lunedì, 25 febbraio 2008

OSCAR 2008


- Miglior film: «Non è un paese per vecchi», di Joel Coen ed Ethan Coen.
- Regia: Joel Coen, Ethan Coen («Non è un paese per vecchi»).
- Sceneggiatura non originale (adattamento): Joel Coen ed Ethan Coen («Non è un paese per vecchi»).

- Sceneggiatura originale: Diablo Cody («Juno»).


- Colonna sonora: Dario Marianelli («Espiazione»).
- Scenografia: Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo («Sweeney Todd»).


- Attore non protagonista: Javier Bardem («Non è un paese per vecchi»).
- Attrice non protagonista: Tilda Swinton («Michael Clayton»).

 
- Attore: Daniel Day Lewis («Il petroliere»).
- Fotografia: Robert Elswit («Il petroliere»).
- Attrice: Marion Cotillard («La vie en rose»).

- Montaggio: Christopher Rouse («The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo»).
- Costumi: Alexandra Byrne («Elizabeth: The Golden Age»).
- Trucco: Didier Lavergne, Jan Archibald («La vie en rose»).
- Effetti visivi: Michael Fink, Bill Westenhofer, Ben Morris, Trevor Wood («The Golden Compass»).
- Sonoro (mixaggio): Scott Millan, David Parker, Kirk Francis («The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo»).
- Sonoro (montaggio): Karen Baker Landers, Per Hallberg («The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo»).
 
- Film d’animazione: «Ratatouille», di Brad Bird.

- Canzone: «Falling Slowly», di Glen Hansard e Marketa Irglova («Once»).
- Documentario: «Taxi to the Dark Side», di Alex Gibney e Eva Orner.
- Documentario cortometraggio: «Freeheld», di Cynthia Wade e Vanessa Roth.
- Cortometraggio: «Le Mozart des pickpockets», di Philippe Pollet-Villard.
- Cortometraggio d’animazione: «Peter and the Wolf», di Suzie Templeton e Hugh Welchman.

- Film straniero: «Il falsario» (Die Faelscher), di Stefan Ruzowitzky (Austria).

www.cinemotoreonlne.net


LE STAR E LA MODA

CON CHE ABITO  HANNO "SFILATO" SUL RED CARPET ?

JESSICA ALBA,DREW BARRYMORE, HALLE BERRY,NAOMI WATTS, HILARY SWANK,UMA
THURMAN, JENNIFER LOPEZ ,CHRISTINA , SHARON STONE, BEYONCÉ,MELANIE
GRIFFITH   Versace

JULIETTE BINOCHE  Jean Paul Gaultier

CATE BLANCHETT  Valentino Couture

SANDRA BULLOCK,PENÉLOPE CRUZ    Oscar de la Renta

CAMERON DIAZ,SALMA HAYEK, JENNIFER JASON LEIGH  Prada

JODIE FOSTER, Antonio Banderas,  HELEN MIRREN , JULIA ROBERTS, MERYL
STREEP   Giorgio Armani

NICOLE KIDMAN Chanel

RENÉE ZELLWEGER Carolina Herrera

CHARLIZE THERON Dior by John Galliano

LUCY LIU,CATHERINE ZETA-JONES  Donatella Versace

schede

Miglior attore non protagonista

Javier Bardem in Non è un paese per vecchi

JAVIER BARDEM (ANTON CHIGURH)
Javier Bardem è il primo spagnolo ad essere stato candidato all’ Oscar® come Miglior Attore, privilegio ricevuto per il suo ritratto del poeta e dissidente cubano Reinaldo Arenas nel film di Julian Schnabel PRIMA CHE SIA NOTTE.  Per lo stesso ruolo è stato anche nominato Miglior Attore al Festival di Venezia e ha ricevuto riconoscimenti dalla National Society of Film Critics, dagli Independent Spirit Awards e dalla National Board of Review, oltre ad una nomination ai Golden Globe.  Javier ha ricevuto un totale di sei nomination e quattro vittorie al Premio Goya, l’equivalente spagnolo dell’Oscar.
Nel 2004, Bardem ha vinto un’altro premio come Miglior Attore al Festival di Venezia (solo un altro attore ha vinto due volte questo premio a Venezia) per la sua interpretazione nel film di Alejandro Amenabar IL MARE DENTRO. Per questo ruolo, ha vinto anche un Premio Goya e ha ricevuto una nomination ai Golden Globe.  Gli altri crediti cinematografici di Bardem includono:  UOVA D’ORO di Bigas Luna, LA TETA Y LA LUNA, TRA LE GAMBE, DIAS CONTADOS (Miglior Attore al Festival di San Sebastian), MOUTH TO MOUTH, ECSTASY, CARNE TREMULA di Almodovar, DANCE WITH THE DEVIL, WASHINGTON WOLVES e SEGUNDA PIEL – SECONDA PELLE.
Javier Bardem è nato l’1 marzo 1969 a Las Palmas Gran Canarias (Isole Canarie, Spagna). Sua madre è Pilar Bardem, una stimata attrice che ha lavorato senza sosta dalla metà degli anni ’60 ad oggi, e suo zio era Juan Antonio Bardem, uno dei più celebrati registi spagnoli, imprigionato dal regime di Franco quando il suo DEATH OF A CYCLIST ha vinto il premio della critica a Cannes. Molti altri membri della famiglia Bardem sono attori noti, compreso suo nonno Rafael Bardem e sua nonna Matilde Muñoz Sampedro.
Javier aveva quattro anni quando sua madre gli ha procurato una piccola parte nella mini serie spagnola EL PICASSO. Da ragazzo Bardem ha studiato pittura alla Escuela de Arte Y Officios, interpretando allo stesso tempo piccoli ruoli in TV. E’ stato all’inizio degli anni ’90, quando il regista spagnolo Bigas Luna gli ha offerto un ruolo in LE ETA’ DI LULU, che la sua carriera ha cominciato a decollare. 
Dopo una piccola parte in TACCHI A SPILLO di Pedro Almodovar, Bardem si è fatto un nome nel 1992 con il ruolo di protagonista, accanto a Penelope Cruz, nel film PROSCIUTTO PROSCIUTTO. Per questa sua interpretazione Bardem ha vinto il premio come Miglior Attore al Festival di San Sebastian e molti altri premi.
I recenti crediti cinematografici di Bardem includono: l’esordio alla regia di John Malkovich DANZA DI SANGUE, I LUNEDI’ AL SOLE di Fernando Leon de Aranoa, che è stato nominato Miglior Film al Festival di San Sebastian, COLLATERAL di Michael Mann e L’ULTIMO INQUISITORE con Natalie Portman.  Verrà presto visto in L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA della New Line.

Miglior regia

Miglior sceneggiatura non originale

Miglior film

Non è un paese per vecchi di Joel e Ethan Coen
 
JOEL COEN (Regista / Sceneggiatore / Produttore)
Coen è stato premiato come Miglior Regista al Festival di Cannes del 2001 per L’UOMO CHE NON C’ERA e nel 1991 sempre come Miglior Regista per BARTON FINK - E’ SUCCESSO A HOLLYWOOD.  Nel 1996 è stato premiato come Miglior Regista dal New York Film Critics Circle, dalla National Board of Review e dai BAFTA per FARGO e ha anche vinto un Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale con FARGO, scritto a due mani con suo fratello Ethan. La sceneggiatura di FRATELLO, DOVE SEI?, sempre scritta insieme a Ethan, ha ricevuto una nomination ai BAFTA e agli Oscar nella categoria Miglior Sceneggiatura non Originale. Nel 2004 ha co-diretto e co-sceneggiato la commedia LADYKILLERS - LA NUOVA COMMEDIA DEI FRATELLI COEN con Ethan. Gli altri film che ha co-diretto e co-scritto sono: PRIMA TI SPOSO, POI TI ROVINO, IL GRANDE LEBOWSKI, MISTER HULA HOOP, CROCEVIA DELLA MORTE, ARIZONA JUNIOR e BLOOD SIMPLE - SANGUE FACILE.

