golden Globe per il suo lavoro nell’inconsueta storia d’amore “Benny & Joon” diretta da Jeremiah S. Chechik. Depp ha lavorato poi ancora con Burton per il film apprezzato dalla critica “Ed Wood”, per il quale ha ottenuto la sua terza candidatura ai Golden Globe come miglior attore.

Altri film da lui interpretati comprendono “Buon compleanno Mr.Grape” di Lasse Hallstrom, “Arizona Dream” di Emir Kusturica e “Minuti contati” di John Badham.

Depp aveva iniziato la sua carriera come musicista, unendosi al gruppo rock The Kids, che alla fine lo aveva portato a Los Angeles. Quando il gruppo si sciolse, lui cominciò a fare l’attore, ottenendo un primo ruolo di rilievo in “Nightmare”. Proseguì poi ottenendo ruoli in diversi film, compreso il film di Oliver Stone, vincitore di Oscar® “Platoon”. Depp ottenne successivamente il ruolo che sarebbe diventato il suo trampolino di lancio, quello del detective sotto copertura Tom Hanson nella popolare serie televisiva della Fox “21 Jump Street”. Ha lavorato nella serie per quattro stagioni prima di tornare al grande schermo nei panni del protagonista del film di John Waters “Cry Baby”.

Depp ha fatto il suo debutto come regista nel film da lui interpretato al fianco di Marlon Brando, “Il coraggioso”, tratto da un romanzo di Gregory McDonald. Depp ne ha scritto la sceneggiatura assieme a suo fratello D.P. Depp.

 

HELENA BONHAM CARTER, Mrs. Lovett

                L’attrice inglese Helena Bonham Carter ha espresso il suo talento in una vasta gamma di film, tra i quali il provocatorio “Fight Club” di David Fincher, la nuova versione de “Il pianeta delle scimmie - Planet of the Apes” di Tim Burton e la dark comedy “Novocaine” diretta da David Atkins.

Il suo film più recente è stato il blockbuster dell’estate diretto da David Yates, “Harry Potter e l’Ordine della Fenice”, nel quale ha interpretato il personaggio di Bellatrix Lestrange.

Nel 2005 la Bonham Carter ha prestato la sua voce a Lady Tottington nel flm di animazione di Nick Parker “Wallace & Gromit: la maledizione del coniglio mannaro” e alla protagonista nel film in stop-motion di Tim Burton “La sposa cadavere”.

Altre sue interpretazioni comprendono quelle in film quali “Conversations with Other Women” di Hans Canosa, “Big Fish” di Burton (nel quale aveva due ruoli, Jenny e la strega), “Till Human Voices Wake Us” di Michael Petroni e il film della HBO “Live from Baghdad” diretto da Mick Jackson, per il quale ha ottenuto candidature ad un Golden Globe e ad un Emmy Award. Altre interpretazioni recenti comprendono quelle in “Sixty Six” di Paul Weiland e in “The Heart of Me” di Thaddeus O’Sullivan.

Per la sua interpretazione nel film di Ian Softley “Le ali dell’amore” ha ottenuto una candidatura come migliore attrice agli Academy Award®, oltre a quelle ai Golden Globe e allo Screen Actors Guild Award. Ha ricevuto un Canadian Genie Award come miglior attrice per “Margaret’s Museum” di Mort Ransen e una candidatura agli Emmy per il suo ruolo nella miniserie di Steve Barron “Merlin”.

Durante l’ultimo giorno delle riprese del film con il quale avrebbe debuttato sul grande schermo, “Lady Jane” di Trevor Nunn, il regista James Ivory le offrì il ruolo dell’ingenua protagonista in “Camera con vista”. Fu il primo di una serie di ruoli in adattamenti dai romanzi di E.M. Forster che l’avrebbero portata ad essere apprezzata internazionalmente; ad esso fece seguito “Monteriano - Dove gli angeli non osano mettere piede” di Charles Sturridge e “Casa Howard” di Ivory. Ha poi interpretato Ofelia in “Amleto” di Franco Zeffirelli, con Mel Gibson, ed è stata Elizabeth in “Frankenstein di Mary Shelley” diretto da Kenneth Branagh. Successivamente ha interpretato la moglie di Woody Allen in “La dea dell’amore”.

Le interpretazioni per la televisione della Bonham Carter comprendono “Magnificent 7”, ispirato alla vita di Jacqui Jackson, una madre di sette bambini, tre bambine normali e quattro bambini affetti ciascuno da una diversa forma di autismo; “Dancing Queen”; “Fatal Deception”; “A Dark Adapted Eye”; “Merlin”; e “Henry VIII”. I suoi lavori a teatro comprendono “Woman in White”; “The Chalk Garden”; “House of Bernarda Alba”; e “Trelawny of the Wells”.

 

ALAN RICKMAN, il giudice Turpin

Le interpretazioni più recenti di Alan Rickman sono state quelle nei film “Profumo”, “Snow Cake”, “Nobel Son” e “Harry Potter e l’Ordine della Fenice”.

Ha ottenuto candidature ai BAFTA per “Ragione e sentimento” e per “Michael Collins” e ha vinto un BAFTA Award come attore non protagonista per “Robin Hood principe dei ladri”. Per “Il fantasma innamorato”, “Close My Eyes” e “Robin Hood principe dei ladri” è stato nominato attore dell’anno dall’Evening Standard.

Ha recitato anche in “Mesmer”, per il quale è stato nominato miglior attore al Montreal Film Festival.

