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RING 2 ,CRIMINAL, SHARK TALE, MA QUANDO ARRIVANO LE RAGAZZE ?, RAY, THE AVIATOR , Che Pasticcio, Bridget Jones!, Ocean's Twelve,Tu la conosci Claudia?, Il Fantasma Dell'Opera, Shrek 2
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RING 2 ,CRIMINAL, SHARK TALE, MA QUANDO ARRIVANO LE RAGAZZE ?, RAY, THE AVIATOR , Che Pasticcio, Bridget Jones!, Ocean's Twelve,Tu la conosci Claudia?, Il Fantasma Dell'Opera, Shrek 2
RING 2
Note di produzione
La candidata all’Oscar Naomi Watts (21 grammi) torna a vestire i panni della giornalista-investigatrice Rachel Keller in RING 2, sequel di The Ring, film dell’orrore di grande successo uscito nel 2002. La regia è affidata a Hideo Nakata, autore dell’originale blockbuster giapponese Ringu da cui è stata tratta la versione americana, qui al suo esordio in una produzione hollywoodiana.
Sei mesi dopo gli eventi terrificanti che hanno sconvolto la vita di Rachel Keller e del piccolo Aidan (David Dorfman), madre e figlio hanno lasciato la loro casa di Seattle per sfuggire agli ossessionanti ricordi di Samara e del maledetto video che seminava morte al suo passaggio. Trasferendosi nella piccola comunità costiera di Astoria, nello stato dell’Oregon, Rachel e Aidan sperano di ricominciare una nuova vita. Tuttavia, la tranquillità si trasforma presto in terrore quando sulla scena di un crimine avvenuto in zona viene rinvenuto un anonimo videotape, secondo un rituale fin troppo familiare per Rachel. La giornalista capisce allora che la vendicativa Samara è tornata più determinata che mai per dare seguito al suo inquietante progetto di morte.
RING 2 è prodotto da Walter F. Parkes e Laurie MacDonald, che avevano prodotto anche The Ring. Confermato anche lo sceneggiatore Ehren Kruger. La produzione esecutiva è curata da Mike Macari, Roy Lee, Neil Machlis e Michele Weisler.
è prodotto da Walter F. Parkes e Laurie MacDonald, che avevano prodotto anche . Confermato anche lo sceneggiatoreEhren Kruger. La produzione esecutiva è curata da Mike Macari, Roy Lee, Neil Machlis e Michele Weisler.Insieme a Naomi Watts e David Dorfman nel cast figurano anche Simon Baker (The Guardian, in TV), Elizabeth Perkins (28 giorni), Emily VanCamp (Everwood, in TV), Ryan Merriman (Halloween: Resurrection, e Taken per Sci-Fi Channel), e il premio Oscar Sissy Spacek (Coal Miner’s Daughter, Carrie lo sguardo di Satana).
Dietro le quinte, la troupe si compone del direttore della fotografia Gabriel Beristain (Blade II, L’ultima eclissi), dello scenografo Jim Bissell (Jumanji, E.T. – L’extraterrestre), della costumista Wendy Chuck (A proposito di Schmidt, Babbo bastardo), del montatore Michael N. Knue (Spawn, Il corvo 2), del compositore premio Oscar Hans Zimmer (Il re leone, The Ring) e dei musicisti Henning Lohner e Martin Tillman. Il team che ha curato gli effetti speciali è composto dal coordinatore Pete Chesney (Men in Black, The Mothman Prophecies – Voci dall’ombra), dal supervisore agli effetti visivi Betsy Paterson (Scooby-Doo 2 – Mostri scatenati) e dal sei volte premio Oscar per il trucco Rick Baker (Il pianeta delle scimmie di Tim Burton e Men in Black).
DI NUOVO SUL RING
Nel 1998, il giapponese Hideo Nakata, regista dell’originale Ringu, ha imposto sulla scena del cinema asiatico e della cultura pop il J-horror (ovvero, l’horror giapponese), un genere che si differenzia dai tradizionali film del terrore in quanto basato più sulla storia e sui personaggi che non sugli effetti speciali e sugli eccessi del gore. Tratto da una serie di romanzi dell’orrore dello scrittore giapponese Koji Suzuki, il Ringu di Nakata è diventato il film di maggior incasso nella storia del cinema giapponese dando vita a due sequel, uno dei quali, Ringu 2, diretto dallo stesso Nakata.
A seguito del successo internazionale di Ringu, Walter F. Parkes e Laurie MacDonald hanno prodotto la versione americana, intitolata The Ring, che vede Naomi Watts protagonista della storia di un maledetto videotape che condanna chiunque lo guardi a morte certa entro sette giorni esatti. Uscito nelle sale nell’autunno del 2002, il film ha confermato in tutti gli Stati Uniti il fenomenale successo ottenuto in Asia.
