lunedì, 28 novembre 2005

 

Nel 1986 Shane Black, un ventitreenne appena laureato all'UCLA, finisce di scrivere il progetto della sua prima sceneggiatura. Nel giro di una settimana il produttore Joel Silver la opziona e insieme al regista Richard Donner inaugura un nuovo genere cinematografico con Arma Letale, un ibrido fra commedia e film d'azione pieno di adrenalina, centrato su un personaggio guida, sotto gli auspici di Silver che aveva già prodotto vari film d'azione fra cui Commando e Predator.


WARNER BROS. PICTURES Presenta

Una produzione SILVER PICTURES

ROBERT DOWNEY JR.

VAL KILMER

"KISS KISS, BANG BANG"

 

 


KISS KISS, BANG BANG

"Vai all'inferno, Johnny Gossamer," mi ha detto.
Si era infilata un vestito morbido.
E sembrava che avesse rivelato qualcosa.

-You'll Never Die In This Town Again
A Johnny Gossamer Thriller

Harry Lockhart (ROBERT DOWNEY JR.) in fondo è un bravo ragazzo. Certo, è un ladruncolo dotato di fascino e assurdo ottimismo, ma vuole fare la cosa giusta. Ma non sa come, esattamente.
La sfortuna che lo perseguita sembra essere lontana quando lui e il suo socio, mentre fanno "shopping natalizio fuori orario" in un negozio di giocattoli a New York, fanno scattare l'allarme. (Si direbbe guai in vista, ma continuate a leggere.) Infatti, durante la rocambolesca fuga, Harry inavvertitamente finisce in un'audizione per un film poliziesco e, prima che possiate dire Jack Robinson, il produttore lo manda a Los Angeles per un provino.
Nello spietato mondo di una Los Angeles popolata da perdenti e gente che vuole diventare famosa, Harry è accompagnato da un inflessibile
detective privato, di nome Perry van Shrike (VAL KILMER), alias "Gay Perry", che lo deve preparare per il provino. Gay Perry è duro, determinato e -lo avrete capito- gay. E' anche poco tollerante nei confronti di Larry, che deve mettercela tutta per farsi considerare un detective credibile. Sembra proprio un segno del destino il fatto che il "ladro che cerca di essere un attore che interpreta un detective" incontri Harmony Faith Lane (MICHELLE MONAGAN), un'aspirante attrice che ha bisogno del suo aiuto.
Fan di John Gossamer, un immaginario detective privato protagonista di una serie di romanzi hard-boiled, Harmony si è trasferita a Hollywood per inseguire il suo sogno… ma dopo qualche anno e molti rifiuti deve affrontare la dura realtà che forse i suoi giorni migliori sono già dietro di lei.
Quando il misterioso suicidio della sorella di Harmony si intreccia con un caso apparentemente irrisolto sul quale Harry e Gay Perry stanno investigando, si ritrovano improvvisamente invischiati in un misterioso omicidio. Corpi emersi e ri-emersi, segreti di famiglia nascosti da lungo tempo che vengono alla luce nel caos del presente… Ciò che è iniziato come un viaggio gratis per Los Angeles si rivela, per Harry, un biglietto di sola andata verso l'obitorio.
Se vuole sopravvivere e diventare l'eroe di cui Harmony ha bisogno, Harry dovrà convincere il riluttante Gay Perry ad aiutarlo a risolvere il caso. Avrà bisogno di tutta la spavalderia del coriaceo Johnny Gossamer. E una piccola dose di fortuna -o è il destino?- certo non guasta mai.

 

 

UN GUSTO PER LA VIOLENZA

Non c'è mai stata una storia del genere prima d'ora.
Nel 1986 Shane Black, un ventitreenne appena laureato all'UCLA, finisce di scrivere il progetto della sua prima sceneggiatura. Nel giro di una settimana il produttore Joel Silver la opziona e insieme al regista Richard Donner inaugura un nuovo genere cinematografico con Arma Letale, un ibrido fra commedia e film d'azione pieno di adrenalina, centrato su un personaggio guida, sotto gli auspici di Silver che aveva già prodotto vari film d'azione fra cui Commando e Predator.
Con Mel Gibson e Danny Glover nei panni di una male assortita coppia di poliziotti alle prese con il contrabbando di droga, Arma Letale ha dimostrato l'indiscussa bravura di Black nel creare personaggi esplosivi quanto le frenetiche sequenze d'azione e i dialoghi. Il grandissimo successo del film ha prodotto tre sequel, influenzando una generazione di registi.
Era nato un nuovo genere: il film d'azione con una coppia di investigatori.
"Shane ha uno stile unico di scrittura", afferma Silver, che ha contribuito a reinventare il genere d'azione nel 1988 con Die Hard-Trappola di cristallo e nel 1999 come produttore di Matrix. "Sia che rispetti le regole del film di genere o che le sfidi apertamente, nei suoi film sono sempre presenti personaggi originali, scene innovative e dialoghi memorabili. Il suo stile narrativo è piacevole quanto i film che vediamo sullo schermo".
"I film che mi interessano di solito sono quelli che uniscono due elementi in un modo mai visto prima", rivela Black, che nella sceneggiatura di Arma Letale accosta la figura di un veterano a quella di un giovane poliziotto con idee suicide, i cui metodi poco ortodossi scatenano un sorprendente mix di battute e colpi di scena.
Black ha affrontato il mito del detective nella produzione di Silver del 1991 "L'ultimo boyscout", un film d'azione con una coppia, Bruce Willis nel ruolo di uno scalcinato detective privato e Damon Wayans in quello di un ex campione di football. Anche la sceneggiatura del 1996, "Spy", presenta un investigatore privato in disgrazia interpretato da Samuel L. Jacson, il quale scopre che una maestra colpita da amnesia, Geena Davis, è in realtà un agente segreto, e l'aiuta a salvarsi.
La passione di Black per questo genere nasce dall'ossessione della sua infanzia per i romanzi polizieschi, edizioni economiche che avevano per protagonisti detective privati e signore in pericolo, storie audaci in cui due casi apparentemente senza alcun rapporto fra loro si intersecano in una miscela di scandali e omicidi, e in cui la giustizia prevale sempre, anche se amara.
"Leggevo "The Hardy Boys" e "The Three Investigators", polizieschi per ragazzi, ma gli eroi della mia infanzia erano nella sezione per adulti della biblioteca", dice Black. "Amavo le storie di detective, le divoravo. Ne ho lette a centinaia. Non mi era permesso leggerle quando ero bambino, perché erano un po' forti, ma io mettevo da parte i soldi per la merenda -se non mangiavo per tre giorni potevo comprarmi il nuovo libro di Mike Shayne, o di Shell Scott, o di Chester Drum. Le scene scabrose erano grandi, ma a me piaceva il racconto giallo. C'era un ritmo molto virile in quei romanzi, erano emozionanti e potenti. Se non avessi letto quelle storie, non avrei mai scritto film.
"Il fascino che esercitava su di me il mito dell'investigatore privato e la mia ossessione per quei romanzi pulp ha dovuto trovare uno sbocco quando sono diventato un adulto", afferma. "In qualche misura l'ho affrontato in "Arma letale" e in "L'ultimo boyscout". Ma non avevo mai provato a scrivere qualcosa che riassumesse tutte quello che avevo provato per quei libri. "Kiss Kiss, Bang Bang" è un omaggio alle storie che leggevo da bambino".
L'ambiente di "Kiss Kiss, Bang Bang" è quella terra promessa chiamata Los Angeles, piena di squali, dove si incontrano i destini di personaggi feriti, ma onesti, esattamente come nei romanzi che Black sfogliava da bambino. Fra gli squali nuotano il ladruncolo Harry Lockhart e l'aspirante attrice Harmony Faith Lane, amici d'infanzia che si incontrano dopo tanti anni e che condividono la passione per Jonny Gossamer, un investigatore privato nella tradizione degli eroi di Black.
Anche se Jonny Gossamer appare solo brevemente in "Kiss Kiss, Bang Bang" nella scena di un film all'interno della storia, è un importante punto di riferimento per i personaggi e la sua presenza si sente per tutto il film. "C'è fatalismo in Jonny Gossamer, disprezzo di fronte alla morte", dice Black del suo P.I. inventato. "E' la metafora dell'entusiasmo giovanile, del credere in qualcosa, della fiducia nell'eroe che un giorno potresti diventare".
Quando la storia va avanti e i personaggi di Black afferrano l'opportunità di cambiare e di comportarsi bene per una volta, la loro realtà inizia ad assumere le caratteristiche del mondo immaginario di Jonny Gossamer, dove la casualità lascia spazio al fato, la verità è più bizzarra della fantasia e tutti hanno la possibilità di essere grandi per un attimo.
"Molti non la considerano letteratura", dice Black. "Ci sono state pochissime analisi contemporanee della grande tradizione dei detective di L.A. Quello che volevo era un film che fosse nel contempo abbastanza serio da creare suspense e divertente e nuovo".
Quando ha scritto la sceneggiatura di "Kiss Kiss, Bang Bang", Black l'ha inviata a Silver. "Mi è sembrato logico sviluppare questo progetto con Joel, perché ho pensato che lui, più di ogni altro con cui ho lavorato in passato, avrebbe capito la storia, non in generale, ma nel modo in cui volevo io", dice Black.
"La storia di Shane era divertente, romantica, ricca di suspense e di momenti nuovi e inaspettati", dice Silver. "E' un insieme sofisticato di generi e idee. Rende omaggio ai film noir e alle storie pulp, ma il tono è profondamente attuale. Si sente la passione che ha per la tradizione degli investigatori privati. Forse è la storia più romantica che Shane abbia mai scritto. Sicuramente è la più originale".
"Con "Kiss Kiss, Bang Bang", Shane fa per il genere noir quello che ha fatto per i film d'azione", dice la produttrice esecutiva Susan Levin, che è anche executive vice presidente di produzione della Silver Pictures. "Mette insieme personaggi originali e affascinanti in una storia con dialoghi intelligenti che ricordano le classiche commedie esilaranti di un tempo. E' una delle sceneggiature migliori che abbia mai letto. E con buone sceneggiature si hanno grandi attori".

