"Che Pasticcio, Bridget Jones!"
"BRIDGET JONES'S DIARY: THE EDGE OF REASON"
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PRESSBOOK
SI RINGRAZIA CRISTINA CASATI E MARINA CAPRIOLIChe Pasticcio, Bridget Jones!
Note di produzione
"Il problema è: che succede quando l'idillio finisce?"
Bridget Jones
Bridget Jones (RENÉE ZELLWEGER ) - single londinese sulla trentina, insicura, introspettiva, carrierista, fissata con le calorie - ha finalmente trovato l'anima gemella. Da sei gloriose settimane (e 71 estatiche scopate) è fidanzata con l'adorabile avvocato Mark Darcy (COLIN FIRTH) e le cose non potrebbero andare meglio. Oppure sì? Nonostante l'evidente coinvolgimento di Darcy, Bridget si ritrova ancora a porsi una serie di domande sulla vita, sull'amore e sul modo più appropriato di riporre la biancheria intima. Ora che ha finalmente trovato l'uomo giusto, deve riuscire a non farselo scappare, il che la pone di fronte a una sfida non meno complessa. Insomma: Bridget non può fare a meno di chiedersi se sia realmente possibile vivere "per sempre felici e contenti"…
Proprio mentre sta cercando di capirlo, entra in scena la nuova collega di Darcy, una bellezza dalle gambe lunghe due metri che dice sempre la cosa giusta al momento giusto. Tutt'a un tratto la gelosia, l'insicurezza e la tentazione - Bridget torna a invaghirsi del suo ex capo, l'affascinante playboy Daniel Cleaver (HUGH GRANT) - rischiano di far naufragare il sogno della giovane, confusa in un comico intrico di cattivi consigli, pasticci e situazioni assurde di cui solo lei potrebbe essere protagonista.
In BRIDGET JONES: THE EDGE OF REASON , una storia che si svolge tra le strade di Londra e le spiagge della Tailandia - e in cui Bridget si lancia (o meglio precipita) col paracadute, si dà allo sci (o a qualcosa di simile) e va dritta in gattabuia (ma solo per errore) - la nostra eroina compirà un nuovo e inatteso viaggio dai risvolti comici che la porterà a esplorare il pericoloso territorio dei rapporti di coppia senza mai perdere il suo inimitabile senso dell'umorismo.
Il premio Oscar Renée Zellweger (Chicago, Ritorno a Cold Mountain) torna a vestire i panni del personaggio che le ha meritato la prima nomination alla prestigiosa statuetta. La affiancano Hugh Grant (Il diario di Bridget Jones, Love Actually, About a Boy - Un ragazzo) nel ruolo dell'irresistibile Daniel Cleaver, e Colin Firth (La ragazza con l'orecchino di perla, Love Actually) in quello del raffinato Mark Darcy. Il film, diretto da BEEBAN KIDRON (A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar, Antonia e Jane), è stato sceneggiato da ANDREW DAVIES (Il diario di Bridget Jones, Pride and Prejudice per la televisione), HELEN FIELDING (autrice di Il diario di Bridget Jones e Bridget Jones: The Edge of Reason, pubblicato in Italia con il titolo Che pasticcio, Bridget Jones), RICHARD CURTIS (Love Actually, Il diario di Bridget Jones, Notting Hill) e ADAM BROOKS (Wimbledon, French Kiss). I produttori sono TIM BEVAN e ERIC FELLNER di Working Title (Love Actually, Il diario di Bridget Jones, Notting Hill, Quattro matrimoni e un funerale), e JONATHAN CAVENDISH (Il diario di Bridget Jones, Gangster No. 1), i produttori esecutivi DEBRA HAYWARD e LIZA CHASIN della Working Title.
Nel cast di Bridget Jones tornano il premio Oscar JIM BROADBENT (Iris, Moulin Rouge!), nei panni del sottomesso padre di Bridget; GEMMA JONES (Due cavalieri a Londra, Harry Potter e la camera dei segreti), in quelli dell'imperturbabile madre della ragazza; SHIRLEY HENDERSON (Harry Potter e la camera dei segreti, Trainspotting), SALLY PHILLIPS (Birthday Girl, Smack the Pony per la televisione) e JAMES CALLIS (Il diario di Bridget Jones, Victoria & Albert per la televisione), nel ruolo dei fedeli amici Jude, Shazzer e Tom; CELIA IMRIE (Calendar Girls, Hilary and Jackie), nel ruolo della migliore amica della mamma, Una; e NEIL PEARSON (Il diario di Bridget Jones, Febbre a 90°) in quello di Richard Finch, capo del canale televisivo per cui lavora Bridget. Il cast include inoltre JACINDA BARRETT (Ladder 49, La macchia umana), che interpreta Rebecca, la nuova collega di Mark, e JESSICA STEVENSON (Shaun dei morti, Born Romantic) nei panni di Robyn, l'amica di Bridget che ostenta il suo matrimonio felice.
Il team di realizzatori comprende il direttore della fotografia ADRIAN BIDDLE, B.S.C. (Due cavalieri a Londra, Il ritorno della mummia), il montatore GREG HAYDEN (Austin Powers in Goldmember, Zoolander), la scenografa GEMMA JACKSON (Il diario di Bridget Jones, Finding Neverland) e la costumista JANY TEMIME (Harry Potter and the Goblet of Fire, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban). La colonna sonora è firmata da HARRY GREGSON-WILLIAMS (Shrek, Galline in fuga).
La fantasticheria sentimentale si scontra con la realtà della vita di coppia:un nuovo e diversissimo capitolo della vita di Bridget Jones
"Bridget Jones non è più un paria dell'amore!"
