martedì, 03 ottobre 2006

SCOOP

 


Ma perchè Londra?

Ecco l'intervista a Woody Allen

 

Il richiamo di Londra: intervista con Woody Allen

Q (intervista di Jason Simos): In una precedente intervista, ha detto che le capita spesso di avere più progetti in ballo contemporaneamente. Come mai Scoop si è imposto sugli tutti altri che bollivano in pentola?

Woody Allen: Avevo appena finito Match Point con Scarlett Johansson e durante le riprese avevamo parlato spesso di fare un altro film insieme e  Scoop era un progetto che piaceva ad entrambi  e quindi ho deciso che sarebbe stato il mio prossimo film.

Q: Quale è stato il punto di partenza della sceneggiatura, in termini creativi? E' partito dal mistero, dall'amore tra i due protagonisti o dal personaggio di Scarlett, la giornalista giovane, tenace e combattiva?

WA: L'idea di partenza era quella di portare sullo schermo un giornalista talmente ostinato e determinato da ritornare su questa terra dopo la morte per inseguire uno scoop del quale ha avuto una soffiata nell'aldilà; un giornalista pronto a tutto pur di arrivare alla verità. Il mio scopo era quello di rendere omaggio al giornalismo investigativo di serie A.
 
Q: In netto contrasto con il giornalismo scandalistico inglese che sembra trionfare oggi?

WA: Diciamo, in netto contrasto con un giornalismo di livello inferiore.

Q: E poi il personaggio si è evoluto e si è trasformato in una giovane studentessa di giornalismo, interpretata da Scarlett…

WA: Esatto. Quando avevo avuto l'idea iniziale, avevo pensato ad un uomo ma solo perché tutto era cominciato prima di incontrare Scarlett. Successivamente, mentre scrivevo la sceneggiatura, avevo già avuto modo di conoscerla e quindi mi è sembrato del tutto naturale trasformare il protagonista del film in una studentessa di giornalismo in vacanza in Inghilterra.

Q: Scoop è il suo secondo film girato a Londra e un terzo è quasi in arrivo: a differenza del suo personaggio di Scoop, si è per caso innamorato di questa città?

WA: E' un posto molto piacevole per lavorare, nel senso che se è vero che adoro lavorare a New York, Londra si adatta meglio a me e ai miei ritmi; il clima è ideale, le condizioni di lavoro - finanziarie ed artistiche - sono buone e quindi è un luogo piacevole in cui lavorare.

Q: Visto che ormai la conosce bene, hai dei luoghi preferiti a Londra, l'equivalente diciamo dei Kaufman Astoria Studios o del Greenwich Village?

WA: Non glielo posso dire perché non conosco così bene Londra e quindi ancora mi diverto a girovagare per la città e scoprire tutti i suoi angoli fantastici. Qui è molto facile trovare dei luoghi molto belli con il clima ideale per girare: penso ai suoi meravigliosi cieli grigi, cupi o appena illuminati. Il risultato è un film molto seducente dal punto di vista della luce.

Q: In Scoop, sembra che insista nell'esplorazione di alcune zone già viste in Match Point.

WA: Esatto e questo è dovuto al fatto che non conoscendo ancora bene la città, tendo a gravitare intorno a quei pochi posti che ho imparato a conoscere o che l'art director mi fa vedere e che sono naturalmente pittoreschi. Essendo un cittadino purosangue, sono affascinato da Londra - e chi non lo sarebbe - con quei parchi enormi e le piazze meravigliose, quella magnifiche case bianche o le fantastiche ville di campagna. L'Inghilterra è famosa per le meravigliose dimore e tenute di campagna ed è stato divertente lavorarci.

Q: Per girare una volta ancora in quelle fantastiche location, è tornato a lavorare con il direttore della fotografia Remi Adefarasin, con il quale aveva lavorato per Match Point.