 


I GUAI SONO IL MIO MESTIERE

Robert Downey Jr. interpreta il protagonista/narratore di "Kiss Kiss, Bang Bang", Harry Lockhart, un ladro pieno di difetti, ma fondamentalmente buono. Il personaggio possiede un grande carisma e un ottimismo alla Frank Capra e lo sceneggiatore/regista Shane Black lo definisce "un tipo i cui piani vanno sempre all'aria".
"Harry è sempre sfortunato, ma ottimista", continua Black. "Non ha mai imparato la lezione che se cerchi sempre di fare una cosa e non ci riesci, probabilmente continuerai a farlo. Lui continua a sbattere la testa contro lo stesso muro, ma senza perdere mai il suo entusiasmo infantile. Anche quando si trova nel posto più cinico e disperato della terra, Los Angeles, non cambia di una virgola".
"C'è qualcosa in Harry che ti fa tifare per lui, malgrado la sua tendenza a ficcarsi nei guai", dice il produttore Joel Silver. "Avevamo bisogno di un attore che potesse esprimere l'ottimismo, l'avventatezza e la simpatia del personaggio. Oltre al suo grande talento di attore, Robert Downey Jr. emana un fascino infantile perfetto per Harry".
Famoso per la sua versatilità, talento e presenza sullo schermo, Downey ha interpretato personaggi memorabili in film come "La donna esplosiva", "Al di là di tutti i limiti", "Chaplin", che gli ha portato una candidatura agli Oscar, "Natural Born Killers" e "Gothika", il thriller di Silver.
"Robert si è immerso totalmente in Harry", dice Black. "Ha dato al personaggio la sua vulnerabilità e la sua tenerezza, insieme ai suoi tempi comici perfetti, che passano per uno sguardo o un semplice gesto. Si dedica talmente che la sua performance che non sembra frutto di uno sforzo, invece è una cosa difficilissima da ottenere".
"Harry è il tipo che si sveglia quando si accendono le luci al neon", dice Downey, "e io ne so qualcosa di vita notturna. Come molti di noi, Harry vuole fare la cosa giusta, anche se non sa bene come".
Quando Harry e il suo socio riescono a salvarsi a stento dalla polizia dopo uno "shopping fuori orario" in un negozio di giocattoli di New York, la fuga finisce in una audizione per un film poliziesco di Hollywood. Arrivato a Los Angeles, dove viene mandato per essere sottoposto a un provino, Harry incontra Perry van Shrike (detto Gay Perry) un detective privato apertamente gay che la produzione ha assunto per insegnare al ladro-che cerca di-essere attore a comportarsi da detective.
E' giusto che i realizzatori responsabili di aver caratterizzato il genere d'azione con una grossa dose di machismo, siano gli stessi che abbiano deciso che il personaggio tradizionalmente macho della storia sia gay. "E' tipico di Shane", dice Silver. "A lui piace giocare con le aspettative del pubblico".
Duro e determinato, Perry è l'opposto di Harry, ingenuo e socievole. E' bravissimo con la pistola e non nasconde il suo disprezzo per questo nuovo arrivato.
"Perry ha esperienza e sa che Harry è sinonimo di guai", dice Val Kilmer, che interpreta il cinico detective. "Non vuole avere niente a che fare con lui".
"Gay Perry è un vero figlio di puttana che può creare difficoltà, ma che ha delle predilezioni", dice Black dell'omologo post moderno di Jonny Gossamer. "Anche se il suo candore mette a disagio alcuni dei suoi clienti, Perry è un'icona; è una figura mitica che si impone quando entra in una stanza e Val lo interpreta in modo fantastico".
"Val ha una presenza incredibile e questo è perfetto per Perry", dice la produttrice esecutiva Susan Levin. "Anche se i suoi ultimi lavori sono stati piuttosto dark e drammatici, è bravissimo nelle commedie, basta pensare ai suoi primi film".
"E' divertente essere irriverenti e purtroppo non ho spesso la possibilità di farlo sullo schermo", commenta Kilmer, che ha iniziato la sua carriera con una parodia dei film di spionaggio, "Top Secret!", e la commedia "Scuola di geni", prima di interpretare ruoli drammatici in film come "The Doors", "Heat" e, più recentemente, "Wonderland" e "Alexander". "Sono anni che cerco una buona commedia, ma Hollywood ha le sue abitudini e una di queste è: devi aver recitato 'recentemente' in una commedia per essere divertente. Non te ne fanno fare se è più di due anni che non fai ridere".
"Val ha la reputazione di attore stoico e tutti hanno quasi paura della sua intensità", dice Black, "ma ha un enorme senso dell'umorismo e lo dimostra con questo personaggio. Nello stesso tempo da un tale spessore a Perry da rendere un classico duro un gay credibile, senza ricorrere a stereotipi o scivolare nella caricatura".
Oltre all'interesse per il personaggio, Kilmer dice di essere stato attratto dalla sceneggiatura di Black. "Mi piace la scrittura di Shane Black. Scrive molto bene e il suo progetto è il tipo di film che preferisco: parla di qualcosa di serio senza prendersi troppo sul serio. E' interessante e divertente da vedere".
Kilmer è stato attirato anche dall'opportunità di poter lavorare per la prima volta con il leggendario produttore Silver. "Joel ama realizzare film e ha una passione unica per i dettagli", dice Kilmer. "Ci sono molti produttori bravi in un settore particolare del processo, ma lui è bravo in ogni aspetto. Ha il gusto e l'intuito dei fondatori di Hollywood".
"Farei tutto per lui", dice Downey di Silver. "Joel adora la realizzazione di un film e la sua passione è infettiva. Conosce il cinema e gli affari. Quando lui è sul set, sa sempre come affrontare le situazioni e questo non si può dire di tanti produttori".
