lunedì, 24 dicembre 2007

COME D’INCANTO
Note di Produzione

COME D’INCANTO è una classica favola Disney, ambientata nella New York di oggi, che racconta la storia di una principessa delle fiabe (AMY ADAMS), che dal passato viene catapultata nel cuore della Grande Mela per opera di una regina malvagia (SUSAN SARANDON).
Appena messo piede sulla Terra, la principessa Giselle conosce un affascinante avvocato (PATRICK DEMPSEY) e inizia a cambiare idea sulla vita e sull’amore. Ma il romanticismo può sopravvivere nel mondo reale?
 Commedia vivace e originale che imprime una svolta moderna ai classici Disney, COME D’INCANTO mescola fantasia, azione e musica, computer grafica, animazione tradizionale e azioni dal vero, dando vita a una storia romantica e piena di ironia adatta a un pubblico di tutte le età. Il film, interpretato da un cast di grandi star, è diretto da KEVIN LIMA (“Tarzan”, “Eloise at Christmastime”) e prodotto da BARRY JOSEPHSON (“Nascosto nel buio”, “Bones” per la TV) e BARRY SONNENFELD (“Men in Black”, “Pushing Daisies” per la TV). Sceneggiato da BILL KELLY (“Premonition”, “Sbucato dal passato”), ha come produttori esecutivi CHRIS CHASE (“Lilo & Stitch 2: Stitch Has a Glitch”, “Ritorno all’isola che non c’è”, “Tarzan”), SUNIL PERKASH (“Premonition”, “Sbucato dal passato”) ed EZRA SWERDLOW (“Imbattibile”, “Innamorarsi a Manhattan”). La colonna sonora contiene brani originali dell’acclamato compositore ALAN MENKEN e dell’autore di testi STEPHEN SCHWARTZ (“Pocahontas”, “Il gobbo di Notre-Dame”).
 Per l’incantevole Giselle (la Adams), la vita è – letteralmente – una favola. La ragazza ha tutte le carte in regola per essere una perfetta principessa: bella e affascinante, ha un cuore puro, una voce da usignolo e una straordinaria capacità di comunicare con gli animali – com’è normale che sia nel regno animato di Andalasia. Il suo desiderio di incontrare il principe azzurro con cui scambiare “il bacio del vero amore” si avvera quando il principe Edward (JAMES MARSDEN) sente la sua melodiosa voce da soprano e corre da lei.
 Il giorno dopo, mentre sta per andare in sposa a Edward, Giselle cade sotto l'incantesimo della regina Narissa (la Sarandon), madre del Principe Azzurro, pronta a tutto pur di tenere la ragazza alla larga dal suo trono. Da personaggio animato in una terra piena di musica e colori, Giselle viene trasformata in una donna in carne e ossa e trasportata agli antipodi del suo regno, nella moderna e tutt’altro che magica Manhattan.
 In questo luogo nuovo e alquanto insolito, la quasi principessa viene aiutata da un pragmatico avvocato divorzista, Robert (Dempsey), e dalla figlioletta Morgan (RACHEL COVEY). Quando il principe Edward arriva a New York insieme al domestico Nathaniel (TIMOTHY SPALL) e al migliore amico di Giselle, lo scoiattolo Pip, la principessa vive lo scontro tra i due mondi e si domanda se la sua visione fiabesca dell’amore, rigorosamente con lieto fine, possa sopravvivere nel mondo attuale.
 Il nutrito cast, composto da personaggi di fantasia e attori veri, comprende la candidata all’Oscar® Amy Adams (“Ricky Bobby – La storia di un uomo che sapeva contare fino a uno”, “Charlie Wilson’s War”, “Junebug”), Patrick Dempsey (“Grey’s Anatomy” per la TV, “Tutta colpa dell’amore”), James Marsden (“Hairspray”, “Superman Returns”), Timothy Spall (“Harry Potter e il calice di fuoco”, “The Last Hangman”), IDINA MENZEL (“Rent”, “Ask the Dust”) e il premio Oscar® Susan Sarandon (“Mr. Woodcock”, “Shall We Dance”).
 Il team di creativi che ha dato vita al mix di realismo newyorkese e incanto fiabesco include: il direttore della fotografia DON BURGESS (“8 amici da salvare”, “The Polar Express”); lo scenografo STUART WURTZEL (“La tela di Carlotta”, “Innamorarsi a Manhattan”); i montatori STEPHEN A. ROTTER (“Yours, Mine and Ours”, “Genitori in trappola”) e GREGORY PERLER (“Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro”, “Tarzan”); la costumista MONA MAY (“La casa dei fantasmi”, “Miles from Home”); e il supervisore alla colonna sonora DAWN SOLÉR (“4 amiche e un paio di jeans”, “Principe azzurro cercasi”). COME D’INCANTO presenta una colonna sonora della celebre e pluripremiata coppia formata dal compositore Alan Menken e dall’autore di testi Stephen Schwartz (“Pocahontas”, “Il gobbo di Notre-Dame”).

LA PRODUZIONE
Un’idea prende forma
Come racconta lo sceneggiatore Bill Kelly, COME D’INCANTO è nato dall’idea, totalmente fantasiosa, di mettere una figura ingenua e innocente a confronto con il cinismo del mondo moderno. Afferma Kelly: “Abbiamo iniziato a lavorare su questo spunto ma avevamo grandi difficoltà a rendere il personaggio credibile, così un bel giorno abbiamo deciso che sarebbe stato meglio se fosse stato un cartone animato. Da qui si è sviluppata la trama del film”.
La sceneggiatura di COME D’INCANTO è poi arrivata nelle mani dei produttori Barry Josephson e Barry Sonnenfeld. Commenta il primo: “Bill Kelly è riuscito a creare un universo incredibile trasformando il cartone animato di una principessa in un personaggio in carne e ossa: l’aspetto che più mi ha colpito del suo lavoro è stato proprio questo”.
 COME D’INCANTO ha successivamente suscitato l’interesse del regista della Disney Kevin Lima, che aveva già diretto progetti come “In viaggio con Pippo”, “La carica dei 102” e “Tarzan”. L’ottima riuscita di questi film ha dimostrato che non soltanto Lima era un appassionato del genere, ma riusciva anche a “giocare” con lo stile classico del materiale pur mantenendone l’essenza, e in piena libertà.
 Josephson e Lima si sono incontrati quasi subito per discutere del progetto. Osserva Josephson: “Fin dal primo contatto mi sono reso conto che Kevin aveva una visione ben precisa del film e avrebbe dato grande spessore alla sceneggiatura”.
Afferma Lima: “Quando ho letto il copione ho pensato che fosse stato scritto apposta per me! Io ho cominciato a lavorare come animatore e disegnatore e poi sono diventato regista di film di animazione. Questo tipo di mondo è sempre presente nel mio cuore e provo un profondo affetto per esso”.
 COME D’INCANTO ha cominciato realmente a delinearsi nel momento in cui Kevin e Bill Kelly hanno unito le forze, creando una chimica che ha consentito di trovare la resa perfetta della storia. Uno dei maggiori contributi di Kevin è stata l’idea che la combinazione dei due mondi presenti nella sceneggiatura – quello animato e quello reale – potesse essere spinta ancora oltre inserendo i vari stereotipi dei personaggi fiabeschi in un luogo come New York, dove non accade spesso che la gente si metta improvvisamente a cantare per strada o riesca effettivamente a vivere per sempre felice e contenta. Osserva il produttore esecutivo Chris Chase: “Sono sinceramente convinto che solo una persona con l’esperienza di Kevin nelle arti visive e la sua comprensione del patrimonio Disney avrebbe potuto fondere i due mondi in maniera tanto naturale”.
 È stata appunto la contrapposizione tra questi contesti a stimolare la sensibilità creativa di Lima. Racconta il regista: “La storia comincia nel tipico mondo animato targato Disney, una sorta di universo concentrato, denso e compresso dal quale fuoriescono, nell’arco di dieci minuti, tutte le icone Disney. Dopo questa apertura parte il film vero e proprio, che in effetti è recitato dal vero: i personaggi animati visti all’inizio diventano figure in carne e ossa e questa trasformazione rappresenta il vero fulcro della storia. Nei film della Disney accadono cose che nella vita reale non si verificano, un elemento che nel film è decisamente enfatizzato”.
 “Lavorando con Kevin Lima”, osserva Bill Kelly, “abbiamo capito che volevamo offrire al pubblico una visione affettuosa dei personaggi Disney. Siamo tutti profondamente legati alla tradizione e alla storia dell’animazione, e per far emergere con chiarezza l’innocenza spontanea di queste figure iconiche e delle loro idee, le abbiamo contrapposte al cinismo del mondo moderno. Ci siamo impegnati al massimo per  trovare il giusto equilibrio tra ironia e scetticismo”.
 Prosegue Lima: “È bello vedere come quel cinismo si sgretola di fronte all’innocenza dei personaggi. Giselle arriva nel nostro mondo con gli occhi spalancati e il cuore pieno di ottimismo. Accetta tutto per quello che è e gode delle gioie che la vita offre. La sua serenità si comunica a ogni persona con cui entra in contatto. Insomma, Giselle incanta tutti”.
 Giselle è un amalgama di personaggi come Biancaneve, Cenerentola, la Bella Addormentata, Bella e la Sirenetta. Al pari di tutte queste signore, si mette a cantare quando le parole non bastano più, utilizzando una forma di comunicazione molto cara ai cartoni animati. All’inizio del film, Giselle cerca di delineare l’immagine del principe che vorrebbe incontrare, l’uomo destinato a darle il dono più prezioso che una fanciulla possa ricevere: il bacio del vero amore. Raccontando agli amici della foresta di quel giovane eroico e di quel bacio agognato, Giselle canta, e quel canto è ciò che attira il principe Edward nella sua vita.
 In Andalasia anche i principi amano cantare, specie quando sono alla ricerca di qualcuno con cui fare un duetto. Seguendo il suono di quella magnifica voce, Edward si inoltra quindi nella foresta. Afferma Lima: “Edward vaga per i boschi di Andalasia cercando una fanciulla con cui duettare quando sente Giselle cantare in lontananza. Come ogni principe Disney, allora, balza in groppa al suo cavallo e parte di gran carriera. Sfortunatamente viene preceduto da un troll e deve battersi con lui per conquistare la principessa. Quando, vinto il duello, Edward e la principessa si guardano negli occhi, si mettono immediatamente a cantare e decidono di sposarsi la mattina stessa!”.
 Ma, come si sa, l’amore vero è sempre accompagnato da una buona dose di difficoltà; stavolta a crearle è la malvagia regina Narissa, la quale non vuole che Edward si sposi perché secondo le leggi del regno ciò comporterebbe da parte sua l’obbligo di rinunciare alla corona. Assumendo le sembianze di una vecchia mendicante, Narissa induce con l’inganno Giselle ad affacciarsi al pozzo dei desideri, dopodiché spinge la futura sposa nel pozzo  al centro di un vortice di polvere fatata che trasforma Giselle in una donna in carne e ossa e la catapulta in un tombino al centro di Manhattan.
 Dopo aver faticosamente cercato per un’intera giornata un modo per tornare a casa (e qualcuno disposto ad aiutare una fanciulla stremata e in difficoltà), Giselle viene avvicinata da Robert Philip, un avvocato divorzista di New York disilluso e stanco della vita, e da sua figlia, la timida Morgan. Dietro sollecitazione della bambina, Philip invita Giselle a passare la notte da loro. È questo il punto di inizio di un processo che non soltanto porterà la principessina a diventare più autentica, ma convincerà Robert che nel nostro cinico mondo l’innocenza e la gioia possono ancora esistere.
 Spiega Lima: “Robert non crede che gli ideali Disney dell’amore vero e del lieto fine esistano realmente. Abbandonato dalla moglie molti anni fa, è rimasto solo con la figlia che ha cercato di crescere insegnandole il valore dell’autonomia, indispensabile nel mondo ‘reale’. Philip, insomma, vive con i piedi ben piantati per terra, finché non viene travolto dall’ingenuità e dal brio di Giselle. La ragazza crede nel ‘bacio dell’amore vero’, quel bacio speciale che ci si scambia quando si trova la persona giusta, cantando e danzando. La cieca fiducia di Giselle in questi ideali innocenti è la forza che dà impulso al film, mentre l’elemento drammatico di COME D’INCANTO deriva dal fatto che Robert e Giselle non la vedono allo stesso modo”.
 
