LE CROCIATE
"Sii intrepido davanti al nemico. Dì sempre la verità, , anche se può condurti alla morte. Proteggi gli indifesi e non sbagliare mai. E’ questo il tuo giuramento …"
SI RINGRAZIA L'UFFICIO STAMPA DEL FILM : STUDIO LUCHERINI-PIGNATELLI
Il regista Ridley Scott è un autentico maestro nel dipingere affreschi epici costruiti intorno a vicende storie molto intime, come ha già ampiamente dimostrato con film quali Il gladiatore, Blade Runner e Black Hawk Down. In LE CROCIATE concentra la sua attenzione sulle secolari guerre tra l’Europa e l’Oriente vissute attraverso le avventure di un giovane francese che si ritrova cavaliere suo malgrado ma che riuscirà, attraverso la sue gesta, ad onorare quel glorioso titolo.
Orlando Bloom interpreta il ruolo di Balian, un maniscalco che ha perso la famiglia e che ha rischiato di perdere anche la fede. Le guerre di religione che sconvolgono la remota Terra Santa gli sembrano lontane anni luce, ma ciò nonostante si ritrova coinvolto in questo immenso dramma. Tra gli sfarzi e gli intrighi della Gerusalemme medievale, si innamorerà, diventerà un leader e troverà il coraggio e le capacità per difendere la città dai suoi nemici.
Il destino bussa alla porta di Balian sotto le spoglie di un grande cavaliere, Godfrey di Ibelin (Liam Neeson), un crociato che dopo aver combattuto nel lontano Oriente ha fatto momentaneamente ritorno in patria, in Francia. Dichiarando di essere suo padre, Godfrey mostrerà a Balian che cosa voglia dire essere un cavaliere e lo porterà con sé in un favoloso viaggio attraverso i continenti per giungere fino in Terra Santa.
Quando Balian giunge a Gerusalemme – siamo nel periodo intercorso tra la seconda e la terza Crociata – in città regna una fragile pace, raggiunta grazie agli sforzi del suo illuminato re cristiano, Baldwin IV, coadiuvato dal fidato consigliere Tiberias (Jeremy Irons), e grazie anche alla moderazione del leggendario guerriero mussulmano, Saladino (Ghassan Massoud). Ma la pace di Baldwin ha i giorni contati, perché il fanatismo, l’avidità e la gelosia tra i Crociati minacciano di porre fine alla tregua.
La visione della pace sostenuta dal re Baldwin— che parla di un "Regno dei cieli"- è condivisa da una manciata di cavalieri, tra i quali c’è anche Godfrey di Ibelin, il quale ha giurato di difenderla a costo della sua stessa vita. E quando Godfrey passerà la sua spada al figlio, gli trasmetterà anche il sacro giuramento dei cavalieri che impone di proteggere gli indifesi, mantenere la pace e lavorare per il raggiungimento dell’armonia tra le diverse religioni e culture, per far sì che il regno dei cieli prosperi anche su questa terra.
Accettando la spada di suo padre, Balian farà il suo ingresso nella storia.
Il regista Ridley Scott, maestro dell’epica moderna, ci regala Le Crociate, un film che racconta l’avvincente saga delle Guerre di Religione viste attraverso gli occhi di un uomo che combatte una battaglia epica in difesa di altissimi ideali. Sullo sfondo di eventi storici realmente accaduti, Ridley Scott, regista del pluripremiato Il Gladiatore, tesse un dramma umano e privato dando corpo alla leggenda dei cavalieri erranti e facendoci rivivere la lotta titanica tra mussulmani e cristiani per il controllo della Terra Santa, una guerra combattuta mille anni fa ma che purtroppo trova riscontri e parallelismi con la situazione odierna.
Lo sceneggiatore William Monahan ha scritto un’affascinate storia ambientata nel periodo storico intercorso tra la seconda e la terza crociata, quando Gerusalemme e gran parte della Terra Santa erano governate da cavalieri europei, spinti in Terra Santa dal loro fervore religioso e dalla promessa di una terra esotica e ricca. Il film si concentra sulla storia di uno di questi cavalieri, Balian di Ibelin, diventato eroe per essersi opposto fermamente al tradimento in seno all’alleanza cristiana e per aver guidato il popolo di Gerusalemme nella difesa della città quando questa venne attaccata dal potente e numeroso esercito saraceno condotto da Saladino.
LE CROCIATE è interpretato da Orlando Bloom (la trilogia Il signore degli anelli) nei panni di Balian, il giovane maniscalco che s’imbarca in una vera odissea in nome di un nobile ideale. Liam Neeson (Schindler’s List, Gangs of New York) interpreta Godfrey, il padre di Balian che lascerà al figlio sia i suoi possedimenti sia il suo titolo di onorato cavaliere. Il cast di eccezione comprende anche l’attore premiato con l’Oscar, Jeremy Irons (Il caso Von Bulow) nei panni di Tiberias, consigliere militare del Re Baldwin; David Thewlis (Harry Potter e il prigioniero di Azkaban) nei panni dell’Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, consigliere spirituale oltre che militare di Godfrey; e Brendan Gleeson (Troy) nei panni del cavaliere assettato di sangue, Reynald of Chatillon.
Giunto a Gerusalemme, Balian s’innamora della principessa Sibylla, sorella del Re Baldwin, interpretata da Eva Green (The Dreamers). La ragazza è la moglie infelice del barone assettato di potere Guy de Lusignan, interpretato da Marton Csokas (The Bourne Supremacy). Infine, l’attore e regista siriano Ghassan Massoud (interprete tra gli altri di Memories of the Forthcoming Age di Haytham Hakky) interpreta il grande guerriero saraceno, Saladino.
I produttori esecutivi del film sono Branko Lustig, vincitore di due premi Oscar, (Il gladiatore, Schindler’s List), Lisa Ellzey (In Her Shoes), e Terry Needham, già aiuto regista di Ridley Scott in Black Hawk Down e Il gladiatore. La troupe è composta da alcuni dei più fedeli collaboratori del regista, a cominciare dal direttore della fotografia John Mathieson (candidato ad un premio Oscar per Il gladiatore), dallo scenografo Arthur Max (vincitore di un premio Oscar per Il gladiatore), dall’addetto al montaggio Dody Dorn (Il genio della truffa), dallla costumista Janty Yates (Il gladiatore), e dal compositore Harry Gregson-Williams (Man on Fire).
Apprezzato per la sua creatività, la capacità di creare degli eroi complessi e l’attenzione maniacale per i dettagli, il regista Ridley Scott ha creato dei memorabili universi cinematografici che vanno dalla personale rievocazione della fantascienza di Alien alla rivisitazione dell’antica Roma in Il gladiatore. Era da tempo che il regista accarezzava l’idea di fare un film che raccontasse il mito e le tradizioni dei cavalieri medievali e di tutto quello che hanno rappresentato.
"Ho sempre desiderato realizzare un film ambientato nel medioevo che avesse per protagonisti i cavalieri, e nella fattispecie che parlasse delle Crociate" osserva Scott. E si tratta di un impulso più che naturale considerati i personaggi dai quali in genere è attratto. Infatti, gli eroi preferiti da Ridley Scott sono generalmente uomini o donne comuni, dotati di un grande talento, che dopo aver superato dure prove o tragedie, riescono ad emergere e a dimostrare la loro natura di eroi; persone che prendono posizione e la difendono fino alla morte. (Basti pensare a Massimo, il valoroso generale dell’esercito romano trasformato in ribelle in Il gladiatore; o a Deckard, il replicante con una coscienza di Blade Runner; o di Ripley, di Alien.)
"Storicamente, il cavaliere— così come il cowboy o il poliziotto — é una figura carismatica, un leader del suo tempo," commenta Scott. "I cavalieri sono personaggi che ci permettono di raccontare grandi storie perché hanno tutte le caratteristiche che fanno di loro degli eroi, tra i quali spiccano soprattutto l’onestà, la fedeltà e la cavalleria."
E’ stato lo sceneggiatore Monahan a suggerire a Scott di raccontare una storia ambientata nel Regno di Gerusalemme durante la reggenza di Re Baldwin IV e di Saladino, inserendo il personaggio di un giovane cavaliere che si ergerà a difesa del Regno.
"’Il cavaliere combatte per un ideale ben preciso," aggiunge Monahan, "e il periodo migliore per far emergere questo ideale sono proprio le Crociate."
Al grido di "E’ Dio che lo vuole!" nel 1095, Papa Urbano II chiamò l’Europa cristiana a rivendicare la sovranità sulla città santa di Gerusalemme caduta nelle mani degli eserciti mussulmani che avevano conquistato il medio Oriente nel VII secolo. Migliaia di cristiani, dai re ai contadini, risposero all’appello, e nel corso di due secoli diverse ondate di Crociati partirono per l’oriente, cingendo d’assedio antiche città, fondando regni e gettando i semi di quei conflitti religiosi che avrebbero turbato i secoli a venire.
Gerusalemme venne riconquistata nella Prima Crociata (le Crociate furono in tutto otto) e fu governata in seguito da diverse generazioni di principi cristiani. Ma nell’anno 1186— quando comincia la nostra storia – il regno era scosso da conflitti interni, minacciato dal crescente potere di Saladino e mantenuto saldo solo grazie alle guarnigioni che continuavano a giungere dall’Europa. Era prassi normale quindi che un vassallo del Re, come Godfrey tornasse in patria per reclutare nuovi combattenti in difesa della terra Santa.
Il film si concentra sulle vicende di un giovane maniscalco, Balian, il cui talento va ben al di là dell’arte di forgiare il ferro. "Balian è un inventore, un ingegnere," spiega Orlando Bloom, il giovane attore diventato una star planetaria grazie alle interpretazioni di film di grande successo quali la trilogia di Il signore degli anelli, La maledizione della perla nera, e Troy. "Balian ha la straordinaria capacità di guardare un castello e di capire immediatamente cosa bisogna fare per difenderlo, e questa sua qualità si rivelerà molto utile nella seconda parte del suo viaggio."