Tra gli altri film da lui interpretati ci sono “Die Hard – Trappola di cristallo”, “Bob Roberts”, “Un’avventura terribilmente complicata”, “Dogma”, “Galaxy Quest” e la famosa serie dei film di “Harry Potter”.

Per la sua interpretazione dell’enigmatico monaco russo in “Rasputin” della HBO, Rickman ha vinto un Emmy, un Golden Globe e un SAG Award come miglior attore protagonista. E’ stato anche candidato agli Emmy per “Something the Lord Made” sempre della HBO.

Per la Royal Shakespeare Company ha interpretato “Les Liaisons Dangereuses” sia nel West End che a Broadway, per il quale ha ricevuto una candidatura al Tony Award. Per il Royal Court Theatre ha lavorato in “The Grass Widow”, “The Lucky Chance” e “The Seagull”. Per il National Theatre Rickman ha recitato al fianco di Helen Mirren in “Antonio e Cleopatra” ed è stato il protagonista di “Amleto” ai Riverside Studios, diretto da Robert Sturua, il celebre regista del Rustaveli Theatre in Georgia.

Rickman ha anche partecipato tre volte all’Edinburgh Festival: una doppia presenza con “The Devil Is an Ass” e “Misura per misura”; in “I fratelli Karamazov”; e in “Tango at the End of Winter” di Yukio Ninagawa, poi portato al West End facendo vincere a Rickman il Time Out Award come miglior attore.

Più di recente in teatro, Rickman ha lavorato nell’apprezzatissima produzione di “Private Lives” di Noel Coward, sia a Londra che a New York. Ha vinto sia il Variety Club Award che il Theatre Goers come miglior attore ed ha ottenuto candidature per un Olivier Award, un Evening Standard Award e un Tony Award.

Come regista, il lavoro di Rickman comprende “L’ospite d’inverno” di Sharman MacDonald allestito sia al West Yorkshire Playhouse che all’Almeida Theatre di Londra. Ha anche diretto la versione cinematografica de “L’ospite d’inverno”, vincitore di tre premi e in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, successivamente vincitore del premio come miglior film al Chicago Film Festival. Più di recente ha diretto “My Name is Rachel Corrie” al Royal Court Theatre. La produzione si è poi trasferita al West End, ai festival di Galway e di Edinburgo e a New York.

 

TIMOTHY SPALL, Beadle

                Timothy Spall è uno tra i più stimati attori inglesi con una carriera che spazia tra cinema, televisione e teatro.

Recentemente Spall ha recitato in “Pierrepoint” di Adrian Shergold, “Come d’incanto” di Kevin Lima, “Death Defying Acts” di Gillian Armstrong, “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban” di Alfonso Cuaron e “Harry Potter e il calice di fuoco” di Mike Newell.

Altre sue interpretazioni comprendono quelle nei film “Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi” di Brad Silberling, “L’ultimo samurai” di Ed Zwick, “My House In Umbria” di Richard Loncraine, “Nicholas Nickleby” di Doug McGrath, “Vanilla Sky” di Cameron Crowe, “Lucky Break” di Peter Catttaneo, “Rock Star” di Stephen Herek e “Pene d’amor perdute” e “Hamlet”, entrambi diretti da Kenneth Branagh, solo per citarne alcuni. Spall ha collaborato con il regista Mike Leigh quattro volte, interpretando “Tutto o niente”, “Dolce è la vita”, “Segreti e bugie”e “Topsy-Turvy”. Spall ha ottenuto candidature ai BAFTA sia per “Segreti e bugie” che per “Topsy-Turvy”.

Le interpretazioni di Spall per la televisione comprendono quelle per “Vacuuming Completely Nude in Paradise” di Danny Boyle, per “Shooting the Past” di Stephen Poliakoff e per la miniserie “Our Mutual Friend”. Tutte e tre tali da fargli meritare candidature ai BAFTA.

Sul palcoscenico Spall ha iniziato la sua carriera con due anni alla Royal Shakespeare Company ed è stato poi il protagonista di numerose produzioni, comprese “This is a Chair” di Stephan Daldry al Royal Court, “A Midsummer’s Night Dream” di Robert LePage al National Theatre, “The Government Inspector” di Matthew Francis e “Smelling A Rat” di Mike Leigh allo Hampstead Theatre, solo per ricordarne alcune.

 

SACHA BARON COHEN, Pirelli

Sacha Baron Cohen era, fino a poco tempo fa, meglio conosciuto dal pubblico nei panni del suo alter ego Ali G, lo sfrontato conduttore del talk show comico della HBO candidato più volte agli Emmy Award “Da Ali G Show”. Il programma era già il fenomeno comico numero uno nella nativa Inghilterra di Baron Cohen, quando decise di portarla negli Stati Uniti, dove è diventato un successo immediato della HBO. Dopo aver portato a termine due stagioni, Baron Cohen è partito alla conquista del mondo con “Borat – Studio culturale sull’America a Beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan”, un film il cui protagonista è il suo secondo alter ego, Borat Sagdiyev, un giornalista reporter kazako. Baron Cohen è ora noto in tutto il mondo per aver creato “uno dei film comici migliori degli ultimi dieci anni e forse perfino per aver dato vita ad un nuovo genere cinematografico”, secondo Neil Strauss della rivista Rolling Stone. Dopo essere stato al primo posto per gli incassi alla sua uscita in 24 paesi, con un totale di 250 milioni di dollari in tutto il mondo, e dopo aver portato a casa un Golden Globe come miglior attore in una commedia o musical, oltre ad una candidatura agli Oscar® per la miglior sceneggiatura non originale, si può dire con certezza che c’è ancora molto da aspettarsi da Sacha Baron Cohen.