Un cast da sogno
La magia di COME D’INCANTO è dovuta al fatto che la storia riunisce in sé molti elementi diversi. Spiega il regista: “Possiamo davvero parlare di un film a cavallo tra i generi ed è stata proprio questa la grande sfida su cui abbiamo scommesso: prendere tanti generi diversi e fonderli in un tutto organico. Gli spettatori avranno l’animazione, la commedia sentimentale, un pizzico di avventura e il musical: l’equilibrio di questi diversi ingredienti, che spesso sono presenti contemporaneamente, rende il film un prodotto magicamente riuscito”.
Afferma il produttore esecutivo Chase: “Quando si lavora con Kevin Lima, ci si trova sempre ad affrontare un percorso creativo e stimolante. Kevin ama mettere insieme musicisti, pittori, attori, tecnici e animatori di talento, scegliendo i migliori in qualsiasi campo per dar vita alle sue idee. La Disney è sempre stata in linea con questa visione, ed è per questa ragione che la nostra collaborazione con la major è così consolidata”.
 La magia è iniziata quando l’allora esordiente Amy Adams si è presentata per il provino nel ruolo di Giselle. Quel giorno Lima si sentiva poco bene, aveva la febbre alta e l’ultima cosa che aveva voglia di fare era assistere a un provino. La magnifica performance della Adams in “Junebug” non era ancora nota, così il suo volto era sconosciuto ai realizzatori presenti. Nei quindici minuti, poi diventati quarantacinque, in cui Amy Adams si è esibita di fronte a loro, è riuscita a colpire Lima con la sua istintiva capacità di impersonare una fanciulla innocente, conquistandosi immediatamente la parte.
 La Adams ha scoperto di avere molte affinità con Lima, del quale racconta: “Kevin viene dall’animazione e questo gli dà una grande sensibilità visiva. Lui conosce a fondo il funzionamento di un personaggio animato, perciò mi ha aiutata a capire come dovevo rappresentare Giselle dandomi una serie di preziose coordinate. Io sono cresciuta in Colorado e ho sempre amato i film e i personaggi della Disney. Come la maggior parte delle ragazzine desideravo tanto essere una principessa, ma non avrei mai creduto che interpretare una principessa Disney sarebbe stato così complicato. Molto più facile essere una principessa animata! Biancaneve, per esempio, non doveva ballare ed eseguire le sue piroette”.
 L’infaticabile Adams ha preso molto sul serio il ruolo di Giselle senza mai darlo per scontato: “È stato emozionante e impegnativo immedesimarmi in questo personaggio. Mi ha aiutato molto il fatto di aver lavorato in parecchi musical a teatro, nel corso degli anni. Nel film canto spesso, come tutte le principesse Disney. È stato divertentissimo doversi cimentare con questa componente musicale. Mi è piaciuta molto anche l’animazione manuale nel classico stile Disney che è presente nel film, ed è stato un onore essere disegnata come Giselle da artisti così bravi”.
 La perfetta sintonia tra il ruolo e l’attrice ha colpito profondamente il produttore Barry Josephson: “Amy era sempre dentro al personaggio, sia quando parlava che quando cantava o ballava. Era completamente immedesimata, perfettamente aderente al momento. Il suo è uno stile molto espressivo che trasmette allo spettatore l’esatta dimensione delle sue emozioni. Amy non si stanca mai di dare e offre qualcosa di nuovo in ogni ripresa perché l’emotività è un tratto fondamentale del personaggio che interpreta. Trovo che sia un’attrice davvero fantastica”.
 Il percorso emotivo del personaggio è stato uno dei punti forti del ruolo. Commenta la Adams: “Giselle scopre il vero amore e impara che ciò che contraddistingue l’essere umano è il fatto di provare emozioni genuine. Si rende conto che la vita è molto più sfaccettata di come le era apparsa finora; è qualcosa di profondo e complesso e non sempre prevede un lieto fine. Questo viaggio di conoscenza intrapreso da Giselle è stato l’aspetto della storia che più mi ha appassionato, quello che ho davvero amato interpretare in quanto attrice”.
 Anche l’attore Patrick Dempsey è noto per la sua particolare abilità nel dar vita a quel percorso emotivo che giorno dopo giorno delinea un personaggio. Figura chiave della serie televisiva “Grey’s Anatomy” in cui veste i panni del dottor Derek Shepherd, Dempsey ha ottenuto diversi premi e favorito il successo popolare del programma. Apprezzato anche per le sue precedenti fatiche cinematografiche, Dempsey è sembrato ai realizzatori l’attore perfetto per interpretare il disilluso avvocato divorzista Robert Phillip, un uomo che non crede più agli epiloghi felici e cerca di allevare la propria figlia nel cinico mondo attuale. Per Lima la figura di Robert, un uomo vulnerabile che non si capacita della piega presa dalla sua vita, ha una funzione di analisi importante nel film. Durante la fase iniziale del casting, Patrick e Amy sono stati sottoposti a una prova di lettura per saggiare la loro compatibilità sullo schermo e il risultato è stato straordinario.
 Commenta Dempsey: “La moglie ha lasciato Robert e lui sta crescendo la figlia da solo. Un bel giorno arriva nella sua vita una principessa delle fiabe. Naturalmente lui la prende per pazza, ma col passare dei giorni un barlume di fiducia lo convince a credere in lei e in ciò che rappresenta”.
Per l’attore la sfida principale è stata appunto quella di percorrere la sottile linea della commedia sentimentale risultando convincente: “Quest’uomo ha il cuore spezzato e adora sua figlia. La domanda che mi sono posto è stata: come faccio a far credere al pubblico che potrei innamorarmi di una come Giselle? Può risultare un po’ complicato, ma è Robert l’uomo in carne e ossa che entra nel suo mondo fiabesco. La cosa funziona anche grazie agli alti livelli di sofisticazione introdotti dai realizzatori. La difficoltà stava nel dare forza e coerenza alla realtà, ed è soprattutto su questo che mi sono concentrato. Il mio personaggio è innanzitutto padre, e la motivazione principale che lo spinge ad agire è il bene della figlia. La folle situazione che si trova a vivere chiama in causa anche gli spettatori: cosa avrebbero fatto loro al posto suo? Perché lascia entrare Giselle nella sua casa e poi nella sua vita? Come potevo risultare convincente agli occhi del pubblico? Giselle è una principessa delle fiabe approdata nel mondo reale, e io sono un uomo reale che entra nel mondo della fantasia. Non è stato per niente facile trovare la strada giusta”.
 Impersonare l’uomo “convenzionale” all’interno della commedia ha effettivamente funzionato per Dempsey, il quale afferma: “COME D’INCANTO è una storia d’amore e d’evasione, divertente e attuale e al tempo stesso vagamente ‘tradizionale’ per via dei brani cantati. Contiene elementi diversi mescolati con sapienza. Il mio personaggio non canta ma credo che questo lo avvicini agli spettatori e lo rende più normale, più simile a loro”.
 I principi, invece, hanno comportamenti più strampalati, almeno nei film di animazione. Edward canta, si pavoneggia e va in cerca dell’amore: in sintesi, è il classico personaggio targato Disney. Per questo ruolo i realizzatori hanno scelto Marsden, più noto per la sua interpretazione nel franchise di “X-Men” che non per una qualsiasi attinenza con i principi dei cartoni.
 È stato proprio l’originalità del ruolo ad attrarre l’interesse di Marsden: “Mi è sembrata una magnifica opportunità per fare un film che potessero vedere anche i miei figli. Ho un bambino di sei anni e una di due e in questi anni non sono andato spesso al cinema. Mi piaceva l’idea di recitare in una storia per famiglie come la mia”.
 Il personaggio di Marsden ha richiesto un notevole sforzo di interpretazione. “La contrapposizione tra queste due perfette icone Disney – Giselle dall’Andalasia che atterra nel bel mezzo di Times Square, e il mio personaggio, il principe Edward, che la segue a ruota – e il cinico universo della New York di oggi fornisce grandi spunti umoristici. Una delle difficoltà maggiori di questo ruolo è che sai di impersonare un cartone animato e devi rappresentarlo nel mondo reale. All’improvviso ti senti puntare dalla macchina da presa e sai che tutto deve funzionare alla perfezione”.
 Secondo Lima, Marsden è riuscito a esprimere un perfetto mélange di regale vanagloria e sincerità, creando un personaggio simpatico e accattivante. Afferma il regista: “Jimmy è bravissimo a recitare ‘sopra le righe’ ed è molto attraente nei panni del principe, sembra brillare di luce propria. È stato capace di essere teatrale senza appiattire il personaggio”.
Chase ricorda: “Il provino di Jimmy è stato un po’ come quello di Amy: entrambi hanno trovato subito la sintonia perfetta con i loro personaggi. Dopo averli visti, Kevin si è sentito molto sollevato perché ha cominciato finalmente a credere che dar vita a figure così fuori dal comune fosse possibile”.
 Marsden considera COME D’INCANTO “un vero e proprio omaggio alle vecchie favole della Disney. Nel film quei personaggi di fantasia vengono proiettati nel mondo reale di Manhattan e il loro senso di estraneità crea situazioni decisamente comiche. Quanto al principe, è una specie di pavone pieno di sé che però esprime bontà, ingenuità e innocenza”.
 Attore britannico noto per la sua comicità (oltre che per i suoi ruoli drammatici), anche Timothy Spall è riuscito a infondere un sano umorismo al personaggio di Nathaniel, un “simpatico cattivo”. Lacchè della regina Narissa (di cui è anche innamorato), Nathaniel si vede assegnare da quest’ultima l’ingrato compito di avvelenare Giselle. Fortunatamente per lui, l’uomo non sa che la regina lo disprezza e lo considera un buffone. Ricorda Spall: “Quando ho letto il copione per la prima volta l’ho trovato molto intelligente, acuto e divertente. La storia mi è sembrata avvincente, e mi sono reso conto immediatamente che offriva una visione nuova dei classici Disney che avevo visto da bambino. Nonostante questo, il film ha una sua identità originale e racconta una storia ben scritta, umoristica e brillante, piena di personaggi comici e romantici al tempo stesso: insomma, un vero e proprio capolavoro di intrattenimento. Ho pensato: se mi vogliono, sarò senz’altro della partita”.
 Scherza Josephson: “Sia Jimmy che Tim recitano per gran parte del film accanto a uno scoiattolo creato al computer; quando ti capita una cosa del genere devi essere dotato di un forte senso dell’umorismo, cosa che non fa difetto a nessuno dei due. Le loro interpretazioni esprimono vitalità e gioia”.
 Una delle tante sorprese che COME D’INCANTO riserva è la presenza sullo schermo di Idina Menzel, la star di Broadway vincitrice di un Tony. Spiega l’attrice: “Io sono una newyorkese d’hoc, proprio come Nancy, il personaggio che interpreto. Ho avuto subito l’impressione di identificarmi in con lei e di conoscerla da tempo. Vivere nella Grande Mela a lungo andare sfinisce e ti devi ripetere che altrove c’è qualcuno che crede nei sogni e nelle favole. Questo film aiuta molto a ricordarlo. È una straordinaria combinazione di generi tra cui il musical, nel quale ovviamente mi trovo a mio agio, il cartone animato e l’action movie, ma è soprattutto una grande commedia sentimentale”.
 A colpire la Menzel è stato soprattutto “l’idealismo del film. New York è spesso rappresentata come un luogo cupo e spietato, ma Giselle apporta un’energia vibrante e colorata alla città. Persino il mio personaggio e quello di Patrick sono contagiati dalla sua carica vitale. Per quanto cerchino di resistere al clima allegro, non possono impedirsi di sentire qualcosa di speciale e imparare da lei. Nancy è molto ambiziosa e motivata ma è anche un’inguaribile romantica, sebbene lo nasconda e cerchi di apparire più fredda di quanto non sia. Conoscere Giselle la spinge a muoversi e ad accogliere positivamente ciò che le accade”.
 Nella formula classica, soprattutto quando sono coinvolti principi e fanciulle – la trama non va molto lontano senza un vero cattivo. I realizzatori non potevano credere alla loro fortuna quando il premio Oscar® Susan Sarandon, un’attrice di rara bellezza, talento e intelligenza, ha deciso di accettare il ruolo della potente regina dal cuore duro.
 Dal punto di vista della Sarandon, “il film è originale e stimolante perché, diversamente da tante eroine delle favole, Giselle è una figura femminile di spessore. Ho apprezzato COME D’INCANTO perché è il coraggio della principessa che salva il principe. Il film utilizza i personaggi con cui noi tutti siamo cresciuti proponendoli in una veste nuova e insolita. Tutto lo stile del film è originale, e la combinazione di animazione tradizionale e personaggi veri lo rende decisamente avvincente”.
Osserva il regista: “Susan può fare qualsiasi cosa, ed è stata in grado di trasformarsi da personaggio animato a ‘cattiva’ con grande malizia e sensibilità interpretativa, riutilizzando elementi della regina e della vecchia strega dei cartoni e calibrandoli per le azioni dal vivo. Osservarla in scena è incredibile. Anche sotto quel trucco da vecchia, riesce a esprimere una forza inaudita usando solo gli occhi. Incute un meraviglioso timore”.
 Aggiunge Josephson: “Nella cattiveria di Susan c’è molta passione e vitalità. Siamo stati fortunati perché erano cinque anni che lei voleva questo ruolo. Era così coinvolta che mentre lavorava al personaggio buttava giù appunti per la sceneggiatura. Il progetto l’ha appassionata e questo è risultato evidente fin dal primo giorno di riprese. Voleva essere perfida ed espressiva, ma al tempo stesso non voleva cadere nel cliché della cattiva. Lei e Kevin hanno creato un personaggio unico e originale, diverso da qualsiasi altro mai visto prima”. 
 Per il ruolo della figlia di Robert è stata scelta la piccola Rachel Covey. L’attrice più giovane del cast ha rivelato: “Morgan dovrebbe avere sei anni ma mentre filmavamo ne stavo per compiere otto. Morgan è una bambina molto dolce e mi piace interpretare questo ruolo perché mi assomiglia molto!”.
 I realizzatori hanno deciso non soltanto che i personaggi di COME D’INCANTO avrebbero avuto qualità simili alle loro controparti animate, ma che la sceneggiatura avrebbe “fatto l’occhiolino” al genere che stava ricreando. Spiega Lima: “Quando abbiamo cominciato a lavorare al progetto, abbiamo voluto fare in modo che la sceneggiatura richiamasse i vecchi film della Disney inserendo nelle vicende dei personaggi tutta una serie di rimandi a classici come ‘Biancaneve’, ‘Cenerentola’ e ‘La Bella Addormentata’. Abbiamo cercato dei modi per far apparire una scarpetta di cristallo o una mela avvelenata. Abbiamo anche pensato che sarebbe stato divertente compiere un passo ulteriore”, continua il regista, “contattando le attrici che avevano dato la voce alle principesse Disney e inserendole nel film”.
 Così Jodi Benson, che ha lavorato come doppiatrice nella versione americana della "Sirenetta", appare nei panni di Sam, l’assistente di Robert, mentre Paige O’Hara – la Bella di “La bella e la bestia” – interpreta Trish, l’attrice di una soap opera, e Judy Kuhn ricopre il ruolo di una donna con figli che trova troppo vecchio il principe Edward.
 La sceneggiatura di COME D’INCANTO contiene inoltre grandi e piccoli tributi alla major e al suo patrimonio, sia visivo che verbale: Robert rappresenta un cliente il cui cognome è Banks (lo stesso della famiglia di “Mary Poppins”); a un certo punto Giselle vede la propria immagine in una nuvola di bolle di sapone (come avviene in “Cenerentola”); la regina Narissa appare riflessa ovunque, dalle bottiglie di vetro a un vasetto di zuppa (“Specchio specchio” da “Biancaneve”); Giselle conosce un uomo d’affari molto basso e molto arrabbiato che chiama per errore Brontolo; e queste sono solo alcune delle citazioni di vecchi personaggi disneyani. Spiega Chase: “L’aspetto divertente è che se non cogli i riferimenti non ha nessuna importanza: faranno solo sorridere quelli che come noi sono cresciuti con i film della Disney”.
 E cosa sarebbe una quasi principessa sempre gioiosa (sia in forma di cartone che come essere umano in carne e ossa) senza un “assistente” al suo fianco, preferibilmente una creatura telegenica e divertente? Ed ecco che entra in ballo un energico scoiattolo di nome Pip.
 Racconta il regista Lima a proposito del loquace roditore: “Ero affascinato da Pip, perché dovevo figurarmelo mentalmente, attingendo a tutta la mia fantasia. Ricordo quando ero sul set e immaginavo dove sarebbe stato e cosa avrebbe detto e come si sarebbe mosso. Ripetevo frasi come: ‘E ora Pip salta sulla tazza, ti guarda e dice SQUEAK!’. La troupe mi fissava come se fossi pazzo. Ho sempre avuto un’idea chiara di come Pip sarebbe stato”, prosegue Lima, “e vederlo prendere forma dalla tecnologia digitale scoprendolo ancora più riuscito di quello che avevo immaginato è stata un’emozione incredibile. Mi piace molto il fatto che abbiamo creato la performance di un personaggio senza farlo mai parlare. Quello che Pip ha nella testa si capisce perfettamente dal modo in cui muove le spalle o abbassa gli occhi, si tocca la testa o cambia espressione. L’interpretazione di Pip, così grandiosa e autentica, è un omaggio agli animatori. Pip incarna l’arte del’'animazione nella sua forma più alta”.
 Il regista è anche orgoglioso del fatto che, mentre nella maggior parte dei casi questi “assistenti” sono doppiati dalla voce di un attore comico e probabilmente molto famoso, Pip non apre bocca per quasi tutto il film – a parte gli squittii che sono prodotti dallo stesso Lima.
 Spiega il regista: “L’ho fatto soprattutto per necessità, a dire il vero. Quando abbiamo iniziato a inserire Pip nel mondo reale, abbiamo deciso di tagliare i dialoghi che lo riguardavano. C’era comunque bisogno di aggiungere alcuni elementi ai disegni, così ho cominciato a registrare qualche suono. La cosa è piaciuta e… quei versi sono rimasti”.


