martedì, 19 giugno 2007

 

Lunetta Savino sfida la camorra per fiction

di Paolo Calcagno

MONTECARLO – Lunetta Savino sfida la camorra e ribadisce di non volerne più sapere del “Medico in famiglia”: “Non so nemmeno se si farà una nuova serie. In ogni caso, io non ci sarò. Basta con Cettina. Dopo cinque edizioni del “Medico in famiglia”, preferisco continuare con esperienze nuove. Mi ha dato popolarità? Va bene, grazie tante. Il successo? Be’, con “Raccontami” non siamo andati maluccio, anzi: è stata la fiction dell’anno e a ottobre incominceremo a girare le 13 puntate della seconda serie”.

Sorride, rilassata e felice, Lunetta Savino, molto bionda e sorprendentemente sexy nel suo aderente tailleur di lino bianco. Al Festival Internazionale della Tv di Montecarlo è venuta assieme al collega Paolo Briguglia, a rappresentare il film-tv di Raiuno “Il figlio della luna” che ha vinto il Premio Unesco.

"Non conosco le altre opere in gara a Montecarlo – commenta la Savino -, ma sono veramente contenta che la nostra fiction abbia conquistato questo riconoscimento. E’ una storia particolare e molto ben realizzata: ci tenevo che non passasse inosservata a una manifestazione importante, quale il Festival Tv di Montecarlo. Per me, è stato un anno ricco di soddisfazioni, oltre a “Raccontami” e a questo film-tv, ho partecipato al bel film di Ozpetek “Saturno contro” e a teatro ho recitato in “Casa di bambola- L’altra Nora”, che Leo Muscatu ha tratto da Ibsen e che mi ha fatto vincere il trofeo del Pubblico al Premio Gassman 2007. Il dramma è andato benissimo ovunque siamo andati e la produzione ha deciso di rappresentarlo ancora per due stagioni”.

Il relax di Lunetta Savino, però, non durerà a lungo, tra pochi giorni sarà di nuovo davanti alla cinepresa.

“Quest’estate lavoro a Napoli – annuncia la Savino -. Sarò la protagonista della miniserie di Rai Fiction in due puntate “Il coraggio di Angela”, ispirato alla coraggiosa donna che si è ribellata al pizzo imposto dalla camorra ai commercianti dalla camorra. Angela,come Silvana Cucito, è diventata il simbolo del rifiuto della società civile a sopportare con rassegnazione e fatalismo la piaga della criminalità organizzata. Il suo esempio è stato seguito da altri commercianti e imprenditori e ora c’è persino un’associazione che si batte contro le prepotenze camorristiche”.

Dalla camorra napoletana alla ‘ndrangheta calabrese. Paolo Briguglia, il protagonista maschile del “Figlio della luna”, anch’egli ospite del Festival di Montecarlo, per venire nel principato di Monaco s’ è preso una pausa dalle riprese della miniserie “Fratelli di sangue”, anch’essa targata Rai Ficition. Nelle 2 puntate dirette da Claudio Bonivento “ Paolo il bello”, che con Scamarcio e Muccino condivide le preferenze del pubblico femminile, è uno dei due giovani protagonisti, legati da vincoli di sangue all’organizzazione criminale calabrese.

"Io e Stefano Dionisi siamo due fratelli, figli di una famiglia della ‘ndrangheta – racconta Briguglia -. I nostri destini, però, sono separati: a me è toccato di partire quando avevo pochi anni e di crescere lontano dalla Calabria. Diventato adulto, ritorno nella mia terra di origine e scopro qual è il mondo della mia famiglia. Forse, ho raccontato anche troppo. Su questa fiction tutto è ancora top-secret”.

Non è un segreto, invece, che ha recitato accanto ad Alessandro Boni in “Caravaggio” , la fiction sul grande artista del ‘600, che ha avuto come responsabile della  fotografia Vittorio Storaro, tre volte premio Oscar (“Apocalypse now” “Reds” e “L’ultimo imperatore”).

