martedì, 16 maggio 2006

AQUAMARINE


AQUAMARINE è la storia di Claire (Emma Roberts) e Hailey (Joanna “JoJo” Levesque), due tredicenni amiche per la pelle, che vivono un’avventura straordinaria quando, in una piscina, scoprono una sirena (Sara Paxton) di nome Acquamarina.

   Acquamarina è rimasta spiaggiata dopo che una enorme tempesta ha colpito la piccola cittadina della Florida dove Claire vive con i suoi nonni. Claire e Hailey stanno preparandosi al momento della separazione: la madre di Hailey, una biologa marina, sta infatti per trasferirsi con lei in Australia dopo quest’ultimo week-end di fine estate.

   Bellissima, 18 anni, capelli blu, Acquamarina è scappata di casa prima delle nozze combinate per lei dai genitori, in cerca di un vero amore. Se riuscirà a provare a suo padre che l’amore non è una fantasia, suo padre la libererà da questo matrimonio combinato – ma il padre di Acquamarina, per questa dimostrazione, le ha concesso solo tre giorni. La sirena, allora, decide di farsi aiutare nella sua ricerca da Claire e Hailey, che si autodefiniscono esperte nei rapporti sentimentali, anche se in realtà la loro unica esperienza consiste nella lettura dei settimanali rosa.

   Acquamarina s’invaghisce del bagnino del circolo nautico Capri Club, Raymond Calder (Jake McDorman): e quando la sirena promette a Claire e ad Hailey di esaudire qualunque loro desiderio se la aiuteranno a conquistare Ray, le due ragazze decidono di non farsi scappare l’opportunità: perché Hailey non si trasferisca in Australia, infatti, ci vorrebbe davvero una magia.

   Ma addestrare Acquamarina nella difficile arte della conquista di un uomo è più facile a dirsi che a farsi. E poiché ormai mancano solo pochi giorni al gran ballo di fine stagione del Capri Club – l’ultima occasione perché Ray possa dichiarare il suo amore per Acquamarina e perché, di conseguenza, Claire ed Hailey vedano esaudito il loro desiderio – le ragazze decidono di fare un corso intensivo alla sirena in seduzione terrestre. Il corso comprende alcune mosse di sicuro successo – “Sorrido e vado via”, “Ti mando un abbocco e mi ritiro” – ma anche una visita dal parrucchiere e un nuovo guardaroba per Acquamarina, senza contare che bisogna occuparsi anche di Cecilia (la principale rivale di Acquamarina) e delle sue macchinazioni.

   Le ragazze sperano che, finché Acquamarina manterrà le sue gambe terrestri e non le spunterà la sua mitologica coda, i desideri di tutti verranno esauditi. E, quel che più conta, ognuno imparerà qualcosa di importante sul potere dell’amicizia, sulla vera magia dell’amore e sull’importanza di restare… con i piedi per terra.

 


    Note di produzione


   La storia di AQUAMARINE ha inizio con il romanzo dell’acclamata scrittrice Alice Hoffman, i cui precedenti libri, Practical Magic e Here On Earth, erano già stati adattati con grande successo per il grande schermo. La Fox 2000, che aveva acquistato i diritti del libro della Hoffman, ne ha mandato una copia al regista Elizabeth Allen, insieme ad una prima stesura del copione. Sebbene la Allen non avesse ancora diretto un lungometraggio, i dirigenti della Fox 2000 erano infatti rimasti colpiti dal suo pluripremiato cortometraggio “Eyeball Eddie”, e stavano cercando un progetto con cui collaborare con la Allen.

   La Allen si è subito entusiasmata. “La storia mi ha davvero ispirata – era come se mi parlasse”, dice. “Mi è sembrato fantastico poter esplorare il rapporto tra queste due ragazze amiche per la pelle, vedere come acquisiscono consapevolezza della loro individualità e di come diventano orgogliose di ciò che sono. Ma sono rimasta molto colpita anche dall’enorme potenziale visivo di questa storia. Era un’opportunità di fare qualcosa che non si vede molto spesso sul grande schermo, e tantomeno in quelle pellicole indirizzate prevalentemente alle adolescenti. Anzi, mi è sembrato proprio il film che avrei voluto vedere a quell’età!”.

   Anche il produttore Susan Cartsonis, che si è unito al progetto dopo l’adesione della Allen, afferma di essere stata attratta dalla forte personalità delle protagoniste: “Da sempre mi interessano quei film che mostrano delle donne che acquiscono consapevolezza di sé”, dice la Cartsonis, che è stata anche una dirigente della Fox. “Quando lavoravo alla Fox, ho spinto molte pellicole che raccontavano di donne che, in un modo o nel’altro, dovevano prendere la loro vita in mano – ad esempio “Un uomo in prestito” (The Truth About Cats And Dogs) e “Buffy l’ammazzavampiri” (Buffy The Vampire Slayer); anche in seguito, quando ho lasciato la Fox, ho prodotto pellicole come “Qui dove batte il cuore” e “What Women Want”. AQUAMARINE, sebbene la sua storia sia così particolare ed originale, riflette una tematica molto vicina al mio core, ed ha il potenziale per influenzare le ragazze in un modo positivo e divertente”.

   Finito il lavoro sulla sceneggiatura, la Allen ha iniziato ad occuparsi della scelta degli attori, a partire naturalmente dai ruoli di Hailey e Claire. Le prime due ragazze ad effettuare un provino sono state Emma Roberts e Joanna “JoJo” Levesque – che si sono rivelate subito una scelta perfetta. “Ci hanno lasciato senza fiato”, ricorda la Allen. “Alla Fox, abituati a mesi e mesi di provini snervanti, non potevano crederci: con un solo provino, avevamo trovato le nostre protagoniste”.