Prima fermata… Andalasia!
Nella realtà della cinematografia, ci vuole molto più tempo a creare riprese animate che non a realizzare immagini filmate. Poiché l’animazione disegnata a mano avrebbe richiesto più impegno della fotografia normale, si è cominciato a lavorare alle porzioni animate di COME D’INCANTO (che in totale duravano 10 minuti) nove mesi prima dell’inizio delle riprese. 
 Spiega il regista: “Una delle ragioni per cui volevo a tutti i costi James Baxter era la sua storia all’interno della major [l’animatore ha collaborato a cinque lungometraggi Disney più un corto]. James è perfettamente immerso nel mondo dell’animazione e conosce bene il significato di quelle immagini iconiche. Lo si può definire uno straordinario attore con la matita, uno in grado di creare un personaggio sul foglio bianco. Quando è stato coinvolto nel progetto gli storyboard erano già più o meno pronti, così abbiamo cominciato subito a lavorare sui personaggi”.
 La raccolta di immagini usate come punto di riferimento dagli animatori è iniziata un anno prima dell’avvio delle riprese. Lima e la troupe si sono resi conto che l’idea originaria di includere una gamma di strutture riconoscibili prese da film di animazione del passato (questo castello, quella casa) avrebbe reso la creazione di uno schema progettuale coerente una vera e propria sfida. E mentre diverse teste cercavano di immaginare, ognuna per proprio conto, il panorama di Andalasia, è emersa una tendenza comune: questa “massiccia dose di stile Disney” sarebbe stata caratterizzata da una forte presenza di elementi art nouveau, lo stile decorativo artistico e architettonico di  moda all’inizio dell’Ottocento: le sue linee fluide e curve morbide derivate dalla natura avrebbero creato un netto contrasto con i rigidi segmenti orizzontali e verticali di New York City.
 Una delle chiavi del successo di COME D’INCANTO – su questo sono tutti d’accordo – è la fusione tra il mondo animato e quello reale. Per giungere a questo risultato, era necessario che i disegnatori di Andalasia e di Manhattan lavorassero in tandem, come spiega Lima: “Amy era già stata scelta per il ruolo quando abbiamo iniziato con l’animazione, perciò James ha cominciato a disegnare tutti i personaggi e il contesto in cui si muovevano. Ha dovuto collaborare con la costumista per essere certo che quello che disegnava potesse essere ricreato con tessuti veri. Noi volevamo che i costumi aiutassero a fissare i tratti individuali di ciascun personaggio. Sapevamo che Edward, per esempio, doveva portare gli stessi abiti in entrambi i mondi. In genere un personaggio animato è vestito sempre allo stesso modo, perciò abbiamo sfruttato questa idea per il film. Quando abbiamo iniziato a lavorare all’animazione tutti i ruoli erano già stati assegnati. L’unica eccezione era Pip, ma non sembrava un grande problema visto che non avremmo dovuto ingaggiare uno scoiattolo che gli somigliasse!”.
 Sugli attori che apparivano sia nel mondo reale che in quello animato (Amy Adams, Susan Sarandon, James Marsden, Timothy Spall e Idina Menzel), inoltre, sono state effettuate riprese particolari in modo che i personaggi animati non solo risultassero somiglianti, ma si muovessero e agissero come le controparti reali. Gli animatori hanno quindi potuto inglobare gli attori, con i loro gesti e le loro singolarità, nelle versioni animate.
 Per creare lo speciale ambiente di Andalasia con i suoi abitanti, Baxter, veterano dell’animazione targata Walt Disney (“La Bella e la Bestia”, “Il re Leone”), ha messo insieme un team di fuori classe dell’animazione tradizionale composto perlopiù da artisti con alle spalle una lunga carriera alla Disney: l’animatore Andreas Deja (“Lilo & Stitch”, “Fantasia”) e l’art director Lisa Keene (“Atlantis – L’impero perduto”, “Il gobbo di Notre-Dame”, “Il re Leone”) si sono uniti al gruppo insieme al produttore delle sequenze animate Ron Rocha (“La Bella e la Bestia”, “Oliver & Company”), il supervisore alla produzione animata Todd Popp (“Clifford’s Really Big Movie”), il pittore di fondali Christophe Vacher (“Shark Tale”, “Il pianeta del tesoro”), l’artista di layout Craig Elliott (“Chicken Little”, “Shark Tale), il consulente concettuale Troy Quane (“Osmosis Jones”, “Pocahontas II: Il viaggio nel nuovo mondo”) e il disegnatore di storyboard Kevin Farrell (“Herbie - Il super maggiolino”, “Io Robot”).
 “L’aspetto che più mi ha affascinato nel realizzare COME D’INCANTO”, commenta James Baxter, “è la sensazione di nostalgia provata nel dar forma a questo mondo animato in maniera tradizionale e l’eccitazione legata al fatto di confezionare un prodotto nuovo che però doveva richiamare sensazioni vecchie e piene di calore. Tutto questo è stato molto stimolante, e per quanto mi riguarda ha costituito la parte più entusiasmante del progetto”.