Bridget Jones
La scrittrice Helen Fielding, creatrice del personaggio di Bridget Jones, ha fatto scalpore rivelando al mondo il diario segreto di una giovane single di oggi. In esso Bridget confessava, attraverso un dialogo incredibilmente arguto e sfacciatamente privo di veli, i più intimi desideri di tutte le "single": essere magre, intelligenti, senza il vizio del fumo, irresistibilmente sexy e, soprattutto, profondamente amate in un futuro non troppo remoto. Perennemente in crisi ma sempre pronta a lottare con coraggio, Bridget si è ben presto trasformata da acclamata eroina di un romanzo a fenomeno culturale e simbolo di tutte le donne single, sbalestrate e confuse ma sempre piene di speranza.
Il diario di Bridget Jones ha letteralmente conquistato il pubblico di tutto il mondo incassando in tutto oltre 280 milioni di dollari, diventando uno dei lungometraggi più importanti che siano mai stati realizzati e trasformando la protagonista in una "eroina" dei nostri tempi.
Eppure, nonostante tutto il successo ottenuto, Fielding sentiva che Miss Jones aveva altre cose da dire. La scrittrice ha quindi deciso di trascinare Bridget in un nuovo viaggio, catapultandola dalla dilagante fantasticheria del primo libro alla caotica realtà della vita di coppia. Con Bridget Jones: The Edge of Reason (apparso in Italia con il titolo Che pasticcio, Bridget Jones!), pubblicato nel 2000, Bridget tornava nuovamente alla ribalta, sovrappeso e casinista come sempre, incapace di rinunciare alla sigaretta e sopraffatta dalle difficoltà della vita moderna. Il suo più ardente desiderio, però, si era finalmente realizzato: aveva un bel fidanzato e provava la delirante vertigine dell'innamoramento. Tutto sembrava andare a gonfie vele. Ma Fielding sapeva che, dopo qualche settimana di idillio, Bridget avrebbe dovuto affrontare la "domanda cruciale", quella che affligge tutti gli innamorati moderni: come far durare l'amore dopo aver faticato tanto per trovarlo?
Il racconto di Fielding, in cui Bridget è alle prese non solo con il suo primo rapporto sentimentale serio, ma anche con nuove, esilaranti sfide professionali e un guaio inaspettato con la giustizia tailandese, ha dato vita a un altro irresistibile bestseller che, secondo il San Francisco Chronicle, "supera persino il suo predecessore".
Nel frattempo, visto l'irresistibile richiamo del personaggio, i produttori che avevano portato Il diario di Bridget Jones sul grande schermo hanno opzionato i diritti di Bridget Jones: The Edge of Reason, vedendo nel nuovo libro una meravigliosa opportunità di raccontare una storia comica completamente diversa dalla precedente, di cui Bridget fosse, però, sempre il fulcro.
"Non avendo inizialmente idea di come sarebbe stata accolta Bridget Jones, siamo rimasti stupiti e felici di constatare quanta gente l'avesse presa in simpatia", spiega il produttore Eric Fellner. "Edge of Reason ci ha offerto la rara opportunità di osservare questa beniamina del pubblico sotto un'altra luce. Bridget è sempre stata incline ai sogni e alle fantasticherie, ma ora che finalmente ha un fidanzato è chiamata ad affrontare una realtà più complessa. In questo nuovo libro, Helen Fielding crea - e lo fa in modo davvero brillante - una figura di donna che affronta tutte le avversità dell'amore senza mai perdere il suo senso dell'umorismo, giungendo così a una comprensione più approfondita delle cose".
Aggiunge il produttore Jonathan Cavendish: "Avevamo molto timore di realizzare questo film perché sapevamo fin dall'inizio che le aspettative sarebbero state alte e che molte persone si identificano con la protagonista. Eravamo anche consapevoli che si sarebbe trattato di un film diverso - di una commedia "alla Bridget", sì, che però affronta una serie di questioni sull'amore e sulla felicità, con alcuni elementi familiari al pubblico, ma anche una serie di sorprese e colpi di scena".
Alla ricerca di un regista che guardasse a Bridget Jones con occhi nuovi, e in particolare di una donna sensibile e raffinata in grado di trattare la storia dal suo punto di vista, i realizzatori hanno orientato la loro scelta su Beeban Kidron, che si è conquistata il favore della critica con il film Oranges are Not the Only Fruit, vincitore di un BAFTA, ed è poi passata a curare la regia di progetti quali l'acclamata commedia inglese Antonia e Jane, La vedova americana (con Shirley MacLaine e Marcello Mastroianni) e il candidato al Golden Globe A Wong Foo,grazie di tutto! Julie Newmar.
La regista era già stata conquistata dal personaggio di Bridget. "Sono convinta che in ognuno di noi ci sia un po' di Bridget Jones", afferma Kidron. "Bridget dice quello che molti pensano in segreto, ha le stesse paure e difficoltà che hanno tutti, eppure riesce sempre a essere incredibilmente spiritosa, arguta e autentica. La sua ultima ossessione riguarda anche molti di noi, uomini e donne: come si fa a far funzionare una relazione? Bridget crede nell'amore perfetto con un uomo perfetto, aspira a un rapporto senza conflitti. È convinta che lei stessa debba essere perfetta, ma più ci prova con tutto l'impegno, più le cose peggiorano".