Walter F. Parkes, che di nuovo insieme a Laurie MacDonald ha prodotto RING 2, dichiara: "Negli ultimi anni il genere horror è diventato di dominio degli slasher movie; ma c’è stato un periodo in cui l’horror imperava a Hollywood, quando alcuni dei migliori registi, sceneggiatori e attori hanno contribuito al successo del genere attraverso film come L’esorcista, Il presagio e Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York. Il nostro proposito con The Ring era quello di riportare in auge quel genere. Poi, beh, il film ha avuto un grande successo, molto più di quello che ci aspettassimo, e ci ha dato la possibilità di continuare... di raccontare una nuova storia. Il nostro obiettivo principale nel sequel era quello di fare un film che avesse la stessa autorevolezza del primo".
Per raggiungere questo scopo, Parkes e MacDonald hanno deciso di riunire di nuovo i talenti che hanno reso possibile il successo di The Ring. Lo sceneggiatore Ehren Kruger è stato reclutato per scrivere il sequel, mentre si sono riuniti tre dei produttori esecutivi, Mike Macari, Roy Lee e Michele Weisler. La scelta forse più importante riguardava la conferma di Naomi Watts nella parte di Rachel Keller, e del giovane David Dorfman, in quella del figlio Aidan.
"Non credo che avremmo potuto fare il primo Ring senza Naomi, quindi certamente non avremmo potuto fare a meno di lei nel secondo", conferma Parkes. "Dopo più di due anni, ha letto la nuova sceneggiatura e si è immedesimata subito nel personaggio, questa donna un po’ ossessionata, a volte aggressiva e vulnerabile ma anche forte, che è appunto Rachel. Bisogna vederla per capire".
"Un sequel è qualcosa che spaventa sempre a causa degli inevitabili paragoni che vengono sollevati con il film originale, soprattutto se questo è andato molto bene affermandosi come un titolo di punta per questo genere", riconosce Watts. Volevamo proporre al pubblico ciò che si aspetta da un film come questo, ma senza ripetere la stessa storia. Il lato positivo è che ho potuto riprendere un ruolo che ho amato interpretare la prima volta ed esplorare l’evoluzione del personaggio. Dunque, ci sono molte ragioni per accettare una sfida che è spesso anche molto divertente".
Il regista Gore Verbinski, che ha diretto il primo film, era impossibilitato a ritornare sul set del sequel, ma ha detto la sua sulla regia. "Il destino ci ha aiutato un po’", afferma MacDonald. "Quando Gore si è detto non disponibile, gli abbiamo chiesto chi secondo lui avrebbe potuto dirigere questo film; e lui ha suggerito il nome di Hideo. Abbiamo pensato tutti che fosse una grande idea, ma Hideo era impegnato con un altro film. Così, inizialmente ci siamo affidati a un regista esordiente di grande talento, ma le cose non andavano nel verso giusto. Poi, l’altro film di Hideo non si è più fatto e lui si è trovato inaspettatamente libero; è stato un segno del destino".
"Hideo poteva avvicinarsi al film non come qualcuno a cui viene commissionato un lavoro, ma come qualcuno che ha la possibilità di continuare qualcosa che per lui significa molto", nota Parkes. "In fondo, è proprio lui che ha creato il mondo di The Ring".
"È chiaro il motivo per cui il film originale di Hideo sia stato tanto apprezzato. Sebbene fosse una produzione low-budget, aveva una grande forza visiva, una sensibilità e uno stile peculiari che hanno ispirato considerevolmente il nostro film; è stato davvero entusiasmante averlo come regista in RING 2", sottolinea MacDonald aggiungendo: "È stato molto rassicurante per Naomi Watts, che è una fan dell’originale Ringu".
Watts afferma: "Hideo è uno straordinario regista di film horror. Dopo aver visto Ringu e Acqua sporca, ho avuto ancora più fiducia in lui perché comprende l’aspetto visivo della narrazione e le esigenze del ritmo; sa come e quando rivelare le cose e quando è meglio aspettare e creare suspense. Hideo era perfetto per questo progetto... la quadratura del cerchio".
Con Ringu, come con gli altri suoi film, Nakata si è costruito un’invidiabile reputazione grazie alla sua magistrale abilità nel giocare con le paure, concentrandosi sul tema della vendetta e del male, creando una suspense angosciante. Basti dire che lo speciale di Time Magazine del 26 aprile 2004 dedicato alle "100 persone più influenti del mondo", citava Nakata nella categoria artisti per gli inquietanti film realizzati in Asia.
In RING 2, il regista ha unito alcune delle tecniche di narrazione e dei temi ricorrenti utilizzati nei primi lavori: ragazze madri, orfani, spiriti vendicativi, l’acqua e gli effetti della tecnologia sulla società. Nell’opera di Nakata, la banale routine quotidiana, lo squillo del telefono, un semplice rubinetto, bastano a generare una suspense agghiacciante. La normalità diventa terrore.