ETHAN COEN (Regista / Sceneggiatore / Produttore)
Coen ha prodotto e co-sceneggiato film, acclamati dalla critica, come CROCEVIA DELLA MORTE, BARTON FINK - E’ SUCCESSO A HOLLYWOOD, vincitore della Palma d’Oro, del Premio per Miglior Regista e Miglior Attore al Festival Internazionale di Cannes del 1991, e FRATELLO, DOVE SEI?, candidato a due Oscar, quattro BAFTA e due Golden Globe.  Nel 1996, uno dei film più premiati dell’anno, FARGO, che ha prodotto e co-scritto, ha ricevuto quattro nomination agli Oscar e ne ha vinti due tra i quali quello per Miglior Sceneggiatura Originale per Ethan e suo fratello Joel.  Nel 2004, ha co-diretto e co-scritto LADYKILLERS - LA NUOVA COMMEDIA DEI FRATELLI COEN. Tra gli altri, Ethan ha co-diretto e prodotto: BLOOD SIMPLE - SANGUE FACILE, ARIZONA JUNIOR, MISTER HULA HOOP, IL GRANDE LEBOWSKI, L’UOMO CHE NON C’ERA, e PRIMA TI SPOSO, POI TI ROVINO.

coprod.

A Scott Rudin/Mike Zoss Production
Scott Rudin, Ethan Coen and Joel Coen, Producers

SCOTT RUDIN (Produttore)
I film includono: MARGOT AT THE WEDDING, THE DARJEELING LIMITED, THE QUEEN (Premio BAFTA); DIARIO DI UNO SCANDALO; VENUS; A CASA CON I SUOI; FREEDOMLAND; LEMONY SNICKET: UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI; LE AVVENTURE ACQUATICHE DI STEVE ZISSOU; CLOSER; TEAM AMERICA; I  HUCKABEES – LE STRANE COINCIDENZE DELLA VITA; THE VILLAGE; THE MANCHURIAN CANDIDATE; LA DONNA PERFETTA; SCHOOL OF ROCK; THE HOURS; IPOTESI DI REATO; ORANGE COUNTY; IRIS – UN AMORE VERO; I TENENBAUM; ZOOLANDER; SHAFT; IL MISTERO DI SLEEPY HOLLOW; LE  CENERI DI ANGELA; REGOLE D’ONORE; WONDER BOYS; AL DI LA’ DELLA VITA; SOUTH PARK: IL FILM; THE TRUMAN SHOW; A CIVIL ACTION; IN AND OUT; RANSOM – IL RISCATTO; MAMMA TORNO A CASA; IL CLUB DELLE PRIME MOGLI; TWILIGHT; RAGAZZE A BEVERLY HILLS; SABRINA; OFFRESI AMORE TENERAMENTE; IL SOCIO; IN CERCA DI BOBBY FISCHER; SISTER ACT – UNA SVITATA IN ABITO DA SUORA; SISTER ACT 2: PIU’ SVITATA CHE MAI; LA FAMIGLIA ADDAMS; LA FAMIGLIA ADDAMS 2; IL MIO PICCOLO GENIO; A PROPOSITO DI HENRY; UNO SCONOSCIUTO ALLA PORTA; LINEA MORTALE; GLI OCCHI DEL DELITTO; FUGA D’INVERNO e HE MAKES ME FEEL LIKE DANCING (Premio Oscar® - Miglior Documentario).
Teatro: Passion (Tony Award – Miglior Musical); Indiscretions; Amleto; Seven Guitars; Skylight; On the Town; Le sedie; Il bacio di Giuda; Stupid Kids; The Blue Room; The Most Fabulous Story Ever Told; Closer (Londra e New York); Amy’s View; The Wild Party; The Ride Down Mt. Morgan; Copenhagen (Tony Award – Miglior dramma); The Designated Mourner; The Caretaker (Londra); The Goat (Tony Award – Miglior dramma); Medea; Beckett/Albee; Caroline or Change; The Normal Heart; Chi ha paura di Virginia Woolf?; Doubt (Tony Award – Miglior Dramma); Red Light Winter; Well; Faith Healer; The History Boys (Tony Award – Best Play); Shining City; The Vertical Hour;  The Year of Magical Thinking; Deuce e Gypsy.

DANTE FERRETTI, Scenografo
Dante Ferretti è uno tra gli scenografi più raffinati e ricercati al mondo, avendo lavorato con alcuni tra i più visionari registi cinematografici, tra i quali Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Terry Gilliam, Neil Jordan e Martin Scorsese.
Nel 2004 ha vinto l’Oscar® per le migliori scenografie per il film di Scorsese “The Aviator”, un riconoscimento condiviso con la decoratrice Francesca Lo Schiavo. Ferretti e Scorsese avevano già collaborato per “Casino”, “Al di là della vita” e per i film candidati agli Oscar®, “Gangs of New York”, “L’età dell’innocenza” e “Kundun”.
Altri film ai quali ha collaborato comprendono titoli quali “Ritorno a Cold Mountain”, l’adattamento di Anthony Minghella per lo schermo del romanzo di Charles Frazer ambientato durante la guerra civile, “Titus” di Julie Taymor, “Vi presento Joe Black” di Martin Brest, “Il nome della rosa” di Jean-Jacques Annaud, “Il nuovo mondo” di Ettore Scola, “La Pelle” di Liliana Cavani e “La classe operaia va in Paradiso” di Elio Petri, così come “Intervista col vampiro” di Neil Jordan, “Amleto” di Franco Zeffirelli e “Le avventure del barone di Munchausen” di Terry Gilliam, questi ultimi tutti candidati agli Academy Award®.
Ferretti ha disegnato le scene per cinque film di Pier Paolo Pasolini: “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, “Il fiore delle mille e una notte”, “I racconti di Canterbury”, “Il Decameron” e “Medea” e per cinque film di Federico Fellini: “La Voce Della Luna”, “Ginger e Fred”, “E la nave va”, “La città delle donne” e “Prova d’orchestra”.
Ferretti è stato candidato otto volte agli Oscar®: per “Gangs of New York”, “Kundun” (per il quale ha ricevuto due candidature, di cui una per i migliori costumi), “Intervista col vampiro”, “L’età dell’innocenza”, “Amleto”, “Le avventure del barone di Munchausen” e “The Aviator”, per il quale lo ha vinto. Ha anche vinto due premi BAFTA, uno per “Intervista col vampiro” e un altro per “Le avventure del barone di Munchausen”.

Miglior sceneggiatura originale

Juno

DIABLO CODY (Sceneggiatrice)
La scrittrice Diablo Cody ha scritto la sceneggiatura di JUNO mentre lavorava come operatrice telefonica di una linea porno e faceva al contempo il perito delle assicurazioni a Minneapolis. Non ha frequentato Harvard.
Cody è stata citata tra gli altri da Entertainment Weekly, Playboy, Elle e JANE, ed è apparsa sulla CNN, al FOX Morning Show e a Late Night With David Letterman. Nel 2004, ha scritto l’oltraggioso libro acclamato dalla critica "Candy Girl: A Year in the Life of an Unlikely Stripper."  Di recente ha scritto e creato una serie da 30 minuti,  The United States of Tara, della quale Steven Spielberg sarà il produttore esecutivo e che verrà trasmessa da Showtime. L’episodio pilota è in pre-produzione e verrà girato quest’anno. La  Cody sta lavorando al suo secondo romanzo, e a varie sceneggiature indipendenti che per ora rimagono top-secret.