La regista trovava che il nuovo dilemma con cui Bridget è alle prese offrisse molti spunti stimolanti. Spiega Kidron: "Uno degli aspetti più interessanti di Edge of Reason è che Bridget cresce, matura. Finisce col rendersi conto che la perfezione non ha niente a che vedere con l'amore, ma che in un rapporto contano l'attenzione, la vicinanza, la comprensione - tutti sentimenti 'adulti'. In questo film Bridget diventa grande, ma lo fa alla sua maniera, cioè con umorismo".
Affrontando il progetto dal proprio punto di vista, Kidron non si è mai veramente ispirata al primo episodio della storia di Bridget. "Il fatto di non aver partecipato al primo film ha costituito solo un vantaggio per me, perché non mi sono dovuta preoccupare di ripetere la magia di quell'esperienza", osserva la regista. "Mi sono semplicemente concentrata su questa nuova fase della vita di Bridget pensando al modo migliore di portarla sul grande schermo".
Bridget è tornata:
Renée Zellweger torna a vestire i panni di una Bridget Jones
in fase di cambiamento
"Bridget Jones ha definitivamente rovinato tutto".
Bridget Jones
Una volta avviata la versione cinematografica di Bridget Jones: The Edge of Reason, restava da risolvere una spinosa questione, cruciale ai fini del progetto: il premio Oscar Renée Zellweger sarebbe tornata a vestire i panni del personaggio che aveva riscosso tanto successo in Il diario di Bridget Jones - acquistando i chili necessari, riacquistando l'accento britannico e accompagnando Bridget nella tortuosa ma allegra ricerca di un equilibrio nella vita?
Zellweger ha riflettuto molto prima di dare una risposta. Alla fine, tuttavia, l'affetto nutrito dall'attrice per il personaggio di Bridget Jones l'ha convinta a riprendere il suo precedente ruolo. "Mi ci è voluto un po' per abituarmi all'idea", ammette Zellweger. "Non avevo dubbi sul fatto che sarebbe stato molto divertente. Il problema è che sono talmente legata a questo personaggio che sento la responsabilità di proteggerlo e conservarne l'integrità. Bridget è stata una benedizione nella mia vita e ha significato tanto per molte persone, così non volevo far nulla che potesse danneggiarla o guastare i sentimenti di chi l'aveva apprezzata".
"Trovo stimolante rappresentare storie che non sono mai state raccontate, e avevo l'impressione che l'esperienza di Bridget offrisse ancora tanti aspetti da esplorare", continua l'attrice. "Quando ci siamo lanciati in questa nuova fase del suo viaggio, mi sono resa conto che non stavamo realizzando un semplice sequel, che di solito ricrea un contesto simile al precedente, ma stavamo scoprendo in modo creativo un nuovo capitolo della vita di Bridget Jones. Per me è stata una sfida molto interessante. Capita raramente di poter rivisitare un personaggio che in un certo senso ha subito un'evoluzione. Avevo anche un po' paura, perché sapevo che sarebbe stato tutto completamente nuovo. Questa Bridget è senz'altro più matura sotto certi aspetti - meno ingenua, più attaccata alla realtà - ma resta ancora meravigliosamente imperfetta, che è poi il motivo principale per cui la gente si identifica con lei e le si affeziona".
Zellweger era particolarmente contenta di realizzare una commedia romantica che analizzasse le difficoltà di una relazione una volta ridimensionata l'esaltazione dei primi tempi. "Non ho mai visto un film che ricostruisce, giorno dopo giorno, tutti i problemi che sorgono quando ti rendi conto che il tuo rapporto di coppia idealizzato non è poi così perfetto. Pensavo che, in particolare, vedere Bridget Jones alle prese con queste difficoltà amorose potesse essere alquanto spassoso".
In BRIDGET JONES: THE EDGE OF REASON, Bridget affronta nuove sfide professionali e si lancia - oltre che da un aereo - in un nuovo rapporto sentimentale, nell'assoluta convinzione che la felicità e il successo siano dietro l'angolo. È proprio questo incrollabile ottimismo che, secondo Zellweger, fa dell'eterna incasinata Miss Jones un'eroina dei nostri giorni. "Una delle cose più belle di Bridget è che nonostante tutte le cantonate che prende, resta un'inguaribile ottimista", osserva l'attrice. "All'inizio del film vuole a tutti i costi sfondare come giornalista e avere successo in amore. Non riesce proprio a concepire che le cose possano andare storte… finché ciò non accade".
Zellweger, che si è lanciata in questo nuovo progetto subito dopo aver vestito i panni di una giovane e vigorosa sudista in Ritorno a Cold Mountain (ed essersi aggiudicata en passant un Oscar per la Migliore attrice non protagonista), si è dovuta preparare, sia mentalmente che fisicamente, a interpretare il ruolo di questa inglesina sovrappeso e un po' goffa con una scarsa opinione di se stessa - in sostanza, l'esatto opposto del modello di donna elegante, slanciata e sicura di sé che ci viene propinato in continuazione dai media. Zellweger ha poi dovuto riacquistare l'accento britannico, che aveva messo da parte, ricominciando praticamente da zero. Ma la difficoltà più grande consisteva nel prendere i chili necessari a giustificare la costante ossessione di Bridget per le sue "unità di grasso" in eccesso. L'attrice, che in occasione del primo film era dovuta passare da una taglia 38 a una 46, si è detta pronta a ripetere l'esperienza.
"A mio modo di vedere, non si può prescindere dal fattore 'peso' se si vuole offrire al pubblico un'immagine veritiera di Bridget", osserva l'attrice. "Come farei a interpretare questo personaggio se non potessi essere lei nel corpo oltre che nello spirito?"