Come fa notare Silver, uno degli aspetti più nuovi e divertenti di "Kiss Kiss, Bang Bang" è vedere Harry e Gay Perry interagire. "Era fondamentale che scegliessimo due attori carismatici che sapessero creare un'alchimia particolare tra i due personaggi", spiega il produttore. "Tutti sanno che Val e Robert sono grandi attori, ma vederli insieme fa ricordare a tutti quanto siano bravi".
"Vedo questi due, Harry e Gay Perry, come due misantropi", dice Black. "Avere Robert e Val è stata una vera fortuna. Robert risponde alla forza di Val enfatizzando i difetti e la debolezza del suo personaggio in un modo che solo lui sa fare. L'alchimia è straordinaria, le performance sono senza difetti".
"Robert interpreta un personaggio che non è un genio", osserva Kilmer, "ma ho visto il genio di Robert come attore in questi anni, i suoi tempi e il personaggio che ha creato sono fantastici. Quando giravamo insieme, ridevamo sempre. Mi sono divertito da matti".
"Non so che tipo di energia nasceva tra noi", aggiunge Downey, "ma so che Val ed io saremo sempre amici e prima di questo film conoscevo solo i suoi lavori", dice Downey.
Tra il fascino caotico di Harry e il cinismo di Gay Perry si inserisce Harmony Faith Lane, una ragazza dell'Indiana il cui sogno è sempre stato quello di andare a Hollywood e diventare attrice, ma le cose non sono andate esattamente come immaginava leggendo i thriller di Jonny Gossamer. A 34 anni, questa donna bella e intelligente deve affrontare il fatto che forse i suoi giorni migliori sono ormai dietro di lei.
"Ad un certo livello, questo film parla di persone che non smettono di pensare 'un giorno sarò qualcuno'", spiega Black. "Harmony è una di queste. Lei continua, mentre molti hanno smesso. 'Volevo essere un'attrice, non è successo, non lo sarò mai'. Anche se ha sviluppato un sano cinismo, non smette di credere nel concetto 'un giorno..'. cerca di convincersi che è okay avere 40 anni e credere ancora 'un giorno sarò qualcuno'".
L'attrice Michelle Monaghan, che è apparsa in "The Bourne Supremacy", "Mr and Mrs. Smith" ed è nella serie "Boston Public", ha ottenuto il suo primo ruolo da protagonista dopo in'audizione che "ci ha colpito", dice Black. Non importa che Michelle sia quasi un'esordiente e anche molto più giovane del suo personaggio, "E' fantastica", dice Downey.
"Michelle è sensazionale", dice Silver. "Ha un tempismo incredibile ed è riuscita a tener testa a due pesi massimi come Val e Robert".
"Michelle non ha paura di essere se stessa", dice Black. "E' intelligente, spontanea e ha un istinto comico formidabile. Non c'è niente di incerto in lei, è magnifico veder emergere una nuova attrice sul set di un mio film. Mi sono seduto e ho pensato 'sono l'uomo più fortunato del mondo'".
"Se Shane pensa che non abbia pura, è perché lui ha scritto che Harmony non deve aver paura", dice Monaghan, che è nata nello Iowa e condivide con il suo personaggio le origini del Midwest. "Jonny Gossamer è il suo eroe e quei libri l'hanno spinta ad andare a Hollywood per inseguire il suo sogno. Non c'è riuscita, ma trova un nuovo eroe quando incontra Harry".
"Michelle è davvero speciale", dice Downey. "E' deprimente vedere la storia vera di una giovane attrice che arriva a Hollywood e diventa sempre più amareggiata e concentrata su di sé con il passare del tempo. Sto parlando del primo anno, ovviamente. Ma Michelle è una piacevole sorpresa. Quando abbiamo girato la scena in cui Harmony, sotto la pioggia, dice a Harry che ha bisogno di lui, Michelle era molto ansiosa, perché era una scena importante. Non dimenticherò mai quel giorno, perché alla fine della ripresa ho capito che era una star del cinema".
Anche lui impressionato da Monaghan, Kilmer esprime il suo commento sulla giovane attrice: "Ho dimenticato che il mio personaggio era gay quando l'ho vista entrare in scena".
"Ero emozionata di essere parte di questo progetto e soprattutto di avere la possibilità di lavorare con Val e Robert", dice Monaghan. "Ero in soggezione all'inizio, ma loro sono stati incoraggianti e mi hanno sostenuto. E' stato un sogno diventato realtà".
Monaghan e gli altri hanno amato anche la passione di Black, che è riuscito a dare un tocco romantico e originale al genere noir, ispirando il cast e la troupe.
"Una delle 30 cose che fanno di Shane un grande, oltre alla sua sorprendente efficienza e alla scrittura divertente e complessa, è che è molto più intelligente di quanto voglia far apparire", dice Downey, che vede qualcosa di ognuno dei tre personaggi nel regista/scrittore.
"A volte dovevamo girare una scena e io chiedevo a Shane 'cosa faresti?'. Perché sotto certi aspetti sento che questa storia è autobiografica. Shane è portato per essere un fuorilegge, come Harry, ma cerca di andare oltre e fare la cosa giusta. Come Harmony, è una persona che crede ancora. Malgrado abbia avuto il blocco dello scrittore in una città che ti giudica subito, ha continuato ad essere ottimista. E, come Gay Perry, rifiuta gli stereotipi. Non è il classico scrittore di successo di Hollywood. E' nello stesso tempo un tipo affascinante e un secchione, diverso da come ti aspetteresti".
"Ho una relazione di amore-odio con Hollywood", ammette Black. "La paura e la disperazione che permeano l'aria di Hollywood sono affascinanti. Bisogna avere senso dell'umorismo per affontarla".