DARIO MARIANELLI

Dario Marianelli ha ricevuto una nomination all’ Oscar e all’ambito Classical Brit Award per il suo lavoro come compositore in Orgoglio e Pregiudizio di Joe Wright.  Ha inoltre scritto la colonna sonora dei premiati In This World (“Storie di questo mondo”) diretto da Michael Winterbottom e The Warrior di Asif Kapadia.
 
Altri film di Dario comprendono: The Brave One, il film più recente di Neil Jordan per la Warner Bros., con Jodie Foster; Goodbye Bafana, diretto da Bille August e interpretato da Joseph Fiennes; Shrooms di Paddy Brethnac;  V for Vendetta diretto da James McTeigue e scritto dai Fratelli Wachowski; Shooting Dogs di Michael Caton-Jones per la BBC Films; l’epica fantasy di Terry Gilliam The Brothers Grimm; Cheeky; I Capture the Castle di David Thewlis, diretto da Tim Fywell; Pandaemonium di Julien Temple; Happy Now di Philippa Collie-Cousins e I Went Down, un film di Paddy Breathnach che si è aggiudicato ben quattro premi al San Sebastian International Film Festival.


Miglior attrice non protagonista
 
Tilda Swinton in Michael Clayton

TILDA SWINTON (Karen Crowder) è l’attrice scozzese (laureata a Cambridge) che ha iniziato la carriera diretta dal regista inglese Derek Jarman debuttando in Caravaggio nel 1985. Successivamente, ha continuato a collaborare con lui per otto anni e fino alla morte del regista, avvenuta nel 1994, interpretando The Last of England, The Garden, War Requiem e Wittgenstein. Nel 1990, la Swinton ha vinto la Coppa Volpi al Festival di Venezia per l’interpretazione del film diretto da Derek Jarman, adattamento dell’opera di Marlowe Edoardo II. Due anni dopo,  ha ottenuto un successo straordinario oltre a lodi della critica e numerosi riconoscimenti e premi per l’interpretazione dell’androgino ed eterno Orlando, per la regia di Sally Potter.
Da allora, la Swinton è stata diretta due volte da Lynn Hershman-Leeson, Conceiving Ada e Teknolust; da Susan Streitfeld Perversioni femminili; da Tim Roth Zona di guerra e da Robert Lepage Possible Worlds. Nel 2000 ha interpretato The Deep End diretta da David Siegel e Scott McGeehee, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti tra cui una candidatura al Golden Globe. Nel 2005 è stata una delle interpreti del film diretto da Spike Jonze Adaptation; dell’acclamato film di  David Mackenzie, Young Adam  e del film diretto da Mike Mills Thumbsucker. Nello stesso anno, l’attrice è tornata a lavorare con Keanu Reeves per Constantine; è stata una delle protagoniste del film diretto da Jim Jarmush e interpretato da Bill Murray, Broken Flowers ed è stata una magnifica strega nel film campione d’incassi Le cronache di Narnia: Il leone,  la strega e l’armadio.
Tra i suoi prossimi film ricordiamo il film diretto da David Fincher The Curious Case of Benjamin Button con Brad Pitt; il film di Erick Zonka Julia; e That Man from London di Béla Tarr.

 

Miglior attore Daniel Day-Lewis in Il petroliere


DANIEL DAY-LEWIS (Daniel Plainview)


Fin dai suoi esordi, Daniel Day-Lewis ha impressionato pubblico e critica, passando facilmente dal ruolo di un punk in “My Beautiful Laundrette” a quello di un corteggiatore vittoriano deliziosamente vanitoso per la pellicola di Merchant-Ivory “Camera con vista” (A Room with a View). Assieme, queste interpretazioni gli sono valse nel 1986 il premio come miglior attore non protagonista da parte del New York Film Critics Circle, il primo di una lunga serie di riconoscimenti, tra cui un Oscar® come miglior attore protagonista, tre candidature agli Oscar®, due BAFTA come miglior attore e quattro candidature allo stesso premio, senza dimenticare quattro nomination ai Golden Globe. Day-Lewis si è aggiudicato in due occasioni lo Screen Actors Guild Award, vincendo anche tre New York Critics Award e un LA Critics Award.

Sebbene Day-Lewis abbia continuato a passare da un’interpretazione acclamata all’altra, è stato il suo ruolo nei panni dello scrittore e artista paralizzato Christy Brown ne “Il mio piede sinistro” (My Left Foot), diretto da Jim Sheridan, che gli ha permesso di aggiudicarsi l’Oscar® come miglior attore protagonista. Ha ricevuto la sua seconda candidatura agli Oscar® per “Nel nome del padre” (In the Name of the Father), la sua seconda collaborazione con Sheridan, la storia vera di un uomo imprigionato ingiustamente per 15 anni, e la terza per il ritratto di Bill il macellaio nella pellicola di Martin Scorsese “Gangs Of New York”. Tra gli altri ruoli eclettici che ha interpretato, figurano l’avventuriero americano Hawkeye ne “L’ultimo dei Mohicani” (The Last of the Mohicans), e l’aristocratico Newland Archer nella sua prima collaborazione con Martin Scorsese “L’età dell’innocenza” (The Age of Innocence).

Nato a Londra (ma ormai un cittadino irlandese a tutti gli effetti), Day-Lewis è entrato in contatto con la recitazione quando era a scuola a Kent, in Inghilterra. Ha esordito come attore in “Cry, The Beloved Country”, mentre al cinema ha ottenuto il suo primo ruolo, anche se non era accreditato, all’età di 14 anni in “Domenica maledetta domenica” (Sunday Bloody Sunday), in cui interpretava un vandalo. In seguito, ha fatto domanda ed è stato accettato alla rinomata Bristol Old Vic Theatre School, che ha frequentato per tre anni, per poi finire per recitare proprio al Bristol Old Vic. Negli anni settanta e all’inizio degli anni ottanta, ha lavorato molto sul palcoscenico con la Bristol Old Vic Theater Company, la Royal Shakespeare Company e il Royal National Theater, dando vita ad interpretazioni memorabili in “Another Country”, “Dracula”, “Futurists” e “Amleto” (Hamlet), in cui interpretava il protagonista.

Tra gli altri film di Day-Lewis, figurano la versione di Philip Kaufman de “L’insostenibile leggerezza dell’essere” (The Unbearable Lightness of Being), grazie alla quale ha ottenuto grandi consensi per la sua indimenticabile interpretazione nei panni del protagonista, e il classico di Arthur Miller “La seduzione del male” (The Crucible), in cui incarnava il puritano John Proctor al fianco di Winona Ryder, per la regia di Nicholas Hytner. E’ tornato a lavorare con Jim Sheridan come protagonista di “The Boxer”, mentre, più di recente, è apparso nella coinvolgente pellicola poetica di Rebecca Miller “The Ballad Of Jack And Rose”. 