Ehren Kruger sottolinea: "La cosa interessante di questo film e del primo Ring è che molte delle nostre idee sono ispirate alle invenzioni di Hideo nei film giapponesi. Ora sta apportando nuove idee a quello che è diventato un vero fenomeno da lui creato diversi anni fa. Hideo ha certamente trasferito gran parte della sua cultura e dei suoi miti negli elementi soprannaturali della storia che, in molti casi, noi non avevamo considerato. È stato un grande vantaggio lavorare con un regista che conosceva temi e argomenti a cui aveva già dedicato molti anni. Anche nel primo film, era la sua visione artistica a cui cercavamo di rendere onore molto prima che lui potesse immaginare di essere nuovamente coinvolto in questa saga".
Nakata afferma che è stata la prima sceneggiatura di Kruger a convincerlo a rituffarsi in questa avventura. "Quando ho letto la prima stesura di RING 2, l’ho trovata molto interessante, e anche molto diversa dal mio Ringu 2. Ho pensato che fosse affascinante e intrigante e ho deciso che valeva la pena esplorare una storia molto diversa dall’originale e anche dal primo Ring".
"La sfida di ogni sequel è quella di conferirgli una ragione di esistere… una storia di qualità, con una trama interessante", dichiara Kruger. "È stato difficile trovare un modo organico per continuare la storia di Rachel Keller e di suo figlio Aidan, oltre che trovare una ragione alle azione di Samara, l’antagonista malvagia che cerca di sconvolgere ancora una volta la loro vita".
"Esiste una differenza fondamentale tra i due film", afferma MacDonald. "Il primo Ring è stato raccontato attraverso le immagini. Il nastro non rappresentava solo la cosa spaventosa che minacciava di uccidere le vittime, ma anche l’indizio visivo che avrebbe permesso a Rachel di svelare il mistero. Ci ha fornito una mappa molto ovvia che consente di seguire quelle immagini attraverso il film. Questa nuova storia è guidata più dalle emozioni e tratta più a fondo i personaggi. C’è un legame con il primo film, ma ne dilata questi aspetti".
IL CERCHIO SI ALLARGA
In The Ring, Naomi Watts recitava la parte della giornalista-investigatrice Rachel Keller, che cercava di chiarire il mistero che si cela dietro un letale videotape, nel disperato tentativo di salvare la propria vita e quella di suo figlio. Dopo aver investigato a fondo, Rachel viene a conoscenza della tragica storia di Samara Morgan, una ragazzina lasciata morire in un pozzo dalla madre adottiva, e scopre anche che Samara è riuscita in realtà a sopravvivere, giurando vendetta. Rachel scopre con orrore che il segreto per fuggire dalla morte per mano di Samara è copiare il nastro e passarlo a qualcun altro. Per salvare la vita del figlio, Rachel è costretta a una terribile scelta.
Nakata dichiara: "The Ring finisce con Rachel che fa una copia del videotape per salvare il figlio. Ma in questo modo lei consente alla maledizione di Samara di diffondersi nel mondo; dunque, la storia non si conclude con il primo film. Sono trascorsi due anni e Rachel si è trasferita con suo figlio nella piccola cittadina di Astoria, nell’Oregon. Un posto molto tranquillo... ma solo in apparenza".
Naomi Watts commenta: "È ovvio che Seattle non era più il posto adatto in cui vivere per Rachel, così si è trasferita in un luogo molto remoto. Ovviamente, per lei la vita è cambiata radicalmente, ma continua a vivere oppressa dal suo segreto e da un enorme senso di colpa. Che cosa ha fatto? Quanta distruzione ha causato? In questo modo diventa una persona molto sola e incredibilmente protettiva. Quando tutto è cominciato era facile per la gente sostenere che lei non fosse la migliore delle madri. Era molto presa da se stessa e dalla sua carriera, mentre ora si dedica interamente al figlio. L’ironia dell’intera faccenda consiste nel fatto che questa madre cattiva si è trasformata in quel tipo di madre che Samara sta disperatamente cercando".
"Quando la vediamo per la prima volta insieme ad Aidan è iperprotettiva", aggiunge Parkes. "Sa di essere responsabile del male che si è lasciata alle spalle, e il film comincia con un evento inaspettato che la riempie di terrore. Questa volta, invece di scappare o di scaricare su qualcun altro, Rachel deve affrontare personalmente l’orrore di Samara".
Watts concorda: "Certamente lei sa di essere la sola a poterla gestire, perché è l’unica a conoscere le cause del suo stato. Sta già attraversando un inferno privato ma il peggio deve ancora venire".
"La performance di Naomi in questo film è molto intensa", afferma Nakata. "Come eroina, attraverso tutto il film, ha sentito il bisogno di esprimere paura e ansia, ma allo stesso tempo doveva essere forte per affrontare la malvagia antagonista, e credo ci sia riuscita alla perfezione. Era molto concentrata sulla sua parte ed è riuscita a esprimere molto bene le emozioni autentiche di una madre che deve affrontare situazioni incredibili per difendere suo figlio".
David Dorfman torna sul set di RING 2 nei panni di Aidan, il figlio sensitivo di Rachel che aveva instaurato un legame speciale con Samara in The Ring, e che adesso è legato al suo spirito in maniera molto più pericolosa.