WA: Prima di Match Point  non lo conoscevo personalmente ma la sua fama lo aveva preceduto; la gente continuava a ripetermi che mi sarei trovato benissimo con lui perché era fantastico.  E quando l'ho finalmente incontrato mi sono accorto che è una persona molto affabile, e mi sono veramente trovato bene con lui al punto che gli ho proposto di collaborare anche per Scoop. E sono stato felicissimo quando ho saputo che aveva accettato anche questa seconda collaborazione. E' un direttore della fotografia di grande talento.
Per il mio terzo film ambientato a Londra, che girerò in estate, non sarà disponibile purtroppo perché sarà impegnato su un altro set e si tratta di un impegno preso tanto tempo fa. [Il sequel di Elizabeth,  intitolato The Golden Age]. E quindi mi avvarrò della collaborazione di Vilmos Zsigmond, con cui ho già lavorato per Melinda and Melinda.

Q: Scrivendo e interpretando il personaggio di Sid Waterman - a.k.a. Splendini - torna a scrivere e a interpretare scene di magia e maghi. Cos'é che la attrae così tanto di questo mondo? E' una cosa che risale alla sua infanzia?

WA: Proprio così. Diciamo che è sempre stata una cosa che ha suscitato il mio interesse. Da bambino adoravo la magia e i maghi e crescendo la passione non mi è passata. E' una cosa che continuo a considerare interessante e divertente, e sono sempre attratto e stregato da quelle scadenti scatole laccate rosse, vagamente giapponesi dalle quale i maghi tirano fuori foulard di seta, spade, carte e anelli d'argento. Tutto questo ha un non so ché di esotico.

Q: Le piacciano anche gli abiti dei maghi, vero?

WA: Gli abiti dei maghi dice lei… [ride] Be, nel mio caso, direi che mi sono preso qualche libertà.

Q: Restando al suo personaggio di Scoop, può dirmi qualcosa sul suo percorso nell'ambito della storia? Mi ha ricordato un po' alcuni dei personaggi dei suoi film o delle sue storie che si trovano sbattuti da una vita all'altra a loro insaputa.

WA: C'è un espediente cinematografico relativo alla suspense che funziona sempre, -  soprattutto in un film che è una via di mezzo tra un film giallo e una film da ridere - che prevede che un personaggio innocente, per un motivo o per un altro, venga per così dire risucchiato all'interno di una storia per la quale non nutre un reale interesse e con la quale non vuole perdere tempo.  Ma c'è sempre una ragione dietro: in Scoop, Sid viene coinvolto da Sondra, che riesce a trascinarselo dietro perché è una studentessa affabile, piacevole e piena di energie. E lui si fa prendere dalla storia, e alla fine non riesce più a tirarsi fuori spinto dalla voglia di aiutarla.

Q: Nelle ultime scene sembra quasi costretto ad andare fino in fondo solo per lei?

WA: Si, perché le piace, non come fidanzata ma come persona. Il buon senso del quale è dotato gli dice di non farsi coinvolgere perché questa storia può portargli solo guai, ma è chiaro che la ragazza viene dal suo stesso quartiere, dal suo stesso paese e quindi lui riesce ad identificarsi con lei. E allora rimane sempre più invischiato nella storia, é ammaliato dal suo entusiasmo sconfinato e per questo la segue, anche perché lei a quel punto si è innamorata proprio del soggetto della loro indagine.

Q: I suoi ultimi film hanno portato alla ribalta protagonisti sempre più giovani. In Scoop, c'é un elemento ulteriore nel senso che sia il suo personaggio sia quello di Ian McShane - pur se dall'oltre tomba - hanno un atteggiamento protettivo e quasi paterno verso il personaggio di Scarlett…

WA: Mmm-hmm.

Q: Ritiene che sia una naturale e consapevole evoluzione della sua narrazione?