Miglior fotografia Il petroliere

ROBERT ELSWIT, ASC (Direttore della fotografia)


Robert Elswit è un direttore della fotografia veterano con oltre due decenni di esperienza. Ha lavorato con i maggiori realizzatori dell’industria cinematografica, tra cui Curtis Hanson in “The river wild - Il fiume della paura” (The River Wild), “La mano sulla culla... è la mano che governa il mondo” (The Hand that Rocks the Cradle) e “Cattive compagnie” (Bad Influence); Paul Thomas Anderson per “Punch-Drunk Love - Ubriaco d'amore” (Punch-Drunk Love), “Magnolia”, “Boogie Nights - l'altra Hollywood” (Boogie Nights) e “Sidney” (Hard Eight); e Stephen Gyllenhaal, in titoli come “Una donna pericolosa” (A Dangerous Woman), “Waterland - memorie d'amore” (Waterland), “Il cuore nero di Paris Trout” (Paris Trout) e “Killing in a Small Town”.

Tra gli altri film a cui ha partecipato, “La giuria” (Runaway Jury), con Gene Hackman e Dustin Hoffman, “Il colpo” (Heist) di David Mamet, “8MM - Delitto a luci rosse” (8MM) di Joel Schumacher con protagonista Nicolas Cage e il thriller di James Bond “Il domani non muore mai” (Tomorrow Never Dies). Inoltre, si è occupato di “Tre amici, un matrimonio e un funerale” (The Pallbearer), “Boys”, “La protesta del silenzio” (Amazing Grace and Chuck) di Mike Newell’s “Sacco a pelo a tre piazze” (The Sure Thing) di Rob Reiner e “Cuori nel deserto” (Desert Hearts). 

Tra i progetti più recenti di Elswit, figurano “Red Belt” di David Mamet, “Good Night, and Good Luck” di George Clooney e “Syriana” di Stephen Gaghan.

LA VIE EN ROSE


Miglior attrice protagonista: Marion Cotillard
“LA VIE EN ROSE”:

Quando avevo poco più di vent’anni, ero molto presa dai cantanti del movimento de “la chanson réaliste” e ascoltavo spesso Fréhel, Yvette Guilbert, Aristide Bruant e, naturalmente, Edith Piaf. Le sue canzoni mi commuovevano più delle altre perché lei cantava di emozioni pure, vere, assolute, con una voce che ti arrivava fin nelle viscere.
A quel tempo non sapevo quasi nulla di lei, ma già conoscevo a memoria canzoni come “Les amants d’un jour”, “L’hymne à l’amour” e “La foule”. In seguito, in parecchie occasioni ho ascoltato le sue canzoni prima di interpretare una scena per raggiungere uno stato emotivo, vulnerabile. La Piaf mi ha aiutato come attrice molto prima che avessi l’opportunità di interpretarla.
Il mio agente mi aveva detto molto prima che Olivier Dahan stava scrivendo un film sulla Piaf e aveva pensato a me per la parte, ma l’esperienza mi aveva insegnato a non far troppo caso alle voci fino a quando non avessi avuto fra le mani il copione. Nei mesi che seguirono, avevo sentito ogni tanto altre voci e m’ero tolta di testa tutta la faccenda, quando un giorno Olivier mi chiese d’incontrarlo.
Ci siamo intesi subito, andando molto d’accordo, come se fosse ovvio che un giorno le nostre strade si sarebbero incrociate. Prima di quell’incontro, avevo dato un’occhiata a qualche foto della Piaf. Non volevo essere presuntuosa e investire troppa energia in una parte che non mi era neanche stata offerta, ma non potei trattenermi dal cominciare a interessarmene. Quando mi resi conto che Olivier intendeva veramente far il film con me, fui impaziente di cominciare. Mi diede il libro di Jean Noli sugli ultimi tre anni di vita della Piaf. La mia ammirazione per lei non fece che crescere quando scoprii che genere di vita aveva vissuto. Allora la sceneggiatura era più lunga ma già notevole. Olivier aveva costruito un ritratto della Piaf intimo, equilibrato e molto umano. Il testo era pieno di momenti cruciali, incontri destinati a cambiare una vita, rotture, abbandoni, speranze e amori.
Un film normale non contiene quasi mai scene a quel livello, mentre questo ne ha moltissime.
Credo infatti che l’intensità con cui la Piaf affrontasse i buoni e i cattivi momenti spieghi perché ci abbia lasciato a soli quarantasette anni.

Perdere un po’ di quell’ ammirazione non avrebbe voluto dire che non mi piaceva più, ma che potevo arrivare a un altro livello. Smisi di sminuirmi paragonandomi a lei, e così riuscii a capire quel che non mi piaceva della sua personalità.
Alla fine arrivai a volerle bene comunque perché mi resi conto che l’unica cosa che lei non riusciva a sopportare era restar sola. Per evitarlo, lei non si fermava dinanzi a nulla, anche se ciò significava tiranneggiare chi amava. Non avevamo mai lavorato sulle caratteristiche fisiche del personaggio – come camminasse, si muovesse, parlasse – ed ecco che, il primo giorno sul set, sentendo “Azione!”, mi viene fuori dalla bocca questa voce che non avevo mai sentito prima. La mia preparazione si era tutta concentrata a osservare, a immergermi in Edith Piaf. Avevo visto tante registrazioni e ascoltato tante interviste da scatenare dentro di me un processo interiore. Fin dall’inizio, non avevo avuto la minima intenzione di imitarla soltanto. Il mio scopo era creare dentro di me spazio sufficiente perché lei si sentisse a suo agio, pur senza che io scomparissi del tutto. Dovevo accettarla con calore perché potessimo intenderci e creare qualcosa insieme. Essere attore vuol dire riuscire a invitare dentro di sé il personaggio, o a tirarlo fuori, dividendo con lui quel che sei. Quando interpreti Fedra, è come se dipendessi da lei.
Ovvio, quando interpreti qualcuno così forte e presente come la Piaf, ne sei dominato. Qualcuno può ritenerlo un po’ mistico, ma tutto quel che posso dire è che dopo aver passato tanto tempo a osservarla, ascoltarla e amarla, ebbi spesso l’impressione che fosse accanto a me. Ero tanto immersa nel modo in cui lei si muoveva e parlava, fino alla minima inflessione della voce, che mi pareva lei esistesse dentro di me. La mia era una parte straordinaria, ma mi resi presto conto quanto sarebbe stato impegnativo interpretare la Piaf dai suoi inizi fino alla morte. Non avevo mai avuto un ruolo simile prima. Nessuno mi aveva mai chiesto di interpretare una donna come lei, una vita come la sua. Per me era tutto nuovo. Ero nervosa, ma non mi sfiorò mai il minimo dubbio.
Forse ciò era dovuto al fatto che Olivier non ebbe mai dubbi. Aveva fiducia in me, ed era quello di cui avevo bisogno. Quello che mi impedì di finire in preda al panico. Benché avessi immaginato che sarebbe stato difficile, non ero riuscita a immaginare quanto!
A ottobre del 2005, appena terminate le riprese di UN’OTTIMA ANNATA, di Ridley Scott, cominciai a lavorare ogni giorno. Aprivo il copione, leggevo quelle scene meravigliose e poi lo chiudevo subito, osando a malapena pensare a quel che mi attendeva. Una vocina mi diceva di aprirlo di nuovo e andare avanti con la lettura perché presto sarei stata nella Brasserie Julien a recitare quella scena.
O nell’appartamento di Boulevard Lannes a leggere “Non, je ne regrette rien” per la prima volta, e avrei dovuto interpretare quella scena. O sarei stata distesa sul suo letto di morte, e non avrei potuto più ritirarmi! Così andavo avanti a leggere la sceneggiatura, con il cuore che mi batteva forte. Altre volte ero stata così apprensiva da arrivare al punto di telefonare al regista per dirgli di chiamare un’altra attrice. Ma per questo film, anche quando ero ridotta a un groviglio di nervi, non mi sarei mai tirata indietro, nemmeno una volta!
Dall’inizio dissi che avrei avuto bisogno di lavorare con un coach, non per problemi fisici o per sentirmi rassicurata: volevo che al mio fianco ci fosse qualcuno pronto a incontrare la Piaf con me. Avevo già lavorato con Pascal Luneau e lui mi indicò qualcosa che per me fu assolutamente vitale. Provavo una tale ammirazione per la Piaf, che alcuni suoi aspetti mi risultavano incomprensibili, specie quello tirannico. Pascal mi aiutò a capire che la mia ammirazione mi impediva di arrivare fino in fondo al suo carattere.

