sabato, 23 dicembre 2006

Il film della settimana

Di Marco Spagnoli 

The Prestige ****

Hugh Jackman – Christian Bale – Michael Caine – Scarlett Johansson – Piper Perabo – David Bowie – Andy Serkis Sceneggiatura Christopher & Jonathan Nolan Regia Christopher Nolan Anno di produzione Usa, 2006 Distribuzione Warner Bros. Durata 128’  

Violento, dark, carico di inquietudine. Tra il primo e il secondo capitolo della saga di Batman, Christopher Nolan si ritaglia il tempo per portare sullo schermo The Prestige film riflessione sul mondo della magia, ma – soprattutto – sulla morbosa ossessione per ottenere il favore e lo stupore del pubblico.

La storia di due maghi che alla fine del diciannovesimo secolo, vedono trasformata la loro rivalità in una lotta senza quartiere e senza esclusione di colpi rappresenta per Nolan l’opportunità perfetta per riflettere sul tema del doppio e sul conflitto tra persone che nutrono la medesima passione. Elegante, intenso e dall’andamento claustrofobico e ossessivo, The Prestige è costruito in tre parti come i giochi di prestigio in cui il terzo momento è quello che rende un numero di magia davvero speciale agli occhi del pubblico.

Tutto inizia nella Londra di fine Ottocento, quando gli illusionisti erano delle celebrità di prim’ordine, quasi delle ‘rockstar’ ante litteram. I protagonisti sono il sofisticato e affascinante Robert Angier (Hugh Jackman), un vero uomo di spettacolo, e il ruvido purista Alfred Borden (Christian Bale), un genio creativo privo però della capacità di far apprezzare al pubblico le sue idee. All’inizio sono amici e compagni di lavoro, ma quando il loro più grande trucco di prestigio finisce male, con la morte della moglie di Robert, i due diventano acerrimi nemici. Trucco dopo trucco, spettacolo dopo spettacolo, nel corso del tempo cresce la loro feroce competizione, fino a non avere più limiti e utilizzando perfino il nuovo, fantastico potere dell’elettricità e le competenze scientifiche di Nikola Tesla. Il passare del tempo non conta: tra loro ormai è in corso una guerra destinata a terminare in una tragedia.

Scritto – non a caso – da Christopher Nolan insieme a suo fratello Jonathan, The Prestige si avvale di un grande cast per raccontare una storia tanto morbosa quanto disperata. Una riflessione sul tema del doppio, ma anche sul conflitto inevitabile tra protagonista e antagonista. I due personaggi principali, infatti, sono uomini che – in maniera diversa – sono alla continua ricerca dell’ebbrezza di piacere al pubblico, sorprendendolo. Il loro scontro è fatale, la loro fine, è certa.

Ispirato al romanzo omonimo di Christopher Priest, questo film sorprende lo spettatore per la sua visionarietà e per il suo non volere essere politicamente corretto. Pieno di colpi di scena il film punta alla sorpresa raccontando il dramma personale dei protagonisti come una forma di scivolamento inesorabile nell’ossessione, amplificata da un’ambientazione dark e dalle atmosfere tetre della Londra vittoriana.

In questo senso The Prestige è una discesa in una follia tanto violenta, quanto inquieta dove – alla fine – deve restare un mago solo per godersi il favore della platea.

Spettacolare ed elegante, drammatico e denso di humour The Prestige  è una pellicola che affronta ancora una volta la questione dell' hybris ovvero della 'tracotanza', l'unico peccato considerato come tale dalla cultura della Grecia antica. Superato il limite da non valicare, il confronto serrato tra i due maghi si trasforma in una guerra senza limite foriera soltanto di morte e distruzione. Entrambi si perderanno in maniera differente in una battaglia che non può terminare fino prima dell'ultimo respiro, dell'ultimo applauso, dell’ultimo sospiro di ammirazione.

Una fiera della vanità gotica e – al tempo stesso – molto moderna dove seguendo un andamento labirintico Nolan conduce lo spettatore in profondità nell’esplorazione delle inquietudini e delle ossessioni dei due protagonisti. Due attori eccezionali coadiuvati da Michael Caine e Scarlett Johansson che donano al film una grande dose  eleganza e sensualità al punto da renderlo un capolavoro.

postato da: cinemotore alle ore 22:48 | Permalink |
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mercoledì, 13 dicembre 2006

Il film della settimana

Di Marco Spagnoli 

Commediasexi ****

Paolo Bonolis – Sergio Rubini – Margherita Buy – Stefania Rocca – Michele Placido – Elena Santarelli – Rocco Papaleo Sceneggiatura Gennaro Nunziante e Alessandro D’Alatri Regia Alessandro D’Alatri Anno di produzione Italia, 2006 Distribuzione 01 Durata 120’  

Alessandro D’Alatri chiama il suo film scherzosamente ‘Cinepandoro’, proponendo così idealmente ‘un altro gusto’ per la commedia cinematografica natalizia.

In realtà Commediasexi è un qualcosa di ben diverso che - come tante festività – alla fine, nonostante l’abbuffata di situazioni comiche e la dose con tanti bis di divertimento, lascia un po’ perplessi e meditabondi.

E questo, bene inteso, è un merito sia di Commediasexi che del suo autore.

La storia dell’onorevole centrista dalla doppia vita, democratica e cristiana di giorno, furbetta e mandrilla di notte, colpisce lo spettatore per la sua verosimiglianza con la realtà di oggi. Con quella ‘politica spettacolo’ che ci ricorda come il mondo dei politici sia diventato sempre più lo ‘showbusiness dei brutti’ e – soprattutto – come la classe governante del nostro paese sia talmente scaduta da non suscitare, purtroppo, più alcuna indignazione.