Effettuare le riprese nel mondo reale
Il passaggio di Giselle da Andalasia a Manhattan è stato tutt’altro che facile. Lima spiega come i realizzatori hanno concepito il suo ingresso solenne nel mondo reale: “Dovevamo catapultare questo personaggio nella situazione più difficile che si potesse immaginare. In una delle prime versioni Giselle arrivava a Central Park ma la cosa ci sembrava troppo poco audace, così alla fine abbiamo deciso di farla atterrare in una fogna nel bel mezzo di Times Square”.
 La produzione è iniziata appunto con quella scena. Il primo giorno di riprese (lunedì 17 aprile 2006), gli oltre 100 membri del cast e della troupe di COME D’INCANTO si sono riuniti per girare in notturna in una delle location più note sulla faccia della Terra, la fantastica psichedelica, caotica, eccitante Times Square di New York City, mentre la quasi principessa della nostra favola, con indosso un voluminoso vestito da sposa, emergeva da un tombino di 46th Street, tra Seventh Avenue e Broadway, seguita dagli sguardi curiosi dei passanti. Inutile dire che l’evento ha completamente paralizzato il traffico e che in questo stesso clima si sono svolte più o meno tutte le riprese.
 La Adams, ovvero la protagonista di tutta questa attività, riusciva a stento a contenere il proprio entusiasmo: “Sono stata davvero felice di partecipare a COME D’INCANTO. Ho recitato in una vera favola con un tocco di modernità vestendo i panni di una principessa divertente e birichina: quale ragazza al posto mio non sarebbe stata pazza di gioia?”.
 Il regista Lima era altrettanto entusiasta, anche se per una ragione diversa: “Passare dal regno fatato di Andalasia a Manhattan: due mondi agli antipodi e una strada incredibilmente lunga, per me realizzatore, da percorrere. Sui nostri personaggi animati che diventano vivi, Manhattan ha lo stesso effetto sconvolgente che quest’area di New York ha su chiunque visiti la città per la prima volta: è magica, fa paura ed emoziona al tempo stesso. Nel film, ovviamente, è tutto esasperato, e quando i nostri personaggi arrivano sono letteralmente terrorizzati da questo mondo, che non potrebbe essere più diverso da quello dal quale provengono. Mi piace paragonare le loro sensazioni a quelle provate da Biancaneve nel bosco. Inizialmente Giselle si sente smarrita in questo universo ignoto, ma poi, quando incomincia a conoscerlo, entra in sintonia con esso vedendolo attraverso i suoi occhi innocenti. Apprezza le bellezze di Manhattan come può farlo soltanto un visitatore che arrivi qui per la prima volta. Chi abita nella stessa città per una vita intera non riesce più a notare le cose che gli stanno intorno: Giselle riesce a coglierle e ad apprezzarle con uno sguardo di bambina”.
 Molti dei luoghi che Giselle scopre sono tra i simboli più noti, romantici e riconoscibili della Grande Mela: Times Square, il Woolworth Building, diverse zone del Central Park, Columbus Circle, le aree alla moda di Tribeca e Soho e il ponte di Brooklyn (praticamente monopolizzato dalla produzione). Le riprese si sono svolte anche in tre modernissimi soundstage presso gli Steiner Studios e nell’area del famoso Navy Yard a Brooklyn.
 Per creare lo stile distintivo degli ambienti in cui si svolgono le azioni dal vivo di COME D’INCANTO, i filmmaker si sono rivolti all’affermato scenografo Stuart Wurtzel, il quale spiega: “Volevo che il film fosse visivamente sontuoso. La storia gioca con vecchie icone e nuovi simboli newyorkesi, e nella mia interpretazione della sceneggiatura ho voluto avvicinarli. Ho combinato gli elementi fiabeschi e li ho rappresentati in uno stile art nouveau fiorito ed elaborato, per poi metterli a contrasto con gli angoli rigidamente geometrici della città. Essenzialmente la trama ruota attorno a una ragazza innocente che arriva nella grande città cinica e spietata. Lei trasforma la città rendendola meno dura, ma al tempo stesso la città trasforma lei in un essere umano a tutto tondo. Il film parla di sincerità. In un mondo animato, i personaggi accettano tutto per quel che appare. Nel mondo reale, invece, Giselle impara a conoscere la profondità emotiva”.
 La costumista Mona May ha fornito alla produzione un contributo inestimabile. “Questo film rappresenta il sogno di ogni stilista”, afferma la May, “perché consente di fabbricare un intero mondo ex novo. Noi abbiamo dovuto reinventare personaggi che appartengono alla storia della Disney. E poiché stavamo ricreando i classici Disney e l’essenza stessa di questo marchio, era essenziale che i costumi aderissero all’animazione in tutto il suo splendore. È stata una sfida, perché l’animazione è bidimensionale, di tipo tradizionale, e noi dovevamo rendere reali i personaggi e i loro costumi”.
 Per giungere a questo risultato, la costumista ha confezionato le versioni dal vero dei costumi con un ampio uso di strati e dettagli quali svolazzi di farfalle e fiori, combinando lo stile classico dell’animazione Disney con l’art nouveau. Per esasperare le differenze tra fiaba e vita reale, sulla Terra il look di Giselle si trasforma ed elimina gli elementi leziosi in favore di una linea sobria e sofisticata, da donna di Manhattan. La metamorfosi risulta particolarmente evidente nel contrasto tra lo scintillante abito nuziale bianco decorato con farfalle che Giselle porta quando emerge dal tombino per affrontare il suo primo giorno a New York e il vestito che indossa al ballo, un tubino essenziale color lavanda che le mette in evidenza le forme.
 La regina Narissa, interpretata dalla Sarandon, indossa capi aderenti e sensuali che rendono più convincente il passaggio nella capitale della moda. Spiega la May: “La componente dominatrice della regina è espressa, per esempio, attraverso l’uso della pelle. Uno dei suoi abiti, viola e nero e laminato d’argento, fa pensare a un drago e riflette la sua malvagità innata".
 “Per il principe Edward”, continua la costumista, “abbiamo pensato a maniche enormi e spalline di gommapiuma per riprodurre su un essere umano le proporzioni stabilite dagli animatori. È stata una bella sfida anche questa”.
 La May ha dovuto rendere attraverso gli abiti la trasformazione subita dal personaggio di Patrick Dempsey. “Robert cambia in maniera positiva nel corso del film. La prima volta che appare indossa un sobrio completo grigio che gli dà una vera aria da avvocato, ma di sequenza in sequenza si apre e comincia a usare capi più colorati, finché al ballo finale porta un meraviglioso costume francese del Seicento che non è impeccabile dal punto di vista storico ma lo rende molto affascinante”.
 La difficoltà di combinare una serie di stili con diverse tecniche cinematografiche emerge con grande evidenza nella creazione della sequenza finale del film – e trattandosi di un progetto ispirato alle magiche avventure Disney, dove poteva svolgersi una simile scena se non in un salone da ballo? Spiega il regista: “Tutto il finale del film, dall’arrivo dei personaggi fino alla conclusione del ballo, è un vero e proprio accostamento di icone Disney. Abbiamo letteralmente cercato di prendere ogni singolo elemento dei momenti più alti dei grandi capolavori della major per riunirli in questa scena. Inutile dire che è stata una vera impresa Nella parte iniziale del ballo”, prosegue il regista, “ci sono circa 100 ballerini e 150 comparse per popolare la sala; ogni movimento è coreografato, perciò ci sono volute due settimane di prove solo per montare i passi del ballo, che tutti i protagonisti hanno dovuto imparare. Poi la scena si trasforma in un grande spettacolo che abbina effetti speciali ed effetti digitali. Mi viene in mente una ripresa in particolare, quella della trasformazione di Narissa: abbiamo dovuto provare quella singola azione un’intera giornata per essere sicuri che funzionasse e che tutti gli attori reagissero al momento giusto. Alcuni di loro volavano all’indietro, mentre le 150 comparse dovevano fissare tutte lo stesso punto dello schermo, quello in cui Narissa si sarebbe trasformata in un cono di fuoco con l’aiuto di un sistema di illuminazione interattivo”.
 Per realizzare cinque minuti del film, insomma, è stata necessaria oltre una settimana di riprese; in tutto questo tempo gli attori hanno interagito con qualcosa che non c’era, ovvero un drago di oltre dieci metri di altezza che, in momenti prestabiliti, afferrava un attore, ne mordeva un altro, ne spingeva uno giù per le scale. Tutto questo è stato eseguito su un set che doveva a sua volta “reagire” alla furia del drago.
 Per aiutare i membri del cast a visualizzare la scena, Lima ha utilizzato un enorme testa di polistirolo al posto del drago-Narissa (mentre un piccolo pezzo di filo con una palla rossa all’estremità ha sostituito Pip, la tamia in digitale). Dopo aver afferrato Robert, la bestia si precipita fuori, all’ultimo piano del Woolworth Building. Spiega Lima: “Abbiamo creato la ripresa rifacendoci al punto culminante dei classici ‘La Bella e la Bestia’ e ‘Biancaneve’. Abbiamo filmato su sei piccole porzioni di set che, una volta assemblate sullo schermo, sono diventate il terrazzo dell’edificio, utilizzando effetti speciali e tuoni perché piove e Robert sta nella mano della bestia. Questo immenso drago tiene in pugno Patrick Dempsey su un lato del Woolworth Building, mentre Giselle e Pip cercano a loro volta di salire per salvarlo. È una grande sequenza, probabilmente una delle più difficili che abbia mai realizzato in vita mia... Ma ragazzi, è stato fantastico”.
 