WA: No, non penso. Quello che credo è che nel corso degli anni sono stato il protagonista di molti dei miei film e adesso che sto invecchiando, credo che sia giunto il momento di passare il testimone - soprattutto quando i protagonisti sono al centro di una storia d'amore - ad attori e personaggi più giovani. Ed è questo il motivo per il quale gli attori dei miei ultimi film sono giovani.

Q: Per quanto riguarda i ruoli maschili, ritiene che Cary Grant sia stato fonte d'ispirazione per il personaggio di Hugh Jackman e mi riferisco soprattutto al film IL sospetto?

WA: No, penso che sia stato costruito pensando proprio a Hugh. E' un ragazzo talmente elegante, dolce, amabile, sa ballare e muoversi con estrema grazia ed è talmente bello. Inoltra canta benissimo e per tutti questi motivi so che saranno in molti a paragonare Hugh Jackman a Cary Grant, - come è successo in passato a Hugh Grant che è stato paragonato spesso a Cary Grant, proprio per il suo modo di fare e per il suo fascino.

Q: Aveva visto Hugh Jackman recitare a teatro in The Boy from Oz?

WA: No, non l'ho visto. Non avevamo mai visto Hugh Jackman né di persona, né in un film prima di incontrarlo per i provini.  E' una delle tante persone alla quale sono arrivato per vie traverse ma devo dire che avevo sentito solo cose belle su di lui prima di incontrarlo e tutti mi avevano detto che era un fantastico attore.
Lo abbiamo contattato e gli abbiamo chiesto se era interessato a fare qualcosa con noi e lui ha detto: "certamente". E' venuto al provino e ha detto "salve" ed è entrato nella stanza. Non era solo divertente da guardare -oltre che bello - ma era anche affascinante e dolce. Gli ho offerto subito la parte e sono stato molto fortunato perché non aveva altri impegni.

Q: Per quanto riguarda la collaborazione con gli altri attori, come è stato lavorare con Ian McShane, interprete di tanti film ambientati nella Swinging London degli anni 60. Lo conosceva anche allora?

WA: No, assolutamente no, non sapevo nulla di lui. Non avevo mai visto il suo programma televisivo: Deadwood o altre sue cose. Juliet Taylor, che mi ha aiutato nel fare il casting, mi ha detto: "Conosco un attore che sarebbe perfetto per questo ruolo. Si chiama Ian McShane." Ed io le ho detto: "Mandamelo." Lui è venuto ed è capitato quello che nella storia della mia collaborazione con Juliet è capitato spesso, quando mi ha mandato un attore o un'attrice che non avevo mai visto - nel momento stesso in cui è entrato, l'ho guardato e ho detto è lui. Non ho bisogno di altro per decidere.

Q: Come ha già detto prima, conosceva bene Scarlett Johansson visto che aveva fatto un altro film con lei poco tempo prima. In Match Point ha portato alla luce il suo lato insolitamente drammatico e adesso in Scoop ci mostra il suo lato comico. Come è stato dirigerla e lavorarci insieme?

WA: E' stato fantastico, una gioia allo stato puro. Mi sono sentito come se avessi vinto il primo premio alla lotteria. Ha semplicemente tutto: è bella, sexy, brillante, divertente, gentile, rapida e lavorare con lei è un vero piacere. Riesce a coprire tutto lo spettro delle emozioni e dei sentimenti: sa essere drammatica e incredibilmente divertente quando è necessario far ridere.
Ci sono persone con le quali ho lavorato nel corso degli anni - tra le quali Diane Keaton solo per citarne una - che hanno semplicemente un enorme talento e che possono fare qualunque cosa. Lo stesso dicasi di Scarlett. Quando arriva lei, il set si illumina e tutti la amano, attori e tecnici compresi.  E' piena di energia  e riesce ad infondere pensieri e sentimenti positivi su tutti quelli che la circondano.
Lavorare con lei è un piacere e un privilegio e non parlo solo da attore co-protagonista del film.  Chiunque abbia lavorato con lei, desidera lavorarci di nuovo.