Oltre a mettere su diversi chili, Zellweger si è preparata a eseguire personalmente i suoi stunt. Dal momento che gli incarichi giornalistici di Bridget diventano sempre più stravaganti, l'attrice si è dovuta lanciare con il paracadute - atterrando su un porcile - con una sgargiante tuta da volo gialla e arancione. "Quella giornata è stata veramente divertente", ricorda Zellweger; "ho imparato tutto sui maiali, anche più di quanto non avrei mai voluto sapere!".
In altre scene, Zellweger cade dagli sci e rotola giù da una montagna austriaca, fa una provocante imitazione di Madonna in una prigione di Bangkok e ondeggia per tutta la stanza con un abito di lamé aderente che le impedisce di muovere le anche. "Questo ruolo mi ha dato l'opportunità di esprimere la mia comicità anche da un punto di vista fisico", commenta l'attrice. "Se si vuole interpretare Bridget non si può non rappresentarla fisicamente. Il modo in cui riesce a inciampare, dimenarsi e in qualche modo rimettersi in piedi nonostante l'imbarazzo che prova fa profondamente parte del suo modo di essere. Senza questo, l'immagine di Bridget non sarebbe completa".
Gli uomini di Bridget:
il nuovo faccia a faccia tra Hugh Grant e Colin Firth
"L'hai mai fatto al buio con un perfetto estraneo?
Be', magari non proprio… perfetto".
Daniel Cleaver
In BRIDGET JONES: THE EDGE OF REASON, Bridget non è soltanto innamorata, ma anche intrappolata tra due uomini che la attraggono per ragioni completamente opposte: da una parte c'è Mark Darcy, avvocato dei diritti umani troppo buono per essere vero, perfetto gentiluomo e possibile candidato al matrimonio, interpretato dal veterano delle commedie sentimentali Colin Firth; dall'altra c'è il cinico Daniel Cleaver, canaglia irresistibilmente crudele e inspiegabilmente sexy, ancora una volta interpretato con delicata comicità da Hugh Grant.
Entrambi gli attori hanno accolto con entusiasmo l'idea di tornare agli acclamati ruoli sostenuti in precedenza, esplorando più approfonditamente i loro personaggi e i rapporti che questi intrattengono con Bridget. THE EDGE OF REASON ha offerto a Colin Firth la possibilità di trasformare l'imperturbabile Mark Darcy (ricalcato sull'omonimo protagonista bello e altezzoso del romanzo di Jane Austen Orgoglio e pregiudizio - personaggio che Firth ha fatto suo con una indimenticabile interpretazione nella miniserie del 1995) in un uomo che passo dopo passo, a costo di grandi fatiche e gravi tormenti, riesce infine a comprendere i veri sentimenti che nutre per Bridget Jones. Per quanto tollerante, intelligente e adorabile, poi, Darcy si rivela col tempo un maniaco dell'ordine, refrattario ai cambiamenti e non propriamente un genio nel capire il suo cuore.
Secondo Firth, questo nuovo capitolo della vita di Bridget Jones segna un ironico distacco dalla tipica commedia sentimentale leggera e idealista. "Le favole romantiche finiscono dove finiscono per il semplice fatto che, se andassero avanti, comincerebbero a diventare ingarbugliate quando non addirittura spaventose", scherza l'attore. "Sappiamo tutti che la realtà è un'altra cosa. Sappiamo che gli aspetti che inizialmente ci legano a una persona sono gli stessi che poi troviamo insopportabili. Sappiamo che due persone appartenenti ad ambienti sociali del tutto diversi non potranno far altro che giudicarsi reciprocamente. THE EDGE OF REASON affronta appunto questo genere di tematica, e tratteggia i contorni di una relazione che presenta aspetti decisamente comici, ma anche molto vivaci e autentici".
Firth è sempre stato colpito dall'amore che Darcy prova per Bridget; la loro relazione gli fa venire in mente molte coppie della vita reale, formate da persone apparentemente incompatibili che però si completano alla perfezione una volta insieme.
"Bridget e Mark non sembrano certamente fatti l'uno per l'altra", osserva l'attore, "ma molte persone si attraggono per ragioni imponderabili. Mark non sa esattamente perché si è innamorato di Bridget ma, tanto per dirne una, trova che la sua assoluta sincerità sia molto bella. Lui proviene da un mondo in cui le apparenze contano più di ogni altra cosa ed è segretamente affascinato dalla sua pressoché totale assenza di falsità o di furbizia. Di lei apprezza anche il senso dell'umorismo e l'intelligenza, e si diverte un mondo a osservarla quando cerca di tirarsi fuori da situazioni disastrose".
Alcune di queste "situazioni disastrose" sono il diretto risultato delle insicurezze e delle piccole gelosie di Bridget - sentimenti che del resto non sembrano riguardare esclusivamente il lato femminile della relazione. Lo stesso Darcy si lascia occasionalmente andare a reazioni del tutto immature, soprattutto quando dal passato riemerge l'affascinante ex capo della sua fidanzata. Nella migliore tradizione della cavalleria britannica, sembra che i due pretendenti non possano trovarsi l'uno di fronte all'altro senza finire col fare a cazzotti (a dire il vero, in modo alquanto patetico).
Traendo spunto da un episodio del primo film su Bridget Jones, Darcy e Cleaver hanno in effetti un ennesimo, tesissimo scontro che dà luogo alla scena di combattimento più imbranata, meno violenta e più bagnata che si sia vista di recente al cinema. Per questa cruciale sequenza farsesca, Colin Firth e Hugh Grant hanno improvvisato dall'inizio alla fine, senza prepararsi neanche un movimento.