 

LA SEMPLICE ARTE DEL DELITTO

Lo scrittore/regista Shane Black ha lavorato a stretto contatto con il direttore della fotografia Michael Barrett ("CSI") e lo scenografo Aaron Osborne ("Without a Trace") per ottenere il look e la sensibilità di un noir contemporaneo.
"Dal punto di vista stilistico abbiamo cercato di fare qualcosa che è tipico di L.A., ma con le caratteristiche dei romanzi polizieschi e dei film noir che amo tanto", dice Black, che ha visionato con Barrett e Osborne molti classici noir degli anni '60, compreso "Detective's Story" con Paul Newman e il thriller "Senza un attimo di tregua" con Lee Marvin.
"Shane è uno scrittore con una grande visualità, che sa esattamente cosa vuole a livello di stile e di look del film", afferma Osborne. "Non ha voluto una versione romantica di Los Angeles. Voleva che l'ambientazione fosse realistica come i personaggi e la storia".
Come Black, anche Osborne è un appassionato di pulp fiction e i due hanno tratto ispirazione dai lavori dell'illustratore Robert McGuinness, famoso per le copertine dei romanzi polizieschi degli anni sessanta. Oltretutto McGuinness ha illustrato tutte le copertine dei romanzi di Johnny Gossamer che appaiono nel film.
"Il lavoro di McGuinnes è stato fondamentale per il look del film", dice Osborne, che ha inserito i disegni di McGuinness sul set, ad esempio nella stanza d'albergo di Harry Lockhart, alle cui pareti il dipartimento artistico ha appeso riproduzioni incorniciate e lavori grafici optical.
I lavori di McGuinness hanno anche ispirato il modo in cui Black e Barrett hanno girato il film. "Abbiamo girato molte inquadrature ispirate a disegni di vecchi giornali pulp, ad esempio inquadrando attraverso le braccia piegate di qualcuno che sta fumando oppure facendo vedere, oltre una lampada, un personaggio nascosto nell'ombra".
Per dare al film l'atmosfera di un noir attuale, Black e Barrett hanno deciso di 'girare in bianco e nero a colori'.
"L'idea è stata di creare un paesaggio noir pur lavorando in un ambiente di colori squillanti", spiega Black. "Abbiamo messo colore in ogni ripresa e poi abbiamo desaturato i colori in post-produzione. Il risultato è un film pieno di colore, ma non nel modo in cui si pensa una commedia. Appare ruvido. C'è una mascolinità rude".
"Michael è straordinario", dice Black di Barrett e della loro collaborazione. "Gli ho mostrato i film che mi piacciono e lui ha capito immediatamente. Sapeva esattamente cosa avevo in testa e lo ha fatto diventare migliore di quanto avessi mai immaginato".
"Ammiro Michael", dice Robert Downey Jr., "perché ha cercato di non sacrificare la nostra spontaneità nell'ottenere il look che Shane voleva per il film".
"Il noir si basa sull'uso delle ombre e della luce per creare una certa atmosfera", dice il produttore Joel Silver. "Con questo film, Shane e Michael hanno aggiunto un nuovo capitolo alla storia del genere poliziesco, mostrando che un film contemporaneo girato a colori può essere un noir classico, pur nuovo e originale".
Ad aumentare l'originalità del film, è la colonna sonora con un tocco jazz del compositore John Ottman. Conosciuto nel mondo del cinema per essere l'unico compositore di colonne sonore che è anche un ottimo montatore, Ottman ha composto le musiche e montato "I soliti sospetti" e "X-Men 2". Ricordiamo poi le musiche di due produzioni di Silver, "Gothika" e "La maschera di cera".
"Le musiche di John per "Kiss Kiss, Bang Bang" colgono perfettamente la mescolanza di generi che rende il film unico: commedia, sentimentale e suspense, con lo stile di un noir moderno", dice Silver.
"Kiss Kiss, bang bang" è stato girato in molte zone di Los Angeles, da Silverlake a MacArthur Park a Long Beach, dalle stradine squallide allo sfavillio dello Standard Hotel e del Sunset Boulevard, con il night The Falcon Room. Una sequenza importante, un party di Natale gotico, con ballerini del club 40 Deuce in costume fetish, è ambientata nella casa vittoriana di Black a Hancock Park.
In teatro sono stati costruiti i set dell'Ambassador Hotel, della Dexter Clinic e della stanza dove la sorella di Harmony incontra la morte.
Osborne ha voluto creare l'atmosfera di un 'carnevale sfiorito' per Los Angeles. "Abbiamo colto la Los Angeles di oggi in questo film", dice. "Questa autenticità aiuta a dare al film quel feeling che Shane voleva, e crea un punto di riferimento per genere noir".
Oltre a cogliere L.A. in tutto il suo falso splendore, Osborne ha inserito il Natale nel suo design. "La sfida per me era trovare un modo di scherzare sul Natale a Los Angeles e integrare lo stile di metà secolo e il modernismo che va di moda ora", spiega Osborne. "Non posso pensare a un posto meno natalizio di Los Angeles, quindi abbiamo deciso di divertirci un po'. Ad esempio, invece di un caminetto scoppiettante, nella ripresa del party di Natale, abbiamo proiettato l'immagine della scritta Yule (che significa Natale) su un televisore di 60 pollici. Abbiamo appeso delle perline iridescenti per simulare la neve e creato alberi di Natale 'Op Art'".
La produzione ha girato per 37 notti, con scene complicate, come quella di una macchina che finisce nel lago Castaic, un insieme di macchine che si scontrano e sparatorie nel MacArthur Park, e Robert Downey Jr. che, appeso a un cavo, penzola sull'autostrada di Long Beach.

 

 

Il cast

ROBERT DOWNEY Jr. (Harry) è diventato uno degli attori più rispettati di Hollywood e nel 1992 ha ricevuto una candidatura agli Oscar e ha vinto un BAFTA per "Chaplin". Nel novembre del 2004 è uscito il suo primo album "The Futurist" per Sony Classics Label, che contiene canzoni originali scritte da lui e due cover, in cui mostra tutto il suo talento.
Presto inizierà le riprese di "Fur" di Steven Shainberg, con Nicole Kidman, in cui interpreta il marito del personaggio della Kidman, Diane Arbus, una famosa fotografa suicidatasi nel 1971, la prima americana ad avere opere esposte alla Biennale di Venezia. Downey ha appena terminato le riprese di "Good Night and Good Luck", diretto da George Clooney, in cui interpreta un reporter del team della CBS schieratosi contro la caccia alle streghe del senatore Joe McCarty.
Quest'anno ha poi finito la produzione di due film, "A Scanner Darkly" di Richard Linklater, con Keanu Reeves, Winona Ryder e Woody Harrelson, e "Shaggy Dog".
Nell'ottobre del 2003 è apparso in due film molto diversi, "The Singing Detective", un musical remake di un successo della BBC, e il thriller di Warner Bros. Pictures "Gothika", con Halle Berry e Penelope Cruz.
Nel 2001 Downey è entrato nel cast della serie tv "Ally McBeal", che gli ha portato un Golden Globe, come miglior attore non protagonista, e uno Screen Actors Guild, oltre a una candidatura agli Emmy.
Nel 2000 è stato protagonista con Michael Douglas e Toby Maguire di "Wonder Boy" di Curtis Hanson e di "Bowfinger", con steve Martin e Eddie Murphy.
Nel settembre del 1999 ha interpretato "Black and Whiet", scritto e diretto da James Toback, con Ben Stiller, Elijah Wood, Gaby Hoffman, Brooke Shields e Claudia Schiffer, e "In Dreams", di Neil Jordan, con Annette Bening e Aidan Quinn. Nel 1998 è stato protagonista con Tommy Lee Jone e Wesley Snipes di "U.S. Marshals" di Warner Bros. Pictures, per la regia di Stuart Baird, e di "Two Girls and a Guy" di James Toback, con Heather Graham e Natasha Gregson Wagner.
Nel 1997 l'abbiamo visto in "Conflitto di interessi" di Robert Altman, con Kenneth Branagh, Daryl Hannah e Embeth Davitz, "Piscine-Incontri a Beverly Hills", diretto dal padre Robert Downey Sr., con Sean Penn e Patrick Dempsey, e "Complice la notte" di Mike Figgis, con Wesley Snipes e Nastassja Kinski.
Nel 1995 è apparso in "Restoration-Il peccato e il castigo", di Michael Hoffman, con Hugh Grant, Meg Ryan e Ian McKellen e "Riccardo III", sempre con McKellen, e nel 1994 in "Natural Born Killers, di Oliver Stone, con Woody Harrelson e Juliette Lewis.
Ricordiamo poi "America oggi"(1993) di Robert Altman, la commedia "Hearts and Souls", "The Last party", "Bolle di sapone", "Air America", "Uno strano caso", "Verdetto finale", "La grande promessa", "1969", "Al di là di tutti i limiti", "Ehi ci stai", "A scuola con papà", "Tuff Turf", "Una donna esplosive", "Firstborn" e "Pound", il film diretto dal padre con cui ha esordito.