Q: Dopo aver recitato al suo fianco in Scoop, trova che sia riuscita a stare al passo con lei nelle scene che avete insieme?

WA: Direi che a volte mi ha surclassato. [ride]. E' una di quelle persone che sono sempre un passo avanti o oltre.  Indipendentemente dalla qualità delle battute o dei dialoghi, ogni volta che eravamo insieme in una scena, lei mi inchiodava sempre. E questo per me è un qualcosa che vale moltissimo e che merita tutto il mio rispetto visto che mi sono sempre considerato una persona intelligente, pronta e rapida; e quindi, trovarmi di fronte qualcuno che mi supera sempre e comunque, mi ha letteralmente sorpreso e strabiliato. Ma è vero, e tutti quelli che hanno lavorato a questo film potranno confermarlo.

Q: Lei conosce bene il panorama degli attori di New York City, ne conosce le storie   e le evoluzioni. Ma questa volta era in Inghilterra e abbiamo visto che in Scoop anche la panchina - per usare un eufemismo - era di livello altissimo: c'erano attori come John Standing, Julian Glover, Fenella Woolgar…

WA: Esatto, in Inghilterra c'è una lunghissima e ottima tradizione di attori e si tratta persone meravigliose Una delle cose più interessanti è che le persone di maggior talento, le più dotate, non hanno alcuno problema ad accettare anche ruoli molto piccoli. Non hanno nessun problema di ego. E quindi ti capita di vedere alla televisione, o addirittura in uno spot pubblicitario, un grandissimo attore shakespaeriano che non per questo viene stigmatizzato. Proprio per questo motivo, ho avuto l'immensa fortuna di avere attori di tale calibro che hanno accettato ruoli piccolissimi, con una sola giornata di lavorazione. E hanno lavorato mettendoci tutta la cura e l'entusiasmo che avrebbero messo se fossero stati i protagonisti e credo che il film tragga un enorme vantaggio da tutto questo.

Q: Per quanto riguarda l'elemento della suspense comica, ha pensato a qualche film in particolare al quale ispirarsi mentre scriveva la sceneggiatura o mentre era a Londra? Scoop è una storia di gran lunga più leggera rispetto a Match Point, ma ci sono comunque misfatti e mistero …

WA: Potrei dire che ho pensato alle storie di omicidi e misteri che mi divertivano quando ero giovane, che fossero comiche o meno - ma nella maggior parte dei casi erano piuttosto serie. Pensando ai miei film, uno dei miei preferiti è sempre stato Misterioso omicidio a Manhattan  ma posso dire che in linea di massima amo tutti i film di quel genere. Ricordo di aver apprezzato molto i film della serie L'uomo ombra e alcuni dei gialli interpretati da Bob Hope che guardavo quando ero giovane. E poi tutti i film generalmente carichi di suspense e di mistero, a partire da Hitchcock fino  ai più recenti.
Quando fai un film ricco di suspense ma che è al contempo anche un film comico, non puoi essere altrettanto efficace in termini di mistero e suspense. Ma su questo non potevo fare nulla: il mio è fondamentalmente un film comico, da ridere e volevo che restasse tale. Volevo che fosse leggero, e per certi versi anche sopra le righe. Volevo fare uno di quei film che amerei vedere come spettatore e spero di esserci riuscito, ma sarà il pubblico a dirlo.

Q: Avevo citato Il sospetto, in parte per il bicchiere di latte che Sondra porta a Peter in una scena e andando avanti nel film ho pensato anche a Diabolique …

WA: Ha ragione ma non voglio dilungarmi troppo su questo paragone perché mi sembra un po' pretenzioso da parte mia… ma dico anche che quando si fa un film del genere è facile e naturale pensare subito ad Hitchcock visto che ha usato tutti i trucchi e gli espedienti possibili ed immaginabili e di conseguenza è impossibile oggi fare un film di suspense senza rifarsi ad Hitchcock; ma non voglio certo paragonarmi a lui in termini di qualità, mi riferisco solo alla struttura narrativa. Aggiungo anche che il mio film è stato realizzato sempre tenendo a mente la leggerezza, in ogni singolo momento.
 