In fondo l’onorevole Bonfili interpretato da un sorprendente Paolo Bonolis è un simpatico carognone. Mentre il più delle volte i nostri politici non sono nemmeno simpatici. Ed è questo l’humus su cui D’Alatri impianta la sua prima commedia ‘pura’ popolata da personaggi provenienti dal nostro immaginario collettivo. Vallette, veline, ballerini, attorucoli, produttori televisivi di fiction e popolari telegiornalisti sono i protagonisti di questa Italia bagaglinesca e caciarona in cui la morale è soltanto un’ipocrita e talora ingombrante copertura per dare in realtà sfogo a pruriti ed inquietudini. Un circo popolato da attori di second’ordine alla rincorsa di qualcosa che, forse, è davvero irraggiungibile come la felicità, ma anche come il vero successo. Tra ‘trottoline’ e cellulari costosi, il rumore che accompagna le nostre esistenze è arrivato ad oscurare il nostro pensiero precipitandoci in un vuoto assoluto da cui è apparentemente impossibile fuggire.

Così sullo sfondo di una Roma capitale della politica e dello spettacolo si intrecciano le vicende di un anomalo "triangolo" sentimentale tra l'onorevole Bonfili, il suo autista Mariano e Martina, una starlette dalle forme prorompenti che assomiglia ad una delle tante facce ‘usa e getta’ da rotocalco. Bonfili, padre di due bambine e sposato con Pia, affascinante ‘casalinga disperata’ con la passione per la cucina, ha una relazione segreta con Martina. La sua vita scorre tra lussi e privilegi, incontri istituzionali e appuntamenti clandestini. Tutto sembra andare per il meglio fino a quando l'onorevole si troverà davanti al rischio di uno scandalo che potrebbe rovinargli la vita. E che, invece, rovina l’esistenza al suo povero autista, prestanome e uomo d’onore per le malefatte del suo tirannico datore di lavoro.

Tra soprusi e dispense, tra pranzi a base di pesce e gite a Parigi, Commediasexi è un film divertentissimo e – al tempo stesso – amarissimo sull’Italia di oggi. D’Alatri mette in scena la nostra cattiva coscienza offrendo allo spettatore un doppio piano di lettura: puro intrattenimento per qualcuno, sofisticata e coraggiosa satira del nostro paese per qualcun altro. Due sentieri narrativi contigui che possono procedere perfino paralleli. Come Amleto con Claudio, D’Alatri cerca tramite la rappresentazione farsesca e sopra le righe di cogliere in trappola la nostra coscienza di cittadini, spettatori incapaci di indignarci e – forse – perfino di cambiare canale.

La ‘cattiva maestra televisione’ raccontata da D’Alatri non è un simbolo, né un Moloch, ma soltanto una porzione di in ingranaggio più grande dove tutto è mercificato e venduto al miglior offerente. In questo senso Commediasexi è un film lungimirante: non ci sono buoni e cattivi, vittime e carnefici. Si è tutti maschere dello stesso teatrino dove i Pulcinella, le Colombine e gli Arlecchini dispensano e ricevono un uguale micidiale numero di mazzate. L’Italia di D’Alatri non è un paese di falliti e di sconfitti così come non lo è di santi e navigatori. E’ un paese di persone così che vivono una vita così attaccati al teleschermo in continua venerazione di idoli di risulta.

Un film il cui intento principale è quello di potere divertire lo spettatore, intrattenendolo in maniera semplice, diretta, facilmente comprensibile e sicuramente apprezzabile da tutti.

Ecco quindi che i personaggi portati ottimamente sullo schermo da tutto il cast (un’ovazione meritano l’interpretazione di Sergio Rubini e la bellezza della statuaria Elena Santarelli) sembrano appartenerci perché fanno parte del nostro quotidiano, con i loro volti in cui è facile riconoscersi.

Nonostante le inevitabili concessioni al buonismo (la valletta arrivista ha comunque un cuore d’oro, l’autista non perde la brocca, l’ex moglie, forse, lo perdonerà…)  Commediasexi è un film che – fortunatamente – fino all’ultimo non perde mai una sana dose di cinismo che gli consente di sviluppare gli anticorpi necessari per prendere in giro come meritano cardinali e onorevoli, ballerine e giornalisti emblema del vuoto pressostatico di idee in cui si trovano a boccheggiare tutti i protagonisti.

In questo senso Commediasexi è un film dalla natura ambiziosa e coraggiosa, perché desidera proporre un ritorno al passato del nostro grande cinema, per guardare ad un futuro diverso e – forse – perfino migliore non solo dal punto di vista cinematografico. D’Alatri è ottimista? Difficile dirlo. Certo è che l’incorreggibilità dei suoi protagonisti oltre a sviluppare un finale esilarante, serve a noi da monito e spauracchio per riflettere sul nostro  presente.

Quando l’ultimo candito sarà consumato sul tavolo delle feste natalizie, Commediasexi resterà comunque con il suo messaggio semplice e diretto alla nostra coscienza. Un mazzo di fiori in cui è nascosto un pugno nello stomaco e – soprattutto – una risata che ci salverà solo a patto di farci restare anche un po’ male.

La prossima volta che diremo a noi stessi o ad altri ‘Chissenefrega’ non potremo non pensare a Commediasexi. E quando – dopo un primo impatto – le forme perfette e seducenti della Santarelli avranno smesso di obnubilare la nostra mente, potremo, finalmente, iniziare a vergognarci un po’ di noi stessi.

Grazie a D’Alatri e a quelli come lui convinti che il cinema possa – grazie al cielo – ancora cambiare il mondo. O – almeno – questo paese.

postato da: cinemotore alle ore 10:29 | Permalink |
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