Racconta il produttore Jonathan Cavendish: "Vi posso assicurare che Colin e Hugh sono i peggiori lottatori che io abbia mai visto - ed è per proprio per questo motivo che risultano irresistibilmente comici nella scena".
"Hugh e io abbiamo lavorato insieme solo nelle sequenze delle scazzottate", osserva Firth, "anche se abbiamo deciso subito che non volevamo fare nulla di preparato. La mattina delle riprese ci siamo semplicemente presentati sul set e abbiamo cominciato a tirarci i capelli e a prenderci a calci, a dimenarci e lamentarci. Per me è venuto tutto molto naturale, devo dire".
"Mentre giravamo, Hugh ha chiesto diverse volte un'infermiera, borse dell'acqua calda e varie medicazioni", afferma ridendo Firth. "A parte gli scherzi, credo che Daniel e Mark non potranno mai fare a meno di questo rituale: si picchieranno anche a 103 anni. Il loro rapporto si svilupperà sempre su un terreno fisico".
Aggiunge Hugh Grant: "L'inglese medio non viene mai alle mani, e quando gli capita lo fa in maniera pietosa, caotica, tutt'altro che virile. È questa la sensazione che volevamo trasmettere nella scena".
Grant, che ce l'ha messa tutta per creare il tipo squallido dal sorrisetto da ebete e il fascino incontestabile che insidiava Bridget nel primo film, veste ora i panni di un Daniel Cleaver che dichiara di essere radicalmente cambiato, nonostante sia forse più deliziosamente perverso che mai. Benché nel romanzo di Helen Fielding Che pasticcio, Bridget Jones il personaggio interpretato da Hugh Grant non avesse un ruolo di primo piano, gli sceneggiatori hanno deciso di dargli maggiore peso. E siccome è attraverso Daniel che si scatena l'emotività di Bridget, i due, entrambi giornalisti, tornano a lavorare insieme in un nuovo programma televisivo di viaggio, ironicamente intitolato La guida tranquilla.
La relazione tra Bridget e Cleaver - inutile dirlo - tranquilla non è. Nonostante lei lo definisca "subdolo, arrogante, sessista, meschino e disgustoso", si ritrova in una stanza d'albergo di Bangkok con lui, anche se l'incontro avrà un esito inaspettato.
Grant afferma di non aver avuto nessuna difficoltà a immedesimarsi nel personaggio di Cleaver. "Non credo di avere un'anima nera come quella di Daniel, ma di certo condivido alcuni suoi gusti e alcune sue debolezze", confessa l'attore.
Secondo Beeban Kidron, è Grant a incarnare la comicità nera espressa nel film. "Hugh nel ruolo di Cleaver è semplicemente incredibile", dichiara la regista. "È molto stimolante osservarlo mentre recita, perché l'intensità e l'impegno che mette nel lavoro contrasta nettamente con i suoi personaggi spesso laconici, a cui tutto sembra venire così facile. Hugh ha uno spiccato senso del ritmo nella commedia. Ma soprattutto, riesce a cogliere l'indescrivibile essenza del "ragazzaccio" che piace tanto alle donne - l'uomo che non vorremmo sposare ma con cui, per usare il linguaggio di Bridget, "andremmo molto volentieri a letto".
Colleghe dalle gambe lunghe, genitori indisciplinati
e amici che danno consigli pessimi:
benvenuti nel mondo di Bridget
"L'ho visto un'ora fa, andava a casa con la piccola Rebecca Gillies.
Ha 22 anni, le gambe lunghe fin qui, e il paparino possiede metà Scozia..."
Bridget Jones
La nascente love story di Bridget Jones è ulteriormente ostacolata e quasi mandata all'aria da un cast di personaggi secondari che aggiungono una serie di complicazioni comiche alla trama di EDGE OF REASON. Fondamentale ai fini della storia è il nuovo personaggio di Rebecca, la giovane, misteriosa collega di Mark Darcy: bella e ricca, con le gambe lunghe due metri, non potrebbe rappresentare minaccia peggiore per la felicità di coppia di Bridget. Convinta che Rebecca abbia messo gli occhi - e non solo - su Darcy, Bridget non ha idea di come riprendere in mano la situazione, soprattutto perché è sicura che Rebecca incarni esattamente l'ideale di donna di Mark.
Per interpretare il personaggio di Rebecca, i realizzatori hanno scelto l'attrice emergente australiana Jacinda Barrett, che si è detta immediatamente entusiasta di prendere parte al nuovo episodio della vita di Bridget Jones. "Ho letto tutti e due i libri, ho visto il primo film e sono stata felicissima di recitare nel secondo", afferma. "Ero soprattutto contenta di poter osservare Renée: interpreta il suo ruolo con una tale disinvoltura… L'ho guardata con gli occhi di Rebecca quando inciampava, si rendeva ridicola o diceva qualcosa di imbarazzante, e l'ho trovata non soltanto brava, ma incredibilmente adorabile".
Colin Firth commenta così la performance di Jacinda Barrett: "La cosa divertente è che Rebecca non è assolutamente la persona che sembra. Il ruolo di Jacinda è uno di quelli per cui gli spettatori vanno a vedere il film una seconda volta in modo da cogliere i momenti esatti, i piccoli sguardi, i segnali sottili che si erano persi alla prima visione".
Proprio mentre Bridget lotta contro la gelosia e si sforza di fare chiarezza nei suoi sentimenti, scopre che i genitori, nel primo film chiaramente incompatibili, stanno vivendo un "ritorno di fiamma". Sebbene le dinamiche tra i due siano quelle di sempre - la madre con i suoi imbarazzanti atteggiamenti sopra le righe, il padre sottomesso e confuso - persino Bridget deve ammettere che danno chiari segni di amarsi ancora, dopo tutto il tempo passato insieme.
