OSCAR - I VINCITORI Speciale www.cinemotoreonline.net
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Forest Whitaker for The Last King of Scotland (2006)
FOREST WHITAKER (Idi Amin)
Forrest Whitaker è uno degli attori/registi/produttori più dotati di Hollywood, avendo dato prova delle sue capacità artistiche in una moltitudine di ruoli complessi e differenti.
Whitaker ha richiamato l’attenzione della critica con la sua interpretazione in “The Shield” al fianco di Michael Chiklis. Di recente ha ultimato il thriller “Vantage Point” con Dennis Quaid e Matthew Fox, mentre il suo prossimo film in distribuzione (nel 2008) è “Where The Wild Things Are” per la regia di Spike Jonze. Il film, un mix di pupazzi, animazione e live-action, è l’adattamento del libro classico per bambini di Maurice Sendak. L’attore è nel cast anche dell’imminente film corale “The Air I Breathe” con Kevin Bacon e Andy Garcia.
Whitaker ha curato la produzione esecutiva di “Feast Of All Saints” di Anne Rice per la Showtime. La sua filmografia comprende anche “Witness Protection” per la HBO, “Light It Up”, “Phenomenon”, “Species – Specie mortale”, “Smoke”, “Prêt-à-porter” (Ready To Wear), “Amicizie pericolose” (Jason’s Lyric), “Platoon”, “Good Morning Vietnam”, “Giochi d’adulti” (Consenting Adults), “Sorveglianza… speciale” (Stakeout), “Il colore dei soldi” (The Color Of Money), “Johnny il bello” (Johnny Handsome), “Downtown – Pronti a tutto”, “Diario di un killer” (Diary Of A Hit Man), “Ultracorpi - L’invasione continua” (Body Snatchers), “Crazy for you” (Vision Quest) e “Fuori di testa” (Fast Times At Ridgemont High).
Sul grande schermo Whitaker ha debuttato alla regia con il film acclamato dalla critica e grande successo di cassetta “Donne - Waiting To Exhale” per la Twentieth Century Fox. Come regista si è affermato con il suo film di debutto, l’originale “Armati di pistola” (Strapped) per la HBO, che gli è valso il titolo di migliore regista esordiente al Festival del cinema di Toronto. Ha anche diretto per la Twentieth Century Fox “Ricominciare a vivere” (Hope Floats) con Sandra Bullock. Whitaker è stato produttore esecutivo di tutte le colonne sonore di questi film, che hanno vinto numerosi dischi di platino e hanno complessivamente venduto oltre dodici milioni di copie, oltre a conquistare un totale di quattordici candidature ai Grammy.
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Helen Mirren for The Queen (2006)
HELEN MIRREN - La Regina
Helen Mirren è una delle attrici inglesi più popolari e apprezzate in tutto il mondo. Nella sua carriera - che abbraccia teatro, cinema e televisione - è diventata famosa per avere interpretato ruoli spesso impegnativi, che le sono valsi numerosi premi per le sue intense interpretazioni. Per uno di questi ruoli - la Regina Carlotta in LA PAZZIA DI RE GIORGIO di Nicholas Hytner – è stata nominata agli Oscar come Migliore Attrice Non Protagonista, ed ha vinto il Premio per la Migliore Attrice al Festival di Cannes, nel ’95. La Regina Carlotta è stata anche la prima sovrana interpretata dalla Mirren sul grande schermo, prima di Elisabetta in THE QUEEN.
Ha iniziato la sua carriera con il National Youth Theatre e nel 1967 è entrata a far parte della Royal Shakespeare Company, con cui ha interpretato una serie di produzioni prestigiose come Troilo e Cressida (Cressida) e il Macbeth di Trevor Nunn (Lady Macbeth). Nel 1972, si è unita alla compagnia teatrale del noto regista Peter Brook, con cui ha girato il mondo.
La sua carriera cinematografica è iniziata alla fine degli anni ’60, quando ha interpretato il film di Michael Powell L’ETA’ DEL CONSENSO, accanto a James Mason; anche se il ruolo che l’ha resa famosa è stato quello di Victoria nel film VENERDI’ MALEDETTO di John Mackenzie. La sua interpretazione di questa donna dura e sexy insieme, amante del gangster “cockney” Bob Hoskins, è stata osannata dalla critica, che ha annunciato la nascita di una nuova stella del cinema.
Dopo la svolta di VENERDI’ MALEDETTO, la Mirren ha proseguito la sua fortunata carriera cinematografica interpretando una serie di film di successo, come il fantasy di John Boorman EXCALIBUR, e il thriller irlandese di Neil Jordan CAL, in cui vestiva i panni di una donna matura innamorata di un uomo molto più giovane. Quest’ultima interpretazione le è valsa il Premio per la Migliore Attrice al Festival di Cannes nel 1984. Successivamente, ha continuato a misurarsi con ruoli sempre molto diversi e impegnativi, in film come MOSQUITO COAST di Peter Weir, IL CUOCO, IL LADRO, SUA MOGLIE E L’AMANTE di Peter Greenaway, MONTERIANO – DOVE GLI ANGELI NON OSANO METTERE PIEDE di Charles Sturridge, e UNA SCELTA D’AMORE di Terry Gorge, che ha anche co-prodotto.
Ha avuto una seconda nomination agli Oscar per la sua interpretazione in GOSFORD PARK di Robert Altman, e una nomination ai Golden Globe per il film di Nigel Cole CALENDAR GIRLS. Più di recente, ha interpretato il film IN OSTAGGIO, accanto a Robert Redford.