MacDonald nota: "David ha una sfida in più da affrontare questa volta perché non è più soltanto il figlio affettuoso, ma anche l’incarnazione di Samara. È un ruolo forte da interpretare, ma è stato perfettamente all’altezza. Sul set si è instaurato un bellissimo rapporto tra lui e Naomi, sembravano davvero madre e figlio".
Dorfman afferma che questa dinamica è stata cruciale per la relazione di Aidan con sua madre. "Il rapporto che Aidan ha con Rachel è l’unica cosa che gli resta, non l’ultima ma la sola. Egli non ha un padre e non ha mai avuto amici. Tutto quello che ha è sua madre... e l’ossessionante ricordo di Samara".
Nakata afferma: "Il personaggio di David Dorfman poneva delle difficoltà perché diventa letteralmente Samara… non subito ma gradualmente, e questo cambiamento non era facile da interpretare. Per cui, in ogni scena valutavamo la percentuale di Samara che si era impossessata di Aidan: era un modo semplice per descrivere l’evoluzione del personaggio, ma ha funzionato. David è estremamente sveglio e istintivo, e anche molto preparato. Ha fatto un gran lavoro".
"La cosa a cui pensavo era che stavo interpretando più personaggi", spiega Dorfman. "Non ero solo Aidan; ero Aidan, Aidan/Samara, Samara/Aidan e infine Samara, perché per tutto il film Samara arriva lentamente, ma arriva".
A parte Aidan, l’unica persona con cui Rachel stabilisce dei contatti nella nuova cittadina è il suo capo, Max Rourke, proprietario del quotidiano locale di Astoria, il Daily Astorian. Max non sa nulla del suo passato ma diventa sempre più incuriosito e preoccupato del comportamento di Rachel fino a insospettirsi.
Max è interpretato dall’attore australiano Simon Baker, il quale ammette che, pur non essendo mai stato un ammiratore del genere horror, è rimasto molto colpito da The Ring. "Il primo film è stato un meraviglioso connubio tra l’orrore e il dramma umano. L’aspetto horror era dato dalla maledizione soprannaturale del videotape mentre quello umano era la forza della relazione madre-figlio. Era un film molto bello e credo che questa sia stata la ragione principale per cui ho accettato di fare il sequel".
Riguardo al ruolo di Max, Parkes ricorda: "Cercavamo qualcuno in grado di comunicare un tipo di sensibilità che fosse aperta a quello che stava succedendo nella vita di Rachel, ma anche con una forza tale da farci credere che sia in grado di proteggerli. Quando Simon si è sottoposto al provino, ha dimostrato di avere quelle qualità. Credo che sia stato anche aiutato dal fatto che lui e Naomi sono buoni amici, dunque il loro rapporto è stato immediato e si è trasferito sullo schermo".
Baker sottolinea: "Non abbiamo mai lavorato insieme ma siamo amici da anni e c’è un tacito rapporto di fiducia tra di noi che ha reso il lavoro sul set molto agevole. Naomi è una persona simpaticissima, il che è un bene perché la lavorazione è stata molto faticosa ed è stato bello poter trascorrere con lei i pochi momenti di relax tra una ripresa e l’altra".
"È stato davvero bello lavorare con qualcuno che conoscevo così bene", conferma Watts. "Simon è un grande attore ed era perfetto per la parte. È un ragazzo forte e virile, ma ha un animo gentile; per potersi fidare di Max, Rachel deve ritenerlo una persona degna della sua fiducia. Lei percepisce che neanche lui appartiene a questa piccola cittadina; così, i due personaggi hanno qualcosa in comune che li estranea da quello strano ambiente".
"Max e Rachel sono entrambi degli estranei in questa tranquilla cittadina, anche se il mio personaggio vi è nato, per poi lasciarla e farvi ritorno", spiega Baker. "Max vuole capire il motivo per cui Rachel si trova lì e perché sia così riservata e introversa, così cerca di saperne di più. Quando infine lei comincia a rivelargli quello che sta succedendo, Max non riesce a credere alle parole di Rachel che sembrano assurde fantasticherie. È stato difficile trovare il giusto equilibrio tra un atteggiamento tipo ‘Okay, amica, tu sei pazza’ e un altro tipo ‘Mi prenderò cura di te e ti aiuterò’.
La preoccupazione di Max aumenta quando Aidan comincia a manifestare misteriosi sintomi che fanno nascere nei dottori dell’ospedale di Astoria dei sospetti nei confronti di Rachel. Elizabeth Perkins veste i panni della dottoressa Emma Temple, una psichiatra preoccupata dall’apparentemente inspiegabile caso di estrema ipotermia di cui resta pericolosamente vittima Aidan.