Dalla sua uscita nel novembre 2006, “Borat – Studio culturale sull’America a Beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan”, ha ottenuto molti altri premi e numerose candidature, compresi il riconoscimento come uno dei 10 migliori film dell’anno dall’AFI e una candidatura ai Golden Globe come miglior film commedia/musical. Personalmente, Sacha Baron Cohen ha vinto il Los Angeles Films Critics Association Award, il San Francisco Films Critics Circle Award e il Toronto Film Critics Association Award, tutti come miglior attore.

“Da Ali G Show” ha ricevuto sei candidature agli Emmy Award, comprese due nel 2003 per il miglior programma non-fiction e per la miglior sceneggiatura di un programma non-fiction e tre nel 2005 per la migliore serie di varietà, musicale o comica, la migliore sceneggiatura e la migliore regia, per i programmi di quella categoria. Lo show ha ricevuto molti riconoscimenti anche in Gran Bretagna prima del suo debutto negli Stati Uniti, con Baron Cohen vincitore di due BAFTA Awards (migliore interpretazione in una commedia e miglior programma comico).

Baron Cohen aveva creato il personaggio di Ali G nel 1998 per il programma inglese “The 11 O’Clock Show”. Due anni dopo Channel 4 Television lanciava “Da Ali G. Show”, diventato rapidamente un programma cult cresciuto in un passaparola che è giunto fino a Buckingham Palace, visto che è noto che la regina d’Inghilterra è una fan entusiasta della serie. Baron Cohen è produttore esecutivo del programma, oltre a recitare e a scrivere per esso. Nel 2003 la HBO ha iniziato a trasmettere “Da Ali G. Show” negli Stati Uniti.

I progetti cinematografici passati di Baron Cohen comprendono la commedia di successo “Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby” al fianco di Will Ferrell e John C. Reilly, e la voce di “King Julien”, il protagonista del film animato della DreamWorks Animation “Madagascar”, che ha incassato oltre 500 milioni di dollari in tutto il mondo.

Baron Cohen ha presentato due volte gli MTV Europe Music Awards, la prima volta nei panni di Ali G nel novembre 2001 a Francoforte, in Germania, e poi come Borat nel novembre 2005 a Lisbona, in Portogallo.

 

I REALIZZATORI DEL FILM

 

TIM BURTON, Regista

Nel 2005 Tim Burton ha diretto il fantasy avventuroso “La fabbrica di cioccolato” con Johnny Depp e Freddie Highmore. Tratto dal popolare classico di Roald Dahl, il film ha ottenuto uno straordinario successo di critica e di botteghino e continua a far divertire il pubblico in ogni parte del mondo. Nello stesso anno ha anche diretto e prodotto il film di animazione dark e romantico “La sposa cadavere” con le voci di talenti quali Johnny Depp ed Helena Bonham Carter.

                Il precedente film di Burton, “Big Fish”, una commovente fiaba sul rapporto tra un padre e un figlio, è stato riconosciuto come l’opera più personale e sentita di Burton fino ad oggi, conseguendo recensioni molto positive e incassi notevoli. “Big Fish” è interpretato da Ewan McGregor, Albert Finney, Jessica Lange e Billy Crudup.

                Prima di “Big Fish” Burton aveva diretto un remake di “Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie”, un progetto che lo ha portato a lavorare con il produttore Richard D. Zanuck, l’ex-capo della 20th Century Fox che approvò il progetto del film originale nel l968. Protagonisti del remake di Burton, successo di incassi dell’estate del 2001, sono Mark Wahlberg, Tim Roth, Helena Bonham Carter, Michael Clarke Duncan e Kris Kristofferson.

Tutti i film di Tim Burton sono molto conosciuti per la straordinaria capacità immaginativa e la creazione meticolosa di un mondo che racchiude e caratterizza la storia. Tra questi “Pee-wee’s Big Adventure”, “Beetlejuice – spiritello porcello”, “Batman”, “Edward mani di forbice”, “Batman – Il ritorno”, “Nightmare Before Christmas”, “Ed Wood”, “Mars Attacks!” e “Il mistero di Sleepy Hollow”.

Burton ha iniziato a disegnare prestissimo, ha frequentato il Cal Arts Institute con una borsa di studio della Disney e, subito dopo, è entrato a lavorare negli studios come animatore. Ha fatto il suo debutto come regista con il cortometraggio animato “Vincent” narrato da Vincent Price. Il film fu un grande successo di critica e vinse molti premi nel circuito dei festival. Il successivo progetto di Burton per gli studios è stato un cortometraggio live-action, “Frankenweenie”, un’interpretazione piena di creatività e freschezza della leggenda di Frankenstein.

Nel 1985 il primo lungometraggio di Burton, “Pee-wee’s Big Adventure”, fu un successo al box office e il regista venne molto apprezzato per la sua originalità. “Beetlejuice – spiritello porcello (l988)”, una commedia soprannaturale con Michael Keaton, Geena Davis, Alec Baldwin e Winona Ryder, fu un altro successo di critica e di incassi.

Nel 1989, Burton diresse il blockbuster “Batman” con Jack Nicholson, Michael Keaton e Kim Basinger. In seguito al trionfo di “Batman”, la National Association of Theatre Owners (NATO) consegnò a Burton il premio di regista dell’anno. Il film vinse anche un Oscar® per le migliori scenografie.