VAL KILMER (Perry)ha lavorato con i registi e gli attori più importanti di Hollywood, a partire da "Top Gun" attraverso "The Doors" di Oliver Stone e "Heat di Michael Mann fino a "Spartan" di David Mamet.
Lo studente più giovane a essere ammesso alla Juilliard, Kilmer ha esordito con la commedia "Top Secret", seguita da "Scuola di geni" e dal famoso "Top Gun" di Tony Scott.
Ricordiamo poi ruoli memorabili in "The Doors", "Batman Forever" di Joel Schumacher, "Tombstone" e "The Saint". E' stato inoltre protagonista di "Alexander" di Oliver Stone, con Colin Farrell e Angelina Jolie, "Heat" di Michael Mann, con Robert De Niro e Al Pacino, "Spartan" di David Mamet, "Una vita al massimo" di Tony Scott, "Willow", "A prima vista" e "Thunderheart".
Nel 2003 ha vinto un Prism Award per "The Salton Sea" ed è apparso nell'epico Wings of Courage" e ha prestato la sua voce al personaggio di Moses nel film d'animazione "Il principe d'Egitto".
Tra i suoi film ricordiamo "Mindhunter" di Renny Harlin, "The missing", "Blind horizon", "Stateside", "Wonderland" e ruoli in "Delgo" e "10th Wolf".
Durante la produzione di "Wonderland", Kilmer ha iniziato un progetto fotografico che è diventato un libro, pubblicato da Pocket Book.
Mentre era alla Juilliard, Kilmer ha scritto con altri "How It All Began", tratto da una storia vera. Il lavoro è stato poi diretto da Des McAnuff e prodotto da Joseph Papp per Public Theatre. Kilmer ha esordito a Broadway nel 1983 in una produzione di "Slab Boy", con Sean Penn e Kevin Bacon, ed è apparso in produzioni di "Henry IV, Part One", "As You Like It", "Amleto" e "Tis Pity She's A Whore".
In televisione ha lavorato nel film originale di HBO "The man Who Broke 1000 Chains", che gli ha portato una candidatura ai CableACE e "Gore Vidal's Billy The Kid".


I realizzatori

SHANE BLACK (regista/scrittore) è nato nel 1961 a Pittsburgh, Pennsylvania, ed è considerato uno degli sceneggiatori di punta del genere d'azione. Black si è laureato all'UCLA con la sceneggiatura di "Arma letale" (1987). Oltre a collaborare al sequel "Arma letale 2" (1989), ha scritto progetti come "L'ultimo boyscout" e "Spy". Come attore, è stato il primo ad essere sventrato in "Predator" (1987) ed è apparso in "Qualcosa è cambiato", "Robocop 3" e in altri film indipendenti.
Black esordisce nella regia con "Kiss Kiss, Bang Bang".


postato da: cinemotore alle ore 14:49 | Permalink |
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lunedì, 28 novembre 2005

 

LEVANTE  e  MEDUSA FILM

presentano

un film di


LEONARDO PIERACCIONI

Ti amo in tutte le lingue del mondo


Cast Artistico


Gilberto       Leonardo Pieraccioni

Cateno       Giorgio Panariello

Margherita       Marjo Berasategui

Anselmi       Rocco Papaleo

Padre Massimo      Massimo Ceccherini

Paolina       Giulia Elettra Gorietti

Preside       Francesco Guccini

Betty uno       Barbara Enrichi

Betty        Elisabetta Rocchetti

Vigile        Pietro Ghislandi

Nico        Fabrizio Pizzuto

Giugizzu       Yoon C. Joyce

Deborah       Barbara Tabita

Frate Minimo      Luis Molteni

Soggetto e Sceneggiatura
LEONARDO PIERACCIONI
GIOVANNI VERONESI

Produttore Esecutivo
ALESSANDRO CALOSCI per OTTOFILM

Prodotto da
LEVANTE Srl in collaborazione con Medusa Film Spa

Regia
LEONARDO PIERACCIONI

distribuzione
MEDUSA

Cast Tecnico


Regia        Leonardo Pieraccioni
Soggetto e sceneggiatura     Leonardo Pieraccioni
        Giovanni Veronesi
Direttore della fotografia     Italo Petriccione
Scenografia e ambientazione    Francesco Frigeri
Costumi       Claudio Cordaro
Suono in presa diretta     Bruno Pupparo
Montaggio       Stefano Chierchié
Musiche       Gianluca Sibaldi
Edizioni Musicali      Levante Music Srl
Delegato alla produzione     Paolo Luvisotti
Direttore di produzione     Federico Baldrini Parravicini

Produzione

Produttore esecutivo Alessandro Calosci per OTTOFILM Srl

Produzione   LEVANTE Srl  in collaborazione con MEDUSA FILM SpA
         

Durata: 1h e 39m

Ufficio Stampa Studio Lucherini Pignatelli Russo

 

 