La musica… e i balli
COME D’INCANTO è arricchito dalle musiche e dai testi creati dalla straordinaria coppia formata da Alan Menken e Stephen Schwartz. “Ero stato coinvolto nel film diversi anni fa”, afferma Menken, “quando era ancora nella prima fase di sviluppo, e sono tornato a farne parte nell’autunno del 2006. Anche Stephen è stato chiamato a collaborare, il che ci ha offerto una grande occasione per tornare a lavorare insieme”.
 Prosegue Schwartz: “Alan mi ha chiamato e mi ha chiesto se ero interessato a comporre i testi per questo progetto. Ho letto la sceneggiatura, che mi è piaciuta molto, e mi sono incontrato con Kevin Lima e Chris Chase. Tutto è andato per il verso giusto e sono stato coinvolto nel progetto. Mi ha fatto molto piacere partecipare, anche se sono intervenuto relativamente tardi”.
 Schwartz e Menken, vincitori di diversi Oscar® e collaboratori di lunga data, hanno le idee molto chiare su quello che cercano in un progetto. Menken (che ha composto le musiche e cinque brani originali) spiega: “Innanzitutto bisogna avere una storia in cui la musica possa svolgere un ruolo fondamentale, con uno stile che consenta ai personaggi di cantare. Questo progetto iniziava nel mondo dell’animazione e si sviluppava nel mondo reale. Un contesto del genere offre le migliori opportunità per una colonna sonora originale perché permette di sfruttare la magia dell’animazione e poi deviare verso un genere contemporaneo nell’ambito dello stesso film”.
 Osserva Schwartz: “Il problema maggiore dei musical con azioni dal vero è quello di giustificare perché i personaggi si mettono a cantare nel bel mezzo di ogni contesto e situazione reale. Uno degli aspetti positivi di COME D’INCANTO è stato appunto che il concetto stesso su cui si basa il film consentiva ai personaggi di cantare in maniera perfettamente coerente con la trama”.
 Dei nuovi brani, tre sono particolarmente riusciti: “Lavorando insieme” (“Happy Working Song”) ci mostra Giselle che utilizza le sue capacità di comunicare con gli animali per farsi aiutare a riordinare il caotico appartamento da single di Robert; “Dille che l’ami” (“That’s How You Know”) trasforma New York in un immenso palcoscenico su cui Giselle spiega a Robert le sue idee sul vero amore e, come il pifferaio magico, trascina nel suo incantesimo oltre 150 tra ballerini e cantanti per realizzare un numero che mette letteralmente a soqquadro Central Park; e “Così vicini” (“So Close”), un brano interpretato dal “cantante del mondo reale” Jon McLaughlin, che riflette il percorso interiore di Giselle. Il fatto che non sia la ragazza a cantare mostra come, da cartone animato, Giselle sia diventata una donna in carne e ossa in grado di provare emozioni mature.
 Come per i realizzatori e il cast, i classici della Disney sono stati un’importante fonte di ispirazione per Menken e Schwartz. Afferma Menken: “Abbiamo cercato di riportare con la mente il pubblico all’epoca di ‘Biancaneve’ o ‘Cenerentola’, ancora prima di Bella e di Pinocchio, ai primordi dell’animazione. L’influenza di quei film è talmente enorme – e dal punto di vista musicale per me quasi congenita – che la nostra musica l’ha in qualche modo inglobata”.
 Aggiunge Schwartz: “È stato davvero divertente rendere omaggio e al tempo stesso prendersi garbatamente gioco dei classici Disney. In un paio di momenti prendiamo in giro persino noi stessi! Siamo molto affezionati ai personaggi della nostra infanzia e questo ci consente di avere verso di loro un atteggiamento un po’ irriverente, che ha creato spunti comici a non finire”.
 Lima, che in questo film ha finalmente potuto avverare il sogno di lavorare con il grande duo dei musical, afferma: “Mi sento un privilegiato per aver avuto l’occasione di collaborare con Alan e Stephen. Erano perfettamente adatti a dar vita al cuore musicale di COME D’INCANTO e non avrei saputo a chi altro affidare questo compito delicato. Li ammiro da sempre e aver potuto condividere con loro un’esperienza tanto speciale è stata una grande gioia per me”.
Gli fa eco Chase: “Alan e Stephen sono un perfetto esempio di come la collaborazione con dei grandi talenti consenta di affrontare sfide davvero difficili. Nessuno capisce meglio di loro questo genere di musical”.
 Il regista ha iniziato a lavorare con la coppia circa nove mesi prima di iniziare le riprese vere e proprie. Commenta Lima: “I brani riflettono quello che Giselle vive come persona. Nel mondo animato, lei si mette a cantare all’improvviso e nessuno se ne cura. Tutti gli animali cantano, fa parte della vita normale. Quando però Giselle arriva nel mondo reale e non c’è nessuna colonna sonora, prova il bisogno di crearsene una tutta sua. Man mano che acquista caratteristiche più umane, Giselle smette di cantare, tanto che il brano finale del film è eseguito da un artista sul palcoscenico, che poi scompare e diventa una voce fuori campo. Alan e Stephen hanno scritto cinque canzoni che esprimono perfettamente il suo personaggio”.
 È stata appunto l’inclusione dei numeri musicali che ha mostrato al produttore Barry Josephson la vera magia di COME D’INCANTO. “La prima volta che ho visto il montaggio dei brani ho capito realmente l’importanza capitale di questi elementi. Durante tutta la lavorazione avevo avuto modo di notare quanto Amy si sentisse a proprio agio nel suo ruolo, che si trattasse di parlare con gli animali o interagire con gli altri personaggi. Quando però ho visto i numeri musicali mi sono detto: ‘Funziona davvero’. È stata la combinazione di tutti i vari elementi – la sceneggiatura, la regia, gli interpreti, le scenografie, gli effetti e la musica – che ha creato un risultato complessivo di grande effetto. I brani sono meravigliosi e la gioia e la passione che esprimono si sono trasmesse a tutti coloro che erano presenti sul set. Alan e io abbiamo assistito alle riprese di ‘Dille che l’ami’ a Central Park e siamo rimasti entrambi colpiti. Ogni cosa era al posto giusto, tutto combaciava alla perfezione”.
 Parte dell’eccitazione era dovuta al fatto che, pur sapendo che sia la Adams che Marsden erano in grado di cantare, i realizzatori non si aspettavano da loro un livello di preparazione musicale così alto. La Adams aveva lavorato nei musical per molti anni e Marsden aveva avuto esperienze di canto corale all’università, oltre a essere un appassionato di Sinatra e dei “crooners”. Le loro voci melodiose sono state ulteriormente affinate dal maestro di canto John Deaver, che ha aiutato il principe e la quasi principessa nei numeri canori. Osserva Chase: “Abbiamo scelto Jimmy e Amy per la recitazione, ma scoprire che erano cantanti così bravi è stato un vero dono del cielo”.
 E come si potrebbe parlare di grande produzione senza la presenza di numeri danzati? Per il coreografo John “Cha-Cha” O’Connell (vincitore dell’American Choreography for Film Award 2001 per “Moulin Rouge!”), COME D’INCANTO è stato un’esperienza diversa da tutte quelle a cui aveva collaborato in precedenza. Commenta: “Le scene girate al Central Park danno un’idea molto precisa del talento richiesto per eseguirle. Nel numero di Giselle, lei racconta la sua storia girando per il parco e mentre canta e balla trascina con sé tutti quelli che incontra sul suo cammino, un po’ come il pifferaio magico.  Ginnasti, trampolieri, pattinatori, bavaresi autentici, ballerini di Broadway, bambini e persino una danzatrice del ventre: c’era di tutto nel calderone di questo grande numero eclettico. Quanto alla scena del ballo, la parte più intensa e romantica del finale del film,  ho fatto riferimento a tutti i film di animazione della Disney per cogliere appieno il tipo di danze che venivano eseguite. Ho guardato ‘La Bella e la Bestia’, ‘Cenerentola’ e ‘La Bella Addormentata’ e in tutti ci sono balli da sala. Usando la meravigliosa musica composta per questo film, abbiamo allora creato la nostra coreografia. Amy Adams e Idina Menzel venivano dal mondo del musical e hanno affrontato le scene di ballo come le anatre si tuffano in acqua. Patrick aveva fatto un po’ di danza quando aveva una ventina d’anni, mentre Jimmy Marsden non sapeva ballare per niente ma ora è un campione di valzer. I numeri sono stati creati tenendo conto delle capacità di ognuno, ma gli attori sanno perfettamente come sbrigarsela in ogni situazione, e questo vuol dire che metà della battaglia era già vinta”, conclude O’Connell.
Per Lima, dirigere una nuova versione di un fantasy targato Disney ha significato rivisitare il proprio mondo di bambino e immaginarlo nuovamente dal punto di vista di un realizzatore adulto, facendo un percorso non molto diverso da quello della protagonista Giselle, personaggio a cavallo tra due mondi.
 Quel che ha spinto il regista a realizzare COME D’INCANTO, tuttavia, è stato soprattutto l’amore per la Disney e tutto ciò che rappresenta: “Credo sia lo stesso effetto che ha prodotto ‘Mary Poppins’ quando è uscito: ci ricordava ciò che amavamo nei film di animazione Disney e lo trasportava nel mondo reale. COME D’INCANTO, a mio avviso, fa un po’ la stessa cosa: prende tutti i simboli della produzione animata e li trasporta in un contesto nuovo. È da qui che nasce tutta la gioia espressa nel film, una gioia che gli spettatori stessi proveranno nel riconoscere elementi della loro infanzia”.
 Lima sviluppa ulteriormente il suo pensiero e conclude: “Anche se per certi aspetti abbiamo ripetuto l’operazione fatta da Walt Disney con ‘Mary Poppins’, stiamo aprendo una nuova strada che sfrutta la tecnologia attuale e racconta la vita moderna utilizzando elementi del passato. Potrà sembrare banale, ma il mondo ha bisogno di questo. Il concetto di amore vero, il valore dell’innocenza e dell’ingenuità, la necessità di non esagerare col cinismo, sono tutte cose che è importante ricordare e che Walt Disney ha ripetuto in ognuno dei suoi film”.
 Walt Disney Pictures presenta COME D’INCANTO, una produzione Barry Sonnenfeld – Josephson Entertainment Production che ha per interpreti Amy Adams, Patrick Dempsey, James Marsden, Timothy Spall, Idina Menzel e Susan Sarandon. Il supervisore alla colonna sonora è Dawn Soler. I brani sono di Alan Menken e Stephen Schwartz, con musiche di Menken. Mona May ha creato i costumi, mentre il montaggio è di Stephen A. Rotter e Gregory Perler. Lo scenografo è Stuart Wurtzel, il direttore della fotografia Don Burgess. I produttori esecutivi sono Chris Chase, Sunil Perkash ed Ezra Swerdlow. COME D’INCANTO è sceneggiato da Bill Kelly, prodotto da Barry Josephson e Barry Sonnenfeld, e diretto da Kevin Lima. La distribuzione è di Walt Disney Studios Motion Pictures.