Arrivavo sul set per incontrarmi di nuovo con lei! Non sto cercando di dare un effetto mistico o esoterico a tutto questo, dico solo che si è trattato di un incontro, un incontro eccezionale. Qualcosa di lei si è ricreato dentro di me. È durato solo il tempo delle riprese. In certi momenti, sentivi la sua presenza.
Spesso mi pareva che stessimo lavorando insieme. Poi, metti da parte il tuo ego e ti lasci andare. Fa paura ma è molto emozionante.
La prima scena che ho dovuto interpretare così è stata quella nell’appartamento di Boulevard Lannes, quando Charles Dumont le porta “Non, Je ne regrette rien”. Mi scoprii a parlare e muovermi come avessi la Piaf dentro di me. Anche se dovemmo ripetere più volte, anche se fu duro, fu allora che mi resi conto che mi sarebbe piaciuto immensamente “fare” la Piaf. Le prove di trucco furono un vero inferno e molti truccatori fecero fiasco. Ogni volta cominciavamo con un truccatore nuovo, e questo mi preoccupava molto perché i risultati non erano mai quelli che ci aspettavamo. Sapevo che, per quanto la mia interpretazione potesse essere valida, se il trucco non funzionava il pubblico non sarebbe stato convinto. Didier Lavergne ha fatto un lavoro sorprendente, nonostante avesse meno tempo di quel che una sfida del genere richiede. Il trucco tuttavia nel tempo dovette subire alcune modifiche e fu necessario rifare qualche scena.
Interpretare la Piaf degli anni giovanili fu più semplice perché non c’era bisogno di molto trucco. Sul set Olivier usa pochissime parole, ma tutte molto precise. Dirige visivamente, descrivendo le cose. Può sembrare un metodo meccanico, ma per lui è totalmente intuitivo e per me ha funzionato alla perfezione. Ci ha offerto alcuni momenti magici, come la sequenza in cui la Piaf scopre che Cerdan è morto. Conoscevo le dimensioni del set al millimetro – una lunga hall che dovevo percorrere più volte in su e in giù. Avevamo provato tutti la scena. Dovevamo essere tutti esattamente nel posto giusto. C’era un brusìo d’eccitazione – eccezionale energia positiva. Non potevamo permetterci di sbagliare nulla perché avrebbe significato dover rifare tutto daccapo. Svegliandomi quella mattina pensai a Roberto, l’operatore alla steadycam, e a Chris, l’assistente operatore addetto ai fuochi, e dissi a me stessa che sarebbe andato tutto sul velluto. Quando la scena fu completata, provammo tutti una sensazione fantastica. I componenti della troupe furono i primi a vedere la mia trasformazione e, ad esser sinceri, io provavo un certo panico perché li ammiro molto. Ero specialmente nervosa nelle scene dove interpretavo la Piaf degli ultimi anni. Non dimenticherò mai la prima scena con Pascal Greggory, Marie-Armelle Deguy, Elisabeth Commelin e Jean-Paul Muel. Furono tutti meravigliosi. Eravamo tutti diretti a una stessa meta.
A me piace cantare ma il processo tecnico di mimare su una base sonora fu per me difficilissimo, semplicemente perché volevo essere perfetta. Lavorai con un’insegnante di canto per imparare come cantasse la Piaf – i movimenti del corpo e della lingua e la respirazione. Era talmente complicato da farmi quasi impazzire. Se avevo i nastri di una canzone particolare, analizzavo l’interpretazione. Notai che non è sufficiente seguire il ritmo, quando si mima il canto. La respirazione è vitale. Io mi appuntavo il momento esatto in cui lei respirava, poi avviavo la musica e mi filmavo mentre cantavo di fronte alla cinepresa. Passai intere notti a prendere appunti su quel che non dovevo fare!
Volevo che fosse davvero la Piaf.In questo film ci son stati momenti davvero fantastici, per esempio quando abbiamo girato nell’Olympia, la sala da concerti di Parigi, dove la Piaf fece un grandioso ritorno sullescene con “Non, je ne regrette rien”. Ginou Richer, un’amica molto intima della Piaf, era tra il pubblico. Sensazione incredibile averla sul set. Dev’essere stato strano anche per lei. Quando arrivai sul palco per cantare quella canzone, con Ginou presente, fu qualcosa di assolutamente magico.
Non mi accosterò mai a un ruolo nello stesso modo.
La Piaf mi ha insegnato tanto: per quel che riguarda il mio lavoro, mi piacerà ancora di più perché ora so che i personaggi esistono realmente in sé. Dovrò solo impegnarmi a portarli in vita con ancor maggiore intensità.
 


“LA VIE EN ROSE”:
Marrion Cotillard
EDITH PIAF

2007  LA VIE EN ROSE di Olivier DAHAN
         UN’OTTIMA ANNATA di Ridley SCOTT
2006 DIKKENEK di Olivier VAN HOOFSTADT
FAIR PLAY di Lionel BAILLIU
TOI ET MOI di Julie LOPES-CURVAL
SAUF LE RESPECT QUE JE VOUS DOIS di Fabienne GODET
2005  MARY di Abel FERRARA
EDY di Stéphan GUERIN-TILLIE
LA BOÎTE NOIRE di Richard BERRY
MA VIE EN L’AIR di Rémi BEZANÇON
CAVALCADE di Steve SUISSA
2004  UNA LUNGA DOMENICA DI PASSIONI di Jean-Pierre JEUNET
Miglior Attrice Non Protagonista, Cesar 2005
NARCO di Tristan AUROUET e Gilles LELLOUCHE
L’ÉCOLE di Lucille HADZIHALILOVIC
BIG FISH di Tim BURTON
2003  AMAMI SE HAI IL CORAGGIO di Yann SAMUELL
TAXI III di Gérard KRAWCZYK
2002  UNA QUESTIONE PRIVATA di Guillaume NICLOUX
2001  LES JOLIES CHOSES di Gilles PAQUET-BRENNER
Nomination come Miglior Attrice Emergente, Cesar 2002
LISA di Pierre GRIMBLAT
2000  TAXI II di Gérard KRAWCZYK
FURIA di Alexandre AJA
1999  DU BLEU JUSQU’EN AMÉRIQUE di Sarah LEVY
GUERRE DANS LE HAUT PAYS di Francis REUSSER
1998  TAXI di Gérard PIRES
Nomination come Miglior Attrice Emergente, Cesar 1999
1996  LA BELLE VERTE di Coline SERREAU
COMMENT JE ME SUIS DISPUTÉ
(MA VIE SEXUELLE) di Arnaud DESPLECHIN
1994  L’HISTOIRE DU GARÇON QUI VOULAIT
QU’ON L’EMBRASSE di Philippe HAREL