“In “Caravaggio” sono il pittore Mario Minniti. Minniti era un’artista povero e pazzo, che a Roma aveva dormito sotto i ponti assieme a Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, con cui aveva legato moltissimo, fino a diventare il suo modello (fra tutte, ricordiamo l’opera del “Ragazzo con il cesto di frutta”) e, forse, anche il suo amante. Nella fiction, infatti, c’è una scena “bollente” in cui io e Alessio Boni, che interpreta Caravaggio, ci baciamo. A differenza di Caravaggio, che è un tipo fosco, però, Minniti è divertente e caciarone. Poi, Mario si trasferisce a Siracusa dove mette su una scuola e la sua famiglia. E quando Caravaggio è ricercato per omicidio, cerca rifugio proprio in Sicilia, in casa di Minniti. Infatti, a Siracusa ci sono dei quadri di Caravaggio. Minniti è un personaggio affascinante e mi è piaciuto molto recitarlo, anche se ogni giorno mi obbligava a passare un’ora e mezzo al trucco”.

Paolo Calcagno               

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lunedì, 18 giugno 2007

Zingaretti  "il mio Sangue Pazzo forse al cinema prima che in tv"

di Paolo Calcagno

 

 

SIENA -  Luca Zingaretti si sdoppia, anzi si triplica. Al popolare attore romano sono cresciuti i riccioli intorno alla pelata, in omaggio  al collega Osvaldo Valenti che sta interpretando sul set di "Sangue pazzo", diretto da Marco Tullio Giordana; inoltre, Zingaretti ha scoperto una nuova passione, il documentario: si prepara a esordire come autore su una rete Rai con la sua opera "Suso", mentre a Siena ha affidato alla grazia della fidanzata Luisa Ranieri la consegna dei premi del Festival di documentari e soggetti inediti, "Hai visto mai?", da lui ideato e organizzato; dulcis in fundo, Luca ci ha ripensato e ha deciso di ritornare a vestire i panni del "Commissario Montalbano".  


- Luca, chi è il personaggio di "Sangue pazzo" e che effetto le fa stare sul set assieme a Monica Bellucci?  

"Osvaldo Valenti e Luisa Ferida sono due attori di una certa celebrità che vissero e si amarono durante il ventennio fascista. Furono legati da una forte passione e furono messi a morte dai partigiani che li fucilarono assieme. Il film è targato Rai Fiction e ha per regista Marco Tullio Giordana ("I cento passi", "La meglio gioventù"), le riprese andranno avanti fino a tutto luglio e il set si trasferirà a Venezia, Milano, Torino e Roma. E' probabile che il film vada prima nelle sale e poi su una rete Rai. Stop: non aggiungo più niente perché la Rai, il produttore Barbagallo e Giordana sono gelosissimi di questo film e io, come il resto del cast e della troupe, mi sono impegnato a tenere la bocca cucita".  


- Il suo vincolo al silenzio riguarda anche la Bellucci? In fondo, non capita tutti i giorni di ritrovarsi accanto, come amante, una delle donne più belle del mondo.  

"Ovviamente, Monica Bellucci ha il ruolo della protagonista, Luisa  Ferida. Per me, è stata una sorpresa. La conoscevo come star e come bellissima donna, ma l'ho trovata anche una sorprendente interprete: in questo film si è messa in gioco senza risparmiarsi. E ora, per favore, cambiamo argomento". 


- Va bene. Come ha scoperto la sua passione per i documentari?


"Ho incominciato nel 2003, in Uganda, a Gulu. In quel Paese devastato da  16 anni di guerra civile girai un documentario per conto dell'Amref, una onlus di assistenza all'Africa, specie per ciò che riguarda la sanità e l'acqua. Il mio documentario fu, poi, trasmesso da La 7. La mia seconda opera l'ho dedicata a quello straordinario personaggio che è Suso Cecchi D'Amico, la nostra grande sceneggiatrice. In più riprese ho girato una quindicina di ore di conversazione tra la mia ex moglie Margherita D'Amico e sua nonna Suso. A Castiglioncello ,nella sua residenza estiva, Suso rievoca i tanti importanti incontri della sua vita. Certo, parla molto di cinema, di Visconti,  De Sica, Mastroianni, eccetera, ma parla anche di altro e il risultato è un'affascinante testimonianza di un modo di sentire diverso, profondo, che non ci appartiene più.  "Suso" è stato prodotto da Rai Cinema e, nella sua versione di un'ora, andrà certamente in onda su una rete della Tv pubblica". 