   La scelta dell’attrice che interpretasse Acquamarina, invece, si è rivelata più laboriosa. Ci sono voluti infatti alcuni mesi per trovare un’attrice che avesse la giusta combinazione di bellezza, freschezza e pazza comicità, necessaria per interpretare questa magica creatura degli abissi. Ma Sara Paxton ha ricompensato tutti per l’attesa. Dice la Cartsonis: “Sara ha delle doti assolutamente perfette per Acquamarina. Ricorda le grandi attrici comiche del passato, con il loro modo buffissimo e personalisimo di vedere il mondo”.

   Per Raymond, il bagnino su cui mette gli occhi Acquamarina, la Allen e la Cartsonis hanno effettuato molti provini, fino a quando non hanno trovato un giovane attore che non solo avesse le qualità fisiche, ma anche il giusto senso dell’umorismo per tenere testa alle doti comiche di Sara Paxton. Nota Elizabeth Allen: “Quando Jake McDorman è arrivato per il provino, ha iniziato a fare battute e a comportarsi in modo molto scanzonato. Per il personaggio di Raymond, ha trovato un approccio completamente diverso da quello che avevamo immaginato, che ci ha subito colpito”.

   Anche la scelta degli esterni è stata abbastanza difficoltosa. Le riprese, infatti, dovevano assolutamente svolgersi tra febbraio e maggio, per coincidere con la pausa dagli impegni televisivi di Emma Roberts e Sara Paxton – il che ha immediatamente reso impossibile girare sulla costa nord-orientale degli Stati Uniti, dove si suppone che la storia si svolga a fine estate. Dopo aver girato l’America in lungo e in largo, dalla Louisiana alla California, alla fine la produzione ha deciso di trasferirsi dall’altro capo del globo, in Australia.

   Ma poiché la Costa d’Oro australiana ha un aspetto tropicale per sembrare sullo schermo uno stato americano come il Massachusetts, i realizzatori hanno deciso di spostare l’ambientazione della storia a Tampa Bay, in Florida. Questo, però, ha significato ricostruire la Costa del Golfo della Florida in Australia, e più precisamente nella cittadina di Tallebudgera, nel Queensland, circa 45 minuti a sud di Brisbane.

   Questa impresa è stata affidata allo scenografo Nelson Coates (“Antwone Fisher”, “La giuria” [Runaway Jury], la serie ABC premio Emmy® “Stephen King’s The Stand”), che ha avuto la missione di creare il magico mondo dove Claire e Hailey scoprono la bellissima sirena. “Volevamo quel senso di familiarità senza tempo che una piccola cittadina poteva apportare alla storia”, dice Coates. “Dovevamo trovare un luogo e un’atmosfera che rendessero sullo schermo l’idillio di questa fine estate”.

   Uno dei set principali è quello del Capri Beach Club, in quella che è la fittizia cittadina di Baybridge (Florida), dove nel film Claire vive con i nonni, Raymond lavora, le ragazze si ritrovano, e Acquamarina affiora dagli abissi. La troupe ha visitato vari circoli nautici della zona, ma nessuno sembrava prestarsi alla storia, che richiedeva uno stile informale, retro, tipico della East Coast americana. Nessuno dei circoli esistenti, inoltre, disponeva di una piscina, indispensabile alla storia e per il momento clou in cui la sirena si svela. Coates ha deciso allora di iniziare a progettare la piscina, e poi costruirle intorno un intero circolo nautico.

   Ma questa scenografia ha dovuto fare i conti con le maree tipiche della zona, nonché con la possibilità di un ciclone tropicale, assai comune nell’area. “Il nostro set era proprio sulla spiaggia”, racconta Coates, “e data la particolarità del clima, le scenografie dovevano essere abbastanza robuste non solo per sopravvivere agli elementi atmosferici, ma anche al peso delle gru e di tutte le attrezzature necessarie alle riprese”.

   Ma Coates ha dovuto concentrarsi anche su tutti quei piccoli dettagli necessari a rievocare la costa della Florida. Dice lo scenografo: “Ci siamo concentrati su quei piccoli dettagli propri della zona di Tampa Bay – dai segnali stradali alle palizzate sulla spiaggia, fatte di piccoli pezzi di legno e di fil di ferro, dalle palme, alle automobili, che dovevano avere la guida a sinistra: tutte cose comunissime in Florida, ma molto insolite in Australia”.

   Molto comune in Florida, ma pressoché sconosciuta in Australia, è la cisterna come quella in cui Acquamarina si nasconde nel corso del film. Coates e il suo team ne hanno dovuta costruire una apposita – ma non senza difficoltà. “Per le norme di sicurezza”, spiega lo scenografo, “abbiamo costruito la cisterna in vari pezzi, anziché in un pezzo unico. Siamo partiti dalla base, e poi abbiamo costruito la parte inferiore per le sequenze acrobatiche”.

   Per le scene ambientate nella cisterna vera e propria, Coates ne ha costruita una su un set separata, per poi realizzare gli interni in teatro di posa. “Abbiamo poi unito il tutto per far sì che sembrassero un pezzo unico”, dice: “ci è voluto un po’ di logistica, di geometria, ma alla fine ce l’abbiamo fatta”.