All’inizio del film, Balian è disperato, o secondo la definizione di Orlando Bloom, "è in uno stato di nichilismo totale. Ha perso la moglie e il figlio, e quindi quello che conosciamo all’inizio del film è un uomo che sta passando le pene dell’inferno."
Ed è proprio in questo momento che riceve la visita di un cavaliere, accompagnato dai suoi uomini. Liam Neeson interpreta Godfrey of Ibelin, un nobile che ha abbandonato la Francia per diventare crociato e il cui coraggio e integrità gli sono valsi un posto accanto al Re Baldwin. "Quando i Crociati conquistarono Gerusalemme, divennero molto potenti," racconta Neeson. "Ricevettero concessioni su vasti appezzamenti terrieri che si trasformarono a loro volta in tanti piccoli regni. Godfrey è al tempo stesso un leader e un soldato e ha ricevuto in concessione un terreno appena fuori Gerusalemme."
Godfrey ha fatto ritorno in Francia per ritrovare suo figlio. "Sa di avere un figlio," commenta Neeson. "Ma non lo ha mai conosciuto perché Balian è nato da una relazione clandestina tra Godfrey e la moglie del vecchio maniscalco. Ciononostante, è tornato in patria per trovarlo e chiedergli di accompagnarlo a Gerusalemme."
"Godfrey non gli offre la terra," aggiunge Bloom, "e nemmeno il denaro. Gli offre una famiglia; gli da l’opportunità di essere suo figlio e di lavorare per lui in Terra Santa."
Dopo una certa resistenza iniziale, Balian capisce di non avere alternative e decide di unirsi al padre. "Balian è completamente perso," ci fa notare Bloom. "L’unica ragione per la quale decide di seguire il padre è per trovare delle risposte agli enormi quesiti che pendono sulla sua testa. E’ un uomo giovane che parte per un viaggio spirituale, personale, politico e di scoperta durante il quale cercherà il senso della vita. Cerca il perdono e la comprensione e per questo motivo accetta la proposta di Godfrey e parte con lui."
Godfrey viaggia accompagnato da altri cavalieri, da alcuni mercenari, da un Ospedaliere di San Giovanni, suo cavaliere confessore, interpretato da David Thewlis. "Gli Ospedalieri di San Giovanni appartenevano ad un ordine cavalleresco nato nell’XI secolo," spiega Thewlis. "Si trattava di una confraternita monastica che si occupava delle esigenze dei pellegrini cristiani in Terra Santa. E anche se gli Ospedalieri potevano all’occorrenza trasformarsi in combattenti, erano per loro stessa natura pacifisti."
Secondo Thewlis, Godfrey è turbato. "C’è qualcosa di molto doloroso che lo turba ma alla fine della sua vita troverà la redenzione attraverso Balian, il figlio ritrovato. Scoprirà di avere ancora tanto amore e tanto calore da dare e troverà consolazione nel sapere che la sua eredità passerà al figlio."
Durante un agguato seguito da una battaglia, Godfrey viene ferito a morte. E in un atto di redenzione finale, Godfrey nomina suo figlio cavaliere e affida a lui la missione di mantenere la pace a Gerusalemme. "Cerco di convincerlo ad andare a Gerusalemme, dicendogli che c’è una possibilità per tutti, cristiani e mussulmani, di vivere insieme e di formare un’unica civiltà", commenta Neeson. "Godfrey ha capito tutto questo solo dopo tanti anni di battaglie e uccisioni senza senso."
Dopo la morte di Godfrey, l’Ospedaliere diventa il fedele compagno e consigliere di Balian. "Lo mette di fronte a degli interrogativi importanti e lascia che Balian trovi da solo le risposte," commenta il regista. "Usa spesso l’espressione ‘azione giusta’— nel senso che bisogna fare sempre la cosa giusta, costi quel che costi. Secondo lui è questo quello che il Signore cerca. Il resto è pura follia. Non devi ascoltare le voci. Non devi inginocchiarti. Devi solo fare ciò che è giusto."
Giunto a Gerusalemme, Balian incontra i personaggi più emblematici della città. Uno degli incontri più significativi è quello con la sorella del re, la bella principessa Sibylla (Eva Green), moglie suo malgrado, in seguito ad un matrimonio combinato, di Guy de Lusignan (Marton Csokas). "Sybilla é una ragazza piuttosto esotica," osserva la giovane attrice Eva Green, che ha debuttato sul grande schermo diretta da Bernardo Bertolucci in The Dreamers. "Ha vissuto tutta la sua vita a Gerusalemme ed è cresciuta tra cristiani, ebrei e mussulmani. Tuttavia, ha vissuto un’infanzia e una giovinezza piuttosto repressive e sua madre l’ha costretta a sposarsi contro il suo volere. Odia il marito e non rispetta i suoi valori o la sua sete di potere. Sibylla e Balian provano una forte attrazione reciproca, nonostante tutte le complicazioni politiche che questa comporta. "Balian non è in cerca dell’amore," dice Bloom, "tuttavia s’innamora follemente di lei perché Sibylla è una giovane donna incredibilmente affascinante ed esotica davanti alla quale è difficile resistere. Il loro è un rapporto molto forte e profondo, è un qualcosa che Balian desiderava da tempo ma al quale cerca inizialmente di resistere. L’incontro con questa donna fa rinascere in lui un raggio di speranza."
Green ritiene che per Sibylla, il rapporto con Balian sia una specie di piccolo paradiso, di rifugio nel quale rintanarsi per sfuggire alla sua vita infelice. "All’inizio Balian è in lutto," racconta la giovane attrice. "E’ confuso, non so cosa desideri veramente dalla vita, non sa in cosa credere. E Sybilla è all’estremo opposto. Vuole vivere la vita accanto ad una persona virtuosa. Desidera l’armonia e quando s’incontrano, nasce subito una forte e immediata attrazione. Lui è puro, fedele e nobile ed è l’uomo ideale per lei."
Sibylla è molto spaventata per la sorte di suo fratello Baldwin. "Non riesce ad accettare il fatto che morirà," osserva l’attrice, "perché è l’unica persona della quale possa fidarsi veramente."
Il re Baldwin IV, è un re buono e giusto ma dal destino segnato. Il giovane Re è affetto da una grave forma di lebbra, che lo porterà ad una morte in giovane età. La malattia ha raggiunto un tale stato che il Re è costretto ad indossare una maschera d’argento per nascondere il volto sfigurato. "Baldwin era molto forte e incredibilmente fedele, ma è stato debilitato dalla lebbra e la sua morte è ormai imminente," racconta Scott.
Quando si conoscono, Re Baldwin spiega a Balian che, in quanto nuovo signore di Ibelin, dovrà portare avanti la missione iniziata da suo padre, vale a dire difendere la strada per Gerusalemme affinché resti aperta e percorribile dai pellegrini di ogni fede. "Qui sono tutti benvenuti," commenta Bloom, "perché questa è la cosa giusta."
Balian incontra Tiberias, il saggio e duro consigliere del Re, interpretato da Jeremy Irons. "E’ il comandante dell’esercito di Gerusalemme," spiega Irons. "Il suo capo, il Re Baldwin, è lebbroso; la sua malattia è ad uno stadio molto avanzato e il Re non è in grado di guidare il suo regno come vorrebbe e di conseguenza ha affidato gran parte dei suoi compiti a Tiberias."
Tiberias descrive a Balian la fragile pace che regna in quel momento a Gerusalemme e gli parla anche delle tensioni e delle cospirazioni ordite al suo interno e dell’esercito di 200.000 uomini guidato da Saladino che è giunto ormai alle porte del regno. "Tiberias nutre per i mussulmani lo stesso rispetto che ha per i cristiani," sottolinea Irons. "E ritiene giusto e necessario ricordare spesso ai cittadini che devono rispettare gli altri, qualunque sia la loro religione. E’ un uomo giunto ormai alla fine della sua carriera, stanco di combattere e stanco di sopportare gli stupidi comportamenti di coloro che lo circondano a Gerusalemme."
La tregua tra Baldwin e Saladino (Ghassan Massoud) è costantemente minacciata dalle cospirazioni ordite all’interno del regno. "Molte trame complesse e confuse vengono ordite a Gerusalemme," sottolinea Scott. "Regnano la confusione, gli intrecci politici e la corruzione; questa esplosiva situazione è tenuta sotto controllo solo dalle straordinarie capacità del Re Baldwin e di Tiberias," aggiunge il regista. "Tutti gli altri lavorano e si danno da fare per perseguire esclusivamente i loro obiettivi personali, minacciando il benessere comune."
Il carismatico leader dei Saraceni, Saladino, è interpretato dall’attore e regista siriano Ghassan Massoud, già regista di The Diplomats, uno spettacolo di satira che affronta i problemi della leadership nel mondo arabo. Per Massoud, Saladino è stato prima di tutto un importante uomo di stato e poi un soldato, un uomo di guerra," commenta l’attore. "Saladino ha vinto tante battaglie ma al tempo stesso ha aperto e mantenuto il dialogo con il nemico. E per un leader di quell’epoca era una cosa molto importante. E’ un personaggio molto carismatico, ma al tempo stesso molto umano. Era anche molto dolce, come persona. Credeva fermamente nel dialogo con il nemico."
"Saladino viene osannato come grande leader mussulmano, come politico, gentiluomo e grande stratega," aggiunge Scott. "E non erano solo i Saraceni ad adorarlo perché era rispettato anche dalla fazione "nemica." E Massoud aggiunge: "Nel film Balian e Saladino si rispettano a vicenda."
Guy de Lusignan, il marito di Sibylla, fa parte dell’ordine religioso/militare dei Templari. "I Templari sono una fazione estremista che non voleva avere nessun rapporto con i mussulmani," spiega il regista. "I Templari non volevano la pace."
"Guy è un militare, è il comandante in capo dell’esercito di Gerusalemme," dice l’attore che lo interpreta, Marton Csokas. "Agli occhi di Guy, che è un soldato e un uomo di guerra, il Re è un inetto. Guy vuole scendere in capo e combattere, non solo per il piacere di farlo ma perché attraverso le battaglie spera di conquistare una fetta di potere. E’ un uomo che è a caccia di gloria. La sua sete di potere è enorme e per molti versi è esattamente l’opposto di Balian."