“Edward mani di forbice”, con Johnny Depp, Winona Ryder e Diane Wiest, fu uno dei maggiori successi del periodo natalizio del 1990 e apprezzato per la sua originalità e per la commovente sensibilità fiabesca. Nel 1992 Burton tornò ad esplorare l’oscuro mondo sotterraneo di Gotham City in “Batman – il ritorno”, il maggior successo di incassi di quell’anno, interpretato da Michelle Pfeiffer nei panni della formidabile Catwoman e da Danny DeVito in quelli di Penguin.

Nel 1994 Burton ha prodotto e diretto “Ed Wood” interpretato da Johnny Depp nel ruolo del protagonista. Il film ottenne un Academy Awards® per il miglior attore non protagonista (Martin Landau nei panni di Bela Lugosi) e uno per il miglior makeup.

Burton ha concepito e prodotto il film animato in stop-motion “Nightmare Before Christmas”, un originale racconto di Natale poi diventato un classico del periodo natalizio. Ha prodotto anche “Cabin Boy” nel 1993 e il blockbuster estivo del 1995 “Batman Forever”, oltre al film del 1996 “James e la pesca gigante”, basato sul racconto per bambini di Roald Dahl.

Burton ha prodotto e diretto anche “Mars Attacks!”, una commedia fantascientifica ispirata alla serie di figurine collezionabili Topps, interpretata da una ventina di attori molto famosi, tra i quali Jack Nicholson, Glenn Close, Danny DeVito e Annette Bening.

Nel 1999 Burton ha diretto “Il mistero di Sleepy Hollow”, ispirato al classico di Washington Irving e interpretato da Johnny Depp, Christina Ricci, Miranda Richardson e Michael Gambon. Il film ha ricevuto tre candidature agli Oscar®, comprese quelle per i migliori costumi e la migliore fotografia, vincendo quello per le migliori scenografie. Tra i riconoscimenti ottenuti ai BAFTA, ci sono stati quelli per i migliori costumi e le migliori scenografie.

Tim Burton ha scritto e illustrato un libro per bambini per “Nightmare Before Christmas”, pubblicato contemporaneamente all’uscita del film. Il suo libro successivo illustrato e in versi, “Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie”, è stato elogiato dal New York Times per essere riuscito ad “illustrare la sofferenza di un outsider adolescente”.

 

JOHN LOGAN, Sceneggiatore/Produttore

Il lavoro di John Logan come sceneggiatore comprende film quali “The Aviator”, “Il gladiatore”, “L’ultimo samurai”, “Ogni maledetta domenica”, “The Time Machine”, “Star Trek – La nemesi” e “RKO 281”. E’ stato due volte candidato agli Academy Award® per la migliore sceneggiatura originale.

Ha scritto anche 14 pièce teatrali comprese “Never the Sinner”, rappresentata al West End di Londra e a New York, Chicago, in Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Canada, Austria, Irlanda, Sud Africa e Uruguay. Il suo nuovo adattamento de “Il costruttore Solness” di Henrik Ibsen è stato messo in scena di recente al West End.

 

STEPHEN SONDHEIM, Parole e musica

Stephen Sondheim è uno dei compositori e parolieri contemporanei più noti e apprezzati del mondo.

Nel 1979 scrisse parole e musica per la produzione originale di “Sweeney Todd”, su un libretto di Hugh Wheeler e basato su una pièce di Christopher Bond. Debuttò a Broadway nel 1979 e vinse otto Tony Awards, compreso quello per il miglior musical, oltre ad un Grammy Award.

I lavori di Sondheim come compositore e paroliere, comprendono quelli per “A Funny Thing Happened on the Way to the Forum” (1962), “Anyone Can Whistle” (1964), “Company” (1970), “Follies” (1971), “A Little Night Music” (1973), “The Frogs” (1974), “Pacific Overtures” (1976), “Sweeney Todd” (1979), “Merrily We Roll Along” (1981), “Sunday in the Park with George” (1984), “Into the Woods” (1987), “Assassins” (1991), “Passion” (1994) e “Bounce” (2003), oltre ai testi per “West Side Story” (1957), “Gypsy” (1959), “Do I Hear a Waltz? (1965) e ai testi addizionali per “Candide” (1973). “Side By Side By Sondheim” (1976), “Marry Me a Little” (1981), “You’re Gonna Love Tomorrow” (1983), “Putting It Together” (1993/99) e “Moving On” (2001), rappresentano delle vere antologie del suo lavoro come compositore e paroliere.

Per il cinema ha composto la colonna sonora di “Stavisky il grande truffatore” (1974) e ha collaborato alla realizzazione di quella di “Reds” (1981), oltre alle canzoni per “Dick Tracy” (1990), per il quale ha vinto un Oscar® per la migliore canzone originale. Ha anche composto le canzoni per la produzione televisiva “Evening Primrose” (1966), è stato coautore per il film “The Last of Sheila” (1973) e per la commedia “Getting Away With Murder” (1996) e ha realizzato le musiche per i lavori teatrali “The Girls of Summer” (1956), “Invitation to a March” (1961), “Twigs” (1971) e “The Enclave” (1973). Infine “Saturday Night” (1954), il suo primo musical, ha debuttato a New York nel 1999.