Mr. and Mrs. Jones, il padre e la madre di Bridget, sono interpretati anche stavolta da Jim Broadbent e Gemma Jones. Afferma Broadbent: "I genitori di Bridget si rendono conto che tra loro le cose non saranno mai perfette, ma che sarebbero di gran lunga peggiori se ciascuno stesse per conto suo; trovo che questo sia un aspetto molto bello della loro storia".
Ribadisce Jones: "Pam è finalmente giunta alla conclusione che, tutto considerato, suo marito non è poi così malaccio".
Ad aggiungere ulteriore comicità alla situazione di Bridget contribuiscono i suoi fedeli amici i quali, animati dal desiderio di esserle vicini, la riempiono di consigli sconsiderati, che producono conseguenze ancor più disastrose quando si tratta di Mark Darcy. Per Sally Phllips, Shirley Henderson e James Callis (che tornano a vestire i panni, rispettivamente, di Shazzer, Jude e Tom), prendere parte a un'altra avventura di Bridget Jones è stata una grande occasione per divertirsi ancora insieme.
"Noi siamo i tipici amici sballati e inutili che non fanno che elargire consigli insensati", riassume Henderson. "Ora che Bridget ha un fidanzato nuovo - e per gli amici non esiste tradimento più grave - le rendiamo difficile allontanarsi, semplicemente facendo crescere le sue paranoie e le sue nevrosi!"
Aggiunge Callis: "In un certo senso questi tre personaggi vivono in prima persona tutto ciò che accade a Bridget, il che significa che ogni sua mossa in questa nuova relazione viene passata al setaccio e analizzata, in maniera tutt'altro che professionale".
Sintetizza Sally Philips, il cui personaggio, Shazzer, accompagna Bridget nel tumultuoso viaggio a Bangkok: "La cosa che più ci ha colpito, nei panni degli amici di Bridget, è che tra noi è scattata una dinamica molto reale, tipica dei rapporti di amicizia, che ha contribuito a migliorare le nostre interpretazioni dando alle nostre battute una dimensione di maggiore autenticità".
Infine, è ancora Neil Pearson a interpretare il ruolo di Richard Finch, lo spietato capo di Bridget eternamente preoccupato dell'audience, che affida alla giovane incarichi sempre più assurdi e pericolosi per il programma Sit Up Britain.. "Richard vede Bridget unicamente sotto il profilo dell'audience", spiega Pearson. "Sa che la gente segue i suoi interventi televisivi perché si aspetta sempre che combini qualche disastro, così la coinvolge in missioni sempre più insensate".
Pearson ritiene che il suo personaggio abbia un ruolo speciale nel film, perché è il solo a non esser cambiato di una virgola rispetto alla prima parte della storia. "Richard Finch è forse l'unico che non ha fatto progressi, non è cresciuto emotivamente ed è rimasto il mandrillo di prima. Per fortuna tutti gli altri sono andati avanti!"
Una produzione ittinerante
(ovvero In giro per il mondo alla Bridget Jones)
"Per tutta la vita ho avuto la sensazione
che potesse accadere qualcosa di terribile . . .
e finalmente è accaduto."
Bridget Jones
In BRIDGET JONES: THE EDGE OF REASON, la nostra intrepida londinese si reca prima in Austria, per un romantico fine settimana sulla neve che "precipita" rapidamente, e poi in Tailandia, dove combatte contro il sole, il surf, i tentativi di seduzione di Daniel Cleaver, e per un incidente di percorso si trova rinchiusa nella cella di una prigione del Terzo Mondo. Per rappresentare questo turbinoso viaggio intorno al globo durante il quale Bridget fa improvvisamente luce sui suoi sentimenti, la regista Beeban Kidran ha lavorato a stretto contatto con il direttore della fotografia Adrian Biddle e la scenografa Gemma Jackson, nell'intenzione di dare al film uno stile sobrio, elegante, ma al tempo stesso moderno che si adattasse sia a Bridget che alle sue nuove avventure.
In questo secondo film, secondo la regista Kidron, il colorato angolo londinese in cui vive Bridget Jones doveva espandersi all'esterno, ampliando gli orizzonti della ragazza e facendole provare un diverso gusto per la vita. "La storia comincia a Londra, dove si concentra tutto il mondo di Bridget: qui lei va con gli amici al ristorante, lavora al programma Sit Up Britain e partecipa a imbarazzanti riunioni familiari", spiega la regista. "Abbastanza rapidamente, però, la giovane si allontana da questo suo ambiente naturale, e parte dapprima per l'Austria, dove trascorre il primo weekend della sua vita sulla neve, poi per la lontana Tailandia. Questi viaggi ci hanno dato la possibilità di mostrare Bridget all'azione in un contesto meno familiare, come nei film di James Bond - e al solito, la ragazza si caccia in una serie di avventure assurde. La lontananza da casa, però, le consente di vedere la sua vita e i suoi sentimenti per Darcy sotto una luce completamente nuova".
Per le sequenze girate a Londra, Kidron e la troupe hanno scelto location classiche come il Tower Bridge, Oxford e Regent Street, Piccadilly, The Temple (il quartiere degli avvocati) e Chiswick (dove un elegante edificio moderno di uffici è stato trasformato nella sede di Sit Up Britain). Un'altra vista che risulterà familiare agli amanti di Londra è quella delle Italian Fountains di Hyde Park, che fanno da sfondo alla mitica scazzottata "bagnata" tra Mark Darcy e Daniel Cleaver.