   Anche il colore è stato importantissimo nella creazione delle scenografie e del look complessivo di AQUAMARINE. Considerata l’importanza che nel film ha l’oceano – dal punto di vista narrativo, tematico e fisico – a dominare lo spettro cromatico del film è una fusione di colori ispirati al mare, per lo più blu e verdi. Insieme al direttore della fotografia, Brian Breheny, ACS, Coates ha lavorato per incorporare questo spettro cromatico in ogni livello del film – ad esempio nelle pitture, nei tessuti, nei costumi, nelle luci, e perfino nella coda della sirena.

   Il direttore della fotografia Breheny ha puntato ad un’atmosfera pastello, molto glamour, che rievocasse i tipici circoli nautici americani degli anni Quaranta e Cinquanta. A questo scopo, Breheny ha giocato con dei fasci di luce sulle pareti di legno, che ne esaltassero la forma e la trama, illuminando appena possibile le scenografie dal fondo.

   Altra collaboratrice essenziale per la definizione dei colori del film è stata l’ideatrice dei costumi, Sally Sharpe: “Ho cercato di creare un guardaroba”, dice, “che fosse il più possibile tipico della Florida: insomma, vestiti chiari, luminosi, tropicali, addirittura quasi-caraibici. D’altra parte, però, ho dovuto anche provare ad anticipare la moda, e quello che le ragazze avrebbero indossato di lì ad un anno, cioè a quando il film sarebbe uscito in sala. Per fortuna i personaggi del film vivono in una cittadina di provincia, per cui non è detto che i loro guardaroba debbano essere sempre all’ultimissima moda”.

   La Sharpe, tuttavia, ha prestato grande cura affinché la personalità e lo sviluppo di ciascun personaggio si riflettessero nel suo guardaroba. “Claire, ad esempio”, dice, “indossa un rosa chiaro, che riflette la sua natura femminile, sempre in controllo, mentre Hailey ama colori più di terra, perché è un po’ un ragazzaccio, una monella. Poi, man mano che la storia evolve, anche il loro modo di vestirsi si fa più rilassato. Cecilia – la “cattiva” – indossa rosa e corallo, che vanno di conserva con la sua automobile rosa, come a dire colori sfacciati, primari, che significano subito “pericolo””. Ma se Cecilia e la sua gang si riconoscono subito per i loro abiti ed accessori alla moda, la sirena Acquamarina va in tutt’altra direzione, come se la moda neppure esistesse. “I suoi abiti rispecchiano la sua vita subacquea”, prosegue la Sharpe, “e infatti i suoi colori sono sfumature diverse di blu, verde, e perfino viola”. Quanto a Jake, “gli ho trovato abiti da surfista consunti ma anche morbidi e colorati. Anche se, a dire il vero, gli stava bene qualunque cosa gli provassi”.

   Dal punto di vista dei costumi, la sfida più grande è stata comunque la creawione della coda di Acquamarina, responsabilità che è ricaduta sui JMB FX Studio, la società di effetti speciali di Jason Baird con sede sulla Costa d’Oro, e che si era già distinta per il lavoro svolto tra l’altro sui due ultimi capitoli della saga di “Matrix” e su “Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni” (Star Wars: Episode II – Attack Of The Clones). Dice Baird: “La coda doveva essere molto realistica, un’estensione di Acquamarina: affusolata e sexy, eppure sottile e delicata nei movimenti”.

   I JMB FX Studio hanno creato una coda simulando le scaglie di pesce e conferendole una linea affusolata, che abbracciasse le curve naturale del corpo femminile. Al contrario di qualunque altra coda di sirena fin qui apparsa sullo schermo, su ciascuna delle quattro code necessarie per le riprese (una indossata solo da Sara Paxton, una per la sua controfigura, una per le inquadrature della parte superiore del corpo e una in animatronic, che consentisse movimenti più fluidi ed aggraziati) ono state applicate 5.000 scaglie dipinte e applicate a mano.

   Ogni coda è stata progettata per rispondere alle esigenze specifiche di scene particolari. All’inizio del film, ad esempio, Acquamarina esegue dei salti mortali nell’aria, con grande gioia di Claire e di Hailey. Per creare questo effetto, il team della JMB ha creato una piattaforma rotante, cui sono poi state legate sia la coda realizzata in animatronic sia la stessa Sara Paxton. L’attrice e la sua “coda” sono state poi riprese in teatro di posa, sullo sfondo di un green screen e con la parte in animatronic comandata a distanza.

   “Per essere un film a budget relativamente ridotto, abbiamo degli effetti speciali e visivi degni di un kolossal”, dice Susan Cartsonis, “non ultima la fantastica coda in animatronic di Acquamarina. Non voglio dire, naturalmente, che AQUAMARINE sia un filmone zeppo di effetti speciali, ma solo che ci sono alcune scene piene di tutti gli effetti speciali che ti aspetteresti in un film costosissimo, come quello che trasforma le gambe di Acquamarina in una coda, o quella in cui la sirena viene tirata fuori dall’acqua. E poter contare su Jason Baird e sul suo team è stato fantastico, perché sono davvero bravissimi”.

   Ovviamente, la persona più “connessa” – letteralmente e figurativamente – alla coda in animatronic è stata Sara Paxton, che interpreta quello spirito libero di Acquamarina. Tutti i giorni, l’attrice si è dovuta sottoporre alla procedura di “incollamento” della coda, il che ha comportato il dover venir trasportata in barella dalla sala trucco al set. Per non parlare, naturalmente, delle ore spese per il trucco, l’acconciatura e i costumi.