Q: Come è successo con Misterioso omicidio a Manhattan, in Scoop ci sono due personaggi che vagano per la città cercando di trovare il senso ad una storia.

WA: Esatto, e ci sono anche tante scene con dialoghi molto veloci. In Scoop, volevo fare la stessa cosa perché come lei sa, a differenza di Scarlett, non sono un attore capace di spaziare nella vasta gamma di emozioni e sentimenti e i ruoli che posso interpretare con una certa credibilità sono pochi: l'intellettuale, il professore universitario, o uno strizzacervelli. Al massimo posso fare un criminale da strapazzo, o un viscido bookmaker; in Scoop, ho deciso di diventare un mago da quattro soldi che si esibisce in spettacoli di varietà.

Q: Prima ha detto che spera che il pubblico apprezzi il film e si diverta. Considerati i suoi serrati ritmi lavorativi, si preoccupa mai dell'opinione del pubblico nei confronti di un suo film?

WA: Diciamo che non posso preoccuparmi di questo perché se così fosse, sarei letteralmente paralizzato, non riuscirei più a muovermi di casa e starei lì ad aspettare o ipotizzare le reazioni del pubblico. Andrei sicuramente e continuamente nel panico e quindi non è una cosa della quale posso preoccuparmi. Quello che faccio è fare solo i film che desidero fare, sperando che il pubblico li apprezzi.
E' così che ho sempre lavorato; ho sempre fatto ciò che desideravo fare, che si trattasse di un musical, di un film in bianco e nero, o di un dramma alla Bergman.  Ho sempre fatto ciò che ritenevo interessante o stimolante fare in un determinato momento della mia carriera. E spero  che il pubblico lo apprezzi.  Ma se così non fosse, non potrei farci nulla.  Potrò riprovarci solo con il mio prossimo film e se questa volta il pubblico lo apprezzerà ne sarò felice.
La posizione nella quale non vorrei mai trovarmi è la seguente: realizzare un film che ho voglia di fare e capire, a film finito, che il film non mi piace affatto. Se per esempio dovessi scrivere e dirigere un film e una volta finito, il film non dovesse piacermi, mentre - per assurdo -  il pubblico dovesse apprezzarlo, immagino che direi: non hanno capito niente; ho perso una bella occasione per fare qualcosa di buono; è una vera schifezza, o cose simili. Ecco questa è la situazione nella quale non vorrei mai trovarmi.
Ma al contrario, se faccio un film che mi piace e del quale posso dire: "E' veramente un ottimo lavoro; sono riuscito a scrivere una sceneggiatura fantastica e a portarla sullo schermo al meglio delle mie possibilità, in questo caso sono strafelice, anche se il pubblico non lo apprezza perché io conservo la piacevole sensazione di aver fatto qualcosa di buono. Mi dico " E' un peccato che il pubblico non lo abbia apprezzato, ma io ho fatto veramente del mio meglio e sono dispiaciuto di non averli soddisfatti."

 



Il sospettato: intervista Hugh Jackman

D:(intervista realizzata da Maitland McDonagh): Come definirebbe Scoop?

Hugh Jackman: Per me è una commedia divertente, buffa e intelligente, con un paio di momenti "dark". Sono un grande ammiratore di Woody Allen e quando ho letto la sceneggiatura mi ha ricordato alcune delle sue commedie degli esordi.
Nel film, i personaggi interpretati da Scarlett Johansson e Woody Allen ricevono una dritta secondo la quale il mio personaggio sarebbe un serial killer mentre in realtà è soltanto un politico in erba, figlio di un Lord. Di conseguenza, è diametralmente opposto all'idea che ognuno di noi potrebbe avere di un serial killer ma le prove contro di me si accumulano, il personaggio interpretato da Scarlett comincia ad innamorarsi di me e tutto diventa estremamente complicato.