Nella sequenza del lancio col paracadute, che è stata girata vicino al Buckinghamshire, Renée Zellweger è stata attaccata con dei cavi a una gru alta sei metri e ha passato ore e ore in un porcile pieno di fango. "Renée mi ha subito sconvolto, perché non solo ha espresso la ferma intenzione di eseguire personalmente i suoi stunt, ma ha anche insistito per essere lei a cadere nel fango a faccia in giù e saltellare insieme agli animali", afferma ridendo Kidron.
Nel frattempo, la scenografa Gemma Jackson ha ricreato l'appartamento di Bridget in un soundstage di Ealing, limitandosi ad aggiungere qualche nuovo dettaglio - tra cui una collezione ampliata di libri di autoaiuto - al progetto realizzato per Il diario di Bridget Jones. "Volevo che l'appartamento di Bridget restasse così com'era, perché rispecchia alla perfezione la personalità della giovane", spiega Jackson. "Dà l'impressione di essere abitato da una persona che è alla ricerca di qualcosa. Non ha uno stile particolare, ma è pieno di oggetti diversi trovati nel corso del tempo. Già all'epoca del primo film, molte donne single si sono identificate con quell'ambiente. Qualcuna mi ha addirittura detto che la sua stanza da letto era uguale a quella di Bridget!".
Stavolta, però, Jackson aveva un nuovo obiettivo: far risaltare la differenza tra l'appartamentino di Bridget e la casa di Mark Darcy, più sontuosa ma anche più opprimente. "Le differenze tra Bridget e Mark saltano subito all'occhio osservando le rispettive abitazioni", spiega Jackson. "Quella di Bridget è calda e accogliente, forse un po' caotica ma piena di colore e di vita, oltre che di oggetti accumulati nel corso del tempo. Mark, invece, abita in una casa funzionale, abbastanza spoglia e ordinata; nonostante sia arredata con qualche bel mobile di famiglia, non è né confortevole né intima. Non le abbiamo dato un'anima, perché è in Bridget che Mark la trova".
Darcy riesce a trovare il coraggio di invitare Bridget per un weekend sulla neve, ma poi rovina tutto chiamando anche la rivale di Bridget, Rebecca, che ovviamente scia da professionista mentre Bridget mette gli sci ai piedi per la prima volta in vita sua. Questa parte del film è stata realizzata sulle montagne del Tirolo, in Austria, e in particolare nell'esclusiva località sciistica di Lech. Per le scene girate sulle piste, le attrezzature per le riprese sono state trainate da gatti delle nevi fino a metà montagna, da dove avrebbero seguito la disastrosa discesa "alla Bridget" di Zellweger.
"Nonostante Renée si fosse offerta di realizzare personalmente le sequenze sugli sci, avevamo chiamato una sciatrice esperta per farle da controfigura; poi però ci siamo resi conto che non funzionava", ricorda Beeban Kidron. "La gestualità di Renée è molto comica, ed è talmente parte integrante del ruolo che alla fine abbiamo acconsentito a farle eseguire gli stunt. Lei è stata coraggiosissima, e si è divertita un mondo a fare quello slalom fuori controllo giù per la montagna. Devo dire che mi ha fatto vergognare, perché io ho preso la funivia per tornare giù a valle!".
In Tailandia, i realizzatori hanno trovato un'atmosfera diametralmente opposta da quella della piovigginosa Londra. "Siamo passati dal grigiore e la nuvolaglia ai meravigliosi cieli azzurri e le lunghe spiagge tailandesi", commenta Kidron. "Da un punto di vista cinematografico, questi meravigliosi spazi aperti hanno creato un contrasto molto netto con l'ambiente in cui normalmente vive Bridget. Hanno dato un taglio completamente nuovo al film e una prospettiva totalmente diversa alla sua protagonista".
Le location in Tailandia hanno incluso le idilliache spiagge di Phuket, il villaggio musulmano su palafitte di Ko Panyee, vecchio di duecento anni, l'antico santuario buddista di Nakornpathom, e un vivace mercato all'aperto di Bangkok pieno di frutta, stoffe e oggetti di artigianato - oltre che di scorpioni e serpenti.
In alcune delle scene girate sulle spiagge di Phuket, tra cui quella in cui Bridget, sotto l'effetto di un antipasto a base di "fungo magico", si immerge nell'oceano in un impeto di felicità, gli operatori eseguivano le riprese da tradizionali imbarcazioni tailandesi. "È stato un po' complicato, perché i barcaioli non parlavano inglese e continuavano a remare verso destra mentre noi volevamo che andassero a sinistra!", ricorda Kidron. "Alla fine, comunque, è andato tutto bene".
Nel villaggio su palafitte di Ko Panyee, Gemma Jackson e la sua troupe hanno creato un ristorante in stile tailandese da cui si gode una vista incredibile; è qui che Bridget perde momentaneamente la testa durante un'allarmante cena romantica con Daniel Cleaver. Jackson voleva che la sequenza si svolgesse in una sorta di paradiso tropicale.
"Nel punto in cui volevamo ambientare la scena non c'era assolutamente nulla - né tetto né muri, solo una colata di cemento", spiega Jackson. "Così ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo costruito - interamente, dal pavimento al tetto - un tipico ristorantino tailandese. Dal punto di vista logistico è stato un incubo perché era difficile far arrivare i materiali e siamo stati costretti a usare tutto quello che trovavamo sul posto, ma il risultato finale è stato davvero strepitoso".