Le condizioni del piccolo peggiorano sempre più e Rachel sa di avere solo una possibilità di salvare suo figlio dalle grinfie di Samara. "Samara ha trovato un modo infallibile per ripiombare nella vita di Rachel rialzando addirittura la posta", afferma Watts. "Le cose strane che accadono a suo figlio sono la prova che Samara non ha ancora chiuso i conti con loro. Da quel momento, l’obiettivo è scoprire da dove è spuntata Samara e perché sta seminando tanto male. Rachel non può sottovalutare alcun dettaglio che possa aiutarla a risalire alla radice del problema... dove tutto ha avuto inizio".
MacDonald aggiunge: "Rachel si rende conto che non può scappare... che dovrà affrontare Samara. L’unica cosa che può fare è risalire alle origini del caso Samara; non le interessa scoprire informazioni sulla donna che l’ha adottata ma trovare la madre che l’ha messa al mondo".
Il viaggio di Rachel la conduce in un ospedale psichiatrico dove incontra una donna misteriosa di nome Evelyn, la quale conosce il segreto di Samara. "Quando eravamo in fase di sviluppo della sceneggiatura, sapevamo che Evelyn stava diventando un personaggio chiave", afferma MacDonald. "È presente in una sola scena del film, ma è di importanza fondamentale in quanto tutti gli elementi della storia convergono in quella scena".
Grazie a quella che i realizzatori considerano una mossa vincente del casting, il premio Oscar Sissy Spacek è stata scelta per interpretare la parte di Evelyn; questo segna il suo ritorno al genere horror da quando è stata candidata all’Oscar per Carrie lo sguardo di Satana, versione cinematografica datata 1976 e diretta da Brian De Palma del romanzo di Stephen King. Parkes ricorda: "Quando è stato fatto il nome di Sissy, tutti si chiedevano se la cosa fosse effettivamente possibile, non solo perché ha un premio Oscar all’attivo, ma anche perché tutti i fan dell’horror l’avrebbero collegata subito a Carrie lo sguardo di Satana. Ma Sissy è un’artista seria, ed è stata grandiosa. Lavorare con lei in questo film è stato un vero piacere".
"Ero entusiasta del fatto che avesse accettato il ruolo di Evelyn", afferma Nakata. "È una delle migliori attrici in attività e il suo non era un ruolo facile da interpretare. Compare in una sola scena ma svela l’indizio che consente a Rachel di affrontare Samara. Si tratta di una scena apparentemente priva di sussulti ma, allo stesso tempo, è sconvolgente".
Durante le sue ricerche, Rachel finisce anche all’inquietante Morgan Ranch dove incontra Martin Savide, un agente immobiliare che sta cercando di vendere la fattoria a qualche ignaro cliente. In uno dei momenti più leggeri del film, Gary Cole, attore noto per la sua partecipazione in film come Impiegati... male e, recentemente, Palle al balzo – Dodgeball, appare in un cammeo nella parte dell’agente immobiliare che cerca di nascondere a Rachel la tragica storia della fattoria, non sapendo che lei ne è perfettamente al corrente.
Nel cast principale figurano anche Emily VanCamp, volto noto dell’acclamato Everwood per WB, e Ryan Merriman, recente interprete di Taken di Steven Spielberg, nei panni di due adolescenti nelle cui mani capita il videotape maledetto.
SQUILLI DI MORTE
Fulcro del mistero di RING 2 è Samara, che Ehren Kruger definisce "l’angelo vendicativo – o piuttosto il diavolo – di tutti i bambini abbandonati. Sotto molti aspetti, il suo comportamento, crudele e distruttivo, è del tutto comprensibile dal punto di vista di una bambina che ha subito degli abusi. Nonostante la sua apparente mostruosità, è una figura tragica", concorda Hideo Nakata. "Nei suoi confronti proviamo paura ma anche compassione, elementi chiave nei racconti neri giapponesi; e poiché The Ring è originariamente un romanzo giapponese, ritroviamo questo tipo di dualità".
"Probabilmente, potremmo ridurre tutto alla contrapposizione tra l’innocenza da un lato e il male puro dall’altro", argomenta Parkes. "L’innocenza di questa ragazzina, vestita di bianco e con lunghi capelli neri che le ricoprono il viso, si scontra con le sue reali intenzioni… Una ragazzina impotente che in realtà è più potente di quanto ci si possa immaginare".
Kelly Stables, che era una delle controfigure di Samara in The Ring, è tornata anche sul set del sequel nei panni della malvagia antagonista. Ironia della sorte, Stables è terrorizzata dai film dell’orrore, ma ha preparato il suo personaggio rivedendo sia Ringu che The Ring, per catturare le idiosincrasie fisiche di Samara. "La peculiare fisicità di Samara è molto importante per questo ruolo", afferma l’attrice. "Samara ha dei movimenti particolari, piuttosto discontinui. Una volta truccata, sembravo il fantasma di me stessa".