Nei primi anni ’90 Helen Mirren ha interpretato la popolare e innovativa serie tv “Prime Suspect” – vincitrice di premi Emmy e BAFTA – in cui vestiva i panni dell’Ispettrice Capo Jane Tennison. Ha da poco finito di girare l’ultima stagione della serie, che segna la fine del suo personaggio. Nel 1999 ha vinto un premio Emmy e una nomination ai Golden Globe per il suo ruolo di protagonista nel film tv “The Passion of Ayn Rand”.
Per la televisione americana ha interpretato, fra gli altri, “Losing Chase”, per cui ha vinto un Golden Globe nel 1996 come Migliore Attrice in un Film o Mini-serie TV, “The Passion of Ayn Rand (Emmy per la Migliore Attrice), “Door to Door” (nomination Golden Globe, Emmy e Screen Actors Guild) “The Roman Spring of Mrs Stone” (nomination ai Golden Globe, Emmy e Screen Actors Guild), e “Elizabeth I”, una co-produzione Channel 4/HBO, grande successo di critica sia in Inghilterra che negli Stati Uniti.
Helen Mirren ha avuto una carriera teatrale altrettanto fortunata. Tra le sue interpretazioni memorabili, negli anni ’70, ricordiamo Teeth ‘n’ Smiles al Royal Court e Il gabbiano al Lyric. Si è guadagnata l’apprezzamento della critica anche in Antonio e Cleopatra, accanto a Michael Gambon, e in Specchio a due direzioni di Arthur Miller, Battaglia di angeli, Un mese in campagna (con cui ha debuttato a Broadway e si è guadagnata una nomination ai Tony Awards) e Danza di morte, a Broadway, accanto a Ian McKellen. Più di recente, ha interpretato Il lutto si addice a Elettra al National Theatre che le è valso una nomination all’Olivier Best Actress Award – il Premio Olivier per la Migliore Attrice.
E’ stata insignita del titolo di Dame of the British Empire nel 2003.
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Alan Arkin for Little Miss Sunshine (2006) - IL NONNO
Nell’interpretare il nonno ribelle, Arkin ha apprezzato la libertà di portare il ruolo oltre i limiti tradizionali per un personaggio di una certa età. “È un bel ruolo, perché il nonno è un tipo imperturbabile. È aperto a tutto, non ha nessun lato nascosto e questo è l’aspetto che ho preferito del personaggio”, prosegue Arkin. “È una persona che dice sempre ciò che sente, ma è anche vero che ciò che sente cambia di minuto in minuto”. Arkin aggiunge poi: “L’intera famiglia è piuttosto insolita e curiosa. Ma, in qualche modo, nonostante i dissidi che esistono tra loro come individui, c’è un amore profondo che li tiene tutti uniti”. Un attore che Steve Carell (l'attore che intepreta il fratello nel film) ha conosciuto con particolare emozione è stato Alan Arkin, la star veterana del palcoscenico, dello schermo e della televisione, che ha interpretato uno dei nonni più insoliti mai visti: un settantenne che si gingilla con l’eroina e la pornografia ma che, al tempo stesso, rappresenta una fonte d’ispirazione per la nipote un po’ spostata. Per Kinnear, uno degli aspetti più eccitanti di LITTLE MISS SUNSHINE è stato il fatto di poter lavorare con Alan Arkin, che veste i panni di suo padre, un personaggio completamente agli antipodi del figlio. “Alan è molto divertente, oltre ad essere un attore fantastico”, è il suo commento. “Il nostro è stato un rapporto interessante da esplorare perché mentre il padre di Richard è un vecchietto eccentrico, spontaneo, che si gingilla con l’eroina, Richard è un rigido guru dell’auto-aiuto e dell’auto-responsabilità, che forse è stato il suo modo di ribellarsi al padre. La chiave del rapporto consisteva nel trovare un equilibrio tra le eccentricità dei personaggi, mantenendoli però accessibili”.
bio - ALAN ARKIN (nonno)
Alan Arkin è un attore di indiscusso talento e grande versatilità che si è affermato sulla ribalta teatrale, sul grande schermo e in televisione. Nato a New York, Arkin ha lanciato la sua carriera con le improvvisazioni al Second City di Chicago. A queste ha fatto seguito il primo ruolo principale a Broadway nella commedia “Enter Laughing” di Carl Reiner, grazie alla quale ha vinto un Tony Award. Dopo essere diventato un attore e regista di successo a Broadway, Arkin ha ricevuto una candidatura a un Academy Award come miglior attore per il suo primo film, “Arrivano i russi, arrivano i russi” (The Russians Are Coming, The Russians Are Coming) di Norman Jewison. Ha ricevuto una seconda candidatura a un Oscar e il New York Critic's Award per il suo ruolo in “L’urlo del silenzio” (The Heart Is A Lonely Hunter). Tra i titoli della sua vasta filmografia, ricordiamo “Gli occhi della notte” (Wait Until Dark), “Comma 22” (Catch-22), la versione originale di “The In-Laws”, “Edward mani di forbice” (Edward Scissorhands), “Americani” (Glengarry Glen Ross), “Confessione finale” (Mother Night) e “Tredici variazioni sul tema” (Thirteen Conversations About One Thing). Ha scritto e diretto due cortometraggi, “T.G.I.F.” e “People Soup”. Il primo è stato proiettato all’apertura del New York Film Festival del 1967, il secondo ha ricevuto una candidatura all’Oscar.
Arkin ha recitato nell’acclamata serie televisiva dell’A&E “100 Centre Street”, scritta e diretta da Sidney Lumet. Sul piccolo schermo ha poi partecipato a “Pentagon Papers” per la FX network, che gli ha fatto ottenere una candidatura a un Emmy, e a “Fuga da Sobibor” (Escape From Sobibor). Ha partecipato a “Chicago Hope”come guest star nel ruolo di padre del suo vero figlio, Adam Arkin, ottenendo un’altra candidatura a un Emmy. Ha poi lavorato in “Pancho Villa, la leggenda” (And Starring Pancho Villa As Himself) diretto da Bruce Beresford per la HBO, insieme ad Antonio Banderas, e nell’episodio di Steven Soderbergh nel film corale “Eros”. Più di recente, Arkin ha recitato in “Firewall – Accesso negato” con Harrison Ford, e ha prestato la voce a un personaggio nell’imminente film d’animazione di Jerry Seinfeld “Bee Movie”. Infine, lo vedremo in “The Santa Clause 3” con Tim Allen, prossimamente in uscita.