   Sebbene si sia trattato di un processo molto faticoso, la Paxton ha fatto buon viso a cattiva sorte. “So che sembrerà buffo, ma crescendo ho pensato spesso che mi sarebbe piaciuto essere una sirena”, dice. “Non so, forse la colpa è di tutte le volte che ho visto “La sirenetta” (The Little Mermaid). Con i miei cugini, giocavamo nella piscina, facendo finta di essere delle sirene. E poi, per interpretare Acquamarina, mi sono fatta i capelli blu e mi sono messa una coda blu. Che posso desiderare di meglio?”.

   Ma la Paxton ha amato anche il tema dell’accettazione e dell’essere se stessi. “Questo film ti insegna che non è poi così necessario essere qualcun altro perché la gente ti ami”, dice. “A dispetto di tutti gli stratagemmi attuati da Acquamarina perché Raymond si innamori di lei, Ray la ama per ciò che lei è realmente – una ragazza unica, strana, buffa. Credo che sia una lezione importante, specialmente per le ragazze più giovani”.

   Ad Emma Roberts, che interpreta la timida Claire, è piaciuto invece l’invito a vivere la propria vita appieno. “Claire impara che non può crescere avendo paura di tutto e non fidandosi di nessuno”, dice. “Alla fine, si rende conto che si deve affidare di più al proprio istinto e godersi la vita il più possibile, perché potrebbe finire da un momento all’altro. Credo che rendersi conto di una cosa del genere alla nostra età sia davvero una conquista enorme”.

   L’attrice e cantante Joanna “JoJo” Levesque, che interpreta Hailey, la migliore amica di Claire, ritiene che una delle lezioni più importanti da trarre da questo film sia che “non sempre le cose vanno come le hai pianificate, e che spesso puoi scoprire il divertimento e l’amicizia là dove meno te l’aspetti”. La Levesque sottolinea anche che Hailey, sempre così forte e coriacea, impara “a non essere sempre arrabbiata con il mondo, perché dopotutto il mondo non ce l’ha con te. Anzi, se lo lasci fare, il mondo è dalla tua parte”.

   Elizabeth Allen ritiene che i temi del film abbiano preso forma spontaneamente, durante le riprese. “Da principio, mi sembrava che questa fosse una storia di individualità, e di auto-accettazione”, dice. “Tuttavia, forse per l’affetto vero, altruistico che si è sviluppato sul set tra Sara, Emma e JoJo – oltre che tra i loro personaggi – nel corso delle riprese, mi sono resa conto che questo film stava diventando una storia di amicizia. In ultima analisi, direi che è un film che racconta di come le persone possano lottare l’una a fianco dell’altra e sostenersi reciprocamente”.

 

postato da: cinemotore alle ore 12:30 | Permalink |
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martedì, 16 maggio 2006

 

Radio America A PRAIRIE HOME COMPANION   di Robert Altman


NOTE DI PRODUZIONE
 

E naturalmente, Garrison aveva bisogno di un regista che si facesse carico del film e che lo portasse sul grande schermo – e questo regista doveva essere possibilmente Robert Altman, un cineasta con una visione molto personale dell’America e un talento senza pari nel creare luoghi e dei personaggi. Per coincidenza, un amico di Keillor conosceva l’avvocato di Altman, George Sheanshang, il quale ha fatto una telefonata al suo amico regista che all’epoca era impegnato con le riprese di THE COMPANY a Chicago. Racconta Altman: “George mi ha detto, ‘Sai chi è Garrison Keillor?’ E io ho risposto, ‘Certo. Mia moglie segue con una devozione quasi religiosa il suo programma ed anch’io lo ascolto di tanto in tanto. Sono un suo ammiratore.’ E lui: ‘Bene; a questo proposito, stava pensando di scrivere un film e vorrebbe che tu lo dirigessi.’ Ed io, ‘Sarei felice di incontrarlo.’”

Keillor e Altman si sono visti a cena, a Chicago, e la discrezione e la modestia di quell’incontro avrebbero caratterizzato la successiva collaborazione tra l’autore e il regista. Keillor riconosce che il loro modo di fare tipico del Midwest - Altman è di Kansas City, Missouri – potrebbe averli aiutati a capirsi senza bisogno di tante parole. Commenta Keillor, “Il signor Altman non perde certo tempo in salamelecchi o complimenti ed è questo che caratterizza noi del Midwest e che rende tutto molto più facile. Quando ci siamo visti la prima volta e in tutti gli incontri successivi, non ci siamo mai guardati negli occhi per farci i complimenti e dirci quanto amassimo i nostri rispettivi lavori. E’ una cosa che noi del Midwest non facciamo. La nostra voglia di lavorare con qualcuno su un determinato progetto è già di per se un complimento. Il lavoro è il complimento per eccellenza.”

Dopo aver ragionato su un film di pura finzione, autore e regista hanno cominciato ad accarezzare l’idea di fare un film su un programma radiofonico molto simile a “A Prairie Home Companion.” Altman riconosce che la radio, come mezzo di comunicazione, ha sempre avuto un significato particolare anche per lui. “Il mio primo interesse per la narrativa e per l’arte di raccontare viene dalla radio. Ricordo che quando ero bambino, negli anni 30, ascoltavo la radio sdraiato a terra come tutti i bambini a quell’epoca.

Quando ero ragazzo, il mio idolo per eccellenza era Norman Corwin, colui che ha inventato i drammi radiofonici.  E la prima cosa che ho fatto come autore, a parte un po’ di teatro, è stato scrivere drammi radiofonici. Ed è per questo che la radio occupa un posto importante nel mio cuore.”