Q: Che tipo è Peter Lyman, il personaggio che interpreta?

HJ: Potrebbe essere uno di quei giovani che sono sempre sulle copertine di Hello! o OK!, due riviste di gossip inglesi che seguono da vicino le vite e le vicende dell'aristocrazia inglese e della loro prole. Peter viene da una famiglia molto per bene, è un uomo di mondo, sicuro di sè, che frequenta le top model.

Q: E in che modo entra in contatto con il personaggio di Scarlett?

HJ: La ragazza ha avuto una soffiata - apparentemente da un fantasma - secondo la quale Peter potrebbe essere un serial killer e lei - insieme al personaggio interpretato da Woody - si mette sulle mie tracce per tentare di smascherarmi. Il mondo in cui è cresciuto e in qui vive Peter è piuttosto formale e rigido e quando incontra Sondra - che all'inizio si presenta come Jade Spence - è ammaliato dalla giovane donna che lo lascia di sasso. Lei è molto seducente, bella, affascinante, coraggiosa e molto diretta e lui comincia ad innamorarsi di lei.

Q: Il personaggio di Scarlett Johnsson somiglia a quelli dei grandi classici del cinema: una giornalista che ha fegato, che dice chiaramente quello che pensa ed è determinata a raggiungere il suo scopo.

HJ: La maniera in cui Scarlett ha interpretato il suo personaggio rimanda esattamente alle giovani e coraggiose giornaliste dei film da lei citati.

Q: Come è stato contattato da Woody Allen?

HJ: Ho ricevuto una telefonata dal mio agente che mi diceva che la direttrice del casting di Woody Allen voleva vedermi relativamente ad un film che avrebbe girato in Inghilterra e questo mi è sembrato alquanto strano: un film di Woody Allen girato in Inghilterra mi sembrava una vera e propria contraddizione. Il mio agente ha anche aggiunto che non mi sarei dovuto offendere se l'incontro con Woody fosse durato solo un paio di minuti.
In realtà ne è durati tre e quindi posso dire che sia andato piuttosto bene (risate). E' andata più o meno così. Woody mi ha detto: "Ho deciso di fare questo film ma sicuramente tu avrai cose molto più importanti da fare in quel periodo. Ma se vuoi dargli un'occhiata, cosa che sicuramente non ti andrà di fare, ma se avrai tempo per leggerlo e ti dovesse piacere, io sarei felicissimo se tu lavorassi per me." E lì è finita. E quindi il primo incontro è stato piuttosto facile, direi come tutta la lavorazione del resto e quindi posso dire che a tutt'oggi Scoop resta una delle migliori esperienze che io abbia fatto finora.

Q: Ha lavorato con Woody che era al contempo regista e interprete del film…

HJ: [risate] "Ho lavorato con Woody Allen - "Adoro questa frase… "Lavorare con Woody Allen…" Devo confessare che in diverse occasioni mi sono dato dei bei pizzicotti per convincermi che non stessi sognando. Lavorare con lui è stato sensazionale, perché crea un'atmosfera che rende tutto estremamente facile. E' una persona molto calma, che generalmente alle 3 del pomeriggio manda tutti a casa. Mi sembrava di essere un impiegato di banca per la regolarità degli orari di lavoro!
Non fa troppi ciak e non dedica troppo tempo alle prove. Nel film devo baciare Scarlett, - lo so, è dura ma qualcuno doveva pur farlo - e Woody non mi ha fatto fare troppi ciack di quella scena - purtroppo - ma questo ha avuto sicuramente un risvolto positivo sulla mia vita privata perché la sera, tornato a casa, ho potuto dire a mia moglie: "Cara, abbiamo girato la scena una volta sola, non ti preoccupare……"
La difficoltà maggiore per me è stata il fatto che Woody ama molto improvvisare, soprattutto per quanto riguarda le sue battute ed è anche contento quando gli altri improvvisano. Naturalmente, ogni volta che era lui ad improvvisare era divertente e diverso dalla volta precedente ed io morivo sempre dal ridere. Ma lui si arrabbiava quasi e mi diceva: "Ti prego, smettila; il mio personaggio è villano e scortese, non è divertente" ed io rispondevo: "Ma se continui ad improvvisare e a cambiare le battute, quando io sono in campo, io non riesco a resistere e rido. Cerca di essere più serio e noioso se non vuoi che io rida."