Guy è innamorato di Sibylla, anche se lei lo detesta. "A casa sua è un perdente, perché non può contare sul sostegno della moglie, e quindi come uomo è uno sconfitto perché non ha dalla sua l’amore e la pace domestica," aggiunge Csokas.
Un compagno di cospirazione di Guy è Reynald de Chatillon, proprietario di un’espugnabile fortezza a Kerak. (Le vere rovine della fortezza sono ancora in piedi e si trovano in Giordania, a circa 50 miglia a sud ovest di Gerusalemme.) "Reynald gongola nel caos e nella confusione," dice Brendan Gleeson. "E’ cattivo e selvaggio ma al tempo stesso ha una sua rozza visione di cosa voglia dire ‘cavalleria’. Da un certo punto di vista, rappresenta ciò che c’era di sbagliato nei Crociati. Furono persone come lui a trasformare le Crociate in un edonismo folle, imperialista e xenofobo. In tutto quello che fa, Reynald è motivato esclusivamente dall’avidità e dalla lussuria."
Spinti dalla sete di potere e dalla ricerca del caos a tutti i costi, Guy e Reynald innescano una reazione a catena che condurrà inevitabilmente Gerusalemme ad una guerra contro i Saraceni. E mentre la fine del regno di Baldwin si avvicina, Reynald è più che felice di fare la sua parte appoggiando il complotto di Guy per conquistare il tanto agognato potere. Il culmine viene raggiunto quando Guy uccide a sangue freddo un messaggero saraceno. "E’ la fine, non solo per Guy ma per tutto quello che Baldwin e Saladino hanno cercato di salvare e di mantenere, vale a dire il pluralismo e la tolleranza," commenta Csokas. "Alla fine ottiene quello che vuole, con tutte le conseguenze del caso."
L’atto finale di follia di Guy è condurre l’esercito di Gerusalemme fuori dalla città per scontrarsi con l’esercito di Saladino, che è nettamente superiore in termini numerici, nella famosa Battaglia di Hattin, nella quale i cavalieri cristiani venero letteralmente distrutti. Nel film non vedremo la battaglia, perché la parte centrale della storia si svolge dopo la sconfitta, quando Saladino porta l’esercito fino alle mura della città. Ed è in questa occasione che, fedele al codice d’onore dei cavalieri, Balian s’impegna a difendere la città e con le sue capacità di leader e di ingegnere, riuscirà a trasformarla in una fortezza.
Balian sa bene che si tratta di una battaglia che non può vincere, poiché dispone di un esercito di pochi uomini che dovrebbe opporsi ai 200.000 soldati di Saladino. Tuttavia, il suo vero trionfo sarà essere riuscito a mettere insieme e a tenere uniti i difensori della città e essere riuscito a trattare per la loro sopravvivenza. "Prima di allora," commenta lo sceneggiatore William Monahan, "i difensori di Gerusalemme erano separati e dovevano lottare contro un esercito unito."
"Se fosse stato in loro potere, Baldwin e Saladino avrebbero mantenuto la pace," commenta Orlando Bloom. "Se non ci fossero stati dei fanatici estremisti come Reynald e Guy de Lusignan, uomini assetati di sangue e di potere, Gerusalemme sarebbe stata un luogo nel quale la gente si recava per rendere omaggio e adorare il signore, un luogo di pace, di rispetto reciproco per tutte le credenze e le religioni."
Balian assume il titolo di cavaliere con una serietà ed un impegno fuori dal comune, sottolinea Monahan. "Un uomo si vede da quello che fa e non da quello che dice o che sostiene di essere," osserva Monahan. "Il film è costruito partendo dal codice dei cavalieri. E come ha detto Ridley, il film parla di uomini che usano la testa e il cuore."
"Il regno dei cieli dei quali si parla nel film non è quello che il pubblico si aspetta," aggiunge Bloom. "Non ha niente a che vedere con la vita nell’aldilà, ma è un luogo nel quale si nasce e dove possiamo essere veramente noi stesi. E’ un regno della coscienza. E’ un regno di speranza e unità. E’ il regno ideale per il quale tutti noi dovremmo combattere, un mondo di pace."
DALL’IDEA ALLA REALIZZAZIONE
Ridley Scott e lo sceneggiatore William Monahan stavano lavorando ad un progetto intitolato Tripoli quando hanno iniziato a prendere in considerazione l’ipotesi di fare un film ambientato all’epoca delle Crociate. "E’ un periodo storico denso di grandi avvenimenti," commenta Scott. "Se prendiamo in esame la storia di quei 200 anni, possiamo ritrovare ogni singola sfumatura dei comportamenti umani. E’ possibile prendere quel periodo storico e scegliere, con una precisione quasi chirurgica, il momento da analizzare."
La sensibilità e la profondità della sceneggiatura di Monahan, nelle mani di un cineasta di successo e di talento come Ridley Scott, hanno attratto attori e tecnici che formano il cast e la troupe di questo incredibile film. "Il film parla di un periodo storico che somiglia tanto per certi versi all’oggi, soprattutto in alcune parti del mondo: il rapporto tra cristiani e mussulmani, la maniera in cui gli uni potrebbero essere utili agli altri, i loro programmi reali," commenta Jeremy Irons. "E’ una storia che ci porta a riflettere su quello che succede oggi."
Scott sottolinea che ha voluto realizzare un film che prende spunto da eventi storici realmente accaduti e non un documentario. Infatti LE CROCIATE usa gli eventi storici come sfondo sul quale dipingere un intenso dramma umano. "Abbiamo scelto un momento storico durante il quale Gerusalemme era in pace, cosa che sembra impossibile oggi," sottolinea il regista. "Ed è questa la cosa più affascinante della storia: abbiamo cercato di ritrarre entrambe le fazioni in campo in modo equilibrato, senza estremismi o prese di posizione. L’eroe, Balian, è un uomo che si pone delle domande, s’interroga sul significato di "azione giusta". E uno dei personaggi più potenti del film è Saladino, interpretato da un mussulmano ."
Monahan subisce da tempo il fascino del Regno Latino di Gerusalemme, soprattutto del periodo della reggenza di Baldwin IV. "Fu un periodo in cui regnava l’equilibrio tra i crociati e i mussulmani," sottolinea lo sceneggiatore. "C’era un equilibrio tra i poteri. Era una tregua alimentata anche da una sorta di fascino reciproco tra le due culture." Il reciproco rispetto della pace veniva assicurato dal Re Baldwin IV e da Saladino, entrambi alle prese con le fazioni più estremiste dei loro campi rispettivi.
Monahan si è basato sulle fonti primarie, utilizzando i veri racconti (tradotti) scritti da persone vissute all’epoca in cui quegli avvenimenti storici si sono verificati, cercando di evitare le innumerevoli interpretazioni scritte nel corso dei secoli. Le sue ricerche lo hanno portato a scoprire che Re Baldwin e Saladino erano veramente riusciti a giungere ad una tregua senza precedenti, nel corso della quale le tre grandi religioni monoteiste venivano liberamente praticate a Gerusalemme.
"Re Baldwin seguì quella che era stata una prassi adottata dai mussulmani quando avevano governato la città, prima di lui, permettendo ai seguaci di altre religioni di professare e praticare liberamente la loro fede," sottolinea Scott. "Erano tutti liberi di andare a Gerusalemme e adorare il dio nel quale credevano."
La storia narrata nel film comincia quando la tregua è ancora in piedi. "Il commercio ricomincia a rifiorire," commenta Monahan. "Popoli diversi convivono gli uni accanto agli altri. Il Regno Latino ha resistito in questo stato per circa 100 anni e solo un errore, causato dall’ambizione, dall’avidità e dal fanatismo, lo hanno fatto crollare."
LA SCELTA DEGLI ATTORI
"Ho avuto l’opportunità di realizzare il sogno di tutti i ragazzi del mondo," osserva Orlando Bloom. "Ho interpretato un cavaliere che con grande semplicità riesce a conquistare la ragazza dei suoi sogni e a diventare quello al quale è sempre stato destinato. Inizialmente Balian è un eroe suo malgrado alla ricerca di un qualcosa, e secondo me sono questi gli eroi migliori."
Ridley Scott e Bloom avevano già lavorato insieme in Black Hawk Down. "Orlando è una persona molto onesta e alla mano," conferma il regista. "Inoltre, per le sue caratteristiche fisiche è particolarmente adatto a ruoli del genere. Ricordo per esempio, che in Black Hawk Down si è addirittura buttato da un elicottero. Fa tutto ciò che gli viene chiesto e sono convinto che la sua onestà e la sua autenticità lo abbiamo reso perfetto per il ruolo di Balian."
"Mi sento un privilegiato per aver lavorato con questo cast eccezionale e per essere stato così a stretto contatto con Ridley," dice Bloom. "E’ stato fantastico vederlo lavorare e poter contribuire alla creazione di un qualcosa insieme a lui. Ha la straordinaria capacità di prendere una storia ambientata in un passato lontano e renderla perfetta per un adattamento cinematografico contemporaneo. Mette insieme politica e verità, e quando racconti una storia se parti dalla verità è naturale che riesci ad arrivare al nocciolo della questione. I suoi film sono un’autentica festa per gli occhi ma al tempo stesso ti lasciano con tanti quesiti e tanti dubbi ai quali poi cercherai una risposta. Per me è stata un’esperienza straordinaria e mi ritengo molto fortunato per averla vissuta ."
Eva Green è stata scelta per interpretare Sibylla perché il film aveva bisogno di una forte presenza femminile che emergesse in un mondo dominato quasi esclusivamente da uomini. "Eva ha poco più di vent’anni, ma è molto matura per la sua età," commenta il regista. "Ha una grande capacità di giudizio e delle fantastiche intuizioni."