In RING 2, Samara viene vista solo nel suo aspetto maligno e questo ha costretto Stables a sottoporsi ad almeno cinque ore di trucco ogni giorno. Il sei volte premio Oscar e truccatore Rick Baker ha creato l’aspetto di Samara oltre ai volti distorti e grotteschi delle sue vittime in The Ring. Per RING 2, lui e il suo team hanno dovuto letteralmente trasformare un’attraente ventenne come Kelly Stables nello spettro vivente di una ragazzina che porta i segni della terribile esperienza di abbandono in un pozzo buio, freddo e umido.
Hideo Nakata riferisce: "Rick e io abbiamo discusso a lungo su quanto avremmo dovuto mostrare del volto di Samara, e insieme siamo arrivati alla conclusione che meno si vedeva e meglio era. A Rick era piaciuto il fatto che in Ringu io avessi mostrato solo un occhio di Samara, così lui e il suo team si sono potuti concentrare sull’intero corpo della ragazza, sul modo in cui i capelli le ricoprono il viso, e sui dettagli delle braccia e delle gambe. Si tratta di un lavoro molto elaborato per il quale è stato necessario fissare il trucco di Samara a ogni nuova ripresa".
Rick Baker nota: "Credo che la cosa più spaventosa di Samara nel primo film fosse quando si intravedevano quei capelli senza sapere cosa c’era sotto. Nulla spaventa più della propria immaginazione".
Le lunghe ore passate da Stables sulla sedia del trucco cominciavano con uno spray fissativo che dava alla sua pelle un pallore letteralmente cadaverico. I truccatori mettevano quindi in evidenza le vene blu che si vedono attraverso la pelle quasi trasparente. Data l’età dell’attrice, sono state create delle protesi speciali da applicarle al viso in modo da conferirle un aspetto più infantile, per quanto il volto sia quasi sempre celato dai lunghi capelli neri.
Per il corpo di Samara, Baker ha svolto ricerche di medicina legale per studiare cosa succede alla pelle quando resta immersa nell’acqua per lungo tempo. "Sappiamo che in queste situazioni le mani si raggrinziscono sempre più col passare del tempo", spiega Baker. "Volevamo ottenere esattamente quell’aspetto". Per ottenerlo, sono state realizzate centinaia di singole protesi da applicare su ogni parte delle mani, delle braccia, delle gambe e dei piedi di Stables. Erano talmente tanti pezzi, racconta Baker, che "era difficile riconoscere dove ognuno di essi doveva essere applicato, per cui abbiamo dovuto disporli su alcune piccole mappe che abbiamo disegnato appositamente". Inoltre, di ogni pezzo sono state create più copie poiché poteva essere impiegato una sola volta.
Ma la difficoltà maggiore per la squadra dei truccatori era rendere le protesi resistenti nell’acqua. "Abbiamo sviluppato una nuova tecnica, utilizzando lo stesso materiale che adoperiamo come adesivo, ottenendo così anche un effetto particolarmente translucido. Ci piaceva l’aspetto e, cosa più importante, resisteva davvero bene nell’acqua poiché era un collante molto forte".
Purtroppo, per struccare Kelly Stables era necessario altrettanto tempo che per l’applicazione delle protesi; ma nonostante le ore trascorse sulla sedia del trucco all’inizio e alla fine di ogni giornata, "Kelly era come un soldato", assicura Baker. "Sempre di buon umore nonostante la durata delle sedute".
La caratteristica più evidente di Samara, ovvero la lunga chioma nera, è una parrucca realizzata con veri capelli umani. Stables ha dovuto anche indossare delle lenti a contatto bianche per rendere il suo sguardo opaco, il ché non le permetteva di vedere bene sul set. L’abito bianco ha completato la trasformazione di Stables nella diabolica Samara.
I COLORI DEL DIAVOLO
Le riprese di RING 2 sono cominciate a Los Angeles, negli ex uffici del Los Angeles Herald Examiner trasformati nella redazione del Daily Astorian. Giornale realmente esistente e letto dai cittadini di Astoria (Oregon), il Daily Astorian ha gentilmente concesso alla produzione del film di utilizzare il nome della propria testata.
Tra le altre location della California meridionale utilizzate durante le prime settimane di lavorazione, figurano un ospedale di Pasadena, un complesso residenziale del 1912 situato nel distretto del Mid-Wilshire, oggi casa di accoglienza per donne, e il Terminal Annex, edificio che si trova nel centro di Los Angeles.
Dopo tre settimane di riprese a Los Angeles e dintorni, la troupe si è trasferita nella pittoresca cittadina di Astoria, in Oregon, dove il tempo spesso uggioso ha contribuito a dare un aspetto sinistro alle scene. Costruita su una penisola, il rapporto di Astoria con l’acqua si adatta perfettamente a quello che è uno dei temi portanti della storia. Fornendo una spiegazione sull’importanza dell’acqua nel film, Hideo Nakata afferma: "Io vengo dal Giappone, un’isola circondata dal mare. A causa dei disastri naturali, l’acqua può essere vista come un simbolo di morte, ed è quella paura naturale che ne scaturisce ad avermi influenzato. Di certo, in questo film l’acqua diventa un segno dello spirito malvagio di Samara, in quanto la bambina è stata gettata in un pozzo dove è rimasta per tanto, tanto tempo".