Un altro elemento che ha attratto fortemente Altman verso questo progetto è stato il fatto che Keillor metta in scena ogni settimana il suo programma dal vivo in un teatro e come ben sappiamo Altman è stato anche un regista teatrale e di opera con spettacoli quali STREAMERS, FOOL FOR LOVE, e COME BACK TO THE FIVE AND DIME, JIMMY DEAN, JIMMY DEAN. Sottolinea il regista: “Anche se il programma di Garrison è un programma radiofonico, al tempo stesso è anche uno spettacolo dal vivo, che va in scena davanti ad un pubblico numeroso. E’ una miscela di radio e teatro, e questo lo rende perfetto, almeno ai miei occhi. Sin da subito ho desiderato dirigere ‘A Prairie Home Companion’: per portare sul grande schermo l’umorismo di Garrison e utilizzare Garrison e tutti gli altri artisti del suo programma.”

Nello scrivere la sceneggiatura, Keillor ha creato una sorta di universo parallelo a quello del vero “A Prairie Home Companion.”

Il programma radiofonico inventato per il film ha lo stesso format di quello vero ed è condotto da un uomo alto, del Midwest che si chiama Garrison Keillor. Ma invece di un programma trasmesso in tutto il paese, il “Prairie Home Companion” è solo una trasmissione fatta in casa trasmessa da una stazione radio di St. Paul. Per confondere ancora più le acque e rendere la distinzione tra finzione, altra finzione e realtà ancora più difficile, Keillor ha importato nel film tre dei suoi personaggi inventati che ricorrono in tutte le puntate del suo vero programma: -  Guy Noir, Dusty e Lefty – trasformandoli in personaggi che operano dietro le quinte.  E quindi nel film, Guy Noir diventa una guardia addetta alla sicurezza che mantiene il suo look da detective, e Dusty e Lefty hanno aggiunto le chitarre ai lazo e al tabacco da masticare.

Inoltre ha creato anche dei personaggi totalmente nuovi, come le Johnson sisters, due sorelle cantanti, Yolanda e Rhonda. “Quei personaggi sono praticamente esplosi all’interno della sceneggiatura,” ricorda Keillor. “Yolanda e Rhonda sono le uniche due superstiti di un quartetto musicale formato da quattro sorelle che tempo addietro hanno avuto una certa dose di successo ma che ora sembrano aver perso il loro smalto.  Sono uscite dal grande giro e si accontentano di partecipare a fiere paesane, spettacoli nelle scuole o nelle chiese e di cantare alla radio.  Adoro questi personaggi: in fondo sono degli sconfitti, ma non si arrendono e continuano comunque ad essere allegri. Yolanda è sicuramente una donna forte e coraggiosa la cui arma più potente è il buon umore.”

L’autore ha iniettato una giusta dose del mistero che circonda il personaggio di Guy Noir nella storia che si svolge dietro le quinte creando il personaggio della bella ed enigmatica sconosciuta, conosciuta appunto solo come la Donna Pericolosa. Inizialmente, è difficile capire cosa abbia in mente ma alla fine emerge in tutta la sua grazie e finezza. “Il personaggio della Donna Pericolosa ha subito una forte evoluzione,” spiega Keillor. “All’inizio la Donna Pericolosa doveva essere un’ammiratrice convinta che il conduttore del programma radiofonico dal suo programma si rivolgesse direttamente a lei perché ne era innamorato. Così aveva deciso di fare irruzione dietro le quinte del teatro per fuggire con lui. Ma il suo personaggio restava comunque molto sfuggente, cercava di non farsi vedere, di sfuggire agli sguardi mentre io volevo che partecipasse più direttamente all’azione, Allora ho deciso di farla morire in un incidente d’auto  e di farla tornare nei panni di un angelo.” Keillor ha scritto una sceneggiatura molto stringata e incentrata fortemente sui personaggi e ha ambientato la storia in un arco temporale ben definito, vale a dire un’intera puntata del programma che potrebbe però essere anche l’ultima. “Se i personaggi hanno una spada che gli penzola sulla testa, allora la storia funziona. E se gli stessi personaggi però non se ne accorgono, o decidono di ignorare la minaccia, e vanno avanti con la loro vita senza pensarci troppo spingendosi fino all’orlo del precipizio, come fa la gente nella vita normale, allora sì che abbiamo una storia veramente interessante. I personaggi del film dovrebbero essere individui del Midwest e da quelle parti si ha la tendenza ad accettare le sconfitte con una certa eleganza,” sottolinea lo scrittore. “Il mio obiettivo era offrire a Robert Altman delle possibilità interessanti sapendo che poi lui avrebbe fatto un’operazione di “taglia e incolla” che avrebbe cambiato tutto.”

L’unione di Altman, Keillor e della musica dal vivo è stata un richiamo irresistibile e questo ha permesso ai realizzatori di mettere insieme un cast stellare che si è andato completando mentre Keillor lavorava ancora sulla sceneggiatura. Meryl Streep, che aveva già cantato in CARTOLINE DELL’INFERNO  e IRONWEED, ha accettato il ruolo sin dalle fasi iniziali della pre-produzione così come ha fatto l’amica e collaboratrice di lunga data di Altman, Lily Tomlin, che aveva interpretato una delle coriste di gospel nell’intramontabile classico di Robert Altman NASHVILLE. La Streep e la Tomlin sono state scelte per interpretare le sorelle Yolanda e Rhonda Johnson. Dopo che Lindsay Lohan ha accettato la parte, Keillor ha aggiunto un altro personaggio alla storia vale a dire Lola Johnson, la figlia adolescente di Yolanda. “Sapevo che Meryl Streep avrebbe interpretato il ruolo di una cantante che partecipa alla trasmissione radiofonica, perché è una cantante magnifica,” spiega lo scrittore. “Mi sembra di ricordare che in un’intervista Lindsay Lohan aveva detto che avrebbe interpretato la figlia di Meryl Streep e questa mi era sembrata un’idea magnifica. E’ stata un’autentica benedizione aver pensato a questi attori e essere riusciti ad averli.”