Miglior montaggio

The Bourne Ultimatum 
 
La sensibilità nei confronti della storia del film unita alla sua abilità di montare straordinarie sequenze d'azione ha fatto di CHRISTOPHER ROUSE, ACE
(Montaggio), uno dei montatori più corteggiati del momento.
Su è il montaggio dei due precedenti film della serie Bourne, The Bourne Identity e The Bourne Supremacy.  Inoltre, Rouse ha montato il film United 93 di Paul Greengrass vincitore di tantissimi premi, ed altri film come Paycheck, con Ben Affleck, e Otto amici da salvare. E' stato uno dei montatori di The Italian Job e di Manito (vincitore del premio speciale della giuria al Sundance Film Festival del 2002) e del film in formato IMAX Olympic Glory.
Oltre al suo lavoro sui film per il grande schermo, ha ottenuto una candidatura al premio Emmy per il montaggio della mini serie Anne Frank: The Whole Story, con Ben Kingsley.  E' suo il montaggio anche di vari episodi della mini serie From the Earth to the Moon, prodotta da Tom Hanks e Ron Howard.


Miglior costumi

 
Elizabeth: The Golden Age

ALEXANDRA BYRNE (Costumista) è riconosciuta oggi come una delle più raffinate costumiste dell’industria cinematografica.  Sebbene abbia creato i costumi per solo cinque film, Byrne è stata candidata agli Oscar® per tre: Amleto di Kenneth Branagh, per il quale ha anche ricevuto una nomination ai BAFTA; Elizabeth di Shekhar Kapur, per il quale ha anche vinto l’International Film Critics Award; e Neverland. Un sogno per la vita di Marc Forster, per il quale è stata candidata anche ai BAFTA. I suoi altri crediti cinematografici includono Il fantasma dell’opera di Joel Schumacher, per il quale ha ricevuto una nomination ai Costume Designers Guild, e Il mandolino del Capitano Corelli di John Madden.
Alexandra ha anche lavorato molto per la televisione e il teatro, sia come costumista che come scenografa. I suoi più importanti crediti televisivi come costumista comprendono Persuasion di Roger Michell, per il quale ha ricevuto il BAFTA TV per Migliori Costumi e Il Buddha delle periferie sempre di Roger Michell, per il quale è stata candidata ai BAFTA TV.
Per il suo lavoro teatrale, Alexandra ha ricevuto una nomination ai Tony per Migliore Scenografia con Some Americans Abroad di Roger Michell

miglior trucco (Didier Lavergne and Jan Archibald)

Oliver Dahan spiega: “Avevamo tempi molto stretti, così fummo costretti a perfezionare il trucco durante le riprese. Non eravamo molto avanti. Smettemmo di girare per un giorno e facemmo alcuni tentativi. Didier Lavergne ha fatto un lavoro incredibile. Diceva che un trucco tanto pesante sarebbe stato impossibile per i primi piani. Io continuai a insistere finché lui non ottenne il risultato giusto. Fu una lotta comune. Avevo detto a Marion che, per quanto trucco potesse avere, volevo vedere lei. Non volevo imitazioni. Era fondamentale che Marion non fosse sopraffatta. Volevo che lei e la Piaf fossero egualmente visibili.”

 Didier Lavergne ha fatto un lavoro sorprendente, nonostante avesse meno tempo di quel che una  sfida del genere richiede. Il trucco tuttavia nel tempo dovette subire alcune modifiche e fu necessario rifare qualche scena.

Migliori effetti speciali

La bussola d'oro

Michael Fink, Bill Westenhofer, Ben Morris and Trevor Wood

Michael Fink (Supervisore effetti visivi)
Da ragazzino, Michael Fink ha creato nel salotto di casa la sua prima sequenza con una miniatura, l’immagine di un razzo sulla luna. Ha continuato a sperimentare con la fotografia e gli effetti fino a quando le sue capacità non sono state sopraffatte dal potere esplosivo delle sue invenzioni, che lo hanno saggiamente convinto a lasciare agli altri le ricerche.
Laureato alla California State University, Mike Fink ha ricevuto la chiamata dell’esercito. In seguito, ha lavorato a San Francisco prima di frequentare l’Art Institute di San Francisco, per poi terminare un master al California Institute of the Arts di Los Angeles.
Fink ha fatto il suo apprendistato cinematografico in Sindrome cinese (The China Syndrome) nel 1977, Star Trek (Star Trek the Motion Picture) e Blade Runner, ed è stato impegnato per la prima volta come supervisore agli effetti per Wargames - giochi di guerra (War Games).
Dopo essere stato nominato agli Oscar per Batman - il ritorno (Batman Returns) nel 1992, Fink ha contribuito a fondare i Warner Digital Studios in cui lavoravano 150 persone e che ha svolto un lavoro fantastico in film come L’eliminatore (Eraser), Mars Attacks!, Contact e Batman & Robin.
Recentemente, Fink si è occupato di X-Men, Vanilla Sky, The Mothman Prophecies, Era mio padre (Road to Perdition), X-Men 2, Constantine e Superman.


“Questo è il film più grande e complesso che abbia mai realizzato”, nota Fink. “Mi ci sono voluti 30 anni per capire come riuscirci e sento che tutta la mia carriera è stata un percorso di cui questo film è il punto d’arrivo”.
 “La sfida maggiore sono state le varie scene di massa, con tanti umani e daimon presenti”, rivela Weitz. “Queste sequenze non sarebbero state possibili con degli animali reali perché i daimon non si comportano esattamente come gli animali domestici, ma sono una parte integrante degli esseri umani che accompagnano”.
Gli effetti più frequenti e tangibili erano necessari per i due maggiori personaggi non umani: il daimon di Lyra, Pantalaimon, che assume molteplici forme come tipico dei daimon dei bambini, e Iorek Byrnison, un orso polare corazzato.
La Rhythm and Hues ha gestito l’animazione dei daimon e ha curato la loro interazione con gli attori umani. “Bisogna sapere quanto è grande, quanto pesa, come si muove e devi descriverlo agli attori, trovando anche un surrogato accettabile sul set, che si tratti di un calzino verde o di un burattinaio che si agita”, sostiene Bill Westenhofer della Rhythm and Hues. “La scimmia della signora Coulter è tranquilla rispetto a Pantalaimon, che invece non smette mai di saltare in giro. Volevamo che questo si riflettesse nel personaggio, in modo che, quando i nostri burattinai si trovavano al lavoro, esprimessero agli attori come si comportava il loro daimon”.

Miglior film d'animazione
Ratatouille di Brad Bird

BRAD BIRD (Sceneggiatore / Regista) è il regista del film vincitore dell’Oscar® “Gli incredibili” (The Incredibles), la commedia avventurosa in animazione digitale creata dai Pixar Animation Studios. “Gli incredibili”, tratto da una sceneggiatura originale scritta da Bird, parla di una famiglia di supereroi costretta a nascondersi, adottando delle identità civili. 
Prima di entrare a far parte della Pixar, Bird ha scritto e diretto nel 1999 l’acclamato cartone “Il gigante di ferro” (The Iron Giant), che ha vinto l’Annie Award della International Animated Film Society per il miglior film d’animazione.
Bird ha iniziato il suo primo film in animazione quando aveva undici anni e lo ha terminato tre anni dopo. Questo gli ha permesso di farsi notare dai Walt Disney Studios, dove, all’età di quattordici anni, ha avuto come mentore Milt Kahl, uno dei membri del gruppo di leggendari animatori della Disney conosciuto come i “Nove uomini anziani”. Bird ha poi lavorato come animatore alla Disney e in altri studio.
Tra i lavori di Bird, figurano quello come consulente esecutivo per “I Simpson” (The Simpsons), la serie di animazione televisiva più duratura e acclamata di tutti i tempi, e per “King of the Hill”. Ha anche creato, sceneggiato, diretto e coprodotto l’episodio “Family Dog” di “Storie incredibili” (Steven Spielberg’s Amazing Stories), ed è stato uno degli autori della sceneggiatura della pellicola live action “Miracolo sull’8a strada” (*batteries not included).