"Ridley è una persona molto umile," risponde la Green. "E pur trattandosi di un film enorme in termine di sforzi produttivi, lui ha fatto in modo che la lavorazione fosse il più semplice e il più naturale possibile. Capisce alla perfezione la vulnerabilità degli attori e riesce a infondergli una grande sicurezza. La sua calma e la sua energia ti rendono più forte e non mostra mai segni di tensione o nervosismo."
Molte delle star che formano questo eccezionale cast hanno accettato di interpretare il film oltre che per la validità della sceneggiatura scritta da Monahan, anche per la presenza di Ridley Scott dietro la macchina da presa. Jeremy Irons, che ha interpretato uno spot pubblicitario diretto da Scott circa vent’anni fa, dopo aver letto la sceneggiatura ha cercato in tutti i modi di mettersi in contatto con il regista. "In quella sceneggiatura c’erano tutti gli elementi necessari per farne un grande film d’azione," racconta l’attore. "E io volevo farne parte a tutti i costi. Se decidi di interpretare un film così grande ed importante, fatto di cuore e di grandi sequenze d’azione, è Ridley Scott il regista più adatto a dirigerlo. Credo che questo film sia totalmente diverso da tutti quelli che ha realizzato finora."
"Parlano tutti dell’enorme talento visivo di Ridley che è assolutamente indiscutibile, commenta lo sceneggiatore Monahan, "ma così facendo dimenticano spesso che Ridley è anche fantastico a dirigere gli attori. E questa sua dote è emersa subito, sin dai tempi di Alien, che è un capolavoro in termini di recitazione corale. "
Scott ha voluto a tutti i costi che i ruoli dei mussulmani venissero interpretati da attori mussulmani. Ghassan Massoud e Khaled El Nabawy , che interpretano rispettivamente Saladino e il fanatico Mullah, sono due grandi star del mondo arabo. "Lavorare con Ridley Scott è stata un’esperienza assolutamente straordinaria", commenta Massoud. "Per un attore del medio oriente, lavorare con un regista come Ridley Scott è sicuramente un’esperienza unica. Ho un profondo rispetto per le sue idee, per i personaggi e per la storia raccontati in questo film."
Per interpretare Guy de Lusignan, che incarna forse meglio di tutti il "cattivo", Scott voleva un attore che fosse credibile nei panni di un uomo crudele e spietato motivato solo da un amore ostinato. Le scioccanti esplosioni di violenza di Guy sono bilanciate da una vulnerabilità che suscita una certa simpatia. L’attore di origine neozelandese, Marton Csokas ritiene che ciò che rende questo racconto epico così potente è lo sguardo ravvicinato ed intimo sui personaggi. "Alla base del film, ci sono le storie e i rapporti interpersonali," commenta Csokas. "Altrimenti sarebbe soltanto un film spettacolare e roboante ma privo di significato. Ridley sa bene che è molto più interessante esaminare le vite delle persone che vivono in quel mondo."
Tutti gli attori hanno condotto personalmente delle ricerche relative a quel periodo, concentrandosi soprattutto sui rispettivi personaggi, sui loro usi e sulla loro cultura. Massoud ha studiato attentamente la storia di Saladino affidandosi a fonti orientali ed occidentali e leggendo migliaia di pagine su di lui. "Molte persone andranno a vedere questo film perché racconta la storia di Saladino," dice Massoud. "E’ un periodo molto importante per la cultura islamica e per il mondo arabo, ma lo è anche per l’occidente, per la Gran Bretagna, la Francia, l’America. Vedendo questo film saranno in molti a chiedersi: chi era quell’uomo?"
Massoud ritiene che sia lo sceneggiatore sia il regista abbiano realizzato un ritratto molto equilibrato di Saladino. In alcuni casi hanno discusso con Massoud relativamente alle modifiche e ai piccoli aggiustamenti da apportare alla storia, basandosi sulle conoscenze dell’attore sia su saladino sia sugli usi e costumi dei mussulmani. "Nelle mie discussioni con il regista ho imparato che gli Inglesi sono molto rispettosi ddi Saladino e lo considerano un nobile e valoroso nemico di Riccardo Cuor di Leone," commenta l’attore.
Per il ruolo di Godfrey di Ibelin, il padre del protagonista, Ridley Scott aveva pensato sin dall’inizio a Liam Neeson. Nel viaggio che ha portato attori e troupe prima in Spagna e poi in Marocco, dove è stato girato il film, Liam ha assunto naturalmente il ruolo che interpreta anche nel film. "Quando si mettono insieme così tanti attori, è naturale che si formi una sorta di comunità," commenta il regista. "E Liam è diventato in maniera assolutamente naturale la guida, il leader del gruppo. Pur avendo più o meno la stessa età di molti degli altri attori, è diventato per molti di loro una sorta di figura paterna."
Per rendere convincente e realistica la sua ricostruzione del mondo medievale, Scott l’ha popolata di un’enorme quantità di comparse. A titolo di esempio, in una scena del film che si svolge nel palazzo del Re Baldwin, le comparse comprendevano mendicanti, cavalieri ospedalieri, cavalieri dell’esercito di Gerusalemme, le guardi, i notabili del palazzo, i sacerdoti, i monaci, le guardie del corpo, i musicisti, i mullahs, i sacerdoti e soldati saraceni, gli scudieri e i servi.
RICREARE IL PASSATO
La colossale ricostruzione del mondo delle Crociate ha richiesto mesi di ricerche meticolose, un lungo e complicato lavoro di progettazione e il coordinamento di artigiani e artisti al lavoro contemporaneamente in diversi paesi. E tutto è cominciato da qualche schizzo disegnato a mano sulla carta.
Cineasta straordinariamente visivo, quando legge una sceneggiatura Scott ha sempre in mente lo storyboard. "Quando lavori con Ridley, ogni volta che parli della sceneggiatura o della storia, lui disegna in continuazione," racconta Monahan. "Disegna una cornice e disegna ciò che vorrebbe vederci dentro. Se fai attenzione a tutti i foglietti che sono sparsi sul tavolo, riesci a capire quale sarà l’aspetto del film. Tuttavia, nulla può prepararti a un film di questa scala e di questa portata. E’ paragonabile ad un’operazione militare.
"Sembrava che i disegni di Ridley diventassero sempre più grandi, giorno dopo giorno," commenta lo scenografo Arthur Max. "Al tempo stesso però, la storia del personaggio centrale diventava sempre più intima. Il film racconta la storia di una persona apparentemente normale che all’improvviso si ritrova a far parte di un qualcosa molto più grande di lui, circondata da tutti i personaggi storici che conosciamo bene, e il tutto viene visto e raccontato attraverso gli occhi di una persona normale che ha vissuto fino a quel momento una vita assolutamente normale."
Scott ha chiamato a raccolta una collaudata squadra di grandi talenti tra i quali c’è Arthur Max, che lo hanno aiutato a ricostruire il mondo medievale in un tempo relativamente breve. "Scatta in tutti una sorta di obbligo morale ad impegnarsi nelle ricerche, ognuno per suo conto," commenta il regista. "E quando è il momento di cominciare, ognuno è già calato perfettamente nel suo ruolo e sa cosa deve fare."
Dopo aver effettuato i sopralluoghi e aver messo insieme un’imponente biblioteca di riferimenti bibliografici, Max ha costruito dei modellini per i set principali, da esaminare insieme a Scott per definire progetti e dettagli dei set da ricostruire. A quel punto è iniziata la fase di progettazione, con circa 1.000 disegni realizzati dal reparto scenografie al lavoro a Roma.
"Creare un mondo a partire non solo dalle ricerche fatte ma a anche e soprattutto dall’immaginazione è un gioco alla quale vogliamo tutti partecipare," continua Max. "Non si tratta solo della facciata di un edificio. In questo caso abbiamo tentato di creare una specie di labirinto, che si tratti di un quartiere di Gerusalemme, della fortezza di Kerak o di un angolo del villaggio di Ibelin. Che si tratti di un sontuoso palazzo o di un semplice villaggio, abbiamo cercato di renderli il più reali possibile, per far sì che il pubblico si lasciasse trasportare dalla narrazione della storia e dal contesto nel quale si svolge."
"Inoltre credo che per un attore sia più facile calarsi in un ruolo del genere se ha la possibilità di aggirarsi veramente tra quel mondo, sentirlo vivo e pulsante intorno a sé, pieno di cose ed oggetti. Il set deve essere uno spazio vivente e per questo motivo abbiamo cercato di riempire di vita, a tutti i livelli, le stradine e i vicoli di Gerusalemme, e di farli somigliare il più possibile a com’erano a quell’epoca."
COSTUMI E ARMI
Anche la costumista Janty Yates ha fatto un enorme lavoro di ricerca per poter ricreare i costumi dei tanti personaggi che popolano questo film, alcuni dei quali sono una perfetta miscela di occidente ed oriente. "Ho dovuto imparare anche i più piccoli dettagli sull’ultimo tirante degli stivali dei saraceni," commenta la costumista. "Dopodiché ne abbiamo dovuti fare 5.000 circa!"
Yates ha iniziato le ricerche visitando il British Museum, oltre a diversi musei e biblioteca in Gran Bretagna, passando poi all’Armory di Leeds, e finendo nella Salle de Crusades di Versailles, dove ha trovato un’inestimabile pietra di paragone per le sue ricerche. "Stavamo per andare via, dopo aver faticato parecchio per entrare, e in quel momento ho notato che la stanza era piena di stemmi di famiglia che facevano da cornice ai quadri," ricorda la costumista. "Ho chiesto che mi concedessero un po’ più di tempo, ho rifatto un rapido giro delle stanze e alla fine ho trovato lo stemma del 1180 di Balian di Ibelin, del quale ignoravo l’esistenza. Pensavo che avrei dovuto inventarlo e invece le ricerche ci hanno condotto a scoprire quello autentico".