Ma altri eccezionali attori si sono uniti al già notevole cast tra i quali Kevin Kline nei panni di Guy Noir; Woody Harrelson e John C. Reilly che diventano i due cowboy cantanti Dusty e Lefty; Tommy Lee Jones nei panni del dirigente del Texas soprannominato Axeman (la scure); Virginia Madsen nel ruolo della Donna Pericolosa e Maya Rudolph nei panni di Molly, l’assistente del direttore del teatro. Il veterano del grande schermo L.Q. Jones, famoso per il suo lavoro con il regista Sam Peckinpah, interpreta un altro cantante ospite dello show, Chuck Akers, e Mary Louise Burke (SIDEWAYS) nei panni di Evelyn, la donna che serve i panini agli artisti e ai tecnici che collaborano allo show.

Descrivendo il cammino che lo ha portato fino a A PRAIRIE HOME COMPANION, Jones racconta, “Ho ricevuto una telefonata da Robert Altman e sono tanti gli attori che vorrebbero riceverla! E’ famoso per essere un regista meraviglioso perché ha un profondo rispetto per tutti gli attori e per il loro lavoro e li considera parte integrante del processo creativo che porta al film finito, a differenza di altri che pensano che gli attori siano solo un male necessario del quale non si può fare a meno. E il risultato di questo suo approccio è che riesce sempre a mettere insieme dei cast meravigliosi davanti ai quali non puoi certo resistere, anche se il tuo ruolo è molto piccolo.”

Tra gli interpreti del film ci sono anche tanti veterani del vero “Prairie Home Companion.” Si tratta di colleghi e collaboratori di lunga data di Keillor tra i quali Sue Scott e Tim Russell che interpretano rispettivamente Donna, la truccatrice e Al il direttore del teatro. Altri interpreti e collaboratori dello show appaiono nel film nei panni di loro stessi, come per esempio il compositore/tastierista/e arrangiatore Rich Dworsky, il mago degli effetti speciali sonori Tom Keith e i musicisti della Guy’s All Star Shoe Band. In fine, ci sono i veterani di “Prairie Home Companion” i musicisti ospiti del programma che interpretano loro stessi tra i quali il cantautore Robin Williams e il cantante di gospel Jearlyn Steele. I fan che hanno visto “A Prairie Home Companion” in tournée o in video o nelle trasmissione televisive, riconosceranno anche tanti altri veterani del programma radiofonico che vanno e vengono in vari momenti del film.

A PRAIRIE HOME COMPANION è stato girato in cinque settimane nell’estate del 2005 a St. Paul Minnesota al Fitzgerald Theatre, campo base del programma di Keillor sin dal 1978. Lo spettacolo di varietà che vedremo sul grande schermo è stato ripreso dal vivo davanti ad un vero pubblico e i tecnici che hanno lavorato dietro le quinte per quello spettacolo hanno fatto quello che fanno ogni settimana, lavorando fianco a fianco con la troupe di Altman.

Il direttore della fotografia Ed Lachman ha creato una luce calda e levigata per il film che è stato girato in Alta Definzione. Così come aveva già fatto per THE COMPANY, Altman ha usato due macchine da presa alla volta, a volte addirittura tre, per catturare l’azione in varie location. “Potrei definirlo uno stile documentaristico. Ma non abbiamo mai cercato di nascondere le macchine da presa che utilizzavamo,” commenta Altman. “Il risultato è che le immagini che vediamo sullo schermo sembrano più immagini “rubate”, riprese per caso piuttosto che scene e sequenze organizzate nei dettagli e filmate. Era come se la macchina da presa si fosse trovata  a passare lì per caso e avesse colto quelle scene.”

Come succede sempre con Altman, gli attori sono stati incoraggiati ad improvvisare e a lavorare sui rispettivi personaggi.  Altman ha girato le scene nella loro interezza, mentre le diverse macchine da presa cercavano di catturare l’interazione tra gli attori sul palcoscenico e dietro le quinte.  Racconta la Tomlin, “Qualunque cosa sia scritta sulla sceneggiatura, Altman la riporterà sul grande schermo nella sua interezza. E quindi  il film è pieno di diverse azioni, che si svolgono in diversi luoghi. Avevamo tutti il microfono sempre acceso e questa è una delle sue caratteristiche da regista.”

Aggiunge Meryl Streep, “Altman vuole leggere anche tra le righe, e tutto quello che c’è di improvvisato o imprevisto per lui è una manna dal cielo.” L’attrice non aveva mai lavorato con Altman prima d’ora ed è stata elettrizzata e entusiasta di questa avventura. “In un pomeriggio, Altman è capace di girare 10 pagine di sceneggiatura quando la maggior parte dei registi ne girano a mala una e mezza. Per girare 10 pagine, ci volevano circa 20 persone sul set e tre macchine da presa e questo creava una certa confusione e un certo affollamento ma alla fine è stato anche molto divertente.” La Streep e la Tomlin avevano ampiamente parlato e analizzato i loro rispettivi personaggi prima di iniziare le riprese. Racconta la Streep, “Lily è venuta a casa mia e siamo restate lì per ore ed ore e alla fine tra di noi si è creato un rapporto profondo che è stato funzionale al film.”

