TERKEL
Si ringrazia Mimmo Morabito
I PERSONAGGI E LE VOCI ITALIANE
IN BREVE
Una commedia pazzesca che parla di un amore segreto, di un assassino psicopatico, di ragni e salamandre, di sbarre di ferro e di un'amicizia messa alla prova.
Terkel frequenta la prima media, ma non ha una vita semplice.
In famiglia il dialogo è difficile e lo Zio Stewart è un uomo con qualche problema d’alcool e di nervi: ha appena menato i due bulletti della classe, Sten e Saki. Nessuno può sapere cosa succederà a Terkel.
Come potrà distogliere la loro attenzione dal desiderio di vendetta?
Potrebbe essere un buon inizio prendere in giro Doris, la cicciona della classe.
Chi poteva immaginare che si sarebbe buttata dalla finestra? E che Terkel avrebbe ricevuto minacce di morte?
Chi poteva aspettarsi che Gunnar, il nuovo insegnante fricchettone, e il suo amato animaletto, non avessero la coscienza così pulita?
Film campione d'incassi in Danimarca, Terkel è una commedia animata dai toni molto poco politically correct. Canzoni, pugni, omicidi e suicidi in un cartone animato estremo, divertente, psicotico, paranoico, delirante che è destinato a diventare un caso.
SPIGOLATURE
Tipico film d’animazione in 3D, Terkel è stato realizzato con varie tecniche che ormai tutti conoscono bene, compresa quella apparentemente "casalinga" del mouse gestures: una volta stabilite le coordinate espressive di un personaggio, lo si fa muovere nello spazio, proprio attraverso l’uso del mouse. Così si risparmia sui tempi e sui costi; anche se poi è necessaria un’accurata rifinitura con il compositing e altre tecniche più professionali.
Se volessimo analizzare a fondo la trama, cadremmo nel tranello di chi vuole aggiungere sempre qualcosa a ciò che vede. In realtà, è il film stesso che ci suggerisce come parlarne.
E già, perché chi ci ha rimesso veramente è quell’insopportabile politically correct che ormai trasuda da ogni cartone animato che si rispetti. Non solo perché in Terkel lo splatter è sempre in agguato (in alcuni momenti sembra di assistere a un fuori onda di Zombie). Ma anche perché non si è mai visto un cartone animato in cui una bambina si prende una forchettata in un occhio e i genitori stanno lì, senza muovere un dito.
E suo fratello Terkel non è poi un grande esempio di umanità. Pur di non subir oltre le angherie dei bulli, si trasforma in carnefice contro chi è ancor più debole di lui, cambiando poi di nuovo sponda solo quando le cose si son rimesse a posto senza il suo contributo.
Che dire di Jason? Fa tanto il rude disincantato, ma pieno di principi nascosti, e poi si vergogna di Doris, sua sorella, tanto da non versare lacrima alcuna dopo che si è suicidata.
E Gunnar non è forse il canonico professore ecologista e liberale, che invece nasconde istinti insospettabili?
Terkel
, insomma, non vuole proporre i soliti moniti sociologici, precisi e accurati; semmai ci fa vedere la nuda e cruda realtà, magari leggermente esagerata… ma poi nel nostro animo più intimo sappiamo quanto questa esagerazione corrisponda agli incubi scolastici che ognuno di noi ha vissuto in prima persona.
TERKEL
E IL BULLISMO
Dopo aver visto Terkel, è inevitabile soffermarsi su uno degli aspetti che fa da cornice all’intera vicenda: il bullismo, un fenomeno in costante aumento che ormai è diventato parte fondante del nostro tessuto urbano. È come se dopo la caduta del Muro di Berlino, alcuni malesseri sociali avessero deciso di aumentare la loro forza.
In Italia, secondo il Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, effettuato alla fine del novembre scorso dall’Eurispes in collaborazione con Telefono Azzurro, tre bambini su quattro hanno avuto a che fare con i bulli.
Il 42,3 %, tra i sette e gli undici anni, ha subito scherzi pesanti; il 39,6 % provocazioni o derisioni ripetute; il 33,6 % offese di varia natura. Luoghi prediletti per simili "imprese" sono la scuola (32,3 %) e la strada (27,3 %). Lo sconforto aumenta quando constatiamo come il 20,2 % dei minori si senta "minacciato" dai propri coetanei, il 12,6 % subisca furti di oggetti o cibo, il 4,8 % sia costantemente derubato, e un preoccupante 12,1 % venga sistematicamente maltrattato.