postato da: cinemotore alle ore 11:37 | Permalink |
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lunedì, 24 dicembre 2007

L’amore ai tempi del colera

Sinossi


L’amore ai tempi del colera, tratto dal romanzo omonimo del Premio Nobel Gabriel Garcia Marquez e adattato dallo sceneggiatore  Ronald Harwood (Oscar per Il Pianista), è una delle storie d’amore più romantiche mai scritte. E mai lette. E mai viste sullo schermo.
Una vicenda epica e coinvolgente, che abbraccia mezzo secolo di vita nella complessa, magica e sensuale città di Cartagena, in Colombia, dove  si racconta di nun uomo che aspetta più di cinquant’anni per unirsi al suo unico, vero amore.
Florentino Ariza (Javier Bardem), poeta e impiegato al telegrafo, scopre la passione della sua vita quando vede Fermina Daza (Giovanna Mezzogiorno) dalle finestre della villa del padre. Grazie ad una serie di lettere appassionate, Florentino gradualmente conquista il cuore della giovane. Ma il padre di lei (John Leguizamo) s'infuria quando scopre la relazione e giura di volerli tenere separati per sempre. Fermina è costretta a sposare un sofisticato aristocratico, il dottor Juvenal Urbino (Benjamin Bratt), che ha riportato l’ordine e il primato della medicina a Cartagena, bloccando le ondate di colera che colpivano misteriosamente la città. Juvenal la porta con sè a Parigi dove rimangono per anni. Quando rientrano insieme a Cartagena, lei ha praticamente dimenticato il suo primo amore. Ma Florentino non l’ha scordata. Ora lui è un facoltoso negoziante e, seppure impegnato ad amoreggiare qua e là,  desidera ancora Fermina. Il suo cuore è paziente ed è disposto ad aspettare tutta la vita per avere la possibilità di tornare con lei.


L’amore ai tempi del colera

La Stone Village Pictures presenta una delle più belle storie d’amore mai raccontate, tratta dal capolavoro senza tempo del Premio Nobel Gabriel García Márquez: L’amore ai tempi del colera. 
Abbracciando mezzo secolo di vita nella complessa, magica e sensuale città di Cartagena, in Colombia, questa epica e coinvolgente vicenda romantica racconta la storia di un uomo che aspetta oltre cinquant’anni per stare insieme al suo unico, vero amore.
Javier Bardem, candidato all’Academy Award®, interpreta Florentino Ariza, poeta e addetto ai telegrammi che incontra la passione della sua vita quando vede Fermina Daza (Giovanna Mezzogiorno) attraverso le finestre della villa del padre. Grazie ad una serie di lettere appassionate, Florentino conquista il cuore della giovane, ma il padre di lei (John Leguizamo) è furibondo quando scopre la relazione e giura di tenerli separati per sempre.
Col passare degli anni, Fermina sposa un sofisticato aristocratico, il dottor Juvenal Urbino (Benjamin Bratt), l’uomo che ha riportato l’ordine e il primato della medicina a Cartageña, arrestando le ondate di colera che avevano colpito misteriosamente la città. Lui la conduce a Parigi con sé, dove rimangono per anni. Quando cominciano la loro vita insieme a Cartageña, lei ha praticamente dimenticato il suo primo amore.
Tuttavia Florentino non l’ha dimenticata. Ora è un facoltoso negoziante e, anche se è impegnato in una serie di relazioni, desidera ancora Fermina. Il suo cuore è paziente ed è disposto ad attendere tutta la vita per avere la possibilità di tornare con lei. 

Diretto da Mike Newell (Donnie Brasco, Un incantevole aprile), L’amore ai tempi del colera è un viaggio avvincente, sensuale e complesso nel cuore più profondo dell’amore. La pellicola della Stone Village Pictures è stata prodotta dal Scott Steindorff, (La macchia umana, Empire Falls) vincitore del Golden Globe e scritta dallo sceneggiatore premio Oscar® Ronald Harwood (Il pianista), che ha adattato il romanzo di Gabriel García Márquez. I produttori esecutivi sono Danny Greenspun, Robin Greenspun, Andrew Molaski, Chris Law, Michael Nozik, Dylan Russell e Scott LaStaiti.
Il cast stellare comprende il candidato agli Academy Award® Javier Bardem (Prima che sia notte, Mare dentro, No Country for Old Men), Giovanna Mezzogiorno (che ha vinto la Coppa Volpi al Festival di Venezia per La bestia nel cuore e il David di Donatello per La finestra di fronte), Benjamin Bratt (Traffic, Sotto il segno del pericolo), l’attrice candidata all’Academy Award® Catalina Sandino Moreno (Maria piena di grazia), Hector Elizondo (Pretty Princess, Pretty Woman), Liev Schreiber (The Omen), Fernanda Montenegro (Casa de Areia, Central do Brasil), Laura Harring (Mulholland Drive) e John Leguizamo (Moulin Rouge, Danni collaterali)
La squadra di artisti dietro le quinte vede impegnati il direttore della fotografia Alfonso Beato, ASC, A.B.C. (The Queen), lo scenografo Wolf Kroeger (Amore senza confini - Beyond borders), il montatore Mick Audsley (Harry Potter e il calice di fuoco) e l’ideatrice dei costumi Marit Allen (I segreti di Brokeback Mountain). Antonio Pinto (La città di Dio) autore della colonna sonora, mentre la superstar musicale colombiana Shakira ha contribuito con delle canzoni originali.


Il primo adattamento di una storia epica senza tempo

Il regista Mike Newell descrive L’amore ai tempi del colera, capolavoro apparso nel 1985 e realizzato dal genio della letteratura Gabriel García Márquez, che abbraccia mezzo secolo di amori, guerre e generazioni, come “un grande transatlantico oceanico di storia, che racconta delle verità sulle persone dalla loro giovinezza alla vecchiaia. Posso vederci i miei genitori, me stesso quando ero giovane e come siamo ora io e i miei amici”.
“La storia è assolutamente unica e originale”, sostiene il produttore Scott Steindorff. “E’ una delle storie d’amore più belle mai raccontate. Per lo stile con in cui García Márquez scrive e i periodi temporali percorsi dal libro, sentivo che si trattava di un’incredibile storia d’amore epica che doveva essere portata sul grande schermo”.
Considerato uno dei più importanti romanzi del ventesimo secolo, L’amore ai tempi del colera è stato pubblicato originariamente nel 1985 in Colombia dall’editore Oveja Negra Ltda. QQQqQqQquando poi è stato presentato sul mercato internazionale, Il libro ha provocato forti reazioni nell’ambiente letterario. L’originale romanzo di García Márquez si è rapidamente conquistato un seguito in tutto il mondo raccogliendo numerosi riconoscimenti, dopo che l’autore aveva già vinto l’ambitissimo premio Nobel nel 1982 per l’insieme delle sue opere (tra cui il romanzo Cent’anni di solitudine). Grazie a questa storia d’amore non convenzionale, il romanzo esplora le esperienze vissute da una serie di personaggi complessi le cui vite si intrecciano in una città senza nome durante mezzo secolo di intensi cambiamenti, tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento.
Il viaggio del produttore Steindorff con il progetto è iniziato diversi anni fa, quando il produttore esecutivo Dylan Russell gli ha passato il romanzo. “Mi ha


chiesto di leggere il libro, anche se i diritti non erano disponibili”, ricorda Steindorff. “Così, l’ho letto senza riuscire a metterlo da parte”.
Da quel momento, ha continuato regolarmente ad inseguire i diritti del romanzo con la sua società, la Stone Village Productions, fondata da lui nel 2000. “Abbiamo insistito molto”, spiega Steindorff. “Come il personaggio di Florentino, io non accettavo un no come risposta. Abbiamo passato circa un anno ottenendo solo rifiuti, senza nessuna speranza di ottenere i diritti cinematografici, finchè un giorno abbiamo ottenuto la parola ‘forse’. Ci è voluto un altro anno per convincere l’autore che saremmo stati fedeli al libro e che avremmo realizzato un film magnifico senza alterare nessun elemento del testo originale”.
Sebbene García Márquez inizialmente fosse riluttante a cedere il suo romanzo per un adattamento cinematografico in lingua inglese, il produttore lo ha convinto grazie alla sua passione e alla sua volontà indomabile, che alla fine gli ha permesso di ottenere la benedizione dell’autore. Steindorff allora si è affidato allo sceneggiatore vincitore dell’Oscar® Ronald Harwood (Il pianista) per adattare questo romanzo ambientato in epoche diverse e ricco di dettagli. “Non è semplicemente una storia d’amore, ma parla della vita in generale”, rivela Steindorff. “Ronald Harwood ha davvero compreso profondamente il sottotesto di questo libro sulla vita e l’amore e sul significato dell’amore in generale. Lui ha scritto un adattamento brillante di questo romanzo magnifico”.
“Avevamo un’opera letteraria e un autore molto celebri, quindi dovevamo trovare qualcuno all’altezza dell’adattamento”, sostiene il produttore esecutivo Dylan Russell. “Dal lavoro di Ron, sapevamo che era in grado di capire il significato del tempo in una storia epica e che sarebbe anche stato capece di raccontare questa storia in maniera non lineare. E’ un drammaturgo fantastico e ha vinto l’Oscar®, ma anche se era entusiasta per questo compito, sapeva che sarebbe stata una sfida notevole”. 

“Quando ho letto per la prima volta il libro, io non ero sicuro di poterlo trasportare in un film”, rivela Harwood. “Buona parte dei percorsi dei personaggi sono interiori, ogni cosa si svolge nel corso di tanti anni e in maniera così poco convenzionale, tuttavia tutti noi eravamo eccitati alla prospettiva di realizzarlo”.
Mentre l’adattamento iniziava a prendere forma, Harwood e Steindorff si sono consultati con l’autore per assicurarsi che il film riflettesse lo spirito presente nel libro. “Dopo aver letto la prima stesura, García Márquez ci ha detto che ‘il problema è che tu e lo sceneggiatore avete fatto un adattamento troppo fedele, mentre dovete allontanarvi dal libro’”, ricorda Steindorff. “Lui aveva un magnifico senso dell’umorismo, così ridevamo in continuazione”.
Steindorff ha trovato un partner cinematografico ideale nel regista Mike Newell, che aveva appena terminato il suo viaggio nel mondo di Hogwarts grazie a Harry Potter e il calice di fuoco. I film di Newell, come Quattro matrimoni e un funerale, descrivono percorsi romantici non convenzionali. Proprio come il produttore, anche Newell avvertiva un’affinità profonda con il libro e aveva manifestato una forte passione per il film. “Mike Newell capiva questi personaggi”, sostiene Steindorff. “Lui comprendeva bene le sfumature presenti nelle vite di queste persone, dall’ampio arco narrativo del mondo che García Márquez aveva creato ai percorsi intimi e personali dei protagonisti”.
“Volevo realizzare un film che esprimesse la ricchezza del libro, che è un’esplorazione dell’amore in tutte le sue complicazioni e che ne descrive le sfumature e il suo potere”, sostiene Newell. “Il triangolo amoroso al centro della storia è alla base di una più ampia e profonda analisi dell’amore in tutte le sue forme, non solo attraverso gli occhi dei personaggi centrali, ma nei cuori delle madri, dei padri e degli amici”.