Per Yates, che aveva già collaborato con Scott in Il gladiatore, la maggiore gioia è lavorare insieme agli attori per creare un personaggio anche partendo dai costumi che indossa. Uno degli aspetti più importanti nella realizzazione dei costumi di questo film è stata la scelta dei colori, soprattutto per gli indumenti che indicavano le diverse appartenenze. "Tutti i cavalieri del film indossano cotte d’armi diverse a secondo dell’ordine al quale appartengono," spiega la costumista. "Quando ho trovato lo stemma di Ibelin, mi sono accorta che era bordeaux e dorato e noi abbiamo scelto il bordeaux e sabbia per la livrea di Ibelin. L’Esercito di Gerusalemme è vestito di blu fiordaliso e di conseguenza anche il Re è vestito dello stesso colore, con un po’ d’oro. Jeremy Irons, che è il massimo ufficiale a Gerusalemme, è anch’esso in blu fiordaliso. Lo stesso dicasi di Marton Csokas, che interpreta Guy De Lusignan. Il blu è un colore molto forte. Per quanto riguarda i Saraceni, invece, abbiamo scelto una tavolozza fatta di rossi, sabbia, ambra e oro tinte che riecheggiano un po’ i colori del deserto. Per Saladino e per il suo luogotenente Imad, abbiamo scelto invece l’argento, l’oro e il nero."
Considerato che Eva Green è l’unica donna con un ruolo da protagonista, Yates ha messo una particolare cura nel ricreare i suoi costumi. "Mi sono divertita molto a disegnare i suoi 28 cambi", ricorda la costumista. "I completi che usa per cavalcare sono veramente memorabili. Ho usato tanta seta ricamata in India, perché volevo dei mantelli che volassero letteralmente quando va a cavallo. Indossa dei pantaloni da harem e degli stivali fatti a Roma. I suoi completi per la cena sono sorprendenti. E’ sempre ricoperta di perle. Tutto ciò che comporta gioielli, pietre e ricami è stato fatto a mano in India. Inoltre mi sono fatta fare dei turbanti, intarsiati di gioielli e perle e diversi veli."
Yates e i suoi collaboratori hanno realizzato circa 15.000 costumi indossati da attori e comparse che hanno lavorato nel deserto marocchino, con tutte le difficoltà che questo ambiente comporta. "Nel giorno di maggiore affollamento, abbiamo avuto circa 2.000 comparse contemporaneamente," ricorda la costumista. "Non appena finivamo di vestire un gruppo, ecco che ne arrivava un altro, e così di seguito, uno dopo l’altro. Per non parlare delle controfigure che avevano almeno 7 cambi a testa."
I tessuti sono stati importati dall’India, Italia, Tailandia, Francia e Gran Bretagna. Ogni costume constava di tredici pezzi almeno: giacca, camicia, pantaloni, cotta d’armi, elmo, stivali, guanti, mantelli, cotta di maglia, fodera e cinta per la spada. Le cotte di maglia sono state realizzate dai WETA Workshop in Nuova Zelanda, i cui artigiani si sono fatti le ossa realizzando tutti i costumi per la trilogia di Il signore degli anelli. "Sono talmente leggere che potrebbero volare, ma al tempo stesso sono estremamente realistiche," dichiara la Yates. "Gli elmetti sono tutti di gomma, e di conseguenza molto leggeri. Tutto è stato pensato e realizzato per garantire il confort di attori e comparse."
Yates, insieme alla sua squadra composta da 40 a 80 assistenti e sarti, con base tra la Spagna e il Marocco, ha diretto i lavori con una precisione militare. E mentre la produzione si spostava da un set all’altro, ha creato dei "villaggi per i costumi" dove i vari costumi venivano preparati, lavati, rovinati, scomposti, fatti ed adattati.
Il maestro d’armi Simon Atherton è stato incaricato della creazione di decine di migliaia di armi, anche se le più importanti sono state le spade: nella fattispecie la spada di Godfrey, che viene lasciata al figlio Balian e la spada di Saladino. "Le cose più difficili da realizzare per la spada di Godfrey sono state il fodero e la cinta," racconta Atherton. "Ho ricostruito l’impugnatura di noce e l’ho coperta con pelle di animale. Come vedrete, ci sono dei piccoli draghi ed una croce intarsiati. Le lame sono state realizzate in alluminio, che è più leggero e sicuro di altri metalli. Mi ci è voluta una settimana intera solo per fare la prima, e nel film ce ne sono cinque in tutto, diverse per dimensioni e peso."
Per Saladino, Scott voleva delle scimitarre curve, ma le ricerche condotte da Atherton hanno dimostrato che all’epoca le scimitarre dei saraceni erano dritte e non ricurve. Dopo qualche discussione, e come vedrete nel film, Saladino ha una spada dritta. "Abbiamo eliminato la punta perché pensavamo che fosse troppo minacciosa, " racconta Atherton. "L’impugnatura è di osso e ha dei serpenti. Mi ci è voluto un po’ di tempo per farla; ogni singolo pezzo è stato mandato altrove per essere fuso."
ALLA RICERCA DELLA STORIA TRA SPAGNA E MAROCCO
Due nazioni mediterranee sono state usate come ambientazioni per Le Crociate. Per ricreare la Francia del XII secolo, Ridley Scott e lo scenografo Arthur Max hanno scelto la Spagna, mentre per la Terra Santa hanno optato per il Marocco. Alcuni degli interni a Gerusalemme sono stati girati in Spagna.
Scott conosce bene entrambi i paesi, visto che gran parte di 1492-La conquista del Paradiso è stato girato in Spagna mentre il Marocco ha fatto da sfondo ha tante sequenze di Il gladiatore e a Black Hawk Down. Quelle esperienze lo hanno certamente aiutato a scegliere tanti set che hanno contribuito alla creazione del mondo che vedremo sullo schermo.
Scott e i produttori hanno messo insieme una troupe composta da 436 persone che hanno iniziato le riprese in Spagna, alle quali si sono aggiunti altri 443 artigiani e operai marocchini quando il set si è spostato in Marocco. In totale, la produzione ha utilizzato tra 25.000 e 30.000 comparse e figuranti, a volte supportati anche dall’esercito marocchino. "Sono molto disciplinati e inoltre sono degli ottimi cavalieri," commenta Scott. "Senza l’aiuto dei funzionari del palazzo di Sua Maestà, Mohammed VI, non avremmo mai potuto realizzare questo film."
Le riprese sono cominciate nel nord della Spagna che è già di per se un mix di culture e religioni, come è dimostrato dalla presenza contemporanea e contigua di moschee e cattedrali. Il castello di Loarre, utilizzato per raffigurare il castello della famiglia di Godfrey, è una delle fortezze del XII secolo meglio conservate d’Europa. Eretto all’ombra dei Pirenei, al confine tra quelle che erano all’epoca la Spagna Cristiana e la Spagna Mussulmana, in un’epoca in cui le forze arabe erano in ritirata. Scott ha immerso l’inespugnabile fortezza nella cupezza invernale fatta di folate di neve e nubi che corrono veloci. Ed è ai piedi di questa fortezza che Balian farà la sua prima comparsa al villaggio, prima di iniziare il suo pellegrinaggio verso la redenzione.
Successivamente, la produzione si è spostata a Segovia, gioiello della corona tra le città medievali spagnole, per girare la sequenza dell’imboscata. La foresta di Valsain è generalmente un luogo idilliaco popolato da cinghiali e cervi e quarant’anni fa, ha fatto da sfondo al film ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, The Battle of the Bulge.
In seguito la produzione si è spostata nella città fortificata di Avila, dove Scott ha utilizzato la magnifica cattedrale romanica del XII secolo per girare la scena dell’incoronazione e per una sconfitta cristiana.
A sei ore di auto in direzione sud, vicino Cordova, c’è la cittadina di Palma del Rio, conosciuta soprattutto per essere la città natale del leggendario torero El Cordobes. Al centro della città si erge il Palazzo di Pontocarrero, costruito dal Sultano Abu Yacub nel XII secolo. Nel 1989, il nuovo proprietario ha iniziato i restauri che sono ancora in corso. Il palazzo è uno dei protagonisti di Le Crociate, dove appare varie volte e sotto diverse spoglie, tra le quali un cortile di Ibelin, la baronia ereditata da Balian e l’ospedale in cui il nostro eroe morirà.
Dopodiché, è stata la volta di Siviglia, la capitale del passato mussulmano della Spagna. La scelta dell’Andalusia fatta da Scott è stata la sua maniera per rendere omaggio all’arte araba, nel luogo nel quale questa raggiunse il suo apogeo. Due siti storici importanti sono stati scelti per il film: la Casa di Pilato e l’Alcazar, due luoghi immersi entrambi nella leggenda. La Casa di Pilato è considerata una ricostruzione della residenza di Gerusalemme dell’infame pretore romano e riflette l’interpretazione e l’adattamento dell’arte Mussulmana per mano cristiana, a seguito della riconquista della Spagna. Lungamente trascurato e oggi totalmente restaurato, questo complesso comprende dei giardini e dei patii di incomparabile bellezza.
L’Alcazar è stato la residenza reale per un millennio. Formato da una serie di palazzi, ospita oggi uno degli esempi più mirabili dell’arte araba. Gli arredi e le tappezzerie dell’Alcazar competono con quelli di Versailles. Quasi un quarto dei patii che formano l’Alcazar sono stati utilizzati nel film, soprattutto per ricreare il palazzo di Re Baldwin IV a Gerusalemme.
E se la Spagna ha contribuito alla realizzazione del film con i suoi magnifici interni, il Marocco ha fatto da sfondo alla gran parte delle scene girate in esterni. I paesaggi marocchini permettono alla vista di spaziare da un orizzonte all’altro e la presenza di mesas e fortezze riporta alla mente le zone del sudovest degli Stati Uniti. La produzione si è stabilita a Ouarzazate, conosciuta come la porta del Sahara e centro amministrativo con 40.000 abitanti. (Il nome arabo della città, vuol dire "senza problemi.")
Timdrissit era una tappa importante lungo la rotte delle carovane che facevano la spola tra l’Africa sub-sahariana e Marrakech. Oggi, una mezza dozzina di giganteschi caravanserragli— l’equivalente medievale di taverne lungo la strada che potevano ospitare cammelli e cammellieri - si ergono maestosi in un’oasi ormai in disuso. Il tempo ed il vento hanno un po’ addolcito i loro contorni dandogli l’aspetto di castelli di sabbia, con un non so che di misterioso. In mezzo a queste impressionanti formazioni, Max ha ricostruito il maniero del XII secolo ereditato da Balian. Il set e la fattoria circostante svolgono un ruolo essenziale nel film perché mettono in luce le caratteristiche del giovane protagonista, sia come leader che come ingegnere.