- Ai documentari ha anche dedicato il Festival senese "Hai visto mai?" di cui, sabato scorso, si è conclusa la seconda edizione. 

"Tutto è nato per caso, qualche anno fa. Avevo conosciuto da poco, sul set di "Cefalonia", la mia attuale compagna Luisa Ranieri. I paparazzi ci assediavano senza lasciarci un momento di tregua e, su consiglio di una componente della troupe, ci rifugiammo in un agriturismo, fra i boschi della Val di Merse, dove i fotografi non avrebbero potuto scovarci. Lì, conobbi il sindaco di Monticiano che mi chiese un suggerimento per promuovere questa bellissima zona della Toscana. Ora, la mia grande aspirazione è di portare il cinema tra le querce e i pini dei boschi e, a quel tempo, mi stavo invaghendo del documentario che considero un genere di grande potenza, un modo straordinario di approfondire la notizia, oggi , nel tempo della comunicazione veloce, dove tutto è sempre più "on line". Così, nacque l'idea di un Festival di documentari e di soggetti inediti. Assieme ai miei amici Chicco Agnese (responsabile dei palinsesti Rai), la produttrice Clelia Iemma e l'esperta di comunicazione e di relazioni pubbliche Patrizia Cafiero,abbiamo composto un Comitato organizzativo che, in seguito a un bando, ogni anno, seleziona una trentina di opere e porta a Siena i 10 titoli finalisti. Quest'anno, li abbiamo affidati a una prestigiosa giuria, presieduta dal direttore di Rai Educational Giovanni Minoli e composta dai registi Roberto Andò e Alberto Sironi e dal responsabile Sport de La 7 Darwin Pastorin". 

- Perché a Siena? E chi ha vinto quest'anno?   


"Abbiamo preferito Siena, perché garantisce una partecipazione maggiore da parte del pubblico e degli studenti. Infatti, la sala è stata sempre piena, sia alle proiezioni, sia ai workshop, sia alla lezione di Gianni Minà sul documentario latinoamericano, cui hanno partecipato i grandissimi registi Patricio Guzmàn, Fernando Birri, Santiago Alvarez Roman. I 12mila euro del primo premio sono andati al documentario  di Marco Pasquini "R-Esistenze Donne del Sud", che fa parlare 5 donne libanesi sull'ultima guerra nel loro Paese". Spero che quest'opera vada in Tv, come accadrà il prossimo 10 settembre, su Raitre, al vincitore dell'anno scorso "Calle Miguel Claro 1359" (sul colpo di stato in Cile da parte di Pinochet). I 5mila euro del miglior soggetto, invece, sono andati a "Solo Andata-Il sogno di un Tuareg", su una famiglia Tuareg che dal Niger si trasferisce a Pordenone".


 - E tutto questo l'aiuta a non sentire la mancanza del Commissario Montalbano?  

"E' vero, Montalbano mi manca. Due anni fa, dopo 12 film sul personaggio di Camilleri, avevo deciso di chiudere in bellezza, lasciando fra gli applausi degli altissimi indici di ascolto il Commissario più amato della Tv italiana".


 -      E ora, ha cambiato idea? 

"Sì. Mi sono chiesto: "In nome di che cosa hai fatto questa rinuncia?". Poi, ho riflettuto sul fatto che la vita dura una mezz'oretta e che non bisogna rinunciare a divertirsi. E Montalbano mi diverte molto. Mi piace quel personaggio, adoro stare con lui in Sicilia, assieme a una troupe meravigliosa e affiatatissima. E poi c' è da tener conto dell'affetto del pubblico per questo personaggio. Perciò, l'anno prossimo riprenderemo a girare i film su "Montalbano" (gli sceneggiatori stanno già lavorando ai trattamenti degli ultimi 4 libri di Camilleri): non vedo l'ora di rifarlo".    


- E i documentari, quando ne girerà un altro?     "Guardando le opere in gara al Festival di Siena mi si è riaccesa la voglia. Il fatto è che ci vuole un'idea, una bella idea. Spero che mi venga ad agosto, in vacanza, quando me ne starò un mese a Pantelleria e avrò tutto il tempo di pensarci su".


Paolo Calcagno

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