Inoltre è stato fantastico osservare Woody e Scarlett che lavorano insieme perché hanno un rapporto unico e speciale. E riesco a capire perché abbia chiesto a Scarlett di tornare a lavorare con lui in Inghilterra, dopo Match Point. Quando sono insieme sul set sono molto divertenti e facevano ridere tutti.

Q: Come è stato recitare accanto a lei?

HJ: Straordinario, perché Scarlett è una ragazza in grado di fare qualunque cosa. Quando è sul set, è come se si illuminasse e a volte cantavamo perché lei canta come un angelo. Sa anche ballare molto bene, e credo che tutti i membri della troupe si siano presi una cotta per lei.
E' incredibilmente alla mano, ha un talento straordinario ed è molto calma ed equilibrata. Con lei non c'è mai stata una giornata difficile durante le riprese. E ci ho appena lavorato di nuovo, nel film di Chris Nolan [The Prestige].

Q: Considerato che il suo personaggio è avvolto nel mistero, come ha affrontato il suo lato ambiguo?

HJ: Poiché il film è al tempo stesso un giallo e una commedia, il pubblico deve seguire l'evoluzione del rapporto tra i nostri due personaggi senza sapere se sia o meno un assassino. Io sono australiano ma i miei genitori sono inglesi, e  per questo motivo ho trascorso tanto tempo in Inghilterra e ho imparato che gli Inglesi non si mostrano mai troppo. Ci vuole molto tempo per conoscere a fondo un Inglese. Per questo motivo ho cercato di fare di Peter un personaggio affascinante ma al contempo riservato.  Ed è per questo che è anche più enigmatico del necessario e questo fa sì che il pubblico continui ad interrogarsi su di lui fino alla fine del film.

Q: Come è stato girare in Inghilterra con un regista americano al 100%?

HJ: Woody Allen è molto amato qui in Inghilterra e gli attori che hanno recitato in questo film sono a dir poco incredibili nel senso che ci sono persone che hanno interpretato dei ruoli piccolissimi e sono Baronetti o cose del genere. E lo hanno fatto per il puro e semplice piacere e onore di lavorare con Woody Allen. E lui era felice ma anche estremamente imbarazzato di fronte a tutto questo e continuava a dire: "Tutto quello che ho da offrirgli, sono solo un paio di battute!" A Londra non si girano tanti film e sicuramente ancor meno del livello di quelli di Woody Allen. Tutto questo per dire che tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questo film si sono sentiti dei privilegiati e lo hanno considerato un grande onore.

Q: Ha mai avuto la sensazione di guardare Londra con occhi diversi mentre girava il film?

HJ: Woody non ama la luce diretta quando gira in esterni perché può essere molto dura e lui ritiene che imbruttisca gli attori.  Di conseguenza è la prima volta che mi è capitato di lavorare in Inghilterra circondato da persone felici ed entusiaste che il cielo fosse sempre grigio e coperto. Non so se ha fatto qualche sacrificio agli dei ma abbiamo avuto quattro settimane di cielo nuvoloso o coperto, senza praticamente una sola goccia di pioggia, il che ha del miracoloso… In genere, la gente si lamenta sempre del clima inclemente ma questa volta ero circondato da persone estremamente felici anche del tempo.
Diciamo che l'intera lavorazione è stata un'esperienza elettrizzante della quale serberò un ricordo meraviglioso.
 

postato da: cinemotore alle ore 12:10 | Permalink |
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