Un altro luogo chiave per il film è il Golgota, la collina dove si dice che Cristo sia stato crocifisso, che si erge dietro i vicoli di Gerusalemme. E’ qui che Balian seppellisce il crocifisso della defunta moglie nel tentativo di mettere fine ai suoi tormenti interiori. La collina e la casbah che si trova alle sue pendici sono conosciute con il nome Ait Ben Haddou ed il sito è stato riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità. Tra le altre location del film che meritano l’inclusione in questo prestigioso registro ricordiamo il Castello di Loarre, Avila, Segovia, e la casa di Pilato e l’Alcazar a Siviglia.
L’ultima location marocchina è la città di Essaouira, sulla costa atlantica. Un tempo famosa per una tintura estratta da una conchiglia locale, conosciuta come Rosso di Tyro e scelta dai Romani per tingere le toghe, nei secoli la città divenne un importante porto commerciale, legato alla città di Marrakech. Tra il 1969 e il 1970, Jimi Hendrix si trasferì qui e cercò in realtà di comprare l’intera città, che da allora è diventata la capitale hippie del Marocco. Per il film, le strade e le vecchie mura della città sono state utilizzate per raffigurare alcuni dettagli della Gerusalemme medievale, medievale mentre una delle spiagge è stata scelta per la scena in cui Balian viene portato a terra dal mare dopo che la sua nave è affondata.
La terra, il vento ed il fuoco sono gli elementi base di questa fantastica ricostruzione. Scott ha lavorato con il direttore della fotografia John Mathieson per creare delle inquadrature nelle quali il pubblico riuscirà veramente a vedere l’aria di ogni singola scena girata in esterno, a dispetto della presenza di fumo, pioggia, neve, sabbia o pioggia. L’aria non sarà mai invisibile ma resterà sempre una presenza tangibile e laddove sarà possibile, l’effetto sarà aumentato dalla luce mentre il vento darà vita a bandiere e stendardi.
LA RICOSTRUZIONE DI GERUSALEMME
Ridley Scott, che aveva già lavorato con lo scenografo Arthur Max nei suoi film precedenti, sottolinea che Max ha una laurea in architettura e che per questo motivo gli ambienti da lui ricreati sono sempre al contempo molto funzionali. "Credo che sia una cosa estremamente utile," commenta Max.
Parlando della Gerusalemme del XII secolo ricostruita nello spazio esterno degli Atlas Film Studios, dice: "Il set di Gerusalemme resta a tutt’oggi il set più grande sul quale abbia mai lavorato, e uno dei più grandi mai costruiti negli ultimi anni. Il nostro set è stato un mix tra la vera Gerusalemme e i risultati delle nostre ricerche."
Una delle maggiori difficoltà nella progettazione del set, che è stata fatta a sei mesi dall’inizio delle riprese, è stata capire quale sarebbe stata la posizione del sole durante le riprese. "C’è un cambiamento orizzontale e verticale di circa 20° nel cammino del sole, ma credo che abbiamo risolto brillantemente il problema," commenta Max. "Abbiamo fatto alcune simulazioni al computer creando dei modelli per vedere come sarebbero state le ombre e dove sarebbero cadute, per poter trovare la posizione più giusta per il set." Si trattava di un elemento particolarmente rilevante perché Scott voleva che le mura di Gerusalemme fossero investite dalla luce da una angolazione ben precisa.
Per progettare Gerusalemme, "abbiamo preso come punto di partenza la città esistente, le vere porte, la zona della cittadella che contiene la Torre di David, e su questa abbiamo modellato la cinta muraria," commenta Max. "Ci sono più di 28.000 metri quadrati di mura di cinta. Abbiamo utilizzato 6.000 tonnellate di gesso e grazie ai nostri collaboratori e artigiani che sono tra i migliori al mondo, abbiamo ottenuto risultati mirabili. "
I cineasti hanno anche dovuto ricostruire la maggior parte degli oggetti utilizzati nella vita di tutti giorni in una città come Gerusalemme. "Si tratta di oggetti impossibili da reperire oggi ma per fortuna in Spagna e in Marocco esistono ancora dei laboratori che lavorano la ceramica, la pelle e i metalli e che hanno fatto un lavoro straordinario", commenta Max.
Ai fini della ricostruzione di quell’universo, i dettagli erano importanti tanto quanto le parti più grandi. "Quando fai un film in costume, è inevitabile che ti ritrovi a dover ricostruire la maggior parte degli oggetti perché è estremamente difficile ritrovare una vasca da bagno che risalga al XII secolo, e nel nostro film se ne vedono almeno sei. Abbiamo riprodotto dozzine di modelli e forme diverse, senza citare le bandiere, le armature, le migliaia e migliaia di armi. Frecce, spade e scudi sono stati tutti ricostruiti con estrema abilità e precisione dai nostri eccellenti artigiani. "
La veridicità ha contraddistinto ogni singolo aspetto della produzione, dagli enormi set al più piccolo dettaglio. L’arredatrice Sonja Klaus, coadiuvata da uno staff composto da 80 persone, è stata costretta in alcuni casi ad andare direttamente alla fonte. La squadra è stata completata da una dozzina di artigiani specializzati in tetti in paglia che ancora oggi lavorano come facevano i loro antenati nel XII secolo. Un maniscalco inglese è stato scritturato per insegnare ad Orlando Bloom come forgiare i metalli secondo i metodi di lavorazione di mille anni fa. Uno zoccolo di cavallo risalente al XII secolo vicino alla Torre di Londra è stato utilizzato come modello. A Madrid sono state reperite e scritturate tre signore che hanno conservato e ancora preparano le ricette che risalgono all’epoca dei Crociati.
"Sono tante le cose che abbiamo dovuto ricostruire da zero" commenta Klaus. "I nostri artigiani hanno realizzato i modelli, hanno scolpito, lavorato il gesso, usato la vetroresina e i metalli. I nostri artigiani della pelle sono in grado di produrre qualunque cosa da una borraccia per l’acqua ad una sella. E i nostri falegnami sono stati fantastici nel ricostruire mobili e carri. I fabbri hanno ricreati bracieri, torce, mensole, pilastri e tutto ciò che serviva. Abbiamo anche avuto uno specialista che lavorava il bambù e le canne." Un’altra sfida è stata la preparazione e la vestizione dei cavalli dell’esercito e dei cavalieri. "Abbiamo utilizzato più di 850 finimenti," sottolinea Klaus.
"E’ interessante spostare indietro le lancette dell’orologio," commenta Max. "Parte del processo di ricostruzione di un periodo storico consiste nel ricreare l’atmosfera servendosi degli oggetti più piccoli e insignificanti ai quali la gente in genere non pensa, come le giare per catturare le vespe che si trovavano in tutte le stanze per esempio. Le ricerche ti portano a scoprire l’esistenza degli oggetti più strani e gli oggetti più comuni in genere sono quelli che hanno più dettagli; basti pensare agli utensili di cucina, a tutti quegli oggetti diversi utilizzati per cucinare e per mangiare, per fare il pane o per portare l’acqua. Tutte cose che danno più spessore al sogno e più autenticità alla narrazione. E’ questa la nostra maniera di lavorare."
Le varie nazionalità dei componenti della troupe sono state un altro degli ostacoli. In Marocco c’erano circa 350 addetti alla costruzione dei set provenienti da Marocco, Croazia, Italia, Spagna e Inghilterra. "Credo che questo mix sia assolutamente salutare," commenta Ridley Scott. "E riflette perfettamente quello che succedeva nelle Crociate, quando gli eserciti erano formati da persone di culture molto diverse che s’incontravano per un fine comune."
AMPLIFICARE LA REALTA
Dopo la costruzione, lo straordinario set di Gerusalemme è stato portato a grandezza naturale utilizzato la computer grafica. "La parte del processo produttivo che mi piace di più è quella nella quale si fa un mix tra ciò che esiste, ciò che è reale e ciò che è stato aggiunto," commenta Max. "L’obiettivo è rendere vaghi questi confini, in maniera da non riuscire più a distinguere quello che hai fatto con le tue stesse mani, quello che c’era prima e quello che è stato creato al computer in seguito. Il progetto diventa impercettibile ed è solo in questi casi, quando non riesci a capire dove finisce una cosa e ne comincia un’altra, che sai di aver fatto un ottimo lavoro."
Venticinque anni fa, durante la produzione di Blade Runner, il pioniere degli effetti speciali Doug Trumbull diede a Scott un consiglio che il regista da allora ha sempre seguito: "Gli disse: sei in grado di ricrearlo veramente, dal vivo?’" ricorda Scott, "e io dissi: ‘Sì.’ E lui replicò: ‘E allora fallo dal vivo. Credi a me. Verrà meglio e ti costerà sicuramente di meno.’ Ricorderò sempre le sue parole e per questo cerco sempre di attenermi il più possibile alla realtà."
Tuttavia Scott è più che contento di ricorrere agli effetti speciali quando c’è un buon motivo per farlo. Il supervisore agli effetti speciali, Wesley Sewell, ci ha detto: "Gerusalemme è oggi abbastanza grande, ma non è una grande città. La nostra sfida è stata trasformarla in una fiorente metropoli in grado di ospitare milioni di persone."
Descrivendo l’assedio posto alla città dall’esercito di Saladino, Sewell ci spiega: "La tecnologia ci permette non solo di ricreare personaggi che sembrano veri ma di farli muovere in maniera molto realistica. La tecnologia utilizzata in Il signore degli anelli, era già piuttosto avanzata, ma oggi siamo in grado di fare molto meglio. Le tecniche sono molto più raffinate soprattutto per quanto riguarda il movimento e l’interazione tra personaggi. Oggi siamo in grado di creare comportamenti e atteggiamenti diversi dentro la stessa scena."