Oltre a quelli per “Sweeney Todd”, Sondheim ha vinto dei Tony Awards per la migliore colonna sonora di un musical per “Passion”, “Into the Woods”, “A Little Night Music”, “Follies” e “Company”. Tutti vincitori anche del New York Drama Critics Circle Award, premio andato anche a “Pacific Overtures” e a “Sunday in the Park with George”, quest’ultimo vincitore anche del premio Pulitzer (1985).

                Sondheim è membro del Council of the Dramatists Guild, l’associazione nazionale degli scrittori, compositori e parolieri, di cui è stato anche presidente dal 1973 al 1981.

 

WALTER PARKES E LAURIE MACDONALD, Produttori

Walter Parkes e Laurie MacDonald sono attualmente due tra i produttori cinematografici fra i più attivi di Hollywood. Fra i film da loro prodotti o per i quali hanno lavorato come produttori esecutivi figurano la serie di “Men in Black”, i film “The Ring”, “Prova a prendermi”, “Il gladiatore”, “Minority Report”, “Risvegli”, “Amistad” e “Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi”. Hanno collaborato in qualità di produttori con il regista Steven Spielberg per quattro dei suoi film: “Amistad”, “Minority Report”, “Prova a prendermi” e “Terminal”. Quest’anno Parkes e MacDonald hanno prodotto “Sguardo nel vuoto”, debutto alla regia dello sceneggiatore Scott Frank. Il film prodotto dal team più di recente è “Il cacciatore di aquiloni”, tratto dal popolare romanzo di Khaled Hosseini e diretto da Marc Forster. In uscita c’è anche il thriller “A Tale of Two Sisters”.

Oltre ad essere produttori, Parkes e MacDonald sono stati a capo della DreamWorks Pictures dalla creazione degli studios fino alla metà del 2005. Alla DreamWorks sono stati responsabili dello sviluppo e della produzione di numerosi film, diventati grandi successi di incasso e di critica, compresi tre film vincitori di tre Oscar® consecutivi come miglior film (cosa accaduta solo un’altra volta nella storia della Academy of Motion Picture Arts and Sciences): “American Beauty”, “Il gladiatore” e “A Beautiful Mind”, questi ultimi due prodotti in partnership con la Universal. Altri successi commerciali apprezzati anche dalla critica prodotti durante la loro gestione comprendono: “Quasi famosi” di Cameron Crowe, “Le verità nascoste” di Robert Zemeckis, “Anchorman” di Adam McKay, “Collateral” di Michael Mann e il capolavoro di Steven Spielberg vincitore di Oscar® e Golden Globe “Salvate il soldato Ryan”, campione di incassi negli Stati Uniti nel 1998.

La MacDonald ha iniziato la sua carriera come produttore di documentari e notiziari alla KRON, l’affiliata alla NBC a San Francisco. E’ poi entrata alla Columbia Pictures, dove è stata vice presidente per la produzione. Dopo quattro anni ha fondato una società di produzione con Walter Parkes. Immediatamente prima di entrare alla DreamWorks, la MacDonald era stata responsabile della supervisione per lo sviluppo e la produzione alla Amblin Entertainment.

Tre volte candidato al premio Oscar®, Parkes aveva ottenuto la sua prima candidatura come regista/produttore del documentario del 1978 “California Reich”, che raccontava le attività dei neo-nazisti in California. La sua seconda candidatura agli Oscar® era arrivata per aver scritto (con Lawrence Lasker) la sceneggiatura originale di “WarGames – giochi di guerra” e la sua terza per il suo lavoro di produttore del film “Risvegli”, in competizione come miglior film. Parkes ha anche co-sceneggiato e prodotto il thriller “I signori della truffa” interpretato da Robert Redford e Sidney Poitier.

Parkes e MacDonald sono impegnati in una vasta gamma di attività no-profit, compresi incarichi nei comitati della Para Los Ninos Charter School, che fornisce servizi per i figli degli immigrati nella comunità di Los Angeles; della Starbright Foundation, che sviluppa e distribuisce prodotti per bambini con malattie croniche; e della Venice Family Clinic, il maggior fornitore di servizi sanitari della nazione. Parkes è anche presidente del Consiglio universitario della Yale University.

 

RICHARD D. ZANUCK, Produttore

Con una carriera tanto apprezzata quanto ricca, Richard D. Zanuck gode di una stima speciale nell’ambito dell’industria cinematografica che lo considera uno tra i suoi leader più ammirati e all’avanguardia.

                Celebre come produttore indipendente ed ex-capo di studios, Zanuck ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per i suoi successi in più di 40 anni di carriera nel cinema. Tra questi, forse il più significativo e quello che meglio illustra l’importanza della sua riconosciuta statura e della sua influenza è l’Irving G. Thalberg Memorial Award assegnato dall’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences a lui e al suo socio David Brown nel 1991. Questo prestigioso riconoscimento, attribuito solo 36 volte nella storia dell’Academy, è stato assegnato a Zanuck con una motivazione che lo definisce “un produttore creativo il cui lavoro nel suo insieme riflette costantemente un’alta qualità nella produzione cinematografica”. Come onorificenza e indice di successo personale, questo particolare Thalberg Award rende Zanuck il solo premiato di seconda generazione di sempre, essendo stato vinto in precedenza da suo padre, Darryl F. Zanuck.

                Solo un anno prima, Zanuck, assieme a Lili Fini Zanuck, aveva portato a casa un Oscar® come produttore del film vincitore dell’Academy Award® come miglior film del 1989 “A spasso con Daisy”, per il quale aveva ricevuto anche un Golden Globe, il National Board of Review Award e il riconoscimento di Produttore dell’anno dalla Producers Guild of America. La vittoria di “A spasso con Daisy” di Zanuck ha stabilito un altro precedente nell’industria, facendo di Richard e Darryl Zanuck i soli padre e figlio nella storia del cinema ad aver vinto entrambi un Oscar® per il miglior film.