Quando non è impegnato come attore o regista, Arkin dedica il suo tempo alla musica e alla scrittura. È autore di sei libri, tutti pubblicati dalla Harper/Collins, mentre il suo ultimo scritto, un libro per bambini dal titolo Cassie Loves Beethoven, è stato pubblicato dalla Hyperion. Un suo precedente libro, The Lemming Condition, ha venduto regolarmente per venti anni. The Book Sellers of America ha tributato ad Arkin l’onore di vedere il suo libro sugli scaffali della biblioteca della Casa Bianca.
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Jennifer Hudson for Dreamgirls (2006)
JENNIFER HUDSON (Effie White) Molto tempo prima di essere scelta per il ruolo di "Effie", nell'attesa versione cinematografica del leggendario musical di Broadway "Dreamgirls," Jennifer Hudson si esibiva per la prima volta in una chiesetta della sua città natale, Chicago, incantando la comunità religiosa con intense performance dal sapore soul. La Hudson, adesso venticinquenne, dice di aver ereditato il suo talento vocale dall'anziana nonna materna, Julia Kate Hudson, che per molto tempo aveva fatto parte di un coro.
Il talento di Jennifer si è raffinato nel corso di decine di spettacoli per giovani talenti musicali e produzioni musicali, durante gli anni di scuola elementare e medie. Ha ottenuto il suo primo ruolo professionale in una produzione locale di "Big River". Nel 2002, aveva dato prova della sua estensione vocale di quattro ottave e affascinato migliaia di vacanzieri di ogni parte del mondo, esibendosi come cantante sulla nave da crociera Disney Wonder. Nel 2004, ha entusiasmato milioni di telespettatori durante la terza stagione della popolarissima serie della Fox "American Idol".
Recentemente, l'attrice è stata candidata al prestigioso "Female Star of Tomorrow" allo Showest 2006. Il Variety Magazine l'ha indicata come una dei "10 Attori Esordienti" dell'anno e Movieline l'ha definita una delle attrici più interessanti del 2006.
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Martin Scorsese for The Departed (2006)
MARTIN SCORSESE (Regista) ha diretto di recente "The Aviator," vincitore di tre premi Oscar, tre Golden Globe - tra i quali quello per il Miglior Film- quattro BAFTA tra i quali quello per il Miglior Film oltre a tanti altri riconoscimenti. Inoltre, Scorsese ha ottenuto le candidature all'Oscar, al Golden Globe e al BAFTA oltre che al premio del Directors Guild of America come Miglior Regista ed è stato nominato Regista dell'Anno dal London Film Critics.
Scorsese è nato a New York nel 1942 ed è cresciuto nel quartiere di Little Italy, che in seguito ha fatto da sfondo a tanti suoi film. Nel 1966, ha preso un Master in Comunicazione Cinematografica alla New York University's School of Film. In quel periodo, ha realizzato numerosi cortometraggi vincitori di vari premi tra i quali "The Big Shave."
Nel 1968, Scorsese ha diretto il suo primo lungometraggio: "Chi sta bussando alla mia porta?" Successivamente è stato aiuto regista e addetto al montaggio del documentario del 1970 "Woodstock," e nel 1973 ha ottenuto un incredibile successo di pubblico e critica con il film "Mean Streets." L'anno seguente, ha diretto il suo primo documentario lungo, "Italianamerican."
Il suo "Taxi Driver" ha vinto la Palma d'Oro al Festival di Cannes del 1976 ed è stato seguito da "New York, New York," "L'ultimo valzer," e "Toro scatenato," che gli sono valsi due Oscar. Successivamente Scorsese ha diretto film quali "Re per una notte," "Il colore dei soldi," "L'ultima tentazione di Cristo," "Quei bravi ragazzi "Cape Fear-Il promontorio della paura," "Casino," "Kundun" e "L'età dell'innocenza."
Nel 1996, Scorsese ha completato il documentario da quattro ore "A Personal Journey with Martin Scorsese Through American Movies," co-diretto da Michael Henry Wilson. Il documentario gli è stato commissionato dal British Film Institute per festeggiare il 100° anniversario della nascita del cinema. Nel 2001, invece ha realizzato "Il Mio Viaggio in Italia," un documentario epico che racconta con grande affetto il suo amore per il cinema italiano.
Nel 2002 è stata la volta di "Gangs of New York", un progetto che il regista desiderava realizzare da tempo e che è valso a Scorsese numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali un Golden Globe come Miglior Regista. L'anno seguente, la PBS ha trasmesso la serie di documentari composta da sette film, "Martin Scorsese Presents: The Blues."
Nel 2005, "No Direction Home: Bob Dylan" è stato trasmesso dalla PBS come parte della serie "American Masters" e distribuito in DVD in tutto il mondo. Il documentario è valso a Scorsese un Grammy per il Miglior video musicale lungo.
Scorsese è fondatore e presidente della The Film Foundation, una società senza fini di lucro che si occupa di conservazione dei film. E' anche il co-presidente del Tribeca Film Festival. Nel corso della sua lunga e fortunata carriera, ha vinto innumerevoli premi e riconoscimenti tra i quali un Leone d'Oro nel 1995; il Premio alla Carriera dell'AFI nel 1997; il Premio della Film Society of Lincoln Center's 25th Gala nel 1998; il titolo di Cavaliere di Gran Croce, la maggiore onorificenza italiana, nel 2000; il Premio alla carriera del DGA nel 2003; e il titolo di Cavaliere della Legion d'Honneur, concessogli dal Ministro della Cultura Francese per il suo contributo alla cultura, nel 2005.
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Michael Arndt for Little Miss Sunshine (2006):
MICHAEL ARNDT (autore)
Michael Arndt vive a New York. LITTLE MISS SUNSHINE è la sua prima sceneggiatura ad essere prodotta.
Dopo cinque anni di lavoro ostacolati da alcuni colpi di sfortuna, proprio come accade agli Hoover, LITTLE MISS SUNSHINE è stato infine partorito grazie alla passione dei suoi produttori, registi e attori. Il progetto ha preso il via quando la sceneggiatura del promettente autore Michael Arndt è arrivata nelle mani dei produttori e soci Marc Turtletaub, David T. Friendly e Peter Saraf della Big Beach. I tre sono rimasti molto colpiti dalla disarmante avventura della famiglia poco tradizionale ma distintamente americana che è il cuore della commedia.
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Best Achievement in Cinematography : Guillermo Navarro for Laberinto del Fauno, El (2006)
GUILLERMO NAVARRO
Direttore della fotografia
Messicano trapiantato a Los Angeles, Guillermo Navarro è un collaboratore di lunga data di del Toro, essendo stato il direttore della fotografia di tutti i suoi film, a partire Cronos, e con l’eccezione di Mimic e Blade II. Guardando sempre in avanti, Navarro si avvale di una ricchissima tavolozza di luci e colori che sono sempre stati in sintonia perfetta con il mondo e gli universi creati di volta in volta da del Toro in Cronos, Il segno del diavolo, Hellboy e Il labirinto del Fauno, nel quale Navarro ha veramente superato se stesso.Oltre alle collaborazioni con del Toro, Navarro, che ha iniziato la carriera nel settore dei documentari in Sud America, è stato direttore della fotografia di un altro compatriota, Robert Rodriguez (Desperado, Dal tramonto all’alba, e Spy Kids), oltre che di Jackie Brown diretto da Quentin Tarantino, Spy, di Renny Harlin, Stuart Little-Un topolino in gamba di Rob Minkoff, Spawn di Mark Dippé, adattamento dei fumetti di Todd McFarlane, e più di recente Zathura di Jon Favreau, oltre allo special del National Geographic candidato all’Emmy, The Lost Kingdom of Maya. Navarro è attualmente impegnato con Night at the Museum diretto da Shawn Levy (La pantera rosa).
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THELMA SCHOONMAKER (Montaggio) ha vinto due premi Oscar: uno per "The Aviator" e l'altro per "Toro scatenato" di Martin Scorsese. Inoltre ha ottenuto le candidature all'Oscar per altri due film di Scorsese, "Gangs of New York" e "Quei bravi ragazzi". Agli inizi della carriera, la Schoonmaker ha ottenuto la sua prima candidatura all'Oscar come supervisore al montaggio del documentario "Woodstock," montato insieme a Scorsese. Inoltre, ha vinto un BAFTA per "Quei bravi ragazzi" e uno per "Toro scatenato" ed è stata insignita del prestigioso premio Eddie per "The Aviator," "Gangs of New York" e "Toro scatenato."
La Schoonmaker ha conosciuto Scorsese durante un corso estivo di sei settimane alla New York University's Film School. Qualche anno dopo, è stata l'addetta al montaggio del primo lungometraggio di Scorsese, "Chi bussa alla mia porta." Qualche tempo dopo, è tornata a lavorare con lui per "Toro scatenato" e da allora ha montato tutti i uoi film, tra i quali "Re per una notte," "Fuori orario," "Il colore dei soldi," "New York Stories," "L'ultima tentazione di Cristo," "Cape Fear-Il promontorio della paura", "L'età dell'innocenza," "Casinò," "Kundun" e "Al di là della vita," oltre che dei film di cui alle prime righe.
La Schoonmaker è stata anche l'addetta al montaggio di diversi documentari realizzati da Scorsese, tra i quali "A Personal Journey with Martin Scorsese Through American Movies"; e "Il Mio Viaggio In Italia" ("My Voyage to Italy").
A parte il montaggio, si occupa attivamente della promozione dei film e degli scritti del defunto marito, il regista candidato all'Oscar Michael Powell.
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William Monahan - The Departed (2006):
WILLIAM MONAHAN (Sceneggiatore) prima di dedicarsi al cinema, era un giornalista e un autore di grande successo e nonostante la sua carriera cinematografica sia cominciata di recente, ha già lavorato con alcuni dei più grossi nomi del settore.
Prima di ""The Departed - IL BENE E IL MALE."," Monahan ha scritto la sceneggiatura di "Le Crociate", l'epico film diretto da Ridley Scott e interpretato da Orlando Bloom. Nel maggio del 2006, la versione lunga del film è stata distribuita in DVD.
Nato a Boston e cresciuto nel Massachusetts, Monahan ha frequentato l'Università del Massachusetts a Amherst. Trasferitosi a New York City, ha cominciato a a lavorare come giornalista, autore di saggi e critico ed è stato anche uno dei redattori della rivista SPY.
Nel 1997, Monahan ha vinto il premio Pushcart per i suoi racconti brevi, e ha pubblicato il suo primo romanzo, l'acclamato Light House: A Trifle.
Passato al cinema nel 2001, Monahan ha venduto la sceneggiatura intitolata "Tripoli," sull'epica Marcia di William Eaton a Tripoli durante le Guerre Barbariche, che Ridley Scott avrebbe dovuto dirigere. Sebbene il progetto non sia mai stato realizzato, in quell'occasione Mohan è stato incaricato di scrivere la sceneggiatura di un film originale ambientato nel Medio Evo e che è diventato poi "Le Crociate" diretto da Ridley Scott.
Monahan è attualmente impegnato con diversi progetti tra i quali "Penetration," adattamento del romanzo di David Ignatius, che lo porterà a lavorare nuovamente con il regista Ridley Scott, e "The Venetian," un film storico ispirato ai viaggi di Marco Polo.
Scorsese: "William Monahan è un americano irlandese di Boston, e quindi ha messo i suoi personaggi in quell'ambiente. Tuttavia, il film parla di persone che si trovano in una situazione che è comune anche ad altre città del mondo. E' una storia di fiducia e tradimento, di inganni e lealtà, che potrebbe essere raccontata e ambientata ovunque."
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Best Achievement in Art Direction : Eugenio Caballero, Pilar Revuelta for Laberinto del Fauno, El (2006)
“Siamo riusciti a creare qualcosa di intenso e di molto viscerale, che è perfetto per Il labirinto del Fauno. Ci è voluto molto lavoro da parte nostra, sia nella costruzione dei set che sono stati curati nei minimi dettagli, sia nella scelta dei colori. Con Eugenio Caballero, il mio scenografo, abbiamo ricostruito tutto, dall’inizio alla fine, dal più piccolo dettaglio ad un’intera camera da letto. Di conseguenza non c’è praticamente nessuno scenario naturale nel film. Abbiamo collaborato in maniera molto fitta dal primo giorno di preparazione e ho addirittura sistemato il mio studio nel bel mezzo del set. In totale, abbiamo ricostruito 34 set diversi, uno più sontuoso dell’altro. Eugenio ha fatto un lavoro straordinario. Inoltre, per catturare il mondo che volevo mostrare, è stato necessario prestare un’attenzione particolare anche alle luci. Guillermo Navarro - il direttore della fotografia oltre che caro amico - ed io ci capiamo alla perfezione e sin dall’inizio abbiamo avuto entrambi una visione ben precisa delle tonalità da usare nel film. Eravamo perfettamente consapevoli che tutto dipendeva dalla manipolazione dell’oscurità che sarebbe servita a creare una sensazione di minaccia incombente per tutto il film.
EUGENIO CABALLERO
Scenografie
Nato in Messico, Eugenio Caballero ha studiato storia dell’arte e storia del cinema all’Università di Firenze tra il 1989 e il 1991. L’anno successivo è rientrato nel suo paese per studiare scenografia all’Istituto Nazionale di Belle Arti (FINA), completando poi gli studi alla Universidad Iberoamericana nel 1993. Ha iniziato la carriera lavorando per numerosi spot pubblicitari e video musicali, soprattutto quelli prodotti da Café Tacuba, per i quali ha avuto l’opportunità di lavorare accanto ad alcuni dei migliori registi messicani e per i quali ha vinto due premi MTV; successivamente, è diventato assistente scenografo e ha lavorato per parecchi film tra i quali il capolavoro di Baz Luhrmann Romeo + Giulietta di William Shakespeare. Tra i suoi film come primo scenografo ricordiamo Seres Humanos di Jorge Aguilera, Asesino en Serio di Antonio Urrutia, Zurdo di Carlos Salces, Santitos di Alejandro Springall e Crónicas di Sebastian Cordero, prodotto da Alfonso Cuarón, Guillermo del Toro, Bertha Navarro e Frida Torresblanco. Caballero è attualmente impegnato nella realizzazione di Resident Evil: Extinction, terzo capitolo della saga di successo diretto da Russell Mulcahy.
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Marie Antoinette (2006): Milena Canonero
I costumi in MARIE ANTOINETTE erano uno degli elementi fondamentali per riuscire a realizzare l’audace progetto del film secondo la visione della Coppola. La regista avrebbe potuto affidare il delicato incarico solo a una costumista che possedesse sia la sensibilità per far rivivere lo stile settecentesco comprendendone il significato storico profondo, sia la creatività senza preconcetti per reinterpretare la foggia antica in chiave moderna, esprimendo un gusto riconoscibilmente attuale. La persona giusta era senza alcun dubbio Milena Canonero. Vincitrice di due premi Oscar per le creazioni dei costumi di 'Momenti di gloria' e Barry Lyndon e già candidata ad altre cinque prestigiose statuette dell’Academy, l’artista italiana è attualmente una delle costumiste più apprezzate. È entrata subito in sintonia con la regista, non nascondendo l’ammirazione per l’originalità del suo approccio a un film in costume. “Sento che ci assomigliamo molto perché anche Sofia è estremamente attenta alle emozioni che i costumi sono in grado di trasmettere al pubblico” dice la Canonero. “In effetti, il nostro lavoro in MARIE ANTOINETTE è in parte relativo allo stile del personaggio, in parte simbolico e in parte psicologico. La scelta di un tessuto o di un colore non è mai casuale”.
Non appena si è unita alla squadra, la Canonero ha scoperto la base da cui sarebbe dovuto partire il suo lavoro. “Quando incontrai Sofia per la prima volta, mi raccontò dei mesi passati in Francia a fare ricerche e mi parlò delle sue idee sui colori che avrebbe voluto usare per il film: le tinte amaretto, i rosa intensi, i giallo oro, i verde pistacchio” ricorda la costumista. “Siamo partite da lì come base per la nostra ispirazione e abbiamo proseguito verso alcune fantasie a strisce e altre a fiori”.
E aggiunge: “Sofia non voleva che MARIE ANTOINETTE avesse il solito look che ci si aspetta da un film sul XVIII secolo. In effetti questa non è la classica storia sulla vita della sfortunata regina, ma la versione personalissima con la quale Sofia ha scelto di raccontare l’esperienza intima della giovane in chiave moderna. Ovviamente gli abiti si sono adeguati al tipo di linguaggio utilizzato per la narrazione. Il nostro scopo era cogliere lo spirito del tempo e disegnare dei costumi che riuscissero a esprimerlo con calore e umanità, per renderlo più comprensibile alla nostra sensibilità contemporanea; ecco perché le mie creazioni presentano tratti che esprimono al tempo stesso ricchezza e semplicità”.
“Molti dei nostri costumi si possono ritrovare nel testo della canzone ‘I Want Candy’, ” spiega la Canonero. “Abbiamo scelto colori e tessuti che facciano pensare a cose che si vorrebbero mangiare e hanno tinte che variano da sfumature molto chiare e delicate a tonalità decisamente più sfacciate e audaci. Certo, siamo state molto influenzate dal periodo, ma lo abbiamo voluto presentare in un modo tutto nostro. Non c’è solo il pacato racconto della compostezza aristocratica: alle volte è puro rock and roll”.
Per creare il ricchissimo assortimento di costumi che si ammirano nel film, la Canonero ha utilizzato molti suoi disegni originali e anche numerosi schizzi dell’epoca. Ha inoltre fatto arrivare metri e metri di tulle, organza, taffettà e seta dall’Italia e dall’Inghilterra; e ovviamente migliaia di penne piumate. Per realizzare le centinaia di copricapi necessari al cast, ha dovuto portare con sé le sue migliori modiste, con le quali ha anche passato infinite ore a cucire bottoni. “I veri protagonisti della moda settecentesca sono proprio i bottoni” osserva la costumista.
Per le calzature, che erano una delle manie della giovane sovrana, la Canonero si è affidata ai magnifici disegni del guru della moda Manohlo Blahnik che ha saputo realizzare delle versioni stilizzate di alcuni modelli dell’epoca. “Non sono scarpe in perfetto stile settecentesco, ma lo ricordano molto” dice l’artista italiana.
Per vestire la giovane protagonista, la Canonero e la Coppola hanno ulteriormente intensificato la collaborazione. “Sofia voleva che gli abiti di Maria Antonietta esprimessero un misto di ricchezza e freschezza. Inoltre dovevano lasciare trasparire la sua maturazione da ragazzina spensierata a giovane donna sofisticata, ” spiega la costumista. “Attraverso il suo abbigliamento si può intuire come gradualmente acquisti sicurezza in se stessa: anche le scollature che si fanno più profonde sono una spia di questa trasformazione”.
Sebbene la moda del periodo prevedesse la parrucca per le dame, per Kirsten Dunst si è scelto un look più naturale, alle volte cospargendole i capelli di cipria alla maniera settecentesca, altre volte permettendole di rimanere del suo biondo naturale. “L’immagine di Maria Antonietta è inevitabilmente associata alle sue acconciature elaborate, ma noi abbiamo preferito scegliere pettinature che valorizzassero Kirsten, soprattutto nelle scene in cui raccontava l’intimità della giovane sovrana, ” osserva la Canonero.
Il trucco pesante della Dunst rispecchia perfettamente la mania settecentesca per il belletto. “In realtà, il look del periodo era ancora più spinto, ” spiega la costumista.
Sebbene i costumi della sola Maria Antonietta avrebbero potuto tenere occupata l’intera squadra per mesi, la Canonero stava disegnando anche un ricchissimo assortimento di costumi per la corte. E ciascun personaggio doveva avere il suo look unico e personale.
I due personaggi femminili che la costumista ha amato di più, oltre a Maria Antonietta, sono la Contessa de Noialles, interpretata da Judy Davis, e Madame Du Barry, impersonata da Asia Argento. “Sono due donne assolutamente uniche, ” dice la Canonero. “Per la Contessa de Noailles abbiamo scelto un look molto elegante e ricercato. E per sottolineare che è una persona acida le abbiamo fatto indossare molte tonalità di giallo, tra cui il giallo cedrino e il limetta. Madame Du Barry, invece, è come un uccello esotico, sembra quasi un pappagallo. È un po’ sopra le righe, piena di gioielli, turbanti e piume”. Anche per i costumi di Schwartzman la Canonero ha scelto di non concedere nulla ai soliti cliché. “Non volevo farne il solito Luigi XVI ricoperto di trine che siamo abituati a vedere nei ritratti. Così ho pensato a qualcosa di più semplice, ” spiega la costumista. “Sebbene questo fosse il periodo culminante della decadenza francese, volevo che risultasse chiaro anche dall’abbigliamento che Luigi XVI era della nuova generazione e che quindi era proiettato verso il futuro. Per lui ho scelto un look sartoriale, impeccabile, con tessuti pregiati e ricami poco vistosi. E ovviamente molti dei colori che indossa sono i preferiti di Luigi: il blu chiaro e il grigio in varie tonalità”.
Schwartzman racconta che i costumi lo hanno aiutato davvero molto a entrare nel personaggio. “Il contributo degli abiti di Milena è stato preziosissimo. Quando indossi questo genere di vestiti, cominci a viaggiare indietro nel tempo e dopo un po’ ti senti diverso, anche fisicamente: cambi il portamento, raddrizzi la schiena e le spalle, e alla fine ti accorgi che hai cominciato anche a camminare e a sederti in modo diverso. È una sensazione incredibile, ti senti trasportato in un altro mondo, ” spiega il giovane attore. Per l’intera durata della lavorazione del film, la Canonero e il suo team hanno lavorato giorno e notte ininterrottamente perché ogni singolo membro del cast avesse sempre abiti freschi e puliti. Inoltre la costumista aveva l’abitudine di presentare alla regista una serie di abiti tra cui poter scegliere quello che a suo parere si adattava meglio alla scena da girare. La Coppola è davvero entusiasta dell’enorme contributo della Canonero al film. “Il suo lavoro è stato impagabile. E poi ha una sensibilità incredibile per il grande schermo. Anche se studiavamo gli abiti a uno a uno nel suo studio senza avere quindi una visione d’insieme dei costumi, Milena è riuscita a fare qualcosa di eccezionale: quando gli attori entravano tutti insieme sul set, i diversi colori e anche i più piccoli dettagli si fondevano a creare un ensemble ricco e meraviglioso, ” racconta la regista. “Era davvero emozionante vedere quello che avevamo solo immaginato trasformarsi in qualcosa di vivo e reale”.
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Babel (2006): Gustavo Santaolalla
Gustavo Santaolalla (Colonna sonora) L’acclamato compositore Gustavo Santaolalla ha vinto l’Oscar per la miglior colonna sonora, grazie al suo lavoro ne I segreti di Brokeback Mountain (Brokeback Mountain). Per lo stesso film, ha ottenuto due candidature ai Golden Globes, una per la miglior colonna sonora e l’altra per la miglior canzone, vincendo anche quest’ultimo premio.
Santaolalla ha composto le colonne sonore dei precedenti film di González Iñárritu, 21 grammi (21 Grams) e Amores Perros, oltre a quelle di pellicole come North Country – Storia di Josey (North Country) e I diari della motocicletta (The Motorcycle Diaries). Inoltre, una sua canzone era presente nel film di Michael Mann's Insider - Dietro la verità (The Insider). Nato a Buenos Aires, in Argentina, Santaolalla si è aggiudicato numerosi riconoscimenti per il suo lavoro ne I diari della motocicletta, tra cui un Silver Condor agli Argentinean Film Critics Association Awards per le migliori musiche, un Bafta per la miglior colonna sonora e un Clarin Entertainment Award.
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Best Achievement in Music Written for Motion Pictures, Original Song
Nominees:An Inconvenient Truth (2006): Melissa Etheridge("I Need To Wake Up")
IL SUO SITO UFFICIALE
http://www.melissaetheridge.com/main.php
DISCOGRAFIA
http://www.melissaetheridge.com/discography/
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Best Achievement in Makeup : David Martí, Montse Ribé for Laberinto del Fauno, El (2006)
DAVID MARTI Supervisore agli effetti speciali per conto della DDT Efectos Especiales
Di origine spagnola, David Marti si occupa di effetti speciali da circa 15 anni. Dopo aver abbandonato il sogno di diventare disegnatore di fumetti, è stato guardando la prima trilogia di Guerre Stellari e soprattutto il film di John Houston I cinque volti dell’assassino, nel quali numerosi personaggi mascherati alla fine del film si tolgono il trucco, che in lui è scattato qualche cosa. Mentre lavorava in pubblicità, si è iscritto ad un corso di trucco per corrispondenza tenuto da Dick Smith, che è stato diciamo il primo passo verso la sua futura carriera. Agli inizi degli anni 1990, Marti ha fondato la società DDT Efectos Especiales, e si è occupato soprattutto di pubblicità. Nel 1994 ha fatto la prima incursione al cinema quando è stato contattato dal brillante regista Nacho Cerda che lo ha incaricato di disegnare il cadavere che faceva da protagonista al suo cortometraggio Aftermath, che ha riscosso uno strabiliante successo nel circuito dei festival. Nello stesso periodo, si è occupato della supervisione degli effetti speciali del film diretto da Oscar Aibar Atollader e sempre nel 1994, ha incontrato Jaume Balagueró, un vero prodigio della cinematografia spagnola contemporanea e ha lavorato per lui su due cortometraggi. Diversi anni dopo, i due si sono ritrovati sul set di tre lungometraggi: The Nameless, Darkness e Fragile, tutti prodotti da Filmax International. Per gli stessi produttori, Marti ha anche lavorato per il film diretto da Brian Yuzna Faust; per Arachnid di Jack Sholder; per Dagon di Stuart Gordon; per The Werewolf Hunt di Paco Plaza e per Heart of the Warrior di Daniel Monzon. Oltre alle collaborazioni con alcuni degli astri nascenti del genere fantasy spagnolo, ha collaborato con tanti altri grandi artisti del cinema spagnolo più tradizionale, tra i quali: Pedro Almódóvar, Julio Medem (Lucia e il sesso) e Alex de la Iglesia (La Comunidad). Di recente, David Marti ha collaborato alla realizzazione di Doom di Andrzej Bartkowiak, adattamento della Universal di un video gioco di successo, per il quale ha creato un incredibile numero di zombie e mostri.
Le creature mostruose, complesse e straordinarie che ha creato per Il labirinto del Fauno rappresentano a tutt’oggi la maggiore sfida affrontata da Marti e anche il suo lavoro migliore, e segnano la sua terza collaborazione con del Toro dopo Il segno del diavolo e Hellboy.
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Best Achievement in Visual Effects - Pirates of the Caribbean: Dead Man's Chest (2006): John Knoll, Hal T. Hickel, Charles Gibson, Allen Hall
JOHN KNOLL (Supervisore Effetti Visivi) si è guadagnato la candidatura all’Oscar® per il lavoro svolto ne “La maledizione della Prima Luna” (Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl). Knoll ha iniziato a lavorare come assistente tecnico per la Industrial Light & Magic nel 1986, diventando ben presto responsabile del controllo automatico del movimento della macchina da presa in “Captain EO”. Dopo tre anni, è stato chiamato a lavorare agli innovativi effetti digitali di “The Abyss”. Da allora, è stato promosso supervisore degli effetti speciali e si è occupato di oltre 20 film e vari spot pubblicitari. L’esperienza maturata nel cinema unita a una vasta conoscenza nel campo delle tecnologie digitali, ha fatto di Knoll il supervisore effetti speciali più ricercato, con due candidature all’Oscar® per “Star Wars Episodio II: L’attacco dei cloni” (Star Wars: Episode II – Attack of the Clones) e “Star Wars Episodio I: La minaccia fantasma” (Star Wars: Episode I – The Phantom Menace). Per quest’ultimo ha ottenuto anche la candidatura al BAFTA.
La filmografia di Knoll include anche “Star Wars Episodio III – La vendetta dei Sith” (Star Wars: Episode III – Revenge of the Sith), “Mission to Mars – Alle origini della vita ai confini dell’ignoto” (Mission to Mars), “Blu profondo” (Deep Blue Sea), “Star Trek – Primo contatto” (Star Trek: First Contact) e “Missione: Impossibile” (Mission: Impossible) tra gli altri.
L’interesse di Knoll per il cinema è iniziato molto presto. Avendo una grande passione per la realizzazione di modelli, Knoll è rimasto affascinato da “Guerre stellari”. Durante una visita alla ILM (Industrial Light and Magic) nel 1978, ha potuto osservare in prima persona il mondo degli effetti speciali. Interessato ad approfondire le sue conoscenze, Knoll si è iscritto alla scuola di cinema della University of Southern California e ha conseguito la laurea in produzione cinematografica, lavorando al contempo come modellista freelance per diversi studi di produzione a Los Angeles.
Durante l’ultimo anno a USC, Knoll ha frequentato un corso avanzato di animazione e ha costruito un sistema di controllo automatico dei movimenti della macchina da presa utilizzando un computer Apple II, un controller CNC e alcuni motori passo-passo industriali di scarto. Impressionata dal risultato ottenuto con questo progetto, la ILM ha assunto Knoll come assistente tecnico. Colpito dal nuovo dipartimento di computer grafica della ILM, Knoll ha deciso di occuparsene nel tempo libero. Insieme a suo fratello, che lavorava a una tesi di dottorato in computer grafica alla University of Michigan, i fratelli Knoll hanno ideato il programma Photoshop nel 1987.
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Cars (2006): John Lasseter - Best Animated Feature Film of the Year
JOHN LASSETER
(Regista)
È entrato a pieno titolo nella storia del cinema nel 1995 come regista del primo lungometraggio animato al computer, “Toy Story”, per il quale ha ottenuto l’Oscar®. Successivamente, è tornato al successo dirigendo “A Bug’s Life – Megaminimondo” (A Bug’s Life) (1998) e il vincitore del Golden Globe® “Toy Story 2” (1999), e come produttore esecutivo di “Monsters & Co.” (Monsters, Inc.), “Alla ricerca di Nemo” (Finding Nemo) e “Gli Incredibili” (The Incredibles). Tra i riconoscimenti recenti, Lasseter è stato insignito del primo ShoWest assegnato a un “Pioniere dell’animazione” e del prestigioso “Georges Melies Award” conferito dalla Visual Effects Society.
Pluripremiato regista e animatore, Lasseter è anche vice presidente esecutivo alla divisione creativa di Pixar. Ha sceneggiato e diretto numerosi cortometraggi e spot pubblicitari televisivi per Pixar, tra cui “Luxo Jr.” (candidato all’Oscar® nel 1996), “Red’s Dream” (1987), “Tin Toy”, che nel 1989 si è aggiudicato l’Oscar® come migliore cortometraggio animato e “Knick Knack” (1989). Tra i suoi altri crediti, Lasseter ha anche ideato e curato l’animazione del cavaliere di vetro del film “Piramide di paura” (Young Sherlock Holmes), prodotto da Steven Spielberg nel 1985.
Lasseter è nato a Hollywood ed è cresciuto a Whittier (California). Sua madre era insegnante d’ arte. Già ai tempi delle scuole superiori scopre la sua passione per i cartoon e per l’arte dell’animazione. Ancora studente scrive agli studi Disney della sua passione e comincia a studiare arte, disegnando figure umane e animali. A quell’epoca, Disney stava lanciando un progetto sull’animazione al CalArts, un centro di studi d’arte, disegno e fotografia molto innovativo, e Lasseter è diventato il secondo studente ammesso ai corsi. Entrambi i film di animazione da lui realizzati nei quattro anni trascorsi al CalArts, “Lady and the Lamp” e “Nitemare”, hanno vinto lo Student Academy Award®.
Durante le vacanze estive, Lasseter ha lavorato come apprendista alla Disney, ottenendo un posto a tempo pieno nel reparto di animazione dopo la laurea nel 1979. Nei primi cinque anni alla Disney, ha contribuito alla realizzazione di film come “Red e Toby nemiciamici” (The Fox and the Hound) e “Mickey’s Christmas Carol”. Ispirato dall’ambizioso e innovativo “Tron” (1982), nel quale l’animazione computerizzata è stata usata per creare gli effetti speciali, Lasseter e l’amico animatore Glen Keane traggono spunto da un noto libro per bambini per realizzare un esperimento in cui combinano brillantemente l’animazione tradizionale con movimenti di macchina computerizzati e ambienti ricreati al computer.
Nel 1983, su invito del cofondatore della Pixar Ed Catmull, Lasseter rimane impressionato dalla visita compiuta al reparto computer grafica della Lucasfilm. Resosi conto dell’enorme potenziale di questa tecnologia, Lasseter ha lasciato la Disney nel 1984 per entrare a fare parte della Lucasfilm con un contratto di un mese. I mesi sono poi diventati sei e Lasseter è diventato ben presto il motore trainante di quella che è divenuta la Pixar. Partendo dall’idea di caratterizzare un paio di lampade da tavolo, ha realizzato il premiato corto “Luxo Jr.”.
Lasseter e sua moglie Nancy vivono nel nord della California con i loro cinque figli.
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