La ricerca durata cinquant’anni di Florentino Ariza per stare vicino all’amore della sua vita è una storia tipicamente sudamericana, ma in grado anche di esprimere l’esperienza umana universale dei capricci dell’amore, tutto attraverso la voce e lo spirito originale di García Márquez. “Tutti noi ripensiamo ai vecchi partner e ci chiediamo come sarebbe stata la nostra vita
se avessimo preso quella strada”, sostiene Newell. “Qui avevamo qualcuno che aveva colto queste riflessioni e ci aveva costruito attorno una trama straordinaria. Così, ti ritrovi risucchiato dalla tua vita personale”.
“La curiosa fedeltà di Florentino nei confronti di Fermina, durata cinquant’anni, è qualcosa di idealistico”, sostiene lo sceneggiatore Harwood. “Il rimpianto non fa parte del suo vocabolario, perché lui vive nella speranza. Ed è una speranza che alla fine viene soddisfatta”.


Dar vita ai personaggi

Il film inizia alla fine dell’ottocento nella rigogliosa città portuale di Cartagena, in Colombia, durante il boom post-colonialista in un tempo e un luogo in cui c’erano dei confini molto rigidi tra le classi dominanti e quelle inferiori. In questo periodo di conflitti intensi e di grandi possibilità, Florentino Ariza si imbatte per la prima volta in Fermina Daza quando consegna un telegramma al padre di lei. Questa visione fulminante scatena un percorso emozionante per i tre personaggi principali che diventano adulti nel periodo della rivoluzione industriale, delle guerre fugaci ma distruttive e delle ondate di epidemia di colera che, come l’amore stesso, lasciano dei sopravvissuti, ma si portano via diverse persone.
Sebbene il personaggio di Florentino sia colombiano (e infatti da adolescente viene interpretato da un attore locale, Unax Ugalde), i realizzatori hanno trovato in Spagna la persona giusta per incarnarlo: il candidato all’Oscar® Javier Bardem. “C’è un’enorme responsabilità quando realizzi un film tratto da un libro così bello, complesso, magico e anche pieno di piccoli dettagli che fanno la differenza tra un buon romanzo e un capolavoro”, sostiene Bardem, che ha fornito delle interpretazioni acclamate in Prima che sia notte e Mare dentro. “E’ uno di quei libri rari che rimane con te per tutta la vita, perché è un capolavoro. E’ letto in tutto il mondo in nazioni e lingue differenti, quindi ognuno crea nella propria mente i suoi Florentino, Juvenal e Fermina personali, così come un’idea diversa del romanzo”.
Bardem, che aveva letto il romanzo per la prima volta quando era adolescente, ha colto al volo l’opportunità di far parte del film. “Quando ho saputo che c’era una sceneggiatura tratta dal romanzo, ero molto interessato”, ricorda Bardem. “E, per fortuna, Newell mi ha contattato. E’ stata un amore a prima vista, in cui avverti di voler lavorare con una persona perché ritieni che sarà un’esperienza magnifica. Mike è una grande fonte di ispirazione”.


Quando ha scoperto di aver ottenuto la parte, Bardem ha festeggiato a Barcellona, subito dopo ha iniziato ad affrontare il compito impressionante di trovare il suo percorso per dar vita al personaggio di Florentino Ariza. “Le responsabilità e le difficoltà sono enormi, perché lo devi impersona dai 24 ai 74 anni. Un film del genere è così complesso e pieno di dettagli, che devi veramente dare tutto te stesso, senza risparmiarti minimamente”.
Cresciuto senza padre da sua madre, Transito Ariza (interpretata dalla celebre attrice brasiliana Fernanda Montenegro), Florentino non ha autentiche prospettive o ambizioni, ma è spinto dal suo cuore di poeta pieno di passione. Un sognatore senza obiettivi, cerca di prendere contatto con Fermina Daza attraverso una serie di lettere appassionate. Nel momento in cui lei si fa conquistare dalla storia romantica, Florentino è ormai impegnato a mantenere il suo cuore fedele e puro nei suoi confronti.
Una lunga ricerca per trovare l’attrice che doveva impersonare il personaggio complesso, fiero e spesso diffidente di Fermina Daza dall’adolescenza alla vecchiaia ha portato i realizzatori alla giovane stella italiana Giovanna Mezzogiorno, che ha ottenuto grandi riconoscimenti e numerosi premi per le sue interpretazioni in pellicole europee come La bestia nel cuore e La finestra di fronte.
“Ha una bellezza mozzafiato, ma dietro alla sua pelle giovane si cela un’attrice saggia ed impegnata”, sostiene Newell. “Questo ruolo sarebbe stato una sfida enorme per chiunque, ma Giovanna ha retto alla pressione con grazia, notevole attenzione e creatività. E’ stato straordinario vederla crescere con Fermina”.
Per affrontare un ruolo così impegnativo, l’attrice sentiva il bisogno di iniziare da zero e imparare nuovamente tutto quello che sapeva della recitazione. “Javier Bardem, Benjamin Bratt e io, assieme a Mike Newell, il nostro regista, siamo diventati molto uniti nel corso di questo viaggio”, spiega la Mezzogiorno.


 “Ci siamo aiutati e supportati a vicenda. Loro sono assolutamente fantastici in quello che fanno e sono stati molto gentili nei miei confronti. Se ho reso giustizia a questo ruolo, è stato perché loro erano lì con me. Spero di aver trovato un’armonia con quello che hanno fatto, che è stato straordinario”.
Il padre di Fermina la porta a Cartagena con l’ambizione di farla sposare a una delle maggiori famiglie della regione e non permette in nessun modo che un impiegato squattrinato la porti via. L’attore John Leguizamo, nato in Colombia, interpreta Lorenzo Daza, un commerciante di muli con legami nella malavita colombiana. “E’ un uomo che ha iniziato dal nulla, un mercante di muli, e diventa ossessionato dal suo desiderio di trovare un buon partito per la figlia”, rivela Leguizamo. “Lui si prende cura del bene più prezioso della sua vita, sua figlia. E’ l’unica cosa che gli è rimasta, così sviluppa un grande senso di protezione e gelosia. E quando vede che sta flirtando con la persona sbagliata, il poeta che rimarrà sempre povero, ritiene che questo non faccia parte dei suoi piani. Lui vuole che la figlia sposi il personaggio più ricco, famoso e con la posizione migliore in città. E’ così che è fatto”.
Per assicurarsi che Fermina stia lontano da Florentino, Lorenzo la porta, attraverso un tortuoso viaggio a dorso di mulo, dai suoi parenti nelle campagne dell’entroterra colombiano, ma Fermina e Florentino trovano un modo per continuare la loro relazione attraverso  telegrammi segreti. Tuttavia, la promessa di una vita insieme sfuma quando Fermina torna a Cartagena ormai diventata una donna adulta e scopre che il sogno del loro amore è molto diverso dalla realtà.
Ma Florentino non demorde. “Florentino Ariza attende quasi tutta la vita per stare vicino alla donna di cui è innamorato”, sostiene Bardem. “Lui rappresenta l’amore e il bisogno supremo di condividere questo sentimento con qualcuno in un modo molto particolare, profonda e pura. In questo percorso, durato una vita intera, in cui cerca questa persona, lui vive molte esperienze diverse. Alcune sono divertenti, altre difficili o di poco conto, ma

comunque lui non riesce proprio a dimenticarla. La battaglia che affronta è con la convinzione che, un giorno, avrà la possibilità di starle vicino”.
“I personaggi di Gabriel García Márquez sono molto intensi, interessanti ed epici”, commenta la Mezzogiorno. “Fanno cose nelle loro vite che altri non riuscirebbero a compiere in dieci vite, quindi l’intensità di questi personaggi è una sfida importante per un attore”.
Invece del poeta disperato, Fermina accetta di sposare una delle figure più importanti della città, un dottore che ha studiato in Europa, mettendo le sue esperienze e le sue capacità al servizio del progresso della città, Juvenal Urbino. “Consciamente o meno, Fermina non ha seguito il suo cuore, mentre ha assecondato tutti i desideri del padre”, sostiene Newell. “Il suo cuore è uno di quelli più imperscrutabili nella storia. Lei è assolutamente indipendente e rifiuta tutto quello che la gente cerca di imporle, ma in qualche modo la sua risolutezza e la sua forza di volontà sovvertono il suo desiderio di felicità”.
Benjamin Bratt interpreta Juvenal, il terzo lato del triangolo amoroso al centro della storia. “Penso che ci sia una tendenza umana molto diffusa a ritenere che l’amore sia strettamente collegato con la felicità”, sostiene Bratt. “Ma quello che troviamo nel film, così come nella vita reale, è che queste cose raramente sono sinonimi. Tuttavia, noi lo inseguiamo comunque, perché pensiamo che ci fornirà un senso di pace. L’amore può essere frustrazione, gioia, conforto, ma anche insoddisfazione, come nel caso di Florentino. Può essere agonia e disperazione. Ma c’è sempre, in questa ricerca, un senso di ottimismo, una speranza di poterlo raggiungere, ed è per questo che praticamente ogni personaggio nel film lo sta inseguendo, in un modo o nell’altro”.
L’attrice brasiliana Fernanda Montenegro interpreta la madre di Florentino, Transito Ariza, che desidera la felicità del figlio e utilizza ogni risorsa a sua disposizione per aiutarlo a dimenticare il suo amore perduto. “E’ una madre meravigliosa, una madre latina che esprime un amore enorme e magnifico, e che vede suo figlio come se fosse dio”, rivela la Montenegro. “Quando ho letto questo libro molti anni fa, non avrei mai pensato che mi sarei potuta


trovare a Cartagena a far parte di questa grande produzione diretta da un regista bravissimo. Talvolta, la vita è un miracolo”.
Un’altra persona che aiuta a dimenticare Florentino è Lotario Thurgot, il suo datore di lavoro tedesco, interpretato dall’acclamato attore Liev Schreiber. Thurgot gli fa conoscere le zone più edonistiche della città. “Lui è il responsabile dell’ufficio telegrafico in cui lavora Florentino e apprezza decisamente le donne”, sostiene Schreiber. “Lotario gli mostra che ci sono tanti modi di trovare la felicità oltre all’amore”.
Nel corso della sua vita, mentre si fa strada nella società civile, Florentino riempie il suo tempo con delle relazioni carnali, ma il suo cuore rimane fedele a Fermina. Lui lavora sodo per costruirsi una posizione, prima come semplice impiegato e successivamente dirigendo la potente società del Fiume dei Caraibi dello zio Leo (Hector Elizondo), che controlla tutto il fiume Magdalena. Ogni cosa che fa è consacrata alla speranza indomabile che loro alla fine staranno insieme e, nonostante il suo amore rimane non corrisposto per 51 anni, 9 mesi e 4 giorni, arde sempre con la stessa passione di quel lontano pomeriggio in cui erano poco più che bambini.
Javier Bardem ha apprezzato l’opportunità di dar vita al grande spirito romantico del personaggio, sorretto da una purezza spirituale ed emotiva che gli permette di rimanere puro in attesa di riunirsi con Fermina, nonostante abbia avuto oltre 600 relazioni esclusivamente sessuali. Bardem spera soprattutto che la stranezza e la bellezza del personaggio così come l’ha immaginato l’autore, sia presente nella sua interpretazione. “In fin dei conti, García Márquez conosce meglio di chiunque altro chi è veramente il mio personaggio, Florentino”, fa notare Bardem. “Se in alcuni momenti ho catturato l’essenza del personaggio come lui l’ha descritto, ne sono felice”.
A completare il cast internazionale ci sono l’attrice colombiana Catalina Sandino Moreno (candidata agli Academy Award® per Maria piena di grazia), nei panni di Hildebranda Sanchez, la cugina di Fermina Daza, e Laura Harring