                Come capo di una propria società di produzione, la Zanuck Company, nella quale è partner di sua moglie Lili, Zanuck porta avanti una carriera di successo basata su solide fondamenta.

Dopo essersi laureato alla Stanford University ed aver fatto il servizio militare come tenente dell’esercito, Zanuck lavorò per suo padre come assistente alla produzione di due film della 20th Century Fox: “L’isola nel sole” e “Il sole sorgerà ancora”. All’età di 24 anni fece il suo debutto come produttore unico con il film “Frenesia del delitto”, che giunse a vincere il premio per l’insieme degli attori al festival di Cannes grazie al lavoro corale dei suoi protagonisti: Orson Welles, Dean Stockwell e Bradford Dillman. I suoi film successivi furono poi “Il grande peccato”, tratto da un romanzo di William Faulkner, e “Sessualità”, diretto da George Cukor.

A 28 anni Zanuck venne nominato presidente per la produzione alla 20th Century Fox, diventando così il più giovane capo di una major negli annali di Hollywood. Durante i suoi otto anni di gestione, gli studios ritrovarono il lustro del suo periodo di maggior splendore e ottennero un record senza precedenti di 159 candidature agli Oscar®. Tre dei film, “Tutti insieme appassionatamente”, “Patton, generale d’acciaio” e “Il braccio violento della legge” arrivarono a vincere l’Oscar® per il miglior film. Tra gli altri successi ci furono anche la serie de “Il pianeta delle scimmie”, “Butch Cassidy” e “M*A*S*H”.

Successivamente Zanuck andò via dalla Fox per diventare vice-presidente esecutivo senior alla Warner Bros., dove, insieme a colui che presto sarebbe diventato il suo socio, David Brown, supervisionò la produzione di successi quali “L’esorcista” e “Mezzogiorno e mezzo di fuoco”.

                Con la costituzione della Zanuck/Brown Co. nel 1971, nacque una società di produzione indipendente tra le più raffinate e di successo dell’industria cinematografica. Durante il successivo decennio e mezzo, la Zanuck/Brown fu l’artefice di successi commerciali e di critica quali “Lo squalo”, vincitore di tre premi Oscar® e candidato come miglior film; “Lo squalo 2”; “Sugarland Express”, vincitore per la miglior sceneggiatura al Festival del cinema di Cannes e prima prova come regista di Steven Spielberg; “La stangata”, vincitore di sette Oscar®, compreso quello come miglior film; e “Il verdetto”, candidato a cinque Academy Awards®. Assieme a Lili Fini Zanuck, la Zanuck/Brown produsse anche il vincitore di due premi Oscar® “Cocoon” e il suo sequel “Cocoon – Il ritorno”.

                La Zanuck Company, costituita nel 1988, ottenne un successo straordinario con la sua prima produzione: “A spasso con Daisy”. Candidato a nove Oscar® e vincitore di quattro di essi, compreso quello come miglior film, la commedia vincitrice di un premio Pulitzer trasformata in film, incassò oltre 100 milioni di dollari al box office nazionale e, con il suo costo di 5 milioni di dollari, compare oggi come una delle produzioni più redditizie nella storia della Warner Bros.

                Zanuck fece seguire al grande successo di “A spasso con Daisy” il film apprezzato dalla critica “Rush”, con Jennifer Jason Leigh e Jason Patric, basato sul best seller di Kim Wozencraft. Il film segnò il debutto alla regia di Lili Fini Zanuck, e la sua colonna sonora composta da Eric Clapton (“Tears in Heaven”) divenne uno dei maggiori successi del 1992.

Altre produzioni al fianco di Lili Fini Zanuck comprendono “Cambiar vita”, che vide riunito tutto il cast creativo degli Zanuck di “A spasso con Daisy” con il regista Bruce Beresford e lo sceneggiatore Alfred Uhry, e “Wild Bill”, il film di Walter Hill tratto dalla storia vera del leggendario uomo della frontiera Wild Bill Hickok. Il film, che aveva come protagonista il candidato all’Oscar® Jeff Bridges, venne accolto molto positivamente dalla critica, così come “Scomodi omicidi”, un dramma ambientato negli anni Cinquanta, incentrato su un team di agenti scelti della polizia di Los Angeles, interpretato da un cast di star comprendente Nick Nolte, Melanie Griffith e John Malkovich.

                “Deep Impact”, film prodotto da Zanuck per DreamWorks SKG e Paramount, incassò un totale di 350 milioni di dollari, diventando il primo autentico blockbuster della stagione estiva 1998. Anche “Regole d’onore”, prodotto da Zanuck con Scott Rudin, e interpretato da Tommy Lee Jones, Samuel Jackson, Guy Pearce e Ben Kingsley, fu un vero successo.

                Nel 1999 la Zanuck Company unì le proprie forze a quelle del premio Oscar® Clint Eastwood per produrre “Fino a prova contraria”, un thriller basato sul best seller di Andrew Klavan, del quale Eastwood era anche protagonista e regista per la Warner Bros.

                Nel marzo del 2000, Richard e Lili Zanuck produssero la 72a cerimonia annuale degli Oscar®, che ottenne 9 candidature agli Emmy e il più alto indice di ascolto televisivo degli ultimi sei anni.