Sinossi


Gilberto (Leonardo Pieraccioni) ha quarant'anni.
È separato da poco da una moglie a dir poco "birichina".
Insegna ginnastica in un liceo pieno di ragazzi vocianti!
Paolina (Maria Giulia Gorietti) di anni ne ha sedici, è una sua allieva, ed è innamorata follemente di lui!
Per lei Gilberto è l'uomo della sua vita, non c'è niente da fare, deve arrendersi: è inutile che tenti in continuazione di spiegare alla ragazzina che il suo è un classico innamoramento adolescenziale!
Niente.
La ragazzina lo vuole, lo ama: glielo scrive in TUTTE LE LINGUE DEL MONDO su dei foglietti che gli fa trovare dappertutto.
Gilberto non sa più come fare ad arginare quella sedicenne caparbia e determinatissima. Paolina minaccia pure di ucciderlo dovesse scoprire che lui ha un'altra.
E un'altra c'è!
È Margherita!
Margherita (Marjo Berasategui) ha trentasei anni: è bella come il sole. Fa la psicologa degli animali: c'è una giraffa con sensi di colpa? Un elefante che si crede un coccodrillo? Una scimmia impaurita che non riesce a digerire? Accanto a loro c'è Margherita che cura amorevolmente tutti i suoi animali con devozione e grande professionalità.
Margherita è entrata da pochissimo nella vita di Gilberto ma lui ne è già totalmente rapito.
Cateno (Giorgio Panariello) è invece il fratello balbuziente di Gilberto. Lui gli affari suoi non se li fa mai e racconta tutta la nostra storia ad un gruppo di amici curiosissimi che si ritrovano nella lavanderia della piccola città, per ascoltare i fatti del professore.
Cateno racconta di quell'amore da adolescente, narra di quella donna bellissima che ha rapito il cuore del fratello, spiega che il professore di matematica, collega di Gilberto (Rocco Papaleo), ha iniziato a vedere di nascosto proprio la ex moglie di Gilberto!
Il "gruppo d'ascolto" spalancherà spesso la bocca dalla meraviglia: perché le vite di tutti questi personaggi s'intrecceranno in un crescendo di colpi di scena che porteranno, forse, ad un'unica certezza: i sentieri del cuore sono spesso duri, difficili, tormentati e ridicoli. Ma d'altra parte si sa: "l'amore è un'altalena di perdenti, se si va pari c'è già da star contenti!".

 

Interviste

Leonardo Pieraccioni

"I film che ho realizzato finora raccontavano sempre amori 'lineari': un uomo incontrava una donna e bisognava solo scoprire come i due dopo poche, relative peripezie, finiranno insieme. Anche se la sindrome del cabarettista mi ha portato ovviamente a cercare di divertire il più possibile, in "Ti amo in tutte le lingue del mondo", invece, ho voluto raccontare la propensione ad innamorarsi sempre delle persone sbagliate e quegli amori "intorcinati" che non fanno dormire, ma fanno cascare dal letto, amori sempre a un passo dal lieto fine che devono ricominciare la corsa, ma d'altra parte come dice il poeta? "L'amore è un'altalena di perdenti se si va pari c'è già da star contenti!".

"L'idea mi è venuta quando un giorno, prendendo un caffè davanti ad una scuola, mi si sono avvicinate due ragazzine: mentre una mi ha dato del "lei", l'altra mi ha fatto delle battute così esplicite e maliziose da farmi arrossire. Ne ho parlato con il mio sceneggiatore, Giovanni Veronesi ed abbiamo deciso che sarebbe stato lo spunto per questa nuova sceneggiatura che parte dal punto di vista di una sedicenne, Paolina, Giulia Elettra Gorietti, scritturata dopo centinaia di provini) che si innamora pazzamente di Gilberto -il mio personaggio- suo insegnante quarantenne di educazione fisica al Pacini di Pistoia. Se una ragazzina di sedici anni si innamora di un quarantenne c'è evidentemente qualcosa che non va! Anche se avevo molta paura di cascare in un rapporto morboso e "lolitesco", fin da subito mi sono reso conto che non c'è nessuna ambiguità e la differenze di età tra i due crea invece molte situazioni comiche e grottesche. Appena separatosi da una moglie fedifraga, Gilberto non sa come fronteggiare gli assalti ossessivi della esagitata ragazzina che gli lascia dappertutto bigliettini con "Ti amo" scritti in ogni idioma, dal francese al giapponese. La ragazzina non ha filtri, non si vergogna di nulla e lo reputa "antico" per il netto rifiuto che le opporrà. Nel frattempo il protagonista perderà invece la testa per Margherita, Marjo Berasategui. Margherita ha 35 anni, fa la psicologa per animali, forse è stata già sposata ed è una donna che ha grandi problemi con gli uomini. Gilberto la incontra fortuitamente nel parcheggio di una villa per scambisti dove lei ha appena litigato col suo accompagnatore (appena si è resa conto dove l'aveva portata) e così la donna entrerà come un raggio di sole nella sua vita, incrociando però spesso anche quella di Paolina… Mi sono ricordato all'improvviso di Marjo rivedendola in un video di Vasco Rossi in cui rifaceva il verso alla Liv Tyler di "Io ballo da sola", l'ho convocata per un provino e mi si è rivelata come una persona piena di talento, affascinante, simpatica a volte lunatica che rappresenta bene questa 35 enne ancora in balia della vita. Giorgio Panariello interpreta invece un personaggio piuttosto "border line", attraverso il quale esaspero il mio: Cateno, il fratello bidello di Gilberto che paradossalmente  grazie alla sua balbuzie arriva con grande potere di sintesi all'essenza di quello che vuole raccontare senza annoiare chi lo ascolta. Cateno nutre da sempre  una sproporzionata ammirazione per il fratello, cerca di emularlo appena può, si fa crescere barba e capelli uguali ai suoi, tenta di imitarne le prodezze di ex grande nuotatore anche se quando è in piscina non sa stare a galla. Va detto chiaramente che c'è Giorgio Panariello in quel ruolo altrimenti la gente non si accorgerebbe mai che è proprio lui ad interpretarlo: è assolutamente irriconoscibile, girava sui vari set senza che nessuno gli chiedesse autografi e credo abbia avuto delle forti crisi d'identità... I personaggi che Giorgio interpreta in teatro o in tv non sono non solo buffi ma anche malinconici e teneri se non addirittura tragici, un po' come accade a quelli di Massimo Ceccherini. In questo mio film c'è naturalmente anche Massimo e la sfida totale questa volta è di mostrarlo nei panni insoliti di un personaggio buono e puro dall'inizio alla fine che, incredibile ma vero, non dice neppure una parolaccia! Per lui, abituato a esplodere in scena, è  stata una vera tortura, l'ho dovuto domare. C'è un cambiamento di rotta rispetto ai suoi personaggi aggressivi e da comico puro: è un frate da Armata Brancaleone che all'inizio è un po' sopra le righe che parla un italiano apparentemente arcaico ma poi rivela un'anima e una credibilità profonda. Secondo me qui Ceccherini conferma di essere un attore straordinario dal punto di vista della drammaticità, per una sua sofferenza di fondo (la sua sofferenza gliela si può leggere anche in quelle sue fantastiche occhiaie che non hanno bisogno di trucco). Nel nostro film c'è un ruolo importante anche per Rocco Papaleo, che per me è sempre una conferma rassicurante, quando siamo in scena insieme io e lui ci compensiamo perfettamente. Qui interpreta il ruolo di un professore di matematica quarantenne, single convintissimo, che esplicita la propria voglia di essere moderno con atteggiamenti totalmente disinibiti e diventa un grande frequentatore di ville per scambisti dove all'inizio del film trascinerà lo scettico collega Gilberto. Una ulteriore presenza di cui sono molto fiero è poi quella di Francesco Guccini. Averlo nel mio film è per me una "benedizione", sono un suo fan sfegatato, anzi un suo… hooligan! Quando ero un adolescente mia nonna mi regalò "Via Paolo Fabbri 43", uno dei suoi album più belli, e ne rimasi folgorato. Insomma per usare un'equazione matematica che renda l'idea, io sto a Guccini come Fede sta a Berlusconi (e ho detto tutto). Gli ho portato le prove di 30 anni di devozione, l'ho rassicurato sul fatto che il film sarebbe stato girato a Pistoia che dista solo 49 km. dal paese dove lui vive, Pavana e gli ho offerto il ruolo di un preside burbero, austero e severissimo che fraintende una probabile storia d'amore tra alunna e professore. Guccini, nella vita invece, è al contrario molto divertente ed è stato volentieri al gioco: quando ha girato con noi era la seconda volta in vita sua che indossava una giacca e credo la prima che si metteva una cravatta! Solo quando gli ho detto che il personaggio che interpretava doveva essere di Forza Italia mi ha risposto: "Non esageriamo con la finzione". Ho ambientato abitualmente i miei film a Firenze e dintorni ma per la storia che volevo raccontare questa volta avevo bisogno di una città piccola: la provincia aiuta la commedia con i suoi personaggi stereotipati. L'Italia è soprattutto quella e il processo di identificazione di personaggi e situazioni viene più facilitato se viene fuori il senso del bar o della lavanderia dove si raccontano i fatti di tutti. Ecco allora i cammeo di Elisabetta Rocchetti e Barbara Enrichi (Betty e Betty Uno) che nella lavanderia dove mio fratello Cateno va a raccontare tutto di me danno vita ad una specie di coro greco che è un modo di far procedere la storia senza vederne tutti gli sviluppi. Infine mi sono divertito a fare uno "foto di gruppo" con un po' di amici… In una scena ho una compagnia di frati niente male: sono Carlo Conti, Giovanni Veronesi,  l'autore tv Giovanni Benincasa, il regista tv Paolo Beldì, Gianluca Sibaldi, che è anche l'autore delle musiche e Francesco Tricarico, che canta nel film sia un brano inedito che il brano "Musica", perfetto quest'ultimo per un momento in cui tutti i protagonisti restano sospesi nelle loro solitudini irrisolte".