Gli uomini dell’esercito saraceno, per esempio, provengono da diverse regioni del mondo arabo. "Abbiamo un miscuglio di genti provenienti da Siria, Egitto e Nord Africa," continua Sewell. "Abbiamo fotografato i costumi in un ambiente controllato e in seguito abbiamo modificato il colore dei turbanti e delle tuniche."
Le sequenze delle epiche battaglie di Le Crociate mostrano l’esercito Saraceno che appoggia delle enormi torri di legno contro le mura della città in stato di assedio. E quando il legno tocca la pietra, i ponti cadono e i mussulmani possono avere accesso ai bastioni. Si vedono le scale che vengono appoggiate contro le mura, l’olio bollente che viene rovesciato dall’alto contro l’esercito invasore. E mentre le frecce saracene oscurano il cielo, i difensori cristiani combattono per chiudere la breccia aperta nelle fortificazioni mentre uomini avvolti dalle fiamme, precipitano come torce umane dalle mura della città.
Per girare questa sequenza sono state utilizzate sei macchine da presa, una delle quali montata su un elicottero che sorvolava il set. La sequenza è stata ripetuta tre volte prima che Ridley Scott desse la sua approvazione. Vi ricordiamo che nel film, l’intera scena dura meno di un minuto, ma ci è voluta un’organizzazione quasi militare per far sì che tutto fosse pronto per la scena girata la mattina all’alba alla periferia di Ouarzazate.
Le duemila comparse sono arrivate intorno alle 5.30 del mattino e sono state vestite con diversi strati di costumi prima di passare al trucco e alle acconciature. Dozzine di tecnici degli effetti speciali hanno costruito le torri per l’assedio in maniera che funzionassero come mille anni fa. I movimenti delle gigantesche scale che vengono gettate contro le mura di cinta sono stati organizzati alla perfezione, e sono state dotate di motori per far si che venissero a trovarsi nel punto esatto in cui dovevano. Sono stati accesi dei veri fuochi lungo il perimetro delle mura, che misuravano in totale 300 metri. Le scatole di cartone utilizzate per ammortizzare la caduta dei circa 120 stuntmen di tutto il mondo sono state posizionate e nascoste alla perfezione. Gli addetti alle armi hanno lavorato a stretto contatto con gli addetti agli effetti speciali per prendere la mira e scagliare le frecce. Avevano anche forgiato delle armi di distruzione di massa dell’epoca che combinavano la tecnologia della balestra con la potenza di una catapulta per lanciare degli arpioni letali.
Gli addetti agli effetti visivi hanno misurato e fotografato la sequenza cosicché i 2.000 soldati che hanno partecipato alle riprese diventassero poi, sullo schermo, 200.000 e il muro di cinta lungo circa 300 metri si trasformasse in una cinta lunga più di un miglio.
Tra i veterani che compongono la troupe c’è anche il supervisore agli effetti speciali, Neil Corbould. "Una delle sfide maggiori per noi è stata la portata degli effetti. Avevamo simultaneamente delle armi che sparavano, attrezzi per l’assedio e diverse esplosioni in tutta Gerusalemme. Abbiamo girato utilizzando da cinque a otto macchine da presa. E’ un set pieno di esplosioni. Abbiamo dovuto montare un chilometro di tubi per il gas e utilizzare circa 36.000 litri di propano per ogni scena. In totale ne abbiamo bruciati 120.000 litri."
La stretta collaborazione tra Corbould e il coordinatore degli stunt Phil Neilson ha permesso di girare la scena senza nessun incidente, nonostante ci siano state 56 persone in fiamme che cadono da una torre alta 12 metri. "Penso che abbiamo stabilito un nuovo record," commenta Scott "Grazie al lavoro e all’attenzione di Neil e Phil, abbiamo lavorato in tranquillità nonostante la concitazione della scena."
LA COLONNA SONORA E IL MISSAGGIO FINALE
Ridley Scott non aveva mai lavorato con il compositore Harry Gregson-Williams prima di Le Crociate. "Harry ha una formazione piuttosto classica, che per questo film si è rivelata essenziale," commenta il regista."
Il film comincia in Francia, in un paesaggio freddo e desolato. "Non è un luogo in cui predominano le emozioni," dice Gregson-Williams. Nei primi attimi del film, ha utilizzato il suono freddo di un gruppo di viole antiche. Invece, quando Balian arriva a Gerusalemme dove comincia a conoscere e a toccare con mano gli odori, i colori e i suoni di un nuovo mondo, a lui sconosciuto, è possibile riconoscere il suono di un oud, un kanoon (o qanun), di un kamancha, che è un violino arabo. E’ come se i colori entrassero a far parte della colonna sonora mano a mano che Balian li scopre."
Nello Studio 3 degli Abbey Road Studios di Londra, Gregson-Williams ha ampliato la sua orchestra con un coro a 123 voci e con un piccolo gruppo di musicisti turchi provenienti da Istanbul. cc "Sono i musicisti turchi che hanno dato colore alla colonna sonora," commenta il compositore, "oltre al suonatore di ghironda, al gruppo di viole antiche e al coro di Bach, che a volte canta in maniera molto sommessa. Il risultato è un suono straordinario.
"La colonna sonora contiene tanti sapori diversi," continua il musicista. "Ho fatto tante sessioni con le percussioni, utilizzando i tamburi di quell’epoca, vale a dire delle copie esatte dei tamburi autentici."
Piuttosto che creare un tema musicale per Balian, il compositore ha iniziato da Godfrey di Ibelin. Il tema di Godfrey diventa poi la musica di Balian quando il padre lascia la sua spada e le sue responsabilità al figlio. "Godfrey scompare ma noi lo abbiamo tenuto in vita," spiega il compositore." "Il suo tema, diventa quello di Balian."
Per quanto riguarda Sibylla, Gregson-Williams ha composto una musica delicata ed esotica al tempo stesso. Per contro, il personaggio di Reynald è accompagnato da una musica che "aleggia nell’aria spingendosi verso il basso e prodotta dal violoncello, basso, tuba e trombone."
Gregson-Williams ha composto un motivo per il leader Saraceno che utilizza un flauto molto particolare e raro, che può produrre solo una manciata di note, sempre suonate nello stesso ordine, "che ti fanno rendere conto della sua presenza e della sua nobiltà."
Per il povero Re Baldwin, Gregson-Williams ha scelto dei sonori ottoni mid-range, "corni francesi e tromboni", dice il compositore. "Il suo tema è forse il più convenzionale e regale. In lui c’è una certa tristezza ma al contempo è un personaggio caratterizzato da una grande integrità. E le sue battute sono scritte in maniera meravigliosa."
E quando le due culture arriveranno allo scontro, Gregson-Williams inizierà ogni battaglia con l’orchestra che raggiungerà il climax con effetti sonori potenti e feroci. Per il missaggio sonoro del film, Scott ha voluto Mike Minkler, candidato a nove premi Oscar e vincitore di due (per Chicago e per il film di Ridley Scott Black Hawk Down). "Avevo già lavorato con Mike un paio di volte," osserva il regista. "Black Hawk Down rappresentava una vera sfida in termini di missaggio sonoro e lui ha fatto un lavoro eccellente."
GLI ATTORI
ORLANDO BLOOM (Balian) ha debuttato sul grande schermo nel ruolo di Legolas nel film diretto da Peter Jackson Il signore degli anelli:la compagnia dell’anello, ruolo che ha poi interpretato con enorme successo anche nei due capitoli successive della saga: Il signore degli anelli: le due torri e Il signore degli anelli: il ritorno del Re.
Prima di Le Crociate, Bloom aveva già lavorato con Ridley Scott nel film pluripremiato Black Hawk Down. Più di recente, Bloom ha recitato accanto a Johnny Depp nel film di grande successo diretto da Gore Verbinski, La maledizione della prima luna e attualmente è impegnato nelle riprese del sequel del film, intitolato: Pirates of the Caribbean: Dead Man’s Chest.
Bloom è stato Paride, accanto a Brad Pitt nel film epico diretto da Wolfgang Petersen Troy; è stato Gregor nel film di Jordan Ned Kelly, accanto a Heath Ledger; ha interpretato The Calcium Kid e di recente ha terminato le riprese del film indipendente diretto da Frank E. Flower, Haven. Infine, lo vedremo nel film di Cameron Crowe Elizabethtown, accanto a Kirsten Dunst.
Nato a Canterbury, Inghilterra, Bloom si è trasferito a Londra a 16 anni ed è entrato al National Youth Theatre dove è restato per due stagioni. In seguito, ha vinto una borsa di studio per studiare presso la British American Drama Academy e alla fine del corso, è stato il protagonista dello spettacolo teatrale A Walk in the Vienna Woods e ha debuttato sul grande schermo nel film Wilde, basato sulla vita di Oscar Wilde.
In seguito Bloom è stato ammesso alla Guildhall School of Music and Drama di Londra e ha scelto di lasciare da parte per un po’ la carriera cinematografica per terminare gli studi. Mentre era alla Guildhall, Bloom ha interpretato diversi spettacoli teatrali, tra i quali Little Me, A Month in the City, Peer Gynt, Mephisto e Twelfth Night. Dopo il diploma alla Guildhall, Bloom ha lavorato per la BBC nella serie televisiva Midsomer Murders.
EVA GREEN (Sibylla) ha debuttato sul grande schermo nel ruolo di Isabelle nel film di Bernardo Bertolucci The Dreamers.
Nata a Parigi, Eva Green ha frequentato per tre anni la Eva St. Paul School prima di essere ammessa ad un laboratorio a Londra presso la scuola di recitazione Webber Douglas. Tornata a Parigi, ha lavorato a due spettacoli teatrali: Jealousie 3 Fax, di Didier Long e Turcarcet di Gerard Deshartes. Nel 2003, ha interpretato il film Arsene Lupin , diretto da Jean-Paul Salome.