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martedì, 19 febbraio 2008


Il Mattino ha l’oro in bocca

ELIO GERMANO

(Marco)


“Tra i vari momenti di studio e documentazione ho incontrato Marco Baldini rendendomi conto che analogamente a Fiorello non e’ una persona che ‘cazzeggia’ ma un grandissimo professionista che svolge il suo lavoro dietro le quinte con enormi capacità. Marco e’ poi venuto a trovarci qualche volta sul set, e’ una persona che come tutti noi e’ allo stesso tempo tante persone insieme. Così quello che interpreto e’ un personaggio che poi alla fine ne rappresenta tanti perché ogni ambiente ti porta ad essere una persona diversa. Certo, Baldini ha avuto un’esistenza particolare se si pensa che veniva minacciato di morte per strada con una pistola e dopo due ore andava alla radio a far ridere tutta Italia con Radio Deejay...Con lui non ho mai parlato di argomenti specifici ma mi e’ stato utile conoscerlo perché ho incontrato tramite lui amici, familiari e persone dei vari ambienti che ha frequentato i quali mi hanno dato un quadro sfaccettato delle vicende attraverso cose dette, non dette, inventate, come se si trattasse di un personaggio di un romanzo o di un fumetto, un personaggio bidimensionale che poi ho cercato di rendere tridimensionale dandogli una chiave. Con Patierno abbiamo lavorato senza mai domandarci se far ridere o piangere ne’immaginando mai di indirizzare le scene verso una certa interpretazione: sia io che gli altri attori abbiamo cercato di lavorare in apertura verso le cose che potevano accadere e ne e’ uscito fuori un uomo un po’ distaccato da cose e persone, un tipo che lavora a una velocità impressionante, con la testa rivolta sempre da un’altra parte e al futuro, che pensa sempre a cosa farà o dovrà fare dopo, un uomo che nella sua mente vive a un ritmo frenetico ed e’ ‘scollegato’, desidera bruciare il tempo e le attese, va sempre avanti senza mai interrogarsi su quello che sta facendo e sul perché.


Rispetto al Baldini reale ho deciso di non imitare l’originale, non essendoci tra noi nessuna particolare somiglianza fisica. Era la stessa tesi del regista e l’ho sposata e condivisa subito. Da un punto di vista fisico dovendo mettere in scena un uomo distante da tutto e tutti, ho modificato i miei occhi con delle lenti azzurre perché servivano a far passare l’idea di freddezza e distanza: una persona con gli occhi chiari e’ meno intelligibile, e‘ come se l’occhio fosse un tunnel dietro cui non c’e’ nessuno e un occhio scuro racconta più una presenza e una concentrazione.  


Personalmente il film mi fa pensare a un Pinocchio ambientato negli anni ’80, e’ in sostanza un romanzo di formazione, con un personaggio tenero, bizzarro e immaturo che incontra un’altra serie di personaggi, c’e’ un Gatto e c’e’ una Volpe, un Lucignolo, un babbo che torna in scena e tante altre figure che ricordano il romanzo di Collodi, con l’aggiunta di un protagonista capace di mentire continuamente e di un rapporto particolare con la famiglia e con quello che rappresenta e un rapporto speciale con il lavoro: sono tanti gli elementi che fanno pensare a quella storia e a quel simbolismo...


A proposito della storia raccontata credo poi che ognuno di noi goda nel perdersi in qualcosa e tragga soddisfazione o piacere da una propria deriva, c’e’ chi gode nel comprare oggetti inutili, chi perde ore davanti alla tv, ai videogiochi o su Internet, chi si consuma con le droghe e chi con il gioco, chi con il piacere del bruciare soldi o quello di bruciare il tempo: quello che io interpreto e’ un personaggio che siamo o siamo stati tutti. Il film rappresenta secondo me un’analisi dall’interno di una nevrosi che può essere tipica di ogni tipo di contesto sociale, soprattutto nella parte di mondo occidentale in cui viviamo, e’ una schizofrenia che riguarda tanti, forse tutti. 


In quanto ai rapporti con i colleghi ed il cast, sul set c’e’ stata una bella miscela di disincanto e di concentrazione da parte di tanta gente dotata di forti capacità professionali, eravamo una bella squadra da battaglia e siamo riusciti a fare tante cose notevoli con velocità e leggerezza grazie all’impegno di tutti.

LAURA CHIATTI

(Cristiana)


“Nel film sono Cristiana, una ragazza che lavora in un’agenzia di scommesse della ‘Milano da bere’ degli anni ’80 in cui Marco si trasferisce dalla sua Firenze. Lei entra nella vita di Marco piuttosto in sordina e cerca di allontanarlo dal mondo del gioco d’azzardo che potrebbe portarlo alla rovina e lui rimane molto colpito dal suo atteggiamento distaccato e dalla sua personalità maschile e ‘tosta’ ma tra loro non c’e’ attrazione fisica né sentimentale, direi che si tratta di una storia d’amore subliminale e di un rapporto platonico. Si incontrano per caso quando lui entra nel centro ippico, poi un giorno i due escono insieme per parlare e familiarizzano meglio, lei conosce i meccanismi, sa distinguere le persone giuste da quelle sbagliate, capisce che lui si e’ ritrovato spiazzato dopo essersi trasferito a Milano cercando di evolvere in campo professionale ma in realtà e’ un uomo puro che si e’ trovato in certe situazioni in momenti di sconforto e confusione, e così gli sarà utile mettendolo in guardia, lui le si affeziona e tra loro nasce un tipo di rapporto molto casto. 


Paterno e’ un regista straordinario da un punto di vista sia tecnico che umano, avevo visto ed apprezzato il suo forte e crudo “Pater Familias” e poi dopo aver letto questo nuovo copione l’ho conosciuto, verificando sul campo quanto il suo modo di girare efficace ed originale sia puro neorealismo: ha lasciato liberi noi attori di costruire il personaggio sul set senza nulla di premeditato, ha una teoria che condivido pienamente per cui tra regista ed interpreti deve nascere comunque un feeling che permette loro di fidarsi reciprocamente con fiducia e familiarità.


Elio Germano invece l’avevo ‘sfiorato’ qualche anno fa sul set di una fiction con Enzo De Caro intitolata ‘Padri’ che abbiamo entrambi interpretato in brevi ruoli senza però incontrarci mai in scena. Elio e’un attore completo, eclettico, in assoluto uno dei più dotati in circolazione e merita pienamente il successo ottenuto dopo anni di grande lavoro ai massimi livelli. Conoscendolo meglio ho avuto modo di capire quanto sia in gamba, è un ragazzo molto introverso e fuori dal comune e nonostante il suo grande talento e bravura e’ una persona umile che fa il suo lavoro in maniera tranquilla perché punta ai fatti professionali concreti infischiandosene di riflettori e mondanità.