Jackson si è poi trovata a ridecorare un mercatino di Bangkok, appena fuori una spettacolare pagoda che a Beeban Kidron piaceva molto. "Abbiamo semplicemente rilevato le quote dei banchi che vendevano articoli insignificanti e aggiunto una serie di chioschi con decorazioni magnifiche, fasci di fiori e oggetti fatti a mano", spiega. "Abbiamo anche inserito bancarelle con teste di pollo e pezzi di pesce, tanto per sottolineare il lato esotico della Tailandia".
Ma il progetto più difficile con cui Jackson si è cimentata è la prigione tailandese in cui Bridget si trova rinchiusa. Per far sì che il set risultasse autentico, Jackson e Kidron hanno visitato diverse carceri del paese, scoprendone una immacolata e piuttosto gaia a Phuket e un'altra ben più squallida, deprimente e dalla dubbia fama a Bangkok. Regista e scenografa hanno allora optato per una via di mezzo. "Beeban e io volevamo un ambiente realistico ma non troppo estremo", spiega Jackson. "L'idea era di catapultare Bridget in una situazione difficile, che la costringesse a farsi forza e a trovare fiducia in se stessa".
Aggiunge Kidron: "D'altra parte eravamo consapevoli che affrontare la realtà delle carceri tailandesi sarebbe stato completamente fuori luogo in una commedia sentimentale".
Continuando a dare più spazio alla commedia rispetto alla realtà, Bridget contagia con la sua allegria le altre detenute della prigione, lanciandosi in un inaspettato numero di danza ispirato a Madonna. Per rendere possibili le insolite riprese, Jackson ha dovuto creare una serie di pareti mobili. "Realizzare questa parte del film è stato molto divertente", racconta Jackson. "Nelle nostre intenzioni, il carcere doveva trasmettere un senso di avvilimento e solitudine, per poi trasformarsi nella scena del balletto in un luogo gaio, impregnato dello spirito di Bridget".
Per Renée Zellweger, le scene della prigione - e il trionfante ritorno a Londra con l'intima consapevolezza di avere le idee più chiare rispetto all'amore - dimostrano che alla fine Bridget Jones riesce sempre a superare le difficoltà della vita moderna.
"Speravo che in qualche modo Bridget Jones potesse ricordare il personaggio di Lucille Ball, con cui sono cresciuta", riassume Zellweger. "Ho amato questo ruolo perché anch'io, come lei, cerco di riconoscere le mie imperfezioni e riderne. Per me Bridget è un po' come tutti noi: continuamente proiettata in una nuova fase della vita, diventa ogni giorno un po' più saggia, ma conserva quel particolare spirito che la rende così… Bridget".
IL MERCANTE DI VENEZIA
regia di Michael Radford
Si ringrazia MARIA ANTONIETTA CURIONE e MARIA CAROLINA TERZI
“Un ebreo, non ha occhi? Non ha mani, un ebreo, membra, corpo, sensi, sentimenti, passioni? Non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stesse armi, soggetto alle stesse malattie, guarito dalle stesse medicine, scaldato e gelato dalla stessa estate e inverno di un cristiano?…Se ci pungete, non sanguiniamo? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate, non moriamo?”
Shylock, atto III
NOTE DI REGIA
Quando ho letto per la prima volta il Mercante di Venezia ho pensato fosse la storia di persone, né buone né cattive, che le circostanze della vita e gli scherzi del destino portano in rotta di collisione. I personaggi mi sono sembrati vulnerabili ed egoisti al tempo stesso, come ognuno di noi. Se riusciamo ad andare al di là delle apparenze, senza pregiudizi, scopriamo che per società, cultura e situazioni in cui si trovano, i protagonisti non hanno alternative e non possono agire diversamente. Sono intrappolati nel mondo in cui vivono, esattamente come noi.
Ho cercato di ricostruire un mondo quanto più vicino a quello descritto nella commedia per almeno due motivi: non mi interessava rivestire Shakespeare di abiti moderni, il cinema è un mezzo molto concreto e credo che cambiare contesto storico significhi andare verso una rielaborazione personale dell’opera. Come spettatore vorrei avere la possibilità di capire la storia da solo, senza che il regista mi comunichi qualcosa di ovvio. In secondo luogo, sono restio a contestualizzare gli oggetti, ad esempio trasformare una spada in pistola. La scrittura di Shakespeare affonda le radici in una cultura specifica: quella dell’Inghilterra del XVI secolo.
Se si parte da questa premessa e si entra in sintonia con quella società, si comprende la grandezza umanistica di Shakespeare in tutta la sua universalità. E si scopre che, in quattrocento anni, la natura degli esseri umani non è affatto cambiata.
Sono convinto della forza del sottotesto, del fatto che il non detto sia più efficace di ciò che viene espresso.
Se volete ho deciso di trattare Shakespeare come Cecov: le sue opere risentono fortemente dell’ambientazione storico-geografica, così come Il Mercante appartiene a una determinata epoca veneziana.
Ho spesso avuto la sensazione che il lavoro di Shakespeare sia venerato ed ammirato ma nella maggior parte dei casi venga considerato letteratura “morta”; e cioè che, tacimente, si ritiene necessiti di qualche altro ingrediente per renderlo appetibile. Rifuggendo da un simile approccio ho pensato ai personaggi come se si trattasse di una commedia moderna. Attraverso i loro drammi ho cercato di coinvolgere lo spettatore in modo che la poesia, a volte così difficile da comprendere, diventi espressione naturale della storia. Anzi, nel fare il film, abbiamo cercato di usare la scrittura di Shakespeare come linguaggio, parlato e sentito, per permettere al pubblico di identificarsi e vivere le stesse emozioni e passioni dei personaggi.
A voi giudicare se ci siamo riusciti. MICHAEL RADFORD
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