Ehren Kruger osserva: "A livello simbolico, l’acqua è fonte di vita ma è anche un ambiente in cui non possiamo vivere in modo naturale; dunque, essa rappresenta una perfetta metafora elementare di vita e morte".
Il tema dell’acqua è stato determinante per la definizione della gamma cromatica del film. Lo scenografo Jim Bissell commenta: "L’acqua è un elemento molto importante nel film e, quindi, la maggior parte dei colori sono dati dalle tonalità fredde del blu e del verde. Anche il cielo grigio tipico della regione nord-occidentale della costa pacifica, ha influenzato il tono cupo del film. Ne risulta una fotografia quasi monocromatica e, in una certa misura, claustrofobica che rende perfetta l’ambientazione del nostro film dell’orrore. Ritengo che le cose facciano molta più paura quando non sono troppo esplicite. Se prendiamo una situazione con un’atmosfera apparentemente naturale, magari accogliente, basta modificare di poco la luce ed ecco che improvvisamente diventa inquietante".
A questo scopo, Bissell ha collaborato con il direttore della fotografia Gabriel Beristain per stabilire nel dettaglio la tavolozza di colori da impiegare. Il direttore della fotografia conferma: "Dovevamo tener conto dell’elemento ricorrente del film, cioè l’acqua; e poi c’erano i verdi della campagna bucolica, per cui abbiamo evitato toni pastello troppo pesanti e i colori primari forti, optando per il blu, il verde, il grigio e tonalità terrose".
Beristain ha inoltre approfittato dei repentini cambiamenti atmosferici nella regione. "Rachel sta cercando la normalità, un mondo tranquillo che non le ricordi gli incubi vissuti in passato. Le giornate di sole sono quindi ideali per sottolineare questo nuovo mondo, questa nuova vita in una nuova città. Ma il tempo di Astoria è molto mutevole, e dopo cinque minuti ecco che piove a dirotto".
Così, per garantire la continuità di luce tra le varie scene, i realizzatori hanno deciso di "bagnare" ogni singola inquadratura, come conferma Beristain. "Il risultato è stato splendido, come quando il sole spunta dopo la pioggia e tutto luccica. Abbiamo fatto di necessità virtù, sfruttando il clima che Astoria ci proponeva di volta in volta. Non potevamo certo attendere ogni volta che le previsioni meteorologiche ci venissero incontro".
A rafforzare il rapporto che lega il mondo animale all’energia negativa di Samara, Rachel e Aidan hanno dovuto affrontare una mandria di cervi lungo le strade alberate del parco di Fort Stevens State, vicino a Hammond, a circa 10 miglia da Astoria. Per regioni pratiche e umanitarie, non sono stati impiegati cervi veri in nessuna parte del film, anche è notoriamente difficile addestrarli. Al loro posto sono stati creati degli esemplari con l’ausilio della grafica computerizzata grazie alla supervisione agli effetti speciali di Betsy Paterson e agli animatori digitali della Rhythm & Hues.
Il coinvolgimento dei cervi è stato significativo per Hideo Nakata, perché nell’antico Giappone il cervo era considerato sacro, un messaggero divino che viene tuttora protetto come patrimonio nazionale.
IL POZZO DEL MALE
Una volta terminate le riprese ad Astoria, la troupe è tornata a Los Angeles per girare le scene finali nei teatri di posa degli studi Universal e presso gli LA Center Studios. L’acqua ha nuovamente giocato un ruolo chiave in due delle scene cruciali del film. La prima si svolge nella stanza da bagno di Max, dove l’acqua è letteralmente respinta dalla presenza di Samara. Come in una camera antigravitazionale, l’acqua è stata sospinta fuori dalla vasca da bagno fino a farla infiltrare nei soffitti e nei muri e provocare un flusso torrenziale. Nakata spiega: "Fondamentalmente, l’idea è che Samara, costretta per anni nelle profondità di un pozzo, ha il potere di controllare l’acqua".
Per realizzare la scena, il coordinatore degli effetti speciali Pete Chesney ha utilizzato due bagni diversi, uno dei quali completamente rovesciato, con un centinaio di sottili fili metallici che tengono fermi in verticale asciugamani e tende. In questo modo, è stato possibile inondare il soffitto creando una sorta di piccola piscina. Le riprese sono poi continuate nel secondo bagno, dove gli addetti agli effetti speciali hanno approntato sette lunghi e scivolosi serbatoi in policarbonato, regolati con dei timer affinché si aprissero in sequenza da un’estremità all’altra della stanza, permettendo al team di realizzare una progressiva inondazione. Per questa sequenza sono state utilizzate diverse macchine da presa accelerando la frequenza di ripresa per poter poi riprodurre le immagini al rallentatore. Il team degli effetti speciali di Betsy Paterson ha quindi completato la scena integrando tutti gli altri elementi visivi.