                Una nuova produzione di Zanuck de “Il pianeta delle scimmie” diretto da Tim Burton, venne distribuito nelle sale dalla 20th Century Fox nel luglio 2001 e divenne uno dei maggiori successi d’incasso dell’anno sia per il mercato nazionale che per quello internazionale. Tra gli altri progetti più recenti della Zanuck Company, sono da menzionare il film della DreamWorks apprezzato dalla critica “Era mio padre”, diretto da Sam Mendes e interpretato da Tom Hanks, Paul Newman e Jude Law, così come il film di Tim Burton ricco di star “Big Fish”, interpretato da Ewan McGregor, Albert Finney, Billy Crudup, Jessica Lange e Alison Lohman.

                Nel 2005 la terza collaborazione di Zanuck e Burton per il film della Warner Bros. “La fabbrica di cioccolato”, basato sul classico della letteratura di Roald Dahl e interpretato da Johnny Depp, ha incassato oltre 600 milioni di dollari in tutto il mondo.

 

PATRICK MCCORMICK, Produttore esecutivo

Patrick McCormick ha lavorato per diversi generi di film con molti attori e registi di primo piano.

Nel 2005 è stato produttore esecutivo del film fantasy di Tim Burton “La fabbrica di cioccolato” con Johnny Depp. Tra i film ai quali ha collaborato come produttore o come produttore esecutivo ci sono anche “Peter Pan” di P.J. Hogan, interpretato da Jason Isaacs, Jeremy Sumpter, Rachel Hurd-Wood, Lynn Redgrave e Richard Briers, “Nemicheamiche”, con Julia Roberts e Susan Sarandon; “Donnie Brasco”, con Al Pacino, Johnny Depp e Anne Heche; e “Il giurato”, con Demi Moore, Alec Baldwin e James Gandolfini.

                Altri suoi lavori comprendono “Bandits” di Barry Levinson, una commedia stravagante interpretata da Bruce Willis, Billy Bob Thornton e Cate Blanchett; “Everlasting Piece”, una commedia ambientata negli anni ’80 a Belfast e interpretata da Barry McEvoy, Brian F. O’Byrne, Anna Friel e Billy Connolly; “Liberty Heights”, il quarto della serie di film di Levinson su Baltimora interpretato da Adrien Brody, Bebe Neuwirth e Joe Mantegna; “A proposito di donne” con Drew Barrymore, Whoopi Goldberg, Mary-Louise Parker e Matthew McConaughey; “Angie – una donna tutta sola” con Geena Davis; “Come far carriera…molto disonestamente” con Michael Caine; e “The Last Rites” con Tom Berenger.

 

DARIUSZ WOLSKI, ASC, Direttore della fotografia

Recentemente Dariusz Wolski ha lavorato con il regista Gore Verbinski per i film avventurosi sui pirati “Pirati dei Caraibi: la maledizione del forziere fantasma” e “Pirati dei Caraibi: ai confini del mondo” entrambi interpretati da Johnny Depp. Wolski aveva collaborato con Verbinski anche per il primo film dei “Pirati”, “La maledizione della prima luna”, così come per “The Mexican”, con Brad Pitt e Julia Roberts.

Altri film ai quali ha lavorato comprendono “Il Corvo - The Crow” e “Dark City” di Alex Proyas, “The Fan – Il mito” e “Allarme rosso” (per il quale Wolski è stato candidato all’ASC Award) di Tony Scott, “Omicidio perfetto” di Andrew Davis, “Nascosto nel buio” di John Polson, “Bad Company – Protocollo Praga” di Joel Schumacher, “Triplo gioco” di Peter Medak e “Land of Little Rain” di Evelyn Purcell.

Oltre alla sua carriera nel cinema, Wolski ha lavorato con artisti quali Neil Young, Keith Richards, Sting, Aerosmith, Traveling Wilburys, Eminem, Dido e Van Halen, girando più di 100 video musicali.

 

DANTE FERRETTI, Scenografo

Dante Ferretti è uno tra gli scenografi più raffinati e ricercati al mondo, avendo lavorato con alcuni tra i più visionari registi cinematografici, tra i quali Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Terry Gilliam, Neil Jordan e Martin Scorsese.

Nel 2004 ha vinto l’Oscar® per le migliori scenografie per il film di Scorsese “The Aviator”, un riconoscimento condiviso con la decoratrice Francesca Lo Schiavo. Ferretti e Scorsese avevano già collaborato per “Casino”, “Al di là della vita” e per i film candidati agli Oscar®, “Gangs of New York”, “L’età dell’innocenza” e “Kundun”.

Altri film ai quali ha collaborato comprendono titoli quali “Ritorno a Cold Mountain”, l’adattamento di Anthony Minghella per lo schermo del romanzo di Charles Frazer ambientato durante la guerra civile, “Titus” di Julie Taymor, “Vi presento Joe Black” di Martin Brest, “Il nome della rosa” di Jean-Jacques Annaud, “Il nuovo mondo” di Ettore Scola, “La Pelle” di Liliana Cavani e “La classe operaia va in Paradiso” di Elio Petri, così come “Intervista col vampiro” di Neil Jordan, “Amleto” di Franco Zeffirelli e “Le avventure del barone di Munchausen” di Terry Gilliam, questi ultimi tutti candidati agli Academy Award®.