Questo come altri personaggi che ho interpretato ha sempre qualcosa di me, credo di essere un po’ “pirandelliana” e di avere tante sfaccettature: quelle ben visibili al primo impatto le ho già espresse in altri film ma esistono lati della mia personalità più timidi e riservati che riesco a trasmettere a chi mi consoce meglio e da vicino e a chi si pone in maniera delicata come accade in scena al protagonista con la Cristiana che interpreto e che, a differenza di altri personaggi da me recitati in passato, non e’ un tipo esplicitamente sexy.


Marco Baldini lo conosco per essere stata quattro volte ospite sua e di Fiorello alla radio in ‘Viva Radiodue’ e sia allora che in seguito non mi ha fatto mai pensare alla vita movimentata ed alle varie peripezie che ha attraversato: l’ho trovato sempre spiritoso, allegro e ‘pacificato’ con sé e con gli altri...”

MARTINA STELLA

(Cristina)

“Sulla scena sono Cristina, la fidanzata ‘storica’ di Marco a Firenze che dopo un paio d’anni che sta insieme a lui vive un rapporto conflittuale basato sul fatto che non riesce ad accettare la sua passione per il gioco. Una cosa a cui lei si oppone e che finisce regolarmente col creare motivo di litigi.  E’ un ruolo diverso da quelli che interpreto di solito, ho lavorato per una volta su un personaggio semplice e vero, lontano dai cliché: Cristina non e’ una ragazza particolarmente bella e appariscente, si sente trascurata e non amata dal suo fidanzato e si sente come invisibile ai suoi occhi. Se cerca il conflitto questo avviene perché ha paura che tutto crolli.


Ho recitato solo per pochi giorni ma si e’ trattato di un’esperienza divertente e importante, volevo tanto lavorare con Francesco Patierno dopo aver visto il suo straordinario ‘Pater familias’, penso che si tratti di uno dei giovani registi più interessanti in circolazione ed ero incuriosita da lui e dal progetto. Non esistono piccoli ruoli, e’ importante per chi recita mettersi in gioco anche con delle brevi partecipazioni, conoscere registi nuovi ed entrare nel loro mondo anche se nell’ambito di una storia corale. Quando mi sono trovata in scena a Firenze e a Roma con un attore di enorme talento come Elio Germano ho parlato a lungo del personaggio col regista il quale, pur potendo contare su una sceneggiatura molto ben delineata, mi ha poi lasciata libera di sperimentare e cambiare. E questo, devo ammetterlo, mi ha gratificato moltissimo”. 


FRANCESCO PATIERNO

(Regia)
 


“C’era da tempo il desiderio comune di realizzare qualcosa di stimolante insieme alla Rodeo Drive di Marco Poccioni e Marco Valsania fino a quando la società ha acquistato i diritti de Il giocatore di Marco Baldini, il popolare conduttore radiofonico alter ego di Fiorello: l’inizio di questo romanzo, con un ragazzo condotto da due brutti ceffi davanti a una buca perché scavi da sé la propria fossa, mi ha subito folgorato, dandomi l’entusiasmo necessario e l’avvio per partire. Il libro in realtà rappresenta solo uno spunto: dopo aver incontrato più volte Baldini che mi ha raccontato vari episodi reali sulle sue turbolente vicissitudini e sul contesto storico della vicenda - assenti nel romanzo- ho arricchito e integrato il copione riscrivendolo diverse volte accentuando lo spaccato, a metà tra commedia e dramma dell’Italia di fine anni ’80 e primi anni ’90, che fa da sfondo. Il tutto con la ‘benedizione’ dell’autore con cui si e’ creata una collaborazione ideale: Marco si e’ fidato molto di me senza intervenire ne’tarpare le ali ad una storia nuova che- come accade sempre nelle trasposizioni letterarie- rispetta molto certe verità ma ‘tradisce’ necessariamente altre cose.


Sono le vicende di Marco, un personaggio dotato di un certo talento che alla fine degli anni ’80 per scappare da una famiglia piccolo borghese fiorentina che lo vorrebbe vedere laureato e ‘piazzato’ va a lavorare in una piccola radio locale piuttosto sgangherata, Radio Fantasy, e scoperto dal direttore di Radio Deejay viene chiamato a Milano. Una volta cambiata città e catapultato in una grande realtà che sembra scacciarlo e metterlo di fronte alle prime vere responsabilità il protagonista si blocca perché si rende conto che quella del dj e’ una vera professione, inizia ad avere problemi e non riesce a dimostrare il suo talento. Quando entra in un’agenzia ippica Marco- che già a Firenze aveva iniziato a scommettere alle corse dei cavalli- sembra ritrovare la sua casa ideale e così la sua ascesa professionale inizierà a viaggiare parallelamente alla sua discesa nell’inferno del vizio del gioco e degli incontri folli.


Questa volta ho scelto il tono della commedia amara perché anche nei momenti drammatici può scappare un sorriso. Non avendo mai giocato e non amando il gioco non volevo che fosse questo l’argomento principale del film (la parola gioco non compare nemmeno nel titolo che rende bene il senso esistenziale della conclusione della storia citando la frase che Jack Nicholson ripete ossessivamente alla macchina per scrivere in «Shining»): non c’e’ denuncia diretta, il gioco e’ una metafora, un meccanismo che porta una persona normale rispetto a quelli che frequentano le sale giochi a cercare uno stimolo all’ormone dell’adrenalina. Non sapendo come sfogare la sua inquietudine finisce col credere che possa farlo attraverso la radio ma quando scopre il gioco capisce che quello e’ il vero incontro della sua vita. Tutto e’ però molto amalgamato e avviene in maniera silenziosa e non esplicita in una commedia sull’esistenza umana, una sorta di diario di formazione sul cambiamento di un giovane che da una dimensione circoscritta si trova catapultato in un mondo più grande di lui, con responsabilità professionali e derive pericolose da cui si salva grazie al suo talentaccio…


La nostra storia approfondisce il rapporto di amicizia nato tra Fiorello e Baldini quando i due si conobbero circa 18 anni fa a Radio Deejay e diventarono amici per prendere poi strade diverse che si sono incrociate di nuovo quando e’ rinata negli ultimi anni la coppia radiofonica e televisiva. Non ho cercato dei sosia per interpretare i due personaggi ma ho voluto ricrearli come li vedevo io. La scommessa del film e’ di poter vivere comunque di vita propria restando un racconto autonomo, pur facendo nomi e cognomi (Baldini è Baldini, Fiorello è Fiorello).


Non ho avuto dubbi sul fatto che Marco Baldini dovesse essere interpretato da Elio Germano, forse il migliore attore italiano della sua generazione, che ha talento e serietà ed era l’unico che poteva interpretare momenti diversi spaziando tra divertimento e commozione: in questo film supera se stesso, e’ tutto sulle sue spalle. Fiorello e’ interpretato con perfetta adesione e leggerezza da Corrado Fortuna mentre Laura Chiatti e’ la ragazza della ricevitoria in cui il protagonista si imbatte una volta arrivato a Milano, un incontro molto forte ma non scontato tra due personalità diciamo così debordanti. Martina Stella ha il ruolo breve ma importante della fidanzata di Marco a Firenze, Umberto Orsini e’ uno strozzino particolare ed ironico, Dario Vergassola e’ il sorprendente direttore di Radio Deejay così come altrettanto sorprendenti sono i due fratelli di Michele Placido, Gerardo Amato e Donato Placido.
 
 

postato da: cinemotore alle ore 11:55 | Permalink |
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