Spiega la Tomlin, “Le vite di Yolanda e Rhonda sono talmente legate e intrecciate che una storia confluisce nell’altra e viceversa. Parlano sempre insieme, si sovrappongono e i loro pensieri si mischiano in continuazione. E dopo qualche giorno tutto questo ci veniva molto naturale e ci abbiamo preso gusto.”

A PRAIRIE HOME COMPANION è il primo film indipendente di Lohan e la famosissima attrice diciannovenne interpreta la secchiona e occhialuta Lola Johnson. “Lola si comporta come se fosse depressa e poco sicura di se’, ma credo che sia solo una facciata,” commenta la Lohan. “Quando hai 17 anni, sei molto gelosa dei tuoi sentimenti, dei tuoi pensieri e non vuoi che nessuno li scopra, li conosca. Sei tosta e pensi di non avere bisogno di nessuno. Ti vergogni di tua madre e cose di questo tipo. Durante il film, credo che Lola si trasformi in quella che poi è veramente.”

Nei panni di Guy Noir, Kevin Kline interpreta il personaggio forse più amato tra tutti quelli creati da Keillor, inventato e scritto dall’autore stesso. Kline conosceva bene il programma e il personaggio e durante la preparazione del film ha ascoltato molte dele registrazioni degli sketch con Guy Noir. “E’ stata una sfida interessante. Nel corso degli anni Garrison ha scritto talmente tanti sketch con Guy Noir che il materiale era inesauribile,” sottolinea Kline. “In un certo senso, questo mi ha dato una sorta di cornice, di ambito entro il quale poter lavorare con una certa libertà perché nessuno finora aveva mai visto Guy Noir e quindi nessuno sapeva che aspetto avesse. Garrison è stato molto generoso perché mi ha permesso in un certo senso di psicanalizzare il personaggio a modo mio ed io mi sono sentito responsabile del mio personaggio e ho cercato di rendere al meglio quello che è lo spirito di Guy Noir. Devo aggiungere che il fatto che faccia  la guardia, che sia pazzo come un cavallo e che viva in un mondo tutto suo, è stato direi assolutamente liberatorio!”

Virginia Madsen si è trovata di fronte ad una situazione piuttosto insolita dovendo interpretare la Donna Pericolosa,  un’intrusa celestiale in affari con uno dei membri del cast. “Nel mio personaggio, non c’è nulla di spiegato,” ricorda la Madsen. “Se dovessi definire la lingua parlata dal mio personaggio, direi che è la lingua della preghiera. Lei non si vede affatto come una donna pericolosa perché il suo compito è riportare la gente nella casa del Signore.  Il mio personaggio ama gli esseri umani e ama mostrare questo suo amore per loro. Comincia ricordando delle cose umane e vuole restare in mezzo agli esseri umani, per essere ricordata e per ricordare meglio quella vita. La sua missione doveva essere breve: doveva arrivare, sbrigare il suo lavoro ed andarsene, ma invece resta lì, non se ne va e credo che sia favoloso avere un angelo nei paraggi nel momento in cui il programma si accomiata dal suo pubblico per l’ultima volta.” E spetterà all’assistente del direttore del teatro, Molly, interpretata da Maya Rudolph, far sì che il conduttore del programma, G.K., sia fisicamente davanti al microfono quando il programma va in onda.  Non è un compito facile e Molly, che è incinta, non riesce a nascondere la sua frustrazione. “Molly è una specie di bisbetica incinta, ma resta sempre una professionista,” commenta la Rudolph, la quale era veramente incinta durante la lavorazione del film. “E mentre il conduttore racconta le sue storie, passa da un personaggio all’altro e sta per scordare qualche battuta – o almeno è questo che Molly pensa proprio perché ha ascoltato quelle lunghissime storie centinaia di volte – comincia a stancarsi di tutto questo. G.K. sembra non accorgersi che lei è molto infastidita  e lei usa la sua gravidanza  per girare gli occhi una volta di troppo.”

Nel corso della sua lunga e fortunata carriera, Altman ha usato la musica in maniera estremamente innovativa e la musica è stata spesso una dei protagonisti delle sue storie in film quali NASHVILLE e KANSAS CITY. A PRAIRIE HOME COMPANION conferma una volta ancora la capacità di Altman di integrare perfettamente la musica in un film, offrendoci un’enorme quantità di canzoni magnifiche, eseguite alla perfezione e con passione da attori cinematografici e da veri cantanti. Tra le canzoni che formano la colonna sonora del film ci sono i classici della musica country come “Gold Watch and Chain,”, oppure “Red River Valley” e “Frankie and Johnny,” e l’inno “In the Sweet Bye and Bye.” Keillor ha scritto i testi delle canzoni originali, compresi i jingles degli spot pubblicitari: “My Minnesota Home,” una variazione di “Swanee” che viene purtroppo maltrattata da Meryl Streep e Lily Tomlin e “Bad Jokes,” eseguita da Harrelson e Reilly.

L’importanza della musica all’interno del film ha spesso riportato alla mente di Altman la lavorazione di NASHVILLE, che risale a più di ventenni fa. “Mentre giravo questo film, ho pensato spesso a NASHVILLE,” racconta Altman. “Anche questa volta abbiamo avuto tante esibizioni dal vivo, proprio come per NASHVILLE ed è per questo che il mio vecchio film era sempre con me.”