(Mulholland Drive), che interpreta Sara Noriega, che ha una relazione breve ma memorabile con Florentino.
Dovendo incarnare dei personaggi che vivono tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, gli attori avevano bisogno di una preparazione maggiore rispetto alle semplici prove. I realizzatori hanno quindi assunto l’insegnante di dizione Julie Adams per affinare i vari accenti inglesi nello stile del Costeño, lo spagnolo influenzato dai Caraibi che si parla nella regione settentrionale della Colombia. “Ognuno portava qualcosa di diverso”, sostiene John Leguizamo. “Tutti provengono da parti differenti del mondo, così abbiamo provato a trovare una certa unità negli accenti e nel comportamento, delle cose che ti permettono di credere che i personaggi appartengano veramente a questa epoca”.
Inoltre, alcuni istruttori addetti ai movimenti hanno aiutato gli attori ad abituarsi ai comportamenti dell’epoca. Essi hanno frequentato una scuola specializzata per tre settimane in concomitanza con le prove per completare la loro preparazione. “Per me, lavorare con Mike, Javier, Ben, gli istruttori addetti ai movimenti e ai dialoghi, ha rappresentato un viaggio notevole”, rivela Giovanna Mezzogiorno. “Questa scuola ci ha aiutato moltissimo per costruire i personaggi”.
Il regista Mike Newell è diventato una risorsa costante per gli attori nel corso del periodo di preparazione e in seguito in quello produttivo. Portando tutta la sua esperienza nel film, Newell ha contribuito a creare una visione unica nel passaggio tra libro e pellicola, inserendo allo stesso tempo un senso di bellezza e realismo a questa storia epica e romantica. “Mike è molto esigente nel cercare di ottenere il meglio che un attore può esprimere”, rivela Bardem. “E’ un piacere sapere di essere osservato da qualcuno con delle idee importanti ed interessanti.


Ma, allo stesso tempo, devi lasciare da parte il tuo ego e accettare il fatto che, se vuoi interpretare questi personaggi, devi calarti profondamente dentro te stesso, perché talvolta non sono semplici da interpretare. Mike si prende cura degli attori, in tal modo hai sempre l’impressione di poterti tuffare tranquillamente senza farti male. Ci sono sempre delle acque accoglienti che ti attendono, cosa che dimostra l’attenzione notevole che lui mette per trovare una buona interpretazione. E’ una situazione piacevole per un attore, perché devi crescere ad ogni ciak”.
“Io volevo far parte di questo film perché tutte le persone coinvolte desideravano esprimere un autentico senso di poesia per quanto riguarda la narrazione e la recitazione”, aggiunge Leguizamo. “Non è il solito film opera d’epoca in cui tutti parlano in maniera raffinata e ogni cosa è preziosa. Questa storia è veramente ricca e ha una grande vitalità ed energia. Abbiamo cercato di renderla più trasandata e folle, proprio come è la vita stessa”.
“Mike ha girato il film in maniera molto cruda, realistica ed intensa”, sostiene la Mezzogiorno. “C’è una bellezza e un romanticismo autentico. E’ stato così inatteso e anticonvenzionale. Ritengo che sia molto fedele allo spirito di García Márquez”.

La produzione inizia a Cartagena

Sebbene la ‘città eroica’ non venga mai menzionata per nome da García Márquez nel suo romanzo, la rigogliosa città post-coloniale di Cartagena sembrava perfetto per i realizzatori e una chiamata da parte del vicepresidente colombiano Francisco Santos ha aperto loro le porte per girare in alcune delle vere location che García Márquez ha descritto nel libro. “E’ una città magica”, sostiene il produttore esecutivo Dylan Russell. “Abbiamo considerato l’ipotesi di girare in altre città, ma alla fine ci siamo resi conto che Cartagena era l’unico luogo che fosse adatto alla storia, perché tutto quello che è descritto nel romanzo trae origine da qui”.  
Sebbene ora viva in Messico, l’autore ha passato la sua giovinezza nella regione, scrivendo racconti mentre lavorava come redattore e cronista  un

giornale a Cartagena e nella vicina città portuale di Barranquilla. L’amore ai tempi del colera prende chiaramente ispirazione dalla languide piazze, dalle massicce e decorate chiese e dalle grandi dimore in rovina della città.
Il produttore Scott Steindorff commenta, “Mike Newell e io sentivamo che per il film fossero importanti i luoghi in cui la storia si svolgeva. La Colombia e Cartagena ci hanno aperto le porte e ci hanno fornito le chiavi della città. E’ stato fantastico girare qui”.
“C’è un’integrità creativa che non può essere sottovalutata dal fatto di girare questo film nel luogo in cui García Márquez ha ambientato il libro”, sostiene il produttore esecutivo Scott LaStaiti. “La cattedrale di cui lui parlava e che ha ospitato il matrimonio, i funerali e le messe esisteva veramente”.
Newell, Steindorff, il cast e la troupe de L’amore ai tempi del colera si sono trasferiti al porto dei Caraibi per alcuni mesi di caldo estremo e di monsoni per ricreare la regione resa celebre nel romanzo. Lo scenografo Wolf Kroeger ha supervisionato la trasformazione delle numerose piazze e la struttura della città, invecchiandole al contrario, per renderle più simili a quelle dell’ottocento e di inizio novecento. 
I realizzatori hanno ricevuto un apporto formidabile assumendo il veterano addetto al casting Felipe Aljure, che aveva già lavorato con Susie Figgis, la responsabile del casting di questo film, in The Mission. Aljure è riuscito a trovare 84 dei 96 attori del film direttamente in Colombia. L’esperienza come produttore di Aljure e la sua familiarità con la popolazione locale ha anche portato i realizzatori ad affidargli la direzione della seconda unità.
“Felipe è probabilmente una delle persone con più contatti nel mondo del cinema in Colombia”, sostiene LaStaiti. “Ha svolto un lavoro fantastico con il casting e nella regia della seconda unità. Lui ha risolto diversi problemi in molte circostanze, aiutandoci quando ne avevamo bisogno con i suoi legami politici e le sue risorse cinematografiche. Ci ha veramente salvato”.
Le riprese si sono svolte in 83 location dentro e nei dintorni della città, dalle dimore ai castelli, dai fiumi alle montagne. Alcune di esse erano già pronte per il film, mentre altre dovevano essere invecchiate e ripulite.
Così, un rimorchiatore commerciale è stato trasformato in un piroscafo a pale dell’ottocento, mentre i pali del telefono sono stati coperti e trasformati in alberi di palma. 
“Si trattava di trovare una civiltà all’interno di una foresta”, sostiene Newell. “Lavori duro e non ci sono garanzie, perché fai tutto da solo. Ma la ricompensa è decisamente maggiore quando metti tutto il tuo cuore e la tua anima in un progetto e chiunque sia stato coinvolto nella produzione lo ha fatto”.
Per il regista, girare nelle location reali descritte nel libro è stato entusiasmante. “C’è qualcosa di unico nel girare a Cartagena in questo ambiente”, rivela Newell. “E’ un luogo sensuale. L’aria è rigogliosa e fragrante e l’atmosfera molto terrena.
C’è un grande calore e umanità. Qui si avverte una sensazione di vita, amore e passione che non potresti trovare in nessuna altra parte del mondo. L’amore ai tempi del colera è una storia decisamente universale, ma anche profondamente colombiana”.
Sebbene non sia stato girato nessun film internazionale in Colombia dopo The Mission nel 1986, la nazione ha una ricca storia di produzioni portate avanti da registi come Werner Herzog, Francesco Rosi e Roland Joffé. I produttori hanno sfruttato la loro creatività per soddisfare i bisogni del cast e della troupe di un’importante pellicola come questa, utilizzando dei container per spedizioni come roulotte, inviando i giornalieri nelle strutture di post produzione di Miami, utilizzando degli uffici di montaggio a Londra e assumendo oltre 650 abitanti di Cartagena in diversi ruoli produttivi.
“Noi dovevamo ogni volta inventarci qualcosa, a partire da come abbiamo realizzato le nostre roulotte per il catering e il trucco, per le quali abbiamo utilizzato dei container navali”, rivela il produttore esecutivo LaStaiti.
 “Ma il modo in cui la Colombia e Cartagena ci hanno accolto ci ha lasciati senza fiato. Noi abbiamo posto delle grandi sfide e un’enorme pressione su di loro. Abbiamo chiuso le loro strade, bloccato il traffico, fatto molto rumore, ma la gente continuava ad essere calorosa e accogliente nei nostri confronti”.


Proprio come per il cast, la squadra di produzione è arrivata da tutto il mondo, il regista e il team di scenografi dalla Gran Bretagna, un gruppo di operatori dal Brasile alle dipendenze del direttore della fotografia Alfonso Beato e membri fondamentali dal Messico, dal Brasile e dalla Colombia. In effetti, oltre il cinquanta per cento della troupe era colombiano. “Noi avevamo dei tecnici che arrivavano da Bogotà e che erano molto preparati, così come molte persone locali che non avevano assolutamente esperienza cinematografica, ma che si sono dimostrate all’altezza della sfida e hanno svolto un lavoro magnifico per noi”, rivela LaStaiti.
“La troupe locale ha lavorato duro grazie al loro amore verso la storia e il loro desiderio di farne parte”, ricorda Newell. “L’immagine e le sensazioni espresse da questo film sono una dimostrazione del loro amore e del duro lavoro che hanno svolto. Loro mi hanno detto che speravano che la pellicola mostrasse accuratamente la loro nazione e la città”.
“Costumi, trucco, luci, tutti i tecnici hanno svolto un lavoro magnifico”, commenta Giovanna Mezzogiorno. “E’ stata un’esperienza molto interessante, perché le troupe colombiane, brasiliane e messicane sono state favolose. Loro lavoravano giorno dopo giorno senza lamentarsi, rimanendo molto rispettosi di quello che facevamo. Noi potevamo lavorare così duramente e rimanere concentrati perché avevamo una troupe magnifica alle spalle”.
“Noi siamo stati molto fortunati ad aver avuto una troupe fantastica di colombiani e di persone provenienti dal Sudamerica e dall’America centrale”, rivela il produttore Scott Steindorff. “C’erano persone dal Regno Unito e altre dall’America, un cast e una troupe internazionale, tutti riuniti nelle location rigogliose ed evocative di Cartagena. Io voglio ringraziare le persone della Colombia e di Cartagena per averci aperto le loro porte”.
L’amore ai tempi del colera è uno dei più famosi romanzi colombiani ed è intriso dello spirito di questo territorio. “Se siamo riusciti a catturarlo, spero che il mondo darà uno sguardo più accurato a questo posto incredibile e a uesta cultura calorosa di cui ci siamo tutti innamorati”, conclude Mike Newell.

postato da: cinemotore alle ore 11:34 | Permalink |
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