giovedì, 18 ottobre 2007

Jennifer Morrison "per curare mia nonna da piccola sognavo di diventare la  Dr.ssa House"

di Paolo Calcagno      

 

Intervista a Jennifer Morrison, la Allison Cameron in “Dr. House” , il serial tv più amato dagli italiani

 

Diciamo subito che Jennifer è molto diversa dal suo personaggio Allison, permanentemente in adorazione del cinico “Dr. House”. Intanto è bionda, e poi non è per nulla timida, né riservata, né introversa come la dottoressa Cameron, e a differenza di questa che è sempre in pantaloni, indossa una vertiginosa minigonna che lascia poco all’immaginazione di ciò che sta oltre le sue splendide gambe.

 

    “Intanto, voglio ringraziare il pubblico italiano per seguire così numeroso il nostro telefilm – ha attaccato la Morrison che l’anno scorso abbiamo visto accanto ad Angiolina Jolie e Brad Pitt in “Mr&Mrs Smith” -. Tra Allison e Gregory House qualcosa va avanti, stanno insieme in qualche modo. Tra loro qualcosa c’è sempre. In un certo senso, tra loro c’è un amore proibito, bello e impossibile. Mi piace pensare che il “Dr. House” sia innamorato di me” e credo che in segreto lo sia veramente. A metà della terza serie ci sarà una novità e verso la fine prenderà forma una nuova relazione e sarà qualcosa di veramente eccitante”.

 

    “Qualcosa succederà. C’è un punto in cui House si sente fortemente attratto e diventa affettuoso verso qualcuno. Qualcosa influenzerà la sua personalità e lo farà cambiare dopo aver passato una giornata intera con una persona. Certo, Se Gregory diventasse dolce e romantico non sarebbe più il “Dr. House”, tuttavia subirà un cambiamento. Aspettate e vedrete”.

  

    “Sono molto felice con Jesse. Lui è molto diverso dal suo personaggio che è un po’ spigoloso. Jesse, invece, è un uomo dolce, attento agli altri, capace di tenerezze. Entrambi, comunque, sono molto intelligenti”.

   - Nel corso delle puntate, Allison Cameron è cambiata:è stata lei a trasformarla nella dolce e rompiscatole pupilla di House?

     “Cameron è un mix interessante, come persona. Nella prima serie doveva essere una donna non troppo bella di cui dovevano emergere il lato impegnato e le qualità professionali. Col tempo è diventata più femminile e spero che agli uomini piaccia. Sì, gli sceneggiatori accettano qualche nostro intervento sui caratteri e sui comportamenti dei  personaggi, ma soprattutto, nell’evoluzione della storia li trasformano in base ai rapporti che si stabiliscono sul set tra noi attori”.

  • E com’è il suo rapporto con Hugh Laurie?   

“Eccellente. Anche la tensione sessuale tra House e Allison è ben espressa grazie all’ottimo feeling che c’è nel nostro rapporto. Hugh è una persona fantastica e piacevole, è un magnifico compagno di lavoro. So di essere invidiata da tutte le donne che guardano il telefilm perché Hugh ha reso House veramente affascinante e qualsiasi donna vorrebbe averlo accanto come succede a me nella finzione. Sono stata davvero fortunata a trovarmi nel cast di questa serie che vive un grande successo. Dopo tante frustrazioni in film che nessuno ha mai  visto, per strada mi riconoscono e mi salutano in tutto il mondo”.

  • Pensa di restare legata al successo di “Dr. House”, anche a costo di invecchiare accanto a Hugh Laurie?

“Dipende. Se dovesse durare 5 o 6 anni, sì. Ma se dovesse spingersi fino a una decina d’anni, credo che  lascerei l’ospedale  e la “Medica Division” del “Dr. House”. Non vorrei fare per sempre Allison Cameron. Per ora mi piace l’evoluzione del mio personaggio, ma in futuro vorrei fare qualcosa di più creativo: in uno spot pubblicitario sto facendo una ragazza con un seno enorme. Vediamo quanto durano questo successo, la creatività degli sceneggiatori e la preferenza dei telespettatori”.

  • Il ruolo del medico le piace?

“A Chicago, la mia città, avevo una nonna con problemi di salute e quando ero piccola pensavo che avrei fatto il medico per poterla curare. Poi, sono diventata un’immunologa sul set. Talvolta, mi capita di incontrare qualche ragazza che mi saluta dicendo che da grande vorrà fare il medico come Allison Cameron. Questo mi rende contenta, perché significa che sono riuscita a trasmettere la passione di Allison per la medicina”.

  • Si farebbe curare dal Dr. House?
  • “Certo che sì”.

Paolo Calcagno           

postato da: cinemotore alle ore 10:28 | Permalink |
categoria:
giovedì, 18 ottobre 2007


6 DOMANDE A ....ALESSANDRO CAPONE IN CONCORSO ALLA FESTA DI ROMA CON "L'Amour Caché"


D.

Che differenza c'è nel girare una fiction di grandissimo successo come
Distretto di Polizia 7 e un film d'autore come il tuo ?

A.C.