Gli ultimi giorni di lavorazione di RING 2 sono stati tra i più difficili poiché erano in programma le riprese in fondo al pozzo in cui Samara va incontro alla sua terribile fine, trascinandovi anche Rachel. La bocca del pozzo che vediamo nelle immagini sgranate del video maledetto è stata ricreata in teatro di posa agli L.A. Center Studios nel centro di Los Angeles. Lo scenografo Jim Bissell e la sua squadra hanno riempito interamente il teatro n. 1 con zolle erbose fresche e 220 ontani, circondati da un gigantesco schermo verde su cui la squadra addetta agli effetti speciali avrebbe più tardi sovrapposto l’immagine di uno scosceso pendio al margine di una radura. La bocca del pozzo si apriva su un fosso scavato sotto il pavimento del teatro che ha permesso agli attori di risalire verso la radura arrampicandosi su una scala.
Per la scena clou dell’inseguimento all’interno del pozzo sono stati eretti diversi set – col fondo sia asciutto che allagato – in due teatri degli Universal Studios. Nakata sostiene: "Era la terza volta che scendevo nel pozzo, ma ho provato comunque un senso di claustrofobia che ha reso difficile lavorare là dentro".
"C’è qualcosa di spettrale in quel luogo, sebbene non ci sia nulla di reale", ammette Naomi Watts. "Un set fantastico".
Watts ha interpretato personalmente la maggior parte delle sequenze in cui Rachel si arrampica, con la guida del coordinatore degli stunt Keith Campbell. Una controfigura l’ha aiutata a prepararsi, ma Watts ha poi indossato le imbracature di sicurezza e si è cimentata nell’arrampicata. "Lavorare con queste attrezzature è molto scomodo", ammette Campbell. "Sfortunatamente, il pozzo era anche molto ripido e le rocce incredibilmente dure. Non si trattava di vera pietra, ma erano comunque durissime, bagnate, ricoperte di muschio e scivolose. Laggiù c’era inoltre una gran puzza di umidità, per cui non era affatto facile girare queste inquadrature, ma Naomi ha fatto un gran bel lavoro".
La deambulazione di Samara, che si muove come fosse un ragno, ha reso l’inseguimento ancora più angosciante. Nakata rivela: "I movimenti di Samara diventano sempre più anomali, e abbiamo discusso a lungo su come ottenere l’effetto più efficace, prendendo anche in considerazione l’uso della computer-grafica; ma sentivo che in questa scena non avrebbe funzionato". Il regista è allora ricorso a Bonnie Morgan, contorsionista e stunt di grande talento che ha già partecipato a film come Minority Report e Men in Black 2. Calatasi nel pozzo, la controfigura di Samara ha imitato alla perfezione il bizzarro modo di muoversi del personaggio.
STRANI EVENTI E DEBITI SCONGIURI
Le stranezze non si sono limitate alla finzione del set. Durante tutta la lavorazione di RING 2 si sono susseguiti diversi eventi a dir poco insoliti.
A cominciare dal 20 maggio 2004, settimo giorno di lavorazione. La mattina presto, il personale è giunto agli uffici per scoprire che questi si erano allagati durante la notte a causa di una tubatura scoppiata; ma, data la singolare analogia con uno dei temi centrali del film, alcuni hanno interpretato l’accaduto come un presagio.
Per scongiurare ulteriori problemi, il regista Hideo Nakata ha richiesto la celebrazione di una cerimonia giapponese di purificazione affidata al reverendo scintoista Igawa, sia presso gli uffici della produzione che sul set. Walter Parkes ricorda: "Sul programma giornaliero c’era scritto ‘20:30 – Cerimonia di purificazione’. Ho lavorato a più di 30 film, ma è stata la prima volta in cui ho assistito a una cosa del genere. Non potevo certo mancare", sorride Parkes. "È stato meraviglioso. Ha cementato l’unione tra cast e troupe".
Ma nonostante la benedizione, le coincidenze non sono finite qui.
In una delle location, uno sciame di api si è avventato contro il camion delle attrezzature, costringendo gli attrezzisti a mettersi rapidamente in salvo; per fortuna, le api se sono andate quasi subito.
Senza nessun apparente motivo, un boccione d’acqua si è rotto nella cucina degli uffici della produzione, allagando nuovamente la stessa stanza che si era allagata qualche settimana prima.
Una mattina, uscendo da un parcheggio agli Universal Studios, una costumista si è trovata faccia a faccia con le corna di un cervo. Benché non sia raro che qualche cervo si avventuri negli studios dalle colline circostanti, l’analogia con l’attacco dei cervi in una delle scene del film è impressionante.
Questi incidenti hanno alimentato la superstizione di alcuni membri del cast e della troupe, come se Samara volesse manifestare la propria presenza.
Nakata osserva: "L’idea di una soglia tra la realtà e un altro mondo può essere spaventosa, e io credo che la presenza di Samara si senta molto di più in questo che nei film precedenti. Samara non è più presente solo nel video; ma la trovi dietro di te. È questo ciò che spaventerà di più gli spettatori di questo film".