JEREMY IRONS (Tiberias) è uno stimatissimo attore teatrale e cinematografico. Ha iniziato la carriera teatrale in Inghilterra, recitando al Bristol Old Vic e poi ha debuttato a Londra in Godspell, nel ruolo di Giovanni Battista. Il suo lavoro al West End e a Stratford-Upon-Avon ha raggiunto il culmine con l’interpretazione di Riccardo II per la Royal Shakespeare Company. In seguito ha debuttato a Broadway nello spettacolo diretto da Tom Stoppard The Real Thing, accanto a Glenn Close, per il quale ha vinto un premio Drama League e un Tony come Migliore Attore.
Passando al piccolo schermo, Irons ha interpretato numerosi ruoli memorabili, tra i quali ricordiamo soprattutto Love for Lydia e il film di Christopher Hampton Tales from Hollywood. La sua interpretazione di Brideshead Revisited gli è valsa il successo internazionale e diverse candidature agli Emmy, al British Academy, e al Golden Globe come Migliore Attore. Nel 1996 ha diretto e recitato, accanto alla moglie, l’attrice Sinead Cusack, in Mirad, A Boy from Bosnia, un film per Channel 4 sui rifugiati scritto da Ad De Bont.
Passando al grande schermo, Irons ha interpretato film quali Moonlighting di Jerzy Skolimowski; Betrayal di Harold Pinter; Swan in Love di Volker Schlondorff e The Mission, con Robert De Niro. Inoltre, lo ricordiamo accanto a Meryl Streep in La moglie del tenente francese, per il quale ha vinto un premio del Variety Club come Migliore Attore e ha ottenuto una candidatura al BAFTA; ha recitato accanto a suo figlio Sam nel film di Roald Dahl Danny, Champion of the World. La sua interpretazione del film diretto da David Cronenberg Inseparabili gli è valsa il premio come Migliore Attore del New York Film Critics Circle e un premio Canadian Genie. Irons ha recitato nuovamente accanto a Glenn Close nel film ispirato ad un fatto realmente accaduto, Il caso Von Bulow, per il quale ha vinto un Oscar e un Golden Globe come Migliore Attore nel 1990.
Successivamente, Irons ha interpretato diversi film tra i quali Delitti e segreti di Steven Soderbergh; il film diretto da David Cronenberg M. Butterfly e La casa degli spiriti di Bille August, accanto a Meryl Streep e Glenn Close. Nel 1994, ha dato la voce a Scar nel film di animazione della Disney Il re leone. In seguito, ha interpretato il film d’azione Die Hard-Duri a morire, con Bruce Willis e il film diretto da Bernardo Bertolucci Io ballo da sola, con Liv Tyler.
Tra i suoi film più recenti ricordiamo Chinese Box diretto da Wayne Wang e La maschera di ferro, nel quale ha recitato accanto a Gerard Depardieu, Leonardo DiCaprio e John Malkovich. In seguito è stato Humbert Humbert nel controverso adattamento cinematografico diretto da Adrian Lyne del capolavoro di Vladimir Nabokov Lolita ed è stato il co-protagonista di Longitude, un film prodotto dalla A&E Granada film che è stato trasmesso dalla BBC. Nel 2001 Irons ha lavorato a quattro film, nella fattispecie And Now...Ladies and Gentleman, di Claude Lelouch; The Time Machine, tratto da un romanzo di H. G. Wells; Callas Forever, diretto da Franco Zeffirelli; e Last Call, un film della Showtime Original Picture diretto da Henry Bromell, e interpretato anche da Neve Campbell. Infine, Irons è stato il colonnello Pretis nel film di Nina Mimica Mathilde.
Nel 2003, Irons ha debuttato nel ruolo di Frederik nell’allestimento in scena alla New York City Opera, dell’opera di Stephen Sondheim A Little Night Music, per la regia di Scott Ellis. Tornando al cinema, ha interpretato accanto ad Annette Bening Being Julia. Infine, il suo film più recente è stato Il mercante di Venezia, diretto da Michael Radford, nel quale ha interpretato Antonio, accanto a Al Pacino. Ricordiamo infine Casanova, un film di Lasse Hallström, nel quale interpreta il Cardinale Pucci.
SIR RIDLEY SCOTT (Regista/Produttore) ha ottenuto la terza candidatura all’Oscar e la seconda menzione del Directors Guild come Miglior Regista per la straordinaria ricostruzione della battaglia di Mogadiscio, in Somalia, in Black Hawk Down, uno dei maggiori successi del 2001. L’anno precedente aveva ottenuto la sua seconda candidatura all’Oscar per Il gladiatore, premiato con 5 Oscar su 12 candidature totali, tra i quali quello come Miglior Film. Inoltre, il film gli era valso anche altre candidature ai BAFTA e al Directors Guild. Ricordiamo inoltre, che Il gladiatore ha vinto anche un Golden Globe e un BAFTA come Miglior Film confermando la reputazione di Scott di regista estremamente innovativo, influente e versatile.
Il suo film più recente distribuito nelle sale è stato Il genio della truffa, interpretato da Nicolas Cage.
Nato a South Shields, nel Northumberland, Inghilterra, Scott è cresciuto tra Londra, il Galles e la Germania prima di stabilirsi nel nord est dell’Inghilterra, per la precisione a Stockton-on-Tees. Ha frequentato il West Hartlepool College of Arts dove si è sempre distinto per la sua bravura in grafica e pittura, qualità che sarebbero poi emerse in seguito nella sua carriera di regista; successivamente ha frequentato la Royal Academy of Art di Londra dove ha completato il suo primo film. Dopo la laurea con lode, Scott ha vinto una borsa di studio negli Stati Uniti, dove si è fatto le ossa lavorando con i documentaristi vincitori di vari premi, Richard Leacock e D. A. Pennebaker durante l’impiego alla Time-Life. Tornato in Gran Bretagna, è entrato alla BBC come scenografo e dopo un anno è passato alla regia dei programmi più popolari della rete.
Tre anni dopo ha lasciato la BBC per fondare una sua casa di produzione, la RSA che divenne in breve una delle società di produzione di spot pubblicitari di maggior successo in Europa con l’apertura di sedi anche a New York e Los Angeles. Con la sua società, Scott ha diretto più di 3000 spot pubblicitari, tra i quali il famoso e accattivante spot di Chanel "Share the Fantasy" e il memorabile spot della Apple Computer trasmesso durante il Super Bowl del 1984. Il suo lavoro ha raccolto consensi e premi ovunque nel mondo, da Cannes a Venezia ed è stato premiato anche dal New York Art Directors’ Club. A tutt’oggi, la RSA resta un importante punto di riferimento sul mercato, rappresentando i migliori registi di spot pubblicitari del mondo.
Scott è passato dagli spot ai film nel 1977 dirigendo il film I duellanti, una saga ambientata durante le guerre napoleoniche, che gli è valsa il Premio della Giuria al Festival di Cannes. Il suo secondo film, l’innovativo thriller di fantascienza Alien, gli è valso l’Oscar per i Migliori Effetti Speciali mentre il suo film successivo, il capolavoro epocale Blade Runner, interpretato da Harrison Ford, è considerato ancora oggi una pietra miliare nella cinematografia contemporanea. Candidato ad un Oscar per le scenografie e gli effetti speciali, è diventato un film di culto per i giovani ed ha avuto il privilegio di essere inserito nei National Film Archives. Nel 2003 il regista ha ri-montato una nuova versione di Blade Runner uscita in DVD, seguita dalla riedizione di Alien, nel 2004, in occasione del 25° anniversario del film.
Seguendo la sua carriera, Ridley Scott ha poi diretto il film di fantasia Legend, con Tom Cruise, seguito dal thriller metropolitano Someone to Watch Over Me, con Tom Berenger e da Black Rain-pioggia sporca con Michael Douglas e Andy Garcia. Nel 1987 ha fondato la Percy Main Productions per sviluppare e produrre lungometraggi e il suo primo progetto con la nuova società è il film da lui diretto, Thelma and Louise, interpretato da Susan Sarandon e Geena Davis, candidato a cinque premi Oscar, tra i quali quello per la regia. Il film ha vinto l’Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale, e ha ottenuto le candidature al BAFTA come Miglior Film e Miglior Regista. I film successivi sono stati 1492: La conquista del paradiso e The Browning Version, prodotto da Scott e interpretato da Albert Finney e Greta Scacchi.
Nel 1995, insieme al fratello Tony (anche lui regista di successo), Ridley Scott ha fondato la Scott Free Productions, che ha prodotto L’albatross-oltre la tempesta; Soldato Jane, e Hannibal, tutti diretti dallo stesso Ridley, oltre a Clay Pigeons e Per amore…. dei soldi, con Paul Newman.
La Scott Free Productions ha anche prodotto la serie televisiva per la Showtime, premiata con il premio CableACE, The Hunger, adattamento del film diretto da Tony Scott nel 1983; inoltre, ha prodotto anche il film per la HBO RKO 281, con Liv Schreiber nei panni di Orson Welles. Sempre per la HBO, la Scott Free è stata produttore esecutivo di The Gathering Storm, film premiato con l’Emmy e il Golden Globe che racconta la vita di Winston Churchill.
Ridley Scott è co-presidente della Mill Film, una delle maggiori società di produzione e post-produzione digitale di Londra. Fondata nel 1987, la Mill Film ha collaborato alla realizzazione di effetti visivi per film quali Shakespeare in Love, Babe: un maialino in città; Pitch Black, Cats and Dogs, Harry Potter e la pietra filosofale; Lara Croft: Tomb Raider, e dozzine di altri film e ha vinto un Oscar per gli effetti visivi di Il gladiatore.
Scott è anche co-presidente dei Pinewood-Shepperton Holdings, Ltd., lo studio cinematografico di Londra, nel quale è stato girato Alien, che dispone di 42 teatri di posa, spazi esterni e diversi set, oltre a servizi di post-produzione e di supporto. Nel 1995, i fratelli Scott (come parte di un consorzio) hanno acquistato gli Shepperton Studios che nel 2001 si sono fusi con i Pinewood Studios.
Come riconoscimento per il suo contributo alle arti, nel gennaio del 2003 Scott è stato nominato Cavaliere .
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