Sono due mondi completamente diversi. La televisione oggi rappresenta in qualche modo l'industria e il cinema ancora l'artigianato. Una volta c'era il cinema di genere che formava un sacco di gente e che rappresentava lo zoccolo duro dei lavoratori: oggi è stato sostituito dalla fiction. Certo in qualche modo fare una fiction come Distretto di Polizia, è difficile. C'è veramente bisogno di un grande mestiere per riuscire a gestire 26 puntate nell'arco di 38 settimane, Praticamente fai tredici film in dieci mesi. E' un'impresa anche dal punto di vista fisico.Il film ha un altro respiro, si ragiona su un'unica storia, su pochi personaggi. C'è il tempo e la possibilità di scavare i caratteri dei personaggi, interagire con gli attori e con i collaboratori con un respiro decisamente più ampio. Non parliamo poi della post produzione dove finalmente passi le giornate al montaggio, lavori con il musicista... insomma è un altro andare. Ma non per questo taccerei la fiction di prodotto inferiore. Negli Stati Uniti, la televisione è stata da sempre formativa per i registi e per gli attori. Se abbandonassimo un po' di sofismi anche i Italia e la utilizzassimo in questo senso, sarebbe molto utile al nostro cinema. Mi sembra più formativo fare della televisione che fare dei corti.


D.


Una soddisfazione incredibile quella di partecipare in concorso alla
Festa di Roma soprattutto perché il tuo è un film non supportato dalle Major italiane....

A.C.

Assolutamente sì. soprattutto se arriva dopo tanti anni e una carriera molto mista divisa tra cinema di genere, teatro e televisione.

Roma è la mia città e partecipare alla sua festa del cinema è senz'altro emozionante. Come dici tu il mio film non è supportato dalle major italiane.

Sì, devo dire che l'impressione che si ha oggi è un po' quella. O entri in qualche modo a far parte del sistema com'è strutturato in questi ultimi anni, o è davvero difficile avere uno sbocco. Ma anche io ho le mie responsaabilità:  bisogna fare delle scelte e lottare in questo senso e in coscienza io sono sempre stato un po' diciamo "distratto". Mi sono occupato di tante cose, ma sempre per passione e curiosità e non per interessi commerciali. Di questo mestiere mi affascina tutto sin da bambino e ho sempre avuto l'impressione di perdermi qualcosa rinunciando ad esplorare un po' tutte le sfaccettature e i generi che lo compongono.

D.


Come hai scelto le attrici Isabelle Huppert e Greta Scacchi ? E perché
ti ha affascinato il libro dal quale poi hai deciso di realizzare il
tuo film ? (tratto dall'omonimo romanzo di Danielle Girard n.d.r.)

A.C.

Isabelle Huppert è stata l'unica attrice a cui ho pensato fin dalla prima lettura del libro quasi sette anni fa. La Scacchi invece è arrivata un po' all'ultimo momento. Doveva esserci un'attrice italiana che all'ultimo secondo si è fatta indietro. Ma Greta è stata straordinaria. E' entrata nel progetto immediatamente e ha recitato in francese che non è la sua lingua. Isabelle non si commenta . E' una delle più grandi attrici viventi, Una vera gioia per un regista. Del libro mi ha affascinato la tematica, La notte che lo lessi, non riuscii più a dormire. Nella società di oggi si parla di tutto, di rapporti difficili, di incomunicabilità, ma mai si sente dire da una madre che odia la propria figlia. E' una cosa che la nostra socità non accetta. Affrontare quindi un vro e proprio tabù inesplorato come questo è stata la vera sfida
prima del libro e poi del film. E' un problema che non solo esiste, ma che è
molto più diffuso di quello che vogliamo credere. Solo che non se parla ma
soprattutto non se ne vuole parlare.


D.

Come sei riuscito a convincere partners europei a finanziare il tuo film che abbiamo letto co-prodotto anche da  Lussemburgo e Belgio?

A.C.

Devo dire che il produttore Massimo Cristaldi si è veramente massacrato per riuscire a portare il progetto a buon fine. A lui si è affiancato un produttore aggressivo di New York, Mark Hammond, e insieme si sono mossi con grande detrminazione ma direi soprattutto con tanto amore per il progetto.

E' stata molto lunga. ma alla fine ci siamo riusciti e, come tutte le cose conquistate con fatica, ne siamo anche molto soddisfatti! Siamo stati i primi per esempio ad ottenere un piccolo fondo del Ministero della Cultura in Belgio con un film straniero. In quel caso sono andato io ad incontrare la commissione per presentare il film ed ottenere i fondi.


D.


Quanto è difficile oggi  per uno sceneggiatore e regista di teatro, tv
e cinema come te riuscire a farsi produrre film ?

A.C.


Come ti accennavo prima, oggi montare un film è davvero difficile. Certamente per me lo è ancora di più non facendo parte degli "autori" riconosciuti.

Mi sono sempre ritenuto un "muratore" dello spettacolo. Negli Stai Uniti
questo non è visto come un difetto, ma in Europa sì... Ho ancora tante cose
da fare... voglio fare un altro film... altra fiction e voglio soprattutto
tornare in teatro, dove mi sento davvero a mio agio. Adoro lavorare con gli
attori e il teatro è il luogo deputato dove confrontarsi fino in fondo con
il testo e con il nostro lavoro.


D.

Hai progetti a breve?  Magari un altro libro del quale vorresti farne un
film

A.C.

Per adesso ho ancora televsione da fare e due progetti per il teatro: una
commedia e un dramma per la stagione 2008-2009. Ad un altro film sto
pensando. Ci sono un paio di cose in aria. Ma ci vuole tempo, tempo e
costanza...

 

postato da: cinemotore alle ore 10:20 | Permalink |
categoria: