martedì, 30 gennaio 2007

Sogno  di recitare "Filumena Maturano" e tifo per l'italia agli Oscar

di Paolo Calcagno

BIARRITZ ­ E' carina, molto carina, oltre a essere una minaccia sexy per l'italiano medio, abituato a fidanzamenti virtuali con le bellissime dello schermo, grande e piccolo. Che Luisa Ranieri, napoletana, 32 anni, attrice, sia una persona carina lo conferma quel suo dire bene di tutti, quella sincera ammirazione che esprime per ogni incontro in carriera: cosa rarissima nel mondo dello spettacolo, composto in buona parte da insicuri e pettegoli col vizietto dell'invidia. Sirena partenopea allevata con le magie del golfo e formatasi sui testi di Fassbinder, Cortez e Cechov, la trentaduenne attrice ha bucato il video elevando a irresistibili trappole erotiche lo spot di una bibita, con le sue invitanti rilevazioni metereologiche ("Anto', fa caldo" e "Anto', fa freddo") e le sue papere sexy a "Rockpolitik", affianco a Celentano.


Il ritorno a Napoli, per una fiction nei quartieri più difficili della città, e il recente impegno a Biarritz, in qualità di presidente della giuria della categoria "Corti", al prestigioso Fipa, il Festival internazionale della Tv d'autore, le ultime tappe della brava interprete, attesa da Baudo a Sanremo nella Giuria di Qualità del Festival.


Un po' esigente, un po' indolente, Luisa per ora procede con calma, al ritmo di uno o due impegni l'anno, tanto per tenere sotto controllo la fatica e il rischio di commetere errori.  


"A dicembre scorso, ho terminato di girare la miniserie di Canale 5  tratta dal romanzo "Gli ultimi della classe", di Paola Tavella ­ ci ha raccontato la Ranieri, in una pausa del Festival di Biarritz -. Il titolo provvisorio delle due puntate è "Il professore": il regista è Maurizio Zaccaro e Sergio Castellitto è il protagonista.


Zaccaro è bravissimo e mi ha giovato moltissimo lavorare con lui. Castellitto, bé, è l'attore completo che tutti conosciamo, e come partner è stato eccezionale. Mi sono trovata molto bene anche con gli altri interpreti di questa fiction, soprattutto con Donatella Finocchiaro e Antonio Catania. E, poi, per me, cè stata la gioia doppia di recitare nella mia città. in un'opera di forte impatto sociale".

Qual è il suo ruolo nella fiction di Zaccaro?

"Sono una professoressa di Storia dell'Arte, la mia materia preferita ai tempi del diploma, e sono anche la compagna del "Professore"-Castellitto. La storia riguarda la dispersione scolastica a Napoli, soprattutto nell'hinterland e in quartieri popolari come il rione Sanità, dove abbiamo girato prevalentemente. Cerco di strappare dalla strada i ragazzi e di riportarli nella scuola, che per l'occasione era stata allestita nella grande tenda del centro di accoglienza di tossico-dipendenza. I protagonisti sono ragazzi veri, del posto, che hanno accettato di farsi riprendere e di portare davanti alle telecamere le loro problematiche familiari e i conflitti sociali che li affliggono. Sono dei ragazzi magnifici, autentici: la forza del film sono loro" .

- Che sensazioni ha provato a ritornare a Napoli da attrice?

"Da molti anni, oramai vivo a Roma: a Napoli ci torno solamente per ritrovarmi con la mia famiglia. Stavolta, però, è stato diverso, ho ritrovato la mia dimensione di napoletana, superando quel sentirsi apolide che, come dice lo scrittore Erri De Luca, capita a chi lascia la città di origine e finisce per non sentirsi né di qua né di là".

- Quando ha deciso di fare sul serio come attrice?

"Dopo tanti ruoli di giovane sensuale e pazzerella sui palcoscenici amatoriali e sperimentali di Napoli, a 24 anni mi sono trasferita a Roma, dove ho frequentato il "Duse Studio" di Francesca De Sapio. Per mantenermi facevo film pubblicitari che, peraltro, mi hanno insegnato come si sta su un set. Poi, sono arrivati il famoso spot "fa caldo e fa freddo", Pieraccioni con "Il principe pirata", Antonioni con "Eros", CelentanoŠ"   - E le fiction-tv "Omicidi", "Callas e Onassis" e la pluripremiata "Cefalonia", accanto al suo compagno Luca Zingaretti.

A proposito, come va l'amore?


"L'amore va benissimo. Lavorare con Luca è stato molto importante, come lo è sempre, quando si lavora a un buon film, con grandi professionisti dai quali si può imparare tantissimo. Tornare a lavorare assieme a Luca? Magari. Se ci fosse un progetto idoneo, una bella sceneggiatura che ci vedesse bene assieme, credo che entrambi saremmo felici di fare di nuovo coppia anche sul set".

- Qual è il suo comportamento in amore?

"Sono espansiva, ma non possessiva. Per me, amare è dare all'altro la libertà di essere se stesso, nel bene e nel male. Se, poi, il suo modo di essere non ti è confacente, fai sempre in tempo a prendere le valige e andartene. Inoltre, non sono gelosa e non sopporto questo sentimento: ricevere una scenata di gelosia potrebbe anche farmi impazzire".


- Bruna, morbidamente sensuale, dolcemente espressiva, eppure fieramente temperamentale: qualcuno l'ha definita "nipotina di Sofia Loren". Ha gradito?


"Per me, non può essere recepito che come un grandissimo complimento: la Loren è la più grande attrice del Cinema italiano. E' vero che per un certo periodo ho vissuto anche a Pozzuoli, ma credo che Sofia sia inimitabile. Inoltre, per meritare questo paragone così impegnativo mi mancano ancora in carriera dei ruoli di commedia, come lo furono per Sofia quelli di film straordinari, quali "L'oro di Napoli", "Ieri, oggi, domani", "Matrimonio all'italiana". Io non ho il mio De Sica, ma mi piacerebbe tanto misurarmi con la leggerezza della commedia, in personaggi carichi di brio: penso ai film di Virzì e di Veronesi. Un giorno, però, voglio assolutamente recitare "Filumena Maturano", di Eduardo De Filippo: ne ho parlato con Silvio Orlando e la faremo assieme, ma quando saremo più "vecchiarielli".


-I suoi favoriti per l'Oscar '07?   


"Come attrice, Meryll Streep: è la più grande in assoluto. Come film, penso a "Babel": il regista Inarritu ci ha mostrato in maniera originale ed efficace le contraddizioni e i limiti del mondo in cui viviamo. Come attore, dico Will Smith perché tifo Italia e una sua vittoria darebbe ancora più valore al grande successo del nostro Gabriele Muccino".

PAOLO CALCAGNO

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lunedì, 29 gennaio 2007

Il film della settimana

Di Marco Spagnoli 

Blood Diamond – Diamanti di Sangue ***

Leonardo DiCaprio – Jennifer Connelly – Djimon Honsou – Arnold Vosloo Sceneggiatura Ed Zwick & Marshall Herskovitz Regia Ed Zwick Anno di produzione Usa, 2006 Distribuzione Warner Bros. Durata 142’  

Un film capace di coniugare entertainment e impegno politico e sociale. Una pellicola ‘tosta’ in cui le immagini di disperazione che spesso guardiamo distratti al telegiornale, diventano palpitanti e dolorose, attraverso una storia di disillusione personale e rabbia.

Dopo L’Ultimo Samurai, il regista Ed Zwick pur continuando a dimostrare un certo gusto per l’esotismo “torna al presente” mostrando i retroscena della guerra civile in Sierra Leone. Un milione di rifugiati, migliaia di morti e feriti. Un prezzo di vite umane incalcolabile in cambio di diamanti sporchi di sangue. Quelli che danno il titolo al film e che raccontano come la vita non valga nulla quando sotto ai tuoi piedi c’è una ricchezza che fa tremendamente gola a pochi potenti, disposti a tutto e pronti ad uccidere, rovesciando governi e destabilizzando intere regioni del pianeta pur di raggiungere il proprio scopo.

Violento, intenso, doloroso e scontato solo nel finale eccessivamente buonista Blood Diamond è l’espressione di un nuovo cinema hollywoodiano che pur scegliendo Star come Leonardo DiCaprio (meritatissima la sua candidatura e – in caso – un’eventuale vittoria dell’Oscar come migliore attore protagonista) e Jennifer Connelly proiettandoli in un coacervo di cattivi pensieri e di sentimenti perfino peggiori.

Un film che utilizzando il personaggio di Djimon Honsou, un pacifico pescatore di etnia Mende il cui sogno è vedere il figlio diventare un dottore, punta dritto alla nostra coscienza, quando ci rendiamo conto di non conoscere davvero nulla di quello che accade per colpa dell’opulento Occidente in continenti come quello africano.

Tutto inizia quando Solomon Vandy (Hounsou) è portato via dalla sua famiglia e costretto a lavorare nelle miniere di diamanti da parte di un gruppo di rivoluzionari. Gli stessi che ad insaputa dell’uomo ne rapiranno in seguito il figlio Dia per trasformarlo in un bambino soldato grazie ad un lavaggio del cervello a base di droga, paura, violenza, indottrinamento. Mentre pensa a come scappare Solomon trova un diamante rosa straordinario e lo nasconde a suo grande rischio, sapendo che se verrà scoperto, sarà ucciso all’istante.  Danny Archer (Leonardo DiCaprio), un ex mercenario dello Zimbabwe, che si guadagna da vivere scambiando diamanti in cambio di  armi, casualmente, viene a conoscenza della storia di Solomon mentre si trova in prigione per contrabbando.  Sa che un diamante di questo genere può rappresentare l’occasione della vita: un valore sufficiente per permettergli di andar via dall’Africa e dal ciclo di violenza e corruzione del quale è stato volutamente un interprete. Entra in gioco Maddy Bowen (Jennifer Connelly), un’idealistica giornalista Americana che si trova in Sierra Leone per scoprire la verità che si nasconde dietro ai “diamanti insanguinati”, un giro che vede la complicità dei leader dell’industria dei diamanti che hanno scelto gli utili al posto dei principi.  Maddy cerca  Archer come fonte di notizie per il suo articolo, ma si accorge in breve tempo che è lui ad avere bisogno di lei. Con l’aiuto di Maddy, Archer e Solomon si imbarcano in un viaggio pericoloso attraverso il territorio dei ribelli.  Archer ha bisogno di Solomon per ritrovare il prezioso diamante rosa, ma Solomon cerca qualcosa di molto più prezioso: suo figlio.

Una pellicola di grande ritmo che pur puntando all’intrattenimento ferisce profondamente lo spettatore occidentale che viene a conoscenza così di quali disgustosi e vergognosi traffici ci siano alle spalle del commercio di diamanti.

Blood Diamond oltre a farti tenere il fiato sospeso per la qualità narrativa e per la sua ottima sceneggiatura, colpisce per il suo rendere spettacolare un cinema sostanzialmente di impegno che grazie all’affabulazione risveglia le nostre coscienze nonostante il finale troppo hollywoodiano che inficia, forse, un po’ del risultato.

Il film, poi, sarebbe da vedere in inglese per il gioco linguistico degli accenti Aafrikanners con DiCaprio che – in particolare – dimostra tutto il suo grande talento anche sotto questo versante. Particolarmente amara è la parte dedicata ai soldati bambini. Qualcosa che rende la visione di Blood Diamond decisamente interessante e indimenticabile. Forse, perfino, “necessaria”.

postato da: cinemotore alle ore 11:55 | Permalink |
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