 


Marjo Berasategui

"Avevo conosciuto Pieraccioni qualche anno fa quando facevo la fotomodella a Milano, ci eravamo "incrociati" un'altra volta quando lui stava facendo dei provini per un altro suo film ma poi c'eravamo persi di vista. Non sapevo che stesse preparando questo suo nuovo lavoro e che da diverso tempo stesse cercando l'attrice giusta per interpretare Margherita e così quando mi hanno convocato in extremis dicendomi che voleva incontrarmi l'indomani, pensavo che si trattasse di uno scherzo. Leonardo mi ha confessato che si era ricordato di me dopo avermi visto in un video di Vasco Rossi, mi ha fatto fare subito un provino su parte e poi ne ho fatto un altro dopo qualche giorno. Naturalmente mi ha fatto molto piacere essere scelta, non solo per la bella opportunità di lavoro che arriva da un cineasta che ho sempre stimato ma anche perchè fin da quando ho letto le scene del copione mi sono identificata subito nella Margherita che interpreto, una psicologa di animali che prova subito per il protagonista una forte simpatia destinata a sfociare in un grande amore. Se in scena riesco a risultare disinvolta e normale è perchè io e il mio personaggio abbiamo molti punti in comune: ho ritrovato in lei le azioni e le reazioni che avrei avuto io al suo posto in quelle determinate situazioni. È una donna molto solare che ama gli animali, semplice, sognatrice, sbadata e un po' sfortunata con gli uomini fino a quando non conoscerà quello giusto. Leonardo sembra sia riuscito a... leggermi dentro. Lavorare con lui è stato un sogno e sul set -anche se ci sono dei momenti piu' seriosi e drammatici- è stato tutto facile e giocoso. Eravamo tutti allegri e rilassati, sembrava che giocassimo ma lavoravamo sempre concretamente alle varie scene perchè Leonardo si muove con molta tranquillità e leggerezza e pur senza fare mai sentire nessuno in soggezione è molto professionale ed esigente e chiede sempre il massimo a tutti i suoi attori e collaboratori. Mi sono sentita subito a mio agio in questo clima di gran divertimento".

 

Giorgio Panariello

"Io e Leonardo siamo amici da molto tempo, avevamo recitato a teatro una decina di anni fa con Carlo Conti in "Fratelli d'Italia" e ci ripromettevamo da sempre di tornare a fare qualcosa insieme magari in palcoscenico. Questa volta però lui ha pensato a me autonomamente mentre scriveva il copione del film e la sua chiamata  naturalmente mi ha fatto molto piacere. Volevo riaprire da tempo per quello che mi riguarda un discorso cinema, mi veniva offerta l'occasione di tornarci dalla porta principale e poi l'idea di lavorare con un amico mi rassicurava: Leonardo mi conosce bene,  sa cosa posso fare e posso dargli, ha assistito col tempo ad una mia crescita e ha capito che potevo interpretare un personaggio vero e proprio, al di là di una semplice 'macchietta'. Così quando mi ha cercato non ho avuto esitazioni e nonostante avessi già un impegno come attore in una fiction della Rai con Sabrina Ferilli ho fatto di tutto per conciliare le date dei due diversi lavori, per fortuna riuscendoci. Ho capito che valeva davvero la pena concentrarsi su questo film anche a costo di rinunciare a diversi spettacoli dal vivo estivi o a una parte del lavoro con gli autori dei miei futuri programmi in tv. Ho ritrovato un Leonardo identico a quello di quando recitavamo insieme in teatro, un artista che va dritto all'essenza delle cose senza troppi egocentrismi: questo film, infatti, è più corale rispetto ad altri suoi lavori per il cinema, rivela delle piccole cose tenere e anche amare, contiene una sua parte finora non troppo esplorata e potendo contare su diversi intrecci gli offre la possibilità di esprimersi anche in quelle corde piu' segrete. Io interpreto la parte del suo fratello grullo, Cateno, un bidello che gli è sempre vicino come un'ombra, coltiva la sfrenata ambizione di emularlo in tutto e per tutto ed è afflitto da una balbuzie che cura con una specie di rap. Il personaggio l'abbiamo un po' preparato insieme, mi piacevano molto le sue indicazioni ed ho cambiato poco del carattere, la parte concettuale andava bene così com'era scritta. Non avevamo però idea di come dargli vita esteticamente e quando Leonardo mi ha dato volentieri carta bianca per cambiare lasciandomi il compito di studiare qualcosa io piuttosto che inventarmi un accessorio ho pensato solo a cercare di somigliare a lui -in peggio- con parrucca e barba: sono diventato suo fratello facendo sparire Giorgio e questo è stato il miglior effetto possibile. Di questo Cateno mi è piaciuta molto la tenerezza, il fatto che non è un bell'uomo ma idolatra Gilberto che è single e piacente tentando di imitarlo sempre e comunque (ad esempio suo fratello è stato campione di nuoto e lui che non sa nuotare  è convinto di poter vincere le gare andando in apnea sott'acqua..), mi piaceva giocare al contrasto e fare la parte negativa di lui. Cateno è una tipica figura di paese un po' esasperata ma con una sua grande umanità: è lui il narratore della vicenda, lo vediamo raccontare le gesta del fratello in una lavanderia, un luogo che ti da la sensazione di vivere il paese e di sapere tutto di tutti come è tipico della provincia.