Se da una parte è facile dare unicamente la responsabilità ai videogiochi o a spettacoli televisivi come il wrestling (con punte di apprezzamento del 49,6 %, e di imitazione del 31,6 %), dall’altra non si può trascurare come il 43,4 % dei bambini e degli adolescenti affermi di imparare le cose dai genitori, mentre il 41,4 % dalla scuola.
Gli educatori, i genitori, la società tutta, non possono nascondersi dietro a un dito, giustificando i bulli perché in fondo stanno "chiedendo aiuto". Anche perché si perderebbero di vista quelli che il bullismo lo subiscono.
In realtà, nella nostra società a misura di un quasi-quarantenne (spesso più ipotizzato che esistente), si è persa totalmente di vista l’esigenza che ogni momento generazionale ha di vivere una propria realtà, magari lontano da quanto accade intorno, ma sicuramente meno permeabile alle emulazioni violente che nulla hanno a che vedere con il sorriso di un bambino.
INTERVISTA AGLI AUTORI
Come ha fatto Terkel a diventare film d’animazione?
Volevamo lavorare da tempo con Anders Matthesen, acclamato commediografo danese. All’inizio non sapevamo esattamente cosa fare, ma doveva essere qualcosa di differente, nuovo, provocatorio, qualcosa di diverso tra quanto di stravagante si era già visto in giro.
Per mettere in pratica le nostre idee siamo riusciti a lavorare in 3D in maniera accurata e conveniente al tempo stesso. La tecnica usata consiste in un misto tra il motion capture, la tradizionale animazione in computer graphic e il compositing. Per provare queste tecniche abbiamo fatto dei test "casalinghi" che hanno sortito l’effetto voluto.
Come siete riusciti a trasferire la storia da un semplice CD a un film animato?
All’inizio era importante essere credibili con una storia originale. Nello stesso tempo, sapevamo che dovevamo aggiungere a poco a poco qualcosa di extradimensionale. Terkel è una storia popolare nota a ogni bambino danese… e così abbiamo sviluppato la trama anche per sorprendere chi l’aveva conosciuta solo tramite CD.
Nel delineare i personaggi e i loro caratteri avevamo moltissimo materiale a disposizione. Alcuni dei personaggi erano già esistenti negli spettacoli proposti da Anders Matthesen. Altri erano presenti nelle illustrazioni dei CD. Altri ancora, come lo Zio Stewart, appartengono alla nostra tradizione popolare.
Come siete riusciti a trasferire nel film lo humor di Anders?
È stata una cosa naturale. Andiamo matti per il suo sense of humor e ci siamo sempre trovati concordi nel come volevamo visualizzarlo. Lo stile è ispirato a The Muppet Show, I Simpsons e Southpark. Alcuni sketch di Terkel ci sono venuti con estrema semplicità. Quelli degli altri personaggi erano conseguenti al loro look.
Terkel, un film animato danese... doppiamente diverso
Non avremmo mai potuto fare questo film fuori dalla Danimarca. È diverso da ogni altro film visto in Europa e negli USA perché è piacevolmente estremo: nulla viene nascosto, volutamente non abbiamo protetto i ragazzi dal sangue e schifezze simili. Lo humor nel film marcia veloce, non è necessariamente sofisticato e a volte è scioccante.
È impossibile comparare Terkel con gli altri film animati danesi, nessun film è stato prodotto in questo modo. Del resto, non abbiamo mai provato brividi particolari per le cose sdolcinate alla Disney, e con Terkel abbiamo voluto fare un film con sangue, violenza e stravaganze varie. Insomma, abbiamo scritto un film che che avremmo visto volentieri anche noi.