Ferretti ha disegnato le scene per cinque film di Pier Paolo Pasolini: “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, “Il fiore delle mille e una notte”, “I racconti di Canterbury”, “Il Decameron” e “Medea” e per cinque film di Federico Fellini: “La Voce Della Luna”, “Ginger e Fred”, “E la nave va”, “La città delle donne” e “Prova d’orchestra”.

Ferretti è stato candidato otto volte agli Oscar®: per “Gangs of New York”, “Kundun” (per il quale ha ricevuto due candidature, di cui una per i migliori costumi), “Intervista col vampiro”, “L’età dell’innocenza”, “Amleto”, “Le avventure del barone di Munchausen” e “The Aviator”, per il quale lo ha vinto. Ha anche vinto due premi BAFTA, uno per “Intervista col vampiro” e un altro per “Le avventure del barone di Munchausen”.

 

CHRIS LEBENZON, A.C.E, Montatore

Chris Lebenzon aveva già collaborato con Tim Burton per “La fabbrica di cioccolato”, “La sposa cadavere”, “Big Fish”, “Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie”, “Il mistero di Sleepy Hollow”, “Mars Attacks!”, “Ed Wood”, “Nightmare Before Christmas” e “Batman – il ritorno”.

Lebenzon ha fatto diverse volte squadra con il premiato produttore Jerry Bruckheimer, lavorando con lui per “Pearl Harbor”, “Fuori in 60 secondi”, “Nemico pubblico”, “Armageddon”, “Con Air”, “Allarme rosso”, “Giorni di tuono”, “Beverly Hills Cop II” e “Top Gun”. Ha anche collaborato con il regista Michael Bay e, più di recente, con il regista Tony Scott per il film “Déjà Vu – Corsa contro il tempo”.

                Lebenzon è stato due volte candidato agli Academy Award® per “Allarme rosso” e “Top Gun” (come co-montatore). Altri suoi lavori comprendono “XXX”, “Mi chiamano Radio”, “L’ultimo boy scout”, “Revenge”, “Prima di mezzanotte”, “La donna esplosiva” e “Wolfen – La belva immortale”.

 

COLLEEN ATWOOD, Costumista

Colleen Atwood ha vinto il suo primo Oscar® con il suo lavoro in “Chicago”, dopo essere stata in precedenza candidata per “Il mistero di Sleepy Hollow”, “Beloved” e “Piccole donne”. Nel 2005 ha vinto il suo secondo Oscar® per “Memorie di una Geisha”, per il quale ha vinto anche un BAFTA Award. Nel 2004 era stata candidata per un Academy Award® per il suo lavoro per “Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi”.

Abituale collaboratrice di Burton, la Atwood collaborò per la prima volta con il regista in occasione del film “Edward mani di forbice” e ha poi lavorato con lui per “Ed Wood”, “Il mistero di Sleepy Hollow”, “Mars Attacks!”, “Planet of the Apes – il pianeta delle scimmie” e “Big Fish”. La Atwood ha vinto un BAFTA per il suo lavoro in “Il mistero di Sleepy Hollow”.

Ha collaborato regolarmente anche con il regista Jonathan Demme, a partire da “Una vedova allegra…ma non troppo” e compresi anche il suo film premiato con l’Oscar® “Il silenzio degli innocenti” e il pluripremiato “Philadelphia”.

La Atwood ha cominciato la sua carriera come assistente al guardaroba nel 1982 per la commedia romantica “Un po’ di sesso” ed è diventata designer appena due anni dopo con il film drammatico di Michael Apted “First Born”. E’ diventata famosa nel 1986 come costumista per il film molto apprezzato di Michael Mann “Manhunter – Frammenti di un omicidio”, al quale hanno fatto seguito film quali “Una vedova allegra ma…non troppo” e “Critical Condition” di Apted.

Tra i numerosi film ai quali la Atwood ha lavorato ci sono anche “Mission Impossible III”, “The Mexican”, “Gattaca – La porta dell’universo”, “Buddy”, “Music Graffiti”, “Wyatt Earp”, “L’olio di Lorenzo” e “Joe contro il vulcano”.

La Atwood ha realizzato anche molti video musicali, oltre a spettacoli dal vivo, il suo incarico più recente essendo stato quello per il Ringling Brothers Circus.

 

KATTERLI FRAUENFELDER, Co-produttore

Katterli Frauenfelder era parte della squadra guidata dal regista Daniel Petrie che vinse nel 1985 il DGA Award per “Dollmaker”.

La Frauenfelder ha già lavorato in passato con il regista Tim Burton per “Charlie e la fabbrica di cioccolato” (come co-produttore e primo aiuto regista), e come produttore associato e primo aiuto regista per “Big Fish” e “Il pianeta delle scimmie - Planet of the Apes”. Attualmente è co-produttore per il prossimo film “Yes Man”.

Come primo aiuto regista, la Frauenfelder ha lavorato a film quali “The Adventures of Rocky & Bullwinkle”, “La neve cade sui cedri”, “Sfera”, “Music Graffiti”, “Il diavolo in blu”, “Congo”, “Rosso d’autunno”, “Alive – I sopravvissuti” e “A spasso con Daisy”, tra gli altri. Come secondo aiuto regista, i film ai quali ha lavorato comprendono “Touch and Go”, “Pericolosamente insieme”, “St. Elmo’s Fire”, “Ghostbusters - acchiappafantasmi” e “Bad Boys”, solo per citarne alcuni.

Katterli Frauenfelder ha iniziato la sua carriera come aiuto alla produzione con il film “The Blues Brothers”.

 

postato da: cinemotore alle ore gennaio 31, 2008 23:01 | Permalink |
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