Giulia Elettra Gorietti  

"Il mio ruolo è quello di Paolina, un'alunna della classe in cui Leonardo arriva per fare il professore di ginnastica la quale si innamora perdutamente di lui  mettendolo in serio imbarazzo per l'eccessiva differenza d'età. Paolina non si dà per vinta e lo perseguita con messaggi, chiamate e regalini, entra nella sua macchina all'improvviso, mentre siamo in gita scolastica bussa alla porta ed entro in camera sua sgattaiolando nella sua camera. Insomma è molto insistente, lui si sente braccato e si esaspera ma in fondo prova una certa tenerezza per lei che una volta respinta  proverà una forte delusione e alla fine riuscirà a metterlo da parte. Il mio è un personaggio che mi ha divertito molto perchè strada facendo matura sempre di più, mi piaceva la sua crescita nelle varie fasi e sentivo la responsabilità di una parte così importante. Avevo già recitato in "Tre metri sopra il cielo" di Lucini e "Caterina va in città" di Virzì, sto studiando per perfezionare la recitazione e mi piacerebbe fare anche del teatro ma quando mi sono presentata per i provini le audizioni erano iniziate già da molto tempo e non avevo grandi ansie. La prima volta Pieraccioni non c'era e sono stata intervistata dal suo aiuto regista: le concorrenti erano tantissime ed io ero già soddisfatta così. Ma è ovvio che speravo sempre in qualcosa di positivo, a maggior ragione quando la seconda volta ho provato insieme a lui e quando poi sono rimasta in lizza con una sola altra attrice finendo col registrare diverse scene improvvisando a soggetto. Non credevo di essere scelta, non me l'aspettavo proprio, è stato un bellissimo regalo ma Leonardo mi spiegava tutto nei dettagli dal primo momento e tra noi è nato subito un bellissimo rapporto di fiducia e di amicizia, un bel feeling che mi ha portato a dare il meglio. Recitare con un attore esperto come lui mi ha facilitato tutto: durante le riprese mi dava i suoi piccoli consigli, facendomi scoprire ad esempio come il mio personaggio avesse in comune con me la testardaggine, così come io nella vita a volte devo "sbattere" la testa per capire, anche Paolina si accorgerà sulla sua pelle che la realtà è diversa dalla sua immaginazione e che sbagliando si impara. Mi piaceva che ci fosse sempre gran divertimento e che non si trattasse di una storia d'amore seriosa: le mie scene erano soprattutto insieme a Leonardo ma mi sono sentita a casa e molto a mio agio anche con gli altri attori, da Panariello a Ceccherini a Papaleo. Sul set c'era sempre una grande allegria (una volta giravamo a notte inoltrata ed eravamo tutti così stanchi e deconcentrati da scoppiare a ridere ad ogni ciak ma alla fine ce l'abbiamo fatta.)


Rocco Papaleo

Il mio ruolo è quello di Anselmi, un insegnante di matematica erotomane, collega del protagonista. Quando Gilberto scopre il tradimento della moglie cade in una profonda depressione e io gli propongo di distrarsi in una villa isolata dove si pratica lo scambio delle coppie. Lui si ritroverà sorpreso e scandalizzato ma in quell'occasione avrà l'opportunità di fare un incontro importante con una donna che gli è realmente affine, mentre il mio personaggio  non si scomporrà più di tanto perchè vive la sua vita per il sesso al di là di particolari complessità. È il terzo film che giro con Leonardo dopo "I laureati" e "Il paradiso all'improvviso", con lui mi trovo sempre a mio agio perchè mi considera un attore brillante e mi cerca per fare da spalla di supporto al divertimento. Questa volta sono stati  accentuati i lati da commedia -ad esempio nei siparietti comici nella gita scolastica al Vittoriale- il mio personaggio è un po' esasperato e sopra le righe ma secondo me non è un portatore di un messaggio negativo perchè la sua filosofia di liberalizzazione estrema è un tema nell'aria su cui si può anche discutere e dissentire ma che nel caso specifico è stato affrontato in maniera spiritosa e disincantata. Quando recito il mio approccio al lavoro non cambia rispetto a  quello che faccio volta per volta, cerco sempre e comunque una credibilità e una verità nei personaggi che interpreto e dipende dal contesto e dal testo tutto quello che va a finire nel comico o nel drammatico Non ho avuto particolari remore ad interpretarlo, una volta che stai al gioco devi fingere di crederci, mi sono fatto convincere addirittura anche ad abbassare i pantaloni mostrando il fondoschiena e tutto sommato si tratta di una scena molto divertente, anche se un po' imbarazzante, si tratta di un film esplicitamente comico il cui principale obiettivo è quello di divertire, non puoi permetterti di fare qualcosa di troppo concettuale: si cerca la risata di pancia che come è tradizione del cinema comico è sempre quella più catartica.

 
Francesco Guccini

"Sono il severo preside dell'istituto in cui insegna Gilberto e sono perennemente alle sue calcagna all'interno della scuola perchè sospetto che lui abbia una relazione con una giovane allieva. Veramente sarei severo fino a un certo punto, è Gilberto a dare adito a questi sospetti e io forse sarei una persona diversa e meno diffidente: la sfortuna vuole che si interpretino male certi suoi atteggiamenti.. Con Leonardo è nato sul set un bel rapporto di amicizia, mi è sembrato una persona simpatica e gentile con tutti quelli con cui lavora. Ho scoperto che era un mio grande estimatore fin da quando era un bambino e di questo lo ringrazio, ho accettato volentieri di recitare nel suo film per la sua affettuosa insistenza e perchè faccio una parte davvero breve, un piccolo cammeo. In generale fare del cinema è qualcosa di scomodo e noioso per chi fa lo spettacolo ed è abituato a fare tardi la sera e a svegliarsi tardi il mattino dopo, si tratta di eccezioni occasionali, non vorrei capovolgere le sane abitudini di una vita intera…Avevo recitato in passato piccoli ruoli in sei-sette film, l'ultimo dei quali è stato "Radiofreccia" di Luciano Ligabue dove ero un barista un po' burbero verso i giovani avventori del suo locale, ma lì -anche se c'erano alcune parti divertenti la storia- aveva una drammaticità di fondo mentre questa di Leonardo, invece, è una commedia a tutto campo.."


Massimo Ceccherini 

"Sono molto deluso questa volta, Pieraccioni mi aveva promesso di farmi fare la protagonista femminile, mi sono fatto crescere i capelli lunghi e mi sono rasato e depilato tutto, pronto a fare la parte della modella spagnola di turno. Avevo firmato un contratto preciso, con una clausola che lo obbligava a baciarmi appassionatamente in scena almeno tre volte e ad abbracciarci un sacco e invece ho dovuto accontentarmi soltanto di scene normali. Ma la prossima volta mi sistemo "a modo", mi trucco e lui non potrà dirmi di no almeno per un cammeo con una scena forte, lo so che gli garbo tanto soprattutto come femmina. Almeno non mi fosse venuto a importunare durante le pause, niente, non c'era verso, nelle ore di pausa Leonardo era sempre nella mia roulotte tutto focoso e impaziente. Quando giravo mi limitavo a seguire le sue indicazioni, mi sono divertito comunque ma scalpitavo perchè se devo rendere al cento per cento devo essere donna. La verità è che sono un po' invidioso perchè tutte queste ragazze mi portano via il lavoro, sopporterei di piu' il dolore se almeno mi chiamassero in tv a fare "Il bello delle donne".. Sono finito a recitare un frate, insomma, ma se almeno fosse stata una suora questo film mi garbava di piu'...


postato da: cinemotore alle ore 14:35 | Permalink |
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