Lunetta Savino sfida la camorra per fiction
di Paolo Calcagno
MONTECARLO – Lunetta Savino sfida la camorra e ribadisce di non volerne più sapere del “Medico in famiglia”: “Non so nemmeno se si farà una nuova serie. In ogni caso, io non ci sarò. Basta con Cettina. Dopo cinque edizioni del “Medico in famiglia”, preferisco continuare con esperienze nuove. Mi ha dato popolarità? Va bene, grazie tante. Il successo? Be’, con “Raccontami” non siamo andati maluccio, anzi: è stata la fiction dell’anno e a ottobre incominceremo a girare le 13 puntate della seconda serie”.
Sorride, rilassata e felice, Lunetta Savino, molto bionda e sorprendentemente sexy nel suo aderente tailleur di lino bianco. Al Festival Internazionale della Tv di Montecarlo è venuta assieme al collega Paolo Briguglia, a rappresentare il film-tv di Raiuno “Il figlio della luna” che ha vinto il Premio Unesco.
"Non conosco le altre opere in gara a Montecarlo – commenta la Savino -, ma sono veramente contenta che la nostra fiction abbia conquistato questo riconoscimento. E’ una storia particolare e molto ben realizzata: ci tenevo che non passasse inosservata a una manifestazione importante, quale il Festival Tv di Montecarlo. Per me, è stato un anno ricco di soddisfazioni, oltre a “Raccontami” e a questo film-tv, ho partecipato al bel film di Ozpetek “Saturno contro” e a teatro ho recitato in “Casa di bambola- L’altra Nora”, che Leo Muscatu ha tratto da Ibsen e che mi ha fatto vincere il trofeo del Pubblico al Premio Gassman 2007. Il dramma è andato benissimo ovunque siamo andati e la produzione ha deciso di rappresentarlo ancora per due stagioni”.
Il relax di Lunetta Savino, però, non durerà a lungo, tra pochi giorni sarà di nuovo davanti alla cinepresa.
“Quest’estate lavoro a Napoli – annuncia la Savino -. Sarò la protagonista della miniserie di Rai Fiction in due puntate “Il coraggio di Angela”, ispirato alla coraggiosa donna che si è ribellata al pizzo imposto dalla camorra ai commercianti dalla camorra. Angela,come Silvana Cucito, è diventata il simbolo del rifiuto della società civile a sopportare con rassegnazione e fatalismo la piaga della criminalità organizzata. Il suo esempio è stato seguito da altri commercianti e imprenditori e ora c’è persino un’associazione che si batte contro le prepotenze camorristiche”.
Dalla camorra napoletana alla ‘ndrangheta calabrese. Paolo Briguglia, il protagonista maschile del “Figlio della luna”, anch’egli ospite del Festival di Montecarlo, per venire nel principato di Monaco s’ è preso una pausa dalle riprese della miniserie “Fratelli di sangue”, anch’essa targata Rai Ficition. Nelle 2 puntate dirette da Claudio Bonivento “ Paolo il bello”, che con Scamarcio e Muccino condivide le preferenze del pubblico femminile, è uno dei due giovani protagonisti, legati da vincoli di sangue all’organizzazione criminale calabrese.
"Io e Stefano Dionisi siamo due fratelli, figli di una famiglia della ‘ndrangheta – racconta Briguglia -. I nostri destini, però, sono separati: a me è toccato di partire quando avevo pochi anni e di crescere lontano dalla Calabria. Diventato adulto, ritorno nella mia terra di origine e scopro qual è il mondo della mia famiglia. Forse, ho raccontato anche troppo. Su questa fiction tutto è ancora top-secret”.
Non è un segreto, invece, che ha recitato accanto ad Alessandro Boni in “Caravaggio” , la fiction sul grande artista del ‘600, che ha avuto come responsabile della fotografia Vittorio Storaro, tre volte premio Oscar (“Apocalypse now” “Reds” e “L’ultimo imperatore”).
“In “Caravaggio” sono il pittore Mario Minniti. Minniti era un’artista povero e pazzo, che a Roma aveva dormito sotto i ponti assieme a Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, con cui aveva legato moltissimo, fino a diventare il suo modello (fra tutte, ricordiamo l’opera del “Ragazzo con il cesto di frutta”) e, forse, anche il suo amante. Nella fiction, infatti, c’è una scena “bollente” in cui io e Alessio Boni, che interpreta Caravaggio, ci baciamo. A differenza di Caravaggio, che è un tipo fosco, però, Minniti è divertente e caciarone. Poi, Mario si trasferisce a Siracusa dove mette su una scuola e la sua famiglia. E quando Caravaggio è ricercato per omicidio, cerca rifugio proprio in Sicilia, in casa di Minniti. Infatti, a Siracusa ci sono dei quadri di Caravaggio. Minniti è un personaggio affascinante e mi è piaciuto molto recitarlo, anche se ogni giorno mi obbligava a passare un’ora e mezzo al trucco”.
Paolo Calcagno
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