Il regista tesse le lodi di Rich Dworsky, il supervisore alle musiche del film che ha fatto più o meno lo stesso lavoro che fa nella vita di tutti i giorni. Non è stato scritturato nessun esperto di musica esterno; Dworsky ha fatto quello che fa sempre, vale a dire guidare il gruppo e lavorare con Keillor sulle musiche per i jingles inventati. Commenta Altman, “Ho avuto spesso a che fare con la musica dal vivo nei miei film, ma devo dire che questa volta le cose sono state incredibilmente semplici per quanto riguarda le esecuzioni musicali. Per me la musica era una forma di dialogo e Dworsky ha fatto un lavoro magnifico per integrare la musica con i dialoghi e le battute.”

Essendo partito dall’idea di portare sul grande schermo la sensibilità ed i contenuti del vero programma radiofonico. Altman è più che soddisfatto dei risultati ottenuti. “Sono felice di come sia venuto il film. Il mio compito – oltre che il mio dovere morale – era prendere del materiale verbale  e dargli visibilità sul grande schermo. E fare tutto questo al meglio delle mie possibilità. Ho cercato di servire al meglio il lavoro di  Garrison Keillor e il suo umorismo.”

Secondo Keillor, Altman ci è riuscito a meraviglia. “Nel film ci sono tanti elementi del programma radiofonico originale, e parlo della sostanza, dei contenuti, della musica,” commenta Garrison. “La storia ruota intorno al programma e Altman ha sfruttato tutto questo a meraviglia, tagliando e rimontando le scene. Ha dato ad ogni attore delle battute e delle scene meravigliose mostrando il meglio di ognuno di loro. Sono rimasto letteralmente stupito da quello che è riuscito a fare e da quello che gli attori hanno fatto. Ormai ho già visto il film tre o quattro volte ma continuo a notare dei particolari che mi erano sfuggiti.”
 
 
 
 
 LA STORIA
 

Diretto da Robert Altman e scritto e interpretato da Garrison Keillor, A PRAIRIE HOME COMPANION riesce a catturare lo spirito e l’umorismo dell’omonimo programma radiofonico dal vivo che Keillor scrive e conduce da 30 anni. Sia Altman sia Keillor sono due maestri dell’osservazione e A PRAIRIE HOME COMPANION combina e sfrutta le loro sensibilità per creare una storia, anzi un intreccio di storie, che fanno da sottofondo al film. E come tutte le storie, il film offre momenti di grande ilarità ma anche di profonda sincerità.

A PRAIRIE HOME COMPANION si sofferma su tanti personaggi diversi, portandone alla luce ogni singolo dettaglio e nel farlo ci regala un ritratto divertente, affettuoso e nostalgico dell’America e degli americani.

Sin dal suo debutto, avvenuto il 6 luglio del 1974, “A Prairie Home Companion” ha conquistato il cuore di milioni di ascoltatori che lo seguono fedeli negli anni, attratti da una sapiente miscela di musica, umorismo e narrazione. “A Prairie Home Companion” ha oggi circa 4,3 milioni di ascoltatori soltanto negli Stati Uniti, che lo seguono su 550 frequenze diverse e viene ascoltato su America One e sulla Radio delle Forze Armate in Europa e in Oriente. Nel 2004, la Biblioteca del Congresso ha inserito la prima puntata del programma nell’archivio nazionale dei programmi radiofonici che hanno fatto la storia.

Trasmesso da St. Paul, nel Minnesota, “A Prairie Home Companion” possiede una sensibilità del tutto particolare che è tipica del Midwest, oltre a una giusta dose di buone maniere e buona volontà. Il programma è basato su una sapiente miscela di umorismo tipicamente locale e al tempo stesso sofisticato, e non scende mai sul mellifluo o sdolcinato. Oltre all’ottima band musicale locale, ogni puntata ospita uno o due musicisti o cantanti di diversi generi musicali tra i quali country, folk, gospel, jazz e anche opera. Le assurdità della vita e della cultura di oggi vengono prese in giro ma sempre con educazione; le pubblicità di sponsor immaginari ci deliziano con dei jingles scritti ad hoc (i cui testi sono di Keillor) per delle specie di audio-vendite nelle quali vengono offerte la luna e forse anche le stelle se si acquistano una scatola di biscotti o una confezione di nastro adesivo.  E come tutti i vecchi programmi radiofonici che si rispettino, “A Prairie Home Companion” trasmette anche un romanzo a puntate con personaggi ricorrenti quali Guy Noir, un detective privato che si ispira fortemente a Chandler; e Dusty e Lefty, due cowboy vagabondi le cui avventure vengono narrate in “Lives of the Cowboys.” Keillor presta la sua voce a tanti di questi personaggi mentre le altre appartengono agli storici membri del cast come Sue Scott e Tim Russell. Scrittore versatile e prolifico, Keillor ha scritto saggi, raccolte di racconti e romanzi. E il suo amore per la scrittura lo ha portato a prendere in considerazione l’idea di scrivere una sceneggiatura. “Era da tempo che volevo scrivere per il cinema,” racconta l’autore. “Scrivo parecchi dei testi per il mio programma radiofonico ma la differenza è che in genere scrivo per me, mentre in questo caso la mia storia sarà interpretata da attori che gli daranno vita sullo schermo.”

 

 

postato da: cinemotore alle ore 12:28 | Permalink |
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