Stefan Fjeldmark, Thorbjørn Christoffersen e Kresten Vestbjerg Andersen
Elio e le Storie Tese
nasce a Milano nel 1980 ad opera di Elio. Elio prende il nome dalla sua prima canzone che si intitola "Elio". La prima formazione, che si esibisce nel primo concerto tenutosi nel luglio 1980, alla festa del CAF San Siro, davanti ad un pubblico di una decina di pensionati, è composta da Elio (chitarra e voce), Cortellino (basso) e Zuffellato (batteria). A Cortellino succederà Chiosco e poi Scaffale, fino all'arrivo nell'85 di Faso, oltre il quale non è davvero possibile andare.
Zuffellato lascerà il posto a Cosma e poi, dall'entrata di Rocco Tanica nel 1982 fino all'arrivo di Christian Meyer nel 1988, il "posto" scompare, sostituito dalla più economica e meno ingombrante drumulator di Rocco Tanica, del quale i frequentatori del Magia Music Meeting di via Salutati ricorderanno i divertenti siparietti, ogni tre canzoni, per ingannare l'attesa del caricamento della song dal registratore a cassetta.
All'inizio Elio, oltre che il cantante, è anche il chitarrista del gruppo. Poi, quando nell'84 arriva una delle migliori chitarre rock della piazza milanese, Cesareo, preferisce dedicarsi a fare il frontman a tempo pieno con misuratissime incursioni di flauto traverso.
Nel 1988, la bravura e la verve di Christian Meyer hanno ragione della drumulator e, più o meno contemporaneamente, entra nel gruppo Feiez; canta, suona le percussioni, il sax, la chitarra, fa ridere, il tutto a livello Elio e le Storie Tese (cioè altissimo): il sogno di ogni band sulla faccia della terra, durato dieci anni, grazie Feiez.
Nel 1992, all'inizio per volontà di Elio e, ben presto, per acclamazione, entra a far parte della band (pur rimanendo, come dice Elio, "un artista a sé") Mangoni, compagno di classe di Elio al liceo, che viene chiamato a fare se stesso sul palco (un pirla, icona definitiva del pirla che è in ciascuno di noi) pur essendo nel frattempo diventato marito e padre amorevole, nonché stimato architetto.
Ultimo arrivato, nel 1999, Jantoman o, come sempre più a furor di popolo sembra accreditarsi, "Uomo" che, in simbiosi perfetta con Rocco Tanica, condivide le numerose e complesse parti di tastiera e costituisce il "polo tecnologico" di Elio e le Storie Tese, in continua dialettica con il versante "analogico" di Faso, Meyer e Cesareo, i performer puri del gruppo.
La Storia
Dal 1980 al 1988 Elio e le Storie Tese si dedicano a diventare fenomeno di culto a Milano e zone limitrofe, con un certo successo, se si considera che nell'88, senza avere mai pubblicato un disco, richiamano oltre 4.000 spettatori paganti al Teatro Ciak, in una settimana di concerti con il tutto esaurito.
Nel 1989 esce Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu, il loro primo album, che vende di botto 100.000 copie, seguito nei 14 anni successivi da sette album ufficiali, tra cui due live.
Nel 1990 stabiliscono il record mondiale dell'epoca per la canzone più lunga suonando dal vivo per 12 ore di seguito lo stesso brano, Ti amo, con testo inventato da Elio al momento.
Nel 1991 suonano al concerto del 1° Maggio in Piazza San Giovanni. L’anno successivo il loro singolo Pipppero, con la partecipazione de "Le Mystère des voix bulgares", resiste primo in classifica per sei settimane.
Nel 1996 partecipano al Festival di San Remo che vincono… piazzandosi al secondo posto, miracolo tutto italiano. Ma quelle quattro esibizioni sono già storia della televisione. La terra dei cachi è primo in classifica per otto settimane e l'album Eat The Phikis vende oltre 200.000 copie.
Folgorato da quelle performance, Rocco Siffredi li chiama a partecipare alla sua produzione più ambiziosa, "Rocco e le Storie Tese", di cui firmano anche la colonna sonora, suonata da Rocco Tanica in tempo reale durante il montaggio.
Alla fine del 1998, Feiez muore colpito da ictus, durante un concerto. L’anno seguente Elio e le Storie Tese vengono premiati a Dublino come "Best Italian Act" agli European Music Awards di MTV.
Nel 2003 vengono premiati a Milano per il "migliore videoclip" agli Italian Music Awards della FIMI. Tutti gli album da loro pubblicati sono diventati "Disco D